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In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
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Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
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Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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mercoledì 24 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 5

Gli Indossatori di Scudetti Altrui si apprestano a vincere il loro secondo titolo a tavolino. Anche questo – come il precedente – un gentile omaggio di Guido Rossi (e di chi non ha saputo e voluto difendere la Juventus). Se la matematica non inganna, il totale fa quindici. Tredici scudetti vinti (forse) sul campo. Due titoli vinti (sicuramente) a tavolino. Vale la pena ripercorrere velocemente la storia del Tavolino 2005/2006. La Juventus stravince il 29° scudetto. Ruperto (prima) e San Dulli (poi) cancellano però i risultati del campo. Nel mezzo del cammin dei processi, Guido Rossi nomina un’apposita commissione di tre saggi - Gerard Aigner, Roberto Pardolesi e Massimo Coccia - chiedendo loro "di esprimere parere consultivo in ordine al noto tema della eventuale assegnazione dello scudetto in caso di modifica della classifica finale di campionato, a seguito di illecito disciplinare". La commissione apre e chiude i battenti in pochissimi giorni (nominata il 20 luglio, consegna il proprio parere il 24), senza neanche attendere la conclusione dei processi di fronte alla Corte Federale di San Dulli (che pronuncerà la propria sentenza il 25 luglio). Secondo i tre saggi, la normativa federale – in caso di sanzioni che comportino modificazioni di classifica - prevede l’automatica acquisizione del titolo di campione d’Italia per la squadra che risulti prima classificata, tenuto conto delle sanzioni. "Gli organi federali possono tuttavia intervenire con un apposito provvedimento di non assegnazione – si legge nel parere - quando ricorrono motivi di ragionevolezza e di etica sportiva, ad esempio quando ci si renda conto che le irregolarità sono state di numero e portata tale da falsare l’intero Campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi". Il 26 luglio, l’Argonauta decide di assegnare il Tavolino 2005/2006 all’Inter. Non si tratta di una decisione automatica presa sulla scorta del parere reso dai tre saggi. Tutt’altro. "Il Commissario straordinario Guido Rossi - si legge infatti in una nota della FIGC - ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l’adozione di provvedimenti per la non assegnazione del titolo di campione d’Italia per il 2005-06 alla squadra prima classificata all’esito dei giudizi disciplinari". L’assegnazione del Tavolino all’Inter, dunque, è il frutto di una valutazione discrezionale di Guido Rossi, ex consigliere di amministrazione della società nerazzurra. In Via Durini si stappano bottiglie di champagne. Tutti festeggiano il Tavolino "frutto della correttezza e del rispetto delle regole". Questo Tavolino dell’Onestà ha tre gambe. Anzi, quattro. Il suicidio processuale della Juventus, proseguito poi nei mesi successivi, con le vicende TAR e TAS (gamba numero 1). Le sentenze Ruperto e San Dulli (gamba numero 2). Il comportamento limpido – a giudizio di Guido Rossi – dell’Inter (gamba numero 3). Concentriamoci su questa terza gamba, quella più traballante e conflittuale. Patenti (ricettate). Passaporti (falsi). Patteggiamenti (di Oriali e Recoba per concorso in falso e ricettazione). Dollari (80.000, pagati dall’Inter per il passaporto falso di Recoba). Cene (con Bergamo). Telefonate (con Bergamo, Pairetto e la zarina Fazi). Pedinamenti (De Santis, Vieri). Rapporti ambigui con gli arbitri (Nucini). Doping amministrativo (plusvalenze "creative" su marchi e giocatori). Falso in bilancio (reato per cui Massimo Moratti è attualmente indagato dalla Procura di Milano, assieme al compagno di merende contabili Adriano Galliani). Milioni di euro (13,8 quelli pagati dal Milan all’Inter nel 2003 per i famosissimi giocatori della primavera nerazzurra Livi, Ticli, Ferraro e Varaldi; 12 quelli pagati dall’Inter al Milan – sempre nel 2003 – per gli altrettanto famosi giovani rossoneri Brunelli, Deinite, Toma e Giorda). Parametri (quelli per l’iscrizione al campionato, che l’Inter avrebbe rispettato – questa l’ipotesi della procura – ricorrendo al doping amministrativo). Perdite di bilancio ("solo" 31,14 milioni di euro quelle del bilancio civilistico, grazie ad un artificio contabile: la vendita del marchio a Inter Brand Srl – società controllata al 100% - con una plusvalenza fittizia di 158 milioni; addirittura 181,5 milioni di euro la perdita nel bilancio consolidato, dove la plusvalenza fittizia è stata eliminata). Questi sono i limpidi comportamenti dell’Inter. "Il paradossale titolo di Cavaliere dell’Onestà – scrive Christian Rocca su Il Foglio del 18 gennaio, riferendosi a Massimo Moratti - pare francamente una definizione guadagnata a tavolino". Il Tavolino nerazzurro è piuttosto malfermo, ma ha potuto contare sino ad ora sulla quarta gamba. Il letargo di Francesco Saverio Borrelli e, soprattutto, di Stefano Palazzi. Ma la primavera si avvicina. E l’inverno non è poi così rigido. Forse a Roma qualcuno si sta risvegliando. Uno scatto di orgoglio bianconero da parte dei nuovi dirigenti juventini, oltre ad essere assolutamente doveroso, potrebbe aiutare il risveglio.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 5 del 24/1/07

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