Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

Per contribuire al blog, scrivete a ilmagodiios@gmail.com

Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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mercoledì 17 febbraio 2010

Che fine ha fatto la Juve? Il libro di Ju29ro.com


Dopo che Giampiero Mughini l'aveva anticipato in TV era un segreto di Pulcinella, ma finalmente siamo lieti di dare l'annuncio ufficiale: ju29ro.com sbarca nelle librerie, sia in quelle fisiche che nelle virtuali.

"Che fine farà la Juve?" cominciammo a chiederci quasi quattro anni fa, durante l'estate del grande scandalo del calcio, allorché, increduli per le bordate senza possibilità di contraddittorio di giornali e in tv, ci rivolgemmo al web per condividere prima i dubbi, poi le certezze, e infine la rabbia non per Calciopoli o Moggiopoli, ma per Farsopoli, la grande farsa, l’eliminazione di un competitore del sistema per via giudiziaria.


Col passare dei mesi, col trascorrere degli anni, quella domanda iniziale ha iniziato a coniugarsi al passato. "Che fine ha fatto la Juve?".

Il libro è un diario di questi ultimi anni e i nostri lettori più affezionati potranno imbattersi in articoli conosciuti. Ma accanto ai nostri pezzi più significativi, troverete anche qualche inedito, sorta di “stato dell’arte” dopo tre anni di questa nostra esperienza di giornalisti d’inchiesta sui generis.


Il tutto, strutturato in sei parti. Nella prima raccontiamo Farsopoli attraverso le nostre scoperte, nella seconda indaghiamo tra gli scandali altrui, spesso taciuti, nella terza raccontiamo gli esiti sorprendenti dei processi ordinari seguiti a quelli sportivi, la quarta è per intero dedicata all’inside job.

Ma oltre all'inchiesta, abbiamo voluto riversare sulla carta anche il nostro rapporto sentimentale con la Vecchia Signora: la quinta parte ripercorre le nostre emozioni di tifosi durante questi anni, mentre l’ultima è riservata all’ironia, quando non al sarcasmo.

Giampiero Mughini ci ha concesso l'onore di una bellissima introduzione. Roberto Beccantini, pur non condividendo in pieno le nostre idee, quello di una altrettanto bella postfazione. Ringraziamo di cuore entrambi.

Il libro sarà disponibile dai primi di marzo nelle migliori librerie, ma può essere acquistato anche online. In questo caso, pagando con bollettino postale o bonifico bancario, il libro arriverà comodamente a casa vostra con posta prioritaria (spese di spedizione a carico dell'editore), sempre al costo di copertina di 15 €.


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Per ordinare il libro manda una mail con nome, cognome e indirizzo completo all'indirizzo:

Chefinehafattolajuve@gmail.com

Queste le coordinate per i pagamenti:

Bonifico bancario:
UBI Banca Popolare Commercio e Industria
Filiale di Strada Nuova - PAVIA
Beneficiario Fausto Giuliano Pellegrin (Cardano editore)
IBAN IT97J0504811302000000034216
Codice SWIFT POCIITM1XXX

Bollettino postale:
Beneficiario: Fausto Giuliano Pellegrin (Cardano editore)
conto postale n° 94913118
iban IT96 R076 0101 6000 00094913118 (da inserire solo se richiesto)


Una volta effettuato il pagamento mandare mail di conferma a:


Riceverete il volume entro 3/4 giorni lavorativi.

venerdì 24 aprile 2009

Guardiamo avanti


Guardiamo avanti. Questo è il messaggio che viene ripetuto sino alla nausea dai cirigenti ridentini.

Guardiamo avanti. Così disse Cobolli (o era Gigli?) qualche tempo fa ad Alba, in occasione della presentazione del libro di Er go’ de Turone, tra un pugno battuto sul tavolo ed una battuta di dubbio gusto sull’attività sessuale dell'autore del libro. “Lo juventino non pianga il passato, ma guardi con fierezza al futuro, per rispetto della storia della Juve, perché è lo stile Juve che lo impone”. Detto da uno (o l'altro? o due?) che - a proposito di storia della Juve - non sa(nno?) nemmeno cosa sia il 5 maggio, non è male...

Guardiamo avanti. Lo ha ripetuto anche Monsieur Blòn, poco prima della sfida con l'Onesteam, dalle pagine del sito ufficiale www.ridentus.it. “Errori? Quelli li fanno tutti, ma l’importante è muoversi e noi non stiamo fermi. Noi guardiamo avanti, non solo sul campo ma anche dal punto di vista societario". Queste le parole “avanguardiste” dell’amministratore delegato della Ridentus (un toro seduto, in pratica, ma molto meno mobile, vista la difficoltà con cui abbandona il proprio ufficio in sede, se non si tratta di partire per il weekend o le vacanze).

Guardiamo avanti. E’ il messaggio che lascia trapelare anche un altro dei miracolati di Farsopoli - Alessio Secco - con le dichiarazioni rilasciate alla presentazione della Peace Cup (che sia un messaggio subliminale? cari tifosi di Serie C, mettetevi l’animo in pace, eravamo in Serie B, ora godetevi la Ridentus in santa pace!): “Abbiamo una strategia precisa che si basa sulla certezza di possedere i soldi necessari per effettuare grandi acquisti nella prossima estate. Abbiamo buone ragioni per pensare che i nostri tifosi debbano aspettarsi una grandissima prossima stagione. Questa convinzione deriva da quanto di buono fatto negli ultimi due anni”. Sarebbe interessante chiedere all’ex addetto ai cartellini delle sostituzioni (decisamente più a suo agio come motociclista che come direttore sportivo) quali siano le buone ragioni da lui citate e cosa sia stato fatto di buono negli ultimi due anni. Tiago, Andrade, Almiron, Boumsong, Poulsen, Criscito, etc etc etc. Sero tituli dal 2006 (Coppa Zaccone a parte). Che siano queste le buone ragioni che inducono ad uno sfrenato ottimismo il nostro Alessio ? Che siano queste le cose buone fatte negli ultimi due anni? Qualcuno chiami il 118.

Guardiamo avanti. In effetti, è l’unica cosa che possa dire chi, al di là delle parole un po’ stonate di un cantante che sino a poco tempo fa (prima degli ultimi rovesci) straparlava di annata strepitosa, sa bene che la stagione è un totale fallimento e cerca quindi di anestetizzare la rabbia dei tifosi (quelli veri) promettendo mari e monti (leggasi, campioni e successi) per la stagione successiva.

Guardiamo avanti. E’ l’esortazione di chi, ben conoscendo gli squallidi retroscena di Farsopoli, cerca in tutti i modi di cancellare il ricordo di quella vicenda. Meno se ne parla e meglio è. Perché gli scheletri devono restare rinchiusi nell’armadio (parafrasando il “titulo” di un famoso film, nessuno apra quell’armadio).

Guardiamo avanti, allora. Diamo retta al nostro adorato Monsieur Blòn. E cosa si vede, guardando avanti? Si vede una squadra sempre più modesta. Si vedono dei mediocri mestieranti (gente alla Poulsen o alla Tiago, insomma) comprati, a caro prezzo, per sostituire gli ultimi fuoriclasse ereditati dalla precedente dirigenza. Si vedono magari dei capitani coraggiosi che, dopo aver preteso di scendere dalla nave al primo sintomo di tempesta, ora sono pronti a ritornare a bordo pur di mettere in saccoccia ancora qualche milioncino di euro e prepararsi ai mondiali.

Guardiamo avanti. Seguiamo il consiglio di Alessio Secco. E cosa si vede, guardando avanti? Si vedono altre annate strepitose. Come questa. Con gli altri che vincono. E noi a guardare, a distanza siderale. Si vede una tifoseria che si accontenta di conquistare un posto in Champions League. E che vive soprattutto in funzione delle due partite contro l’Onesteam perché vincere quelle partite (o pareggiarle giocando in dieci per parte del secondo tempo) è ormai motivo di grande soddisfazione.

Guardiamo avanti. Facciamo come dicono, all'unisono, i gemelli ridentini. E cosa si vede, guardando avanti? Si vede una società che non conta più nulla e continua a gestire ad minchiam i propri ricorsi (non presentandoli quando servono e presentandoli quando non servono). Si vede una cirigenza che viene sbeffeggiata quando fa la voce grossa e pretende le scuse dagli altri, per poi scodinzolare obbediente e deferente quando la voce grossa arriva da Milano. Si vedono un direttore generale ed un direttore sportivo che non sono in grado di proteggere l’allenatore (chiunque esso sia, un modesto cantante, un grintoso ex capitano dalle idee però un po’ confuse ultimamente, o un CT campione del mondo).

Sapete che vi dico? Non ho propria voglia di guardare avanti. Anche perché mi basta guardare il presente, per capire tante cose. Non serve guardare avanti.

giovedì 12 marzo 2009

Scoiattoli e tacchini di tutti i paesi, unitevi


E venite a leggere l'intervista a Gian Paolo Montali, online su ju29ro.com da domani.

Nato a Parma il 18 gennaio 1960, ha iniziato la sua lunga carriera di allenatore di PALLAVOLO conquistando tra il 1984 e il 1987 quattro titoli del campionato italiano Juniores.

Unico tecnico ad aver vinto cinque scudetti di campionati nazionali di PALLAVOLO in quattro città diverse (a Parma, Treviso, Roma e ad Atene con l’Olympiakos), il suo palmarès include anche una coppa dei campioni (nel 1995 con la Sisley Treviso), tre supercoppe europee, quattro coppe delle coppe, tre coppe Italia e due coppe di Grecia.

Ha vinto inoltre il titolo di campione del mondo di PALLAVOLO con la Maxicono Parma nel 1990, anno in cui ha realizzato il grande slam (5 titoli conquistati nella stessa stagione agonistica: coppa Italia, coppa delle coppe, super coppa Europea, campionato italiano e campionato del mondo per club).

Dal ’98 al 2000 è stato commissario tecnico della nazionale greca di PALLAVOLO; dal maggio del 2003, ricoprendo il medesimo ruolo nella nazionale italiana di PALLAVOLO , ha conquistato per due volte il titolo di campione Europeo (a Berlino nel 2003 e a Roma nel 2005), oltre che il secondo posto nella coppa del mondo di Tokyo del 2003 e la medaglia d’argento alle olimpiadi di Atene del 2004.

Parallelamente alla sua carriera di allenatore, ha maturato esperienze in qualità di docente universitario in “Coaching” e “Team Building” (a Milano presso la Bocconi SDA e la Cattolica e a Parma presso la locale Università) oltre che in veste di relatore in numerosi corsi di formazione e di consulenza aziendale. È Cavaliere Ufficiale della Repubblica per meriti sportivi.

Nel giugno del 2006, viene eletto, su designazione IFIL, Consigliere di Amministrazione nella New Holland FOOTBALL Club, carica che attualmente ancora ricopre.

E' membro del Comitato Sportivo della società, assieme ai Purtroppo Presidenti Giò&Van (che forse se ne van), all'AD e DG Blòn ed all'avvocato amministrativista specializzato in diritto ambientale Montanaro.

Ha scritto di recente un libro (Scoiattoli e tacchini), dove spiega che "è possibile insegnare a un tacchino a salire in cima a un albero, però per quel lavoro sarebbe meglio assumere uno scoiattolo".

Scoiattoli, tacchini, capponi, camaleonti, tartarughe (ninja e non), trichechi, prostitute (intellettuali e non), fagiani, pippistrelli, locuste, canguri, cammelli e dromedari, pimguini (da tastiera e non), lumache, rane, rospi e principesse, etc etc.

Qualunque cosa siate, ovunque voi siate, non perdetevi questa intervista.

Da domani, in esclusiva camaleontica galattica.
Sempre e solo su JU29RO.COM

martedì 11 dicembre 2007

Conati di vomito


Un libro con introduzione di Henry Kissinger dedicato alla vita di Gianni Agnelli: è stato presentato ieri sera al Lingotto dal direttore INTERcettista del Tg1 Gianni Riotta alla presenza di uno dei gemelli Equity Swap (Gianluigi Gabetti), del papà di Oceano, di Lucky Luke e di Marcello Lippi.

"L'Avvocato aveva tre amori - ha dichiarato Lucky Luke - Torino, la Fiat e il proprio Paese. Da lui ho imparato due cose: di guardare sempre avanti e che dovunque ci si trovi a operare bisogna tenere una finestra aperta sul mondo. Oggi sarebbe contento della Fiat, della Juventus e della Ferrari".


Due commenti veloci veloci, prima di andare a vomitare:

1. Lippi a parte, c'era un vero parterre de roi alla presentazione del libro.

2. Premio per la stronzata di giornata a LuckyLuke: bisogna avere una faccia come il culo per dire che l'Avvocato oggi sarebbe contento della Juventus.


venerdì 30 novembre 2007

Esageruma nen


Alain El Kann è il papà di John El Kann (nonché nonno di Leone El Kann e Oceano El Kann).

Alain El Kann scrive libri (non ne ho mai letto uno, e mai lo farò).

Alain El Kann ha scritto un libro dal titolo "John Star".

Pas mal.

Un libro scritto dal papà di John in cui John (figlio del papà scrittore, repetita juventus) è elevato al rango di Star.

Roba da matti.

Anzi, esageruma nen (come disse il PM Zaccone, a chi gli chiedeva se la Juventus potesse restare in Serie A).

Johnny Potter


(Johnny B Good)
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Da Dago:

4 – JAKY: COMPRANDO PESCE E VERDURE CON NONNO

A partire dal prossimo weekend molti manager dovranno dedicarsi a stilare l'elenco dei regali per i principali clienti. Dopo la stagione opulenta delle Partecipazioni Statali quando arrivava il vasellame dell'Alitalia di Egidio Pedrini e la pasta napoletana di Sasà Toriello, il crollo della munificenza è stato verticale. Molti ambienti risolvono il problema con una squallida email di auguri, altre regalano libri inguardabili realizzati da signore che per tutto l'anno tormentano i capiazienda.

Alla Fiat il problema non si pone perchè nella logica severa di contrazione dei costi, l'unico gadget a portata di mano potrà essere lo splendido libro fotografico "Gianni Agnelli" che esce oggi nelle librerie per conto di Rizzoli e raccoglie le foto più belle e in gran parte inedite dell'Avvocato.

Insieme al libro l'azienda di Marpionne e di Luchino potrà aggiungere una meravigliosa letterina di Natale da raccontare ai bambini. Il testo l'ha scritto quella creatura dai tratti apollinei di John Elkann che, insieme a Henry Kissinger, ha scritto la prefazione al libro sull'Avvocato. Ecco alcuni brani della prosa semplice e verginale dell'Harry Potter di Torino: "...mio nonno mi ha insegnato moltissimo, gli piaceva la libertà...la varietà del mondo e delle persone lo incuriosiva sopra ogni cosa. A noi la faceva scoprire viaggiando ma anche comprando verdure al mercato e il pesce dai pescatori. Ci siamo molto divertiti insieme ed era importante farlo. La vita è fantastica - diceva - e bisogna viverla con intensità in tutti i suoi momenti...passare del tempo in mare, alla partita, in viaggio, a ridere...aiuta a fare tutto il resto".

Anche a diventare vicepresidente della Fiat (din, don, dan, jingle bells, jingle bells...).

mercoledì 17 ottobre 2007

Il Libro del Direttore. Un calcio nel cuore


da quotidiano.net

Milano, 17 ottobre 2007. - «Un calcio nel cuore». È il titolo di un libro ma è anche il sentimento di Luciano Moggi, che ne è l'autore, dopo Calciopoli.

Moggi, nel libro, racconta la sua verità che non è quella raccontata «dai giornali» ma quella che emerge con il passare del tempo: «Più il tempo passa - scrive Moggi - e più cresce dentro di me la sensazione che tutto quello che è successo dal maggio 2006 in poi abbia prodotto soltanto una finta rivoluzione. Alla folla dei perbenisti, dei benpensanti e degli ingenui sono state date in pasto alcune teste, soprattutto la mia, hanno fatto credere di aver ripulito il calcio dai grandi corruttori per poter ricominciare in modo diverso. Ma non è così».

Nel libro e durante un'affollata conferenza stampa oggi a Milano, Moggi ha raccontato la sua versione e in particolare ha voluto ricordare che i processi «si fanno nelle aule dei tribunali e in quelle aule verranno anche quelli che si sono sostituiti ai tribunali».

L'ex direttore generale della Juventus ha voluto ricordare che «il calcio non è fatto solo di Moggi, ma di 42 squadre, che hanno presidenti e dirigenti», e poi ha aggiunto che i «processi sportivi non erano giusti». E ribadisce: «Noi siamo state le vittime. Nella mia attività ho sempre dato il meglio e i risultati sono lì a darmi ragione. Voglio solo ricordare che in testa alla classifica marcatori ci sono tre miei giocatori. E poi basta guardare la finale dei mondiali a Berlino per capire quanti giocatori miei c'erano in campo».

Moggi se la prende con il numero uno dello sport italiano, il presidente del Coni Gianni Petrucci, «che si permette di condizionare i processi. Può rimanere al suo posto?». A chi gli chiede se ha fatto degli errori, il Big Boss, risponde sereno: «Tutti fanno degli errori, ma se si riferisce all'art.6 (regolamento sportivo), no. Cosa non rifarei? cercherei di vincere meno, così risulterei più simpatico».

Ma ancora. A chi ipotizza un complotto juventino contro di lui, Moggi, torna nei panni del dirigente che risponde e non risponde: «Io non so se volevano rovinarmi. Al bar lo dicono tutti». Sull'incontro tra lui e il presidente del Milan Silvio Berlusconi, quando quest'ultimo era presidente del consiglio, Moggi dice: «Lui mi ha offerto il Milan».

Quello di oggi è un Moggi tutt'altro che rassegnato e per nulla vendicativo. Il suo libro, infatti si conclude così: «Io aspetto sereno e fiducioso. Anche se io non gioco più, ho l'impressione che la partita sia ancora tutta da giocare: aspetto solo il giorno di ritorno».

Vi segnalo il capitolo "i due rami della famiglia"
C'è tutta la spiegazione della genesi di Calciopoli.
C'è John Elkann che dichiara il 7 maggio (Juve - Palermo) "siamo vicini alla squadra e all'allenatore", scaricando e cancellando in un colpo solo la Triade.
C'è la difesa (si fa per dire) di Zaccone.
C'è la campagna stampa guidata dai giornali di famiglia (La Stampa, Corriere e Merdetta).
C'è la svendita dei giocatori a processi ancora in corso.

Il vento però sta cambiando.
Alla presentazione c'era anche Fango Rossi.
Dovevate vedere come scodinzolava dietro al Direttore, ricordando i 30 anni di amicizia.
Si sta evidentemente riposizionando.