Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

Per contribuire al blog, scrivete a ilmagodiios@gmail.com

Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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mercoledì 17 febbraio 2010

Che fine ha fatto la Juve? Il libro di Ju29ro.com


Dopo che Giampiero Mughini l'aveva anticipato in TV era un segreto di Pulcinella, ma finalmente siamo lieti di dare l'annuncio ufficiale: ju29ro.com sbarca nelle librerie, sia in quelle fisiche che nelle virtuali.

"Che fine farà la Juve?" cominciammo a chiederci quasi quattro anni fa, durante l'estate del grande scandalo del calcio, allorché, increduli per le bordate senza possibilità di contraddittorio di giornali e in tv, ci rivolgemmo al web per condividere prima i dubbi, poi le certezze, e infine la rabbia non per Calciopoli o Moggiopoli, ma per Farsopoli, la grande farsa, l’eliminazione di un competitore del sistema per via giudiziaria.


Col passare dei mesi, col trascorrere degli anni, quella domanda iniziale ha iniziato a coniugarsi al passato. "Che fine ha fatto la Juve?".

Il libro è un diario di questi ultimi anni e i nostri lettori più affezionati potranno imbattersi in articoli conosciuti. Ma accanto ai nostri pezzi più significativi, troverete anche qualche inedito, sorta di “stato dell’arte” dopo tre anni di questa nostra esperienza di giornalisti d’inchiesta sui generis.


Il tutto, strutturato in sei parti. Nella prima raccontiamo Farsopoli attraverso le nostre scoperte, nella seconda indaghiamo tra gli scandali altrui, spesso taciuti, nella terza raccontiamo gli esiti sorprendenti dei processi ordinari seguiti a quelli sportivi, la quarta è per intero dedicata all’inside job.

Ma oltre all'inchiesta, abbiamo voluto riversare sulla carta anche il nostro rapporto sentimentale con la Vecchia Signora: la quinta parte ripercorre le nostre emozioni di tifosi durante questi anni, mentre l’ultima è riservata all’ironia, quando non al sarcasmo.

Giampiero Mughini ci ha concesso l'onore di una bellissima introduzione. Roberto Beccantini, pur non condividendo in pieno le nostre idee, quello di una altrettanto bella postfazione. Ringraziamo di cuore entrambi.

Il libro sarà disponibile dai primi di marzo nelle migliori librerie, ma può essere acquistato anche online. In questo caso, pagando con bollettino postale o bonifico bancario, il libro arriverà comodamente a casa vostra con posta prioritaria (spese di spedizione a carico dell'editore), sempre al costo di copertina di 15 €.


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Per ordinare il libro manda una mail con nome, cognome e indirizzo completo all'indirizzo:

Chefinehafattolajuve@gmail.com

Queste le coordinate per i pagamenti:

Bonifico bancario:
UBI Banca Popolare Commercio e Industria
Filiale di Strada Nuova - PAVIA
Beneficiario Fausto Giuliano Pellegrin (Cardano editore)
IBAN IT97J0504811302000000034216
Codice SWIFT POCIITM1XXX

Bollettino postale:
Beneficiario: Fausto Giuliano Pellegrin (Cardano editore)
conto postale n° 94913118
iban IT96 R076 0101 6000 00094913118 (da inserire solo se richiesto)


Una volta effettuato il pagamento mandare mail di conferma a:


Riceverete il volume entro 3/4 giorni lavorativi.

lunedì 15 febbraio 2010

mercoledì 2 dicembre 2009

Parole, parole, parole



Alla Ridentus si parla troppo. E spesso a sproposito.
Leggete cosa ne pensa Trillo su ju29ro.com

mercoledì 23 settembre 2009

No Travaglio, no party? E beh, pazienza!

(Una delle perle di Travaglio)
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Domani sera dovrebbe purtroppo iniziare la nuova stagione di Annozero.
Santoro, Travaglio, Vauro... E ho detto tutto!
Ma c'è ancora una speranza.
Marco Travaglio, infatti, è ancora senza contratto e non è detto che la RAI sia disposta a firmarne uno nuovo con il giornalista.
Michele Santoro, che non vuole rinunciare al suo opinionista di punta (figurarsi gli altri...), minaccia di non andare in onda se non sarà firmato il nuovo contratto con Travaglio.
«Marco Travaglio ci sarà, se non c’è lui non c’è Annozero. Perché Annozero e Travaglio sono la stessa cosa».
Marco Travaglio, per chi non lo conoscesse, è un giornalista sempre molto pacato ed equilibrato nelle sue critiche.
Non le manda certo a dire, ma sempre con grande correttezza ed eleganza.
Pochi mesi fa, ospite di Fazio nella trasmissione "Che tempo che fa", è stato ad esempio molto cortese ed elegante nei confronti del Presidente del Senato, Schifani.
«Se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi, la muffa no perché è molto utile».
Ma Marco Travaglio, grande (si fa per dire, un po' alla John Elkann) tifoso bianconero, si è anche occupato, con la consueta cortesia ed eleganza, anche di Juventus e di Luciano Moggi.
Vi segnalo al riguardo due istruttivi articoli di Mario Incandenza pubblicati su www.ju29ro.com:
1. Perché Travaglio ce l'ha con Moggi
2. "Lucky Luciano": come ti pezzotto la pelliccia.
I due articoli aiutano a comprendere la tecnica giornalistica di Marco Travaglio.
Assenza di contraddittorio.
Ricorso ad iperboli fumettistiche e a ridicoli capovolgimenti logici.
E, spesso, falsità spacciate per verità assolute.
No Travaglio, no party dice Santoro?
E beh, pazienza!

lunedì 20 luglio 2009

Johnn, due e sei.


John, ça va sans dire, è John Elkann. Il Signor "siamo vicini alla squadra e all'allenatore". Il Signor "sono successe cose riprovevoli". Etc, etc.
Due sono gli scudetti scippati alla Juventus grazie a Porcopoli (per non parlare degli altri scudetti che la società avrebbe certamente conquistato senza Porcopoli).
Sei sono gli interminabili secondi di silenzio trascorsi tra una domanda ed una risposta.
La domanda è stata formulata a John Elkann dall'inviato dello Ju29ro Team a Pinzolo: "Ingegnere, li chiederà mai gli scudetti la Juventus?".
La risposta (di una banalità sconcertante) è stata data da John Elkann, dopo un silenzio imbarazzante condito da uno sguardo particolarmetne vispo (un Cobolli, in pratica, solo un po' più giovane): "scudetti che abbiamo vinto, noi sappiamo quelli che abbiamo vinto. E quella è la cosa importante".

Non ci credete?
Guardare per credere, allora.
Ecco il video (la domanda sui due scudetti è verso la fine, dopo un minuto e trenta di banalità assortite di John sulla Juventus).



Su ju29ro.com trovate un resoconto completo sulla grande prestazione dell'erede gestionale.

lunedì 4 maggio 2009

Il saluto di BETTEGA agli juventini veri


(Bobby Gol, dove dovrebbe essere)

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Lo scorso week end sono stato al mare con alcuni amici. Mentre passeggio sulla spiaggia, mi trovo davanti Roberto Bettega. Sì, proprio lui. L’eroe delle mie domeniche quando ero bambino. L’anima bianconera della Juve più vincente che ci sia mai stata. Il simbolo, in pratica, della mia Juventus.

E’ impegnato a rincorrere i nipoti sulla spiaggia. Il cuore mi batte a mille all’ora, anche se ho già avuto l’onore di stringergli la mano e di scambiare qualche parola con lui grazie a degli amici comuni. Mi piacerebbe avvicinarlo, ma ho timore di disturbarlo.

Mentre rimugino sul da farsi, mi viene in mente un episodio di per sé insignificante, ma che conservo ben presente. E’ l’ultima giornata del campionato 2000/2001. Quello dello scudetto alla Roma. La Juve gioca in casa contro l’Atalanta e a una ventina di minuti dalla fine (con i residui sogni di raggiungere la Roma ormai svaniti), c’è un’invasione di campo. La partita viene sospesa. Roberto scende in campo e prende in mano il microfono. Chiede al pubblico di lasciare proseguire la partita e di tornare sugli spalti. Poche parole, concluse con un incitamento pieno di rabbia e orgoglio: “Dimostrate di essere dei tifosi veri, come lo sono io!”. La partita viene ripresa e finisce. Il momento più emozionante erano state quelle parole dette quasi a rivendicare un attaccamento alla maglia ineguagliabile, un amore disinteressato e viscerale, un orgoglio senza pari: “Dimostrate di essere dei tifosi veri, come lo sono io!”.

Alla fine comunque decido di non rompergli le scatole e di raggiungere i miei amici che nel frattempo avevano proseguito nella loro passeggiata. Mentre sto per girare i tacchi ed andarmene, il mio sguardo si incrocia con quello di Bettega. Istintivamente mi dirigo verso di lui e lo saluto, ricordandogli dei comuni amici che ci avevano presentato.

Quanta emozione! Io che mi sono sempre emozionato già a leggere una parola contenente la “j” di Juventus. Ed ora mi trovo davanti la Juventus in persona!

Gli accenno del mio impegno per restituire la Juve agli juventini, del Team Ju29ro, dei miei interventi all’assemblea, del mio blog e dei forum. E’ informatissimo, ben oltre le più rosee aspettative. Mi dice di essere molto riconoscente a quei tifosi che lo sostengono e di apprezzare l’impegno di tutti quelli che cercano di restituire la Juventus al ruolo cui è stata predestinata dalla Storia. Mi parla in particolare di come lo commuova l’affetto che gli viene dimostrato da tutti i tifosi juventini, anche attraverso i forum.

Prendiamo un caffè insieme. Non parliamo della stretta attualità bianconera, ma capisco tutta la sua amarezza, anzitutto di tifoso vero. Non spreca le parole, come non ha mai fatto. Ma quei pochi minuti sono sufficienti per farmi capire tutto l’affetto che ha nei confronti della nostra, della sua Juventus. Non si possono cancellare quaranta e più anni di vita in bianco e nero. Mi dice di non perdersi mai una partita della Juve e di essere sempre presente allo stadio di Torino.

Gli chiedo perché non torna alla Juventus. Non è tempo, mi risponde. Svicola il discorso, ma leggo negli occhi tutto l’amore per quel sogno chiamato Juventus e l’orgoglio per quei colori. Azzardo chiedendogli un’intervista per il nostro sito. Garbatamente rifiuta; alle parole ha sempre preferito i fatti e - mi dice - i tempi non sono maturi.

E’ il momento dei saluti. I nipoti lo richiamano all’ordine. Mi chiede – con la consueta cortesia - di portare i suoi saluti attraverso i forum a tutti i tifosi suoi e della Juventus. Non posso certo mancare a questa richiesta!

Lo ringrazio, grato per quei momenti che mi ha regalato oggi (e tutti gli altri del passato). Gli dico che tutti i tifosi veri lo rivogliono al posto che gli compete. Nella nostra Juventus, nella sua Juventus. Lui è un tifoso vero, uno juventino vero.

Non c’è dubbio, Roberto Bettega è uno ju29ro! E’ bello sapere che ama la Juve, è bello fargli sapere che noi ju29ri amiamo lui!

giovedì 30 aprile 2009

Un responsabile. C'è solo un responsabile


Un responsabile
C'è solo un responsabile
Un responsabile
C'è solo un responsabile


Ranieri è un allenatore mediocre e senza personalità. Verissimo.
Diversi giocatori non sono da Juve. Verissimo.
Alcuni giocatori pretendono di giocare sempre, anche quando non lo meritano. Verissimo.
Alcuni giocatori sono in fase calante/tramontante. Verissimo.
Alcuni giocatori non sembrano impegnarsi allo spasimo. Verissimo.
Secco è giovane, inesperto, chiacchierone ed un po' presuntuosetto. Ed ha in pratica solo due titoli di merito: l'esser figlio del Ragionier Secco ed il saper guidare una moto da cross. Verissimo.
Blanc non capisce nulla di calcio, non ha mai gestito una società in vita sua e non ha alcuna intenzione di lasciare la doppia carica (e, soprattutto, il doppio compenso) di amministratore delegato e direttore generale. Verissimo.
Fassone è un modesto impiegato, chiamato ad un compito troppo difficile per le sue limitate capacità. Verissimo.
Castagnini è amico di Baldini e non si capisce per quale motivo abbia preso il posto di Ceravolo. Verissimo.
Cobolli Gigli è .... semplicemente Cobolli Gigli. Verissimo.
Tutto molto bello, tutto molto vero.
Va benissimo criticare la dirigenza e Ranieri per i risultati (non) ottenuti.
Va benissimo fischiare i giocatori quando non lottano come dovrebbero.
Va benissimo.
Ma ad una condizione.
Che non si trascuri un punto fondamentale.
Dirigenza, Ranieri e giocatori hanno, chi più chi meno, delle colpe. Questo è indiscutibile.
Ma il vero responsabile dello scempio in corso da maggio 2006 è un altro.
Ha un nome ed un cognome.
John Jacob Philip Elkann, figlio di Alain Elkann e di Margherita Agnelli, nipote dell'Avvocato e suo poco degno erede.
E' John Jacob Philip Elkann a comandare, formalmente, nella famiglia.
E' John Jacob Philip Elkann ad essersi dichiarato, il 7 maggio 2006, vicino alla squadra e all'allenatore, scaricando di fatto la Triade.
E' John Jacob Philip Elkann ad aver dichiarato che "ci sono stati comportamenti riprovevoli" e che la Juve ha voltato "pagina dopo un capitolo triste della nostra storia", contribuendo in maniera determinante alla costruzione di quel sentimento popolare che ha poi giustificato la retrocessione in Serie B con penalizzazione, il furto di due titoli, la distruzione di una squadra stellare e di una società all'avanguardia e che ancora oggi consente a gente come Giacomo Crosa (tanto per fare l'ultimo di tanti esempi) di denigrare in maniera indegna la Juventus ed i suoi tifosi.
E' John Jacob Philip Elkann ad aver ribadito che "le penalità che la Juve ha subito non le ha avute per niente, c'erano stati comportamenti giudicati inaccettabili e come tali sono stati puniti dalle autorità sportive", in modo da continuare ad alimentare la fiammella del sentimento popolare.
E' John Jacob Philip Elkann ad essersi inventato che "le spese di Moggi e Giraudo erano insostenibili, avevano supplito con le plusvalenze ma non si poteva continuare così", trascurando il fatto che Moggi e Giraudo non hanno mai chiesto una lira o un euro alla proprietà, mentre la Nuova Juventus 2006 FC ha potuto beneficiare di un aumento di capitale da 105 milioni di euro sostenendo poi spese (queste si, insostenibili) per bidoni del calibro di Andrade, Tiago ed Almiron (per non parlare di Poulsen).
E' John Jacob Philip Elkann ad aver scelto la cirigenza più ridentina che ci sia (che a sua volta ha scelto Ranieri che a sua volta ha contribuito a scegliere i bidoni che tutti sappiamo).
E' John Jacob Philip Elkann a brillare per assenza e disinteresse, una volta ottenuta la Serie B grazie anche a quel sentimento popolare da lui opportunamente titillato, quando si tratta di Juventus.
E' John Jacob Philip Elkann ad aver fatto capire (a chi non lo avesse ancora capito) che non c'è trippa per gatti (checché ne dicano certi gattini di mia conoscenza) quando alla recente assemblea Exor si è limitato ad attaccare, in maniera francamente un po' vigliacca, la componente più debole della Nuova Juventus (invitando allenatore e giocatori - ma non i suoi logorroici cirigenti - a chiacchierare di meno e a vincere di più) e a ribadire il suo manifesto a favore di un calcio eco-sostenibile (eco, nel senso di economia non nel senso di ecologia).
Quindi, contestiamo pure cirigenti, allenatore e (certi) giocatori.
Ma non dimentichiamoci che il pesce puzza dalla testa.
E che le responsabilità di John Jacob Philip Elkann fanno impallidire quelle di tennisti, pallavolisti, gemelli, bovini, cantanti, camaleonti, motociclisti, bidoni etc etc
E quindi contestiamo ancora più ferocemente l'unico responsabile di (ad oggi) tre anni di merda.
John Jacob Philip Elkann.

Un responsabile
C'è solo un responsabile
Un responsabile
C'è solo un responsabile

Jaki vuol dire ... JUVINESE o UDINENTUS


Articolo di dominiobianconero - ju29ro.com

13 Gennaio 2007. La Juventus, retrocessa in serie B, è impegnata a Mantova dove accuserà la sua prima sconfitta del campionato cadetto. In quello stesso istante John Elkann è segnalato a Milano, presso un noto negozio di abbigliamento sartoriale di Corso Magenta, impegnato a rinnovare il guardaroba.
E' tutto qui. Basterebbe, da solo, questo episodio per far capire ai tifosi bianconeri il distacco con cui l'erede designato dell'Avvocato segue i destini della Juventus.

Non si capisce quindi l'attesa che gli addetti ai lavori nutrivano per l'Assemblea della EXOR che si è tenuta ieri, presso il Centro Storico Fiat di Via Chiabrera.
Chi si aspettava editti e proclami sull'argomento Juventus è stato rispedito al mittente con la solita mezza intervista in cui, come da tradizione, l'argomento principale è il nulla.

Exor, per chi non lo sapesse, è la finanziaria che detiene circa il 60% della Juventus. Di fatto controlla l'intera governance della società, propone gli amministratori, e ne condiziona le strategie, sia finanziarie che mediatiche. Ma Exor controlla anche e soprattutto FIAT, che proprio in questi giorni sta perfezionando importanti accordi industriali oltreoceano. Era prevedibile, dunque, che la Juventus sarebbe stato un argomento marginale nel corso dell'incontro.

Di solito John Elkann si interessa della Juventus dopo una sconfitta, oppure durante i periodi negativi, come questo.
Immaginiamo il paggetto di corte che mentre gli porge la giacca gli sussurra: "Ingegnere, ieri la Juve ha perso, sarebbe il caso di mostrarsi interessato alla cosa. Magari una dichiarazione o un giretto a Vinovo.....". Ed ecco che parte la carovana, con il solito codazzo di fotografi e cantori, che immortalano il "delfino" mentre si intrattiene con Del Piero stringendo tra le mani un pallone. Roba da far impallidire i cerimoniali del Cremlino degli anni della guerra fredda.

In questo caso invece non è stata una singola sconfitta, ma un lungo periodo di crisi, che ha visto la squadra mollare su tutti i fronti e appassire con l'arrivo della primavera.
Ecco quindi che qualcuno oggi gli ha allungato il microfono, chiedendo della Juventus. Risposta secca: "I giocatori e l'allenatore invece di parlare pensino a vincere".

Invece di zittire i dirigenti, loquaci come zitelle acide negli ultimi mesi, il prode Elkann zittisce allenatori e giocatori. La cosa sconcertante è che in giro tutti si affannano a cercare i motivi della crisi della Juventus individuandoli di volta in volta dal Presidente Cobolli fino al magazziniere. Nessuno che abbia avuto il coraggio di dire la verità.

Il problema della Juventus si chiama John Elkann. E' lui che ha scelto questa dirigenza. Non da solo, beninteso. In collaborazione con il suo codazzo di consiglieri e swappisti. Il proverbio non sbaglia e recita che il pesce puzza dalla testa. La Juventus è, per lui, una specie di obbligo, non una passione. Abbia dunque il coraggio di farsi da parte.

Ecco quindi che tutti sono rimasti delusi. Tutti ma non noi. Noi non ci aspettiamo soluzioni, ma siamo in grado di proporle. Sappiamo che resteranno inascoltate, ma lasciateci avere la soddisfazione di aver capito l'andazzo con tre anni di anticipo. Da Juventus a Juvinese o Udinentus. Da grande a provinciale.

Adesso però il tempo stringe. Bisogna fare presto. La Juventus ha bisogno di interventi duri, d'urgenza. Innanzitutto sul CDA. Da rinnovare subito e integralmente. C'e' bisogno di qualcuno che pensi in bianco e nero, che parli meno e che lavori di più, soprattutto sul fronte sportivo. Almeno un consigliere deve essere espressione degli azionisti di minoranza.

Basta nominare sempre la serie B. La prima cosa da fare è una riunione in cui vietare a tutti i tesserati l'utilizzo della frase "NON DIMENTICHIAMOCI CHE DUE ANNI FA ERAVAMO IN B". Basta scuse. Basta alibi. A livello di marketing è un comportamento da dilettanti.

Cambiare subito lo staff tecnico, i preparatori, gli osservatori. Pretendere da tutti i giocatori il rispetto del tecnico. Basta girovagare in trasmissioni televisive mentre la squadra si gioca la stagione. Basta dichiarazioni a ruota libera. Multe, pesantissime, per chi parla e sorride troppo e si allena poco.

Querelare immediatamente i giornalisti che infestano il mondo dell'informazione riportando menzogne sul conto della Juventus. Parallelamente avviare un processo di recupero del concetto di "orgoglio" bianconero, quello calpestato maldestramente dai patteggiamenti di Zaccone e dalle strette di mano con i veri marci del calcio.

Basta trattative sui giornali. Ci stiamo ricoprendo di ridicolo. Basta annunciare campioni che non arrivano. Basta vendere a poco e comprare a tanto. Assumiamo un vero Direttore Generale che sappia fare il mercato. Basta promesse che non sanno mantenere. Basta dire che i soldi non ci sono. Non è vero. Semplicemente li stanno sprecando.

John Elkann dovrebbe chiedere conto ai suoi dirigenti della distruzione di valore causata da un calciomercato ridicolo. Giocatori scarsi, logori o peggio ancora rotti hanno prosciugato gran parte delle risorse provenienti dall'aumento di capitale. Invece si preoccupa di strigliare l'allenatore, che pure è il responsabile insieme allo staff medico di una serie fantozziana di infortuni , e i giocatori, che in verita' fanno quello che possono, essendo alcuni di loro oggettivamente mediocri.

Interventi urgenti, semplici, per ricominciare a chiamarla Juventus. Per evitare che diventi, definitivamente, Juvinese.

giovedì 12 febbraio 2009

La leggenda del Verona e del sorteggio integrale


Mario Incandenza, direttore della redazione di ju29ro.com, ha scritto un istruttivo articolo che smonta una delle tante leggende metropolitane diffuse nel mondo del calcio.
Luoghi comuni, leggende mediatiche, bufale. Nell'era di Farsopoli se ne sentono di tutti i colori. Tra le tante, c'è la storia secondo cui l'unico campionato in cui gli arbitri sarebbero stati designati mediante sorteggio integrale lo scudetto andò alla provinciale per antonomasia: il Verona. Questa storia sta facendo da anni il giro di tutti i salotti televisivi, da Rai a Mediaset, da Sky a La Sette, con tecnici e commentatori illustri, da Arrigo Sacchi a Mario Sconcerti, a darsi ragione a vicenda, tutti a convenire che solo il sorteggio "integrale", cioè non preventivamente indirizzato dai responsabili della CAN, sia garanzia di equità di trattamento.
Leggete l'articolo su ju29ro.com (clicca QUI)
Interessante, no?
Questo dovrebbe far riflettere tutti quei tifosi normalizzati e con le fette di salame sugli occhi, che continuano imperterriti a leggere gazzette varie e a guardare sconcezze televisive tipo domenica sportiva e controcampo.
Non vi rendete conto che vi rifilano panzane a ripetizione (dei Jean Claude, se mi consenttie, solo un po' meno clouseggianti).
In conclusione vi dico: se sentirete ancora qualcuno affermare in tivù, impunemente, che l'unico anno in cui ci fu il sorteggio integrale degli arbitri il campionato lo vinse il Verona, mi raccomando, copiate il link a questo articolo e inviatelo al sito della trasmissione, chiedendo la cortesia di cominciare ad invitare opinionisti in grado di fornire informazioni corrette.

mercoledì 21 gennaio 2009

Lo Special One, JU29RO ad honorem?


(Da sin a ds: Mancini, Quaresma, Adriano)

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Sembra che lo Special One abbia duramente cazziato i suoi giocatori dopo la brillante prestazione offerta a bergamo.
E fin qui, tutto norzmale.
Ma secondo Laura Alari di quotidiano.net (clicca QUI) sembra che lo Special One sia andato oltre, urlando queste parole: "il primo scudetto ve lo hanno dato in segreteria, il secondo lo avete vinto perchè non c'era nessuno. Il terzo all'ultimo minuto. Siete una squadra..".

Se davvero lo Special One, dopo aver sfanculato diversi pennivendoli, ha ironizzato sui tavolini e comodini di Appiano Onesto, il diploma di JU29RO ad honorem non glielo toglie nessuno.

giovedì 15 gennaio 2009

Le grandi interviste di Ju29ro - Christian Rocca


Continua il grande ciclo di interviste realizzate dal Team Ju29ro.
Con Christian Rocca, Juventinovero.
E non è finita qui.
Stay tuned.

Christian Rocca, 41 anni, di Alcamo, è inviato speciale de "Il Foglio" e collabora con diverse testate italiane. Negli ultimi anni ha raccontato da New York la cultura americana e la risposta di Washington agli attacchi dell'11settembre.
Nel 2003 ha scritto "Esportare l'America. La rivoluzione democratica dei neoconservatori"; nel 2005 ha pubblicato "Contro l'Onu. Il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un'alleanza tra le democrazie" (vincitore del Premio Capalbio 2005); nel 2006 è stata la volta di "Cambiare Regime", edito da Einaudi.

La sua attività di blogger (www.camilloblog.it) è volta a denunciare quelle che ritiene essere le distorsioni e le falsità della visione degli Stati Uniti proposta sistematicamente da giornali e media vari. Dalle colonne del suo blog non ha lesinato commenti su calciopoli, sulla Juve ed ha coniato, per gli interisti, il titolo di "indossatori di scudetti altrui".

Fin dal primo giorno Christian Rocca è stato uno dei pochi giornalisti che ha cercato di spiegare le incongruenze e gli "strani" comportamenti dei mass media nei confronti di Moggi e della Juventus durante l'estate del 2006.
Abbiamo percorso un cammino parallelo con lui, spesso condividendo ogni virgola di quello che usciva dalla sua penna allo stesso tempo pungente e dissacrante. Leggere il suo Blog ci ha aiutato a superare momenti difficili e a trovare le motivazioni per continuare a combattere.

Leggi l'intervista su ju29ro.com (clicca QUI)

venerdì 19 dicembre 2008

Bomba o non bomba? Bomba, bomba!


Nuova incredibile ed esclusiva intervista bomba dello Ju29ro Team.
Questa volta abbiamo contattato l'Avv. Maurilio Prioreschi, difensore di Luciano Moggi nel processo di Napoli e di Franco Zavaglia nel processo GEA.
L'intervista, davvero clamorosa e ricca di rivelazioni interessanti su diversi profili dei due processi (dalle schede svizzera alle irregolarità nelle intercettazioni, da AuriccHio a Baldini) sarà pubblicata lunedì 22 dicembre su www.ju29ro.com.
Ma fin da ora, sul sito dello Ju29ro Team è disponibile una succosa anticipazione (clicca QUI).
In pratica viviamo in una repubblica delle banane, financo un po' meno tecnica.

mercoledì 3 dicembre 2008

Dialoghi su Farsopoli


Ovvero, come mettere a tacere il calciopolaro convinto

Una nuova incredibile esclusiva ju29ro.com

Sul fatto che calciopoli (o Moggiopoli come alcuni esaltati sono arrivati a chiamarla) sia stata un’immensa farsa messa in atto sulla scena del Carro di Tespi mediatico, ormai nessun essere dotato della facoltà di ragionare in modo autonomo nutre alcun dubbio.

Nonostante ciò, la maggioranza dei non juventini (e, duole dirlo, anche parte della tifoseria juventina) continua a sostenere la validità di quella vicenda. Se in molti casi ciò è semplicemente attribuibile a mancanza di informazione, è pur vero che sarebbe riduttivo non prendere in esame altri aspetti alla base di certe “convinzioni”.

I Dialoghi su Farospoli si snodano attraverso la disamina di tutta una serie di situazioni legate a Calciopoli, che prenderemo in esame una per una ed in ordine sparso. Ad ognuna di queste situazioni corrisponde una lezione.

Ogni singola lezione sarà presentata sotto forma di dialogo tra il mistificatore (M) ed il sostenitore (S) della realtà. Perché la scelta di quei nomi? Avremmo più semplicemente potuto scrivere antijuventino e juventino, ma abbiamo visto che tra gli antijuventini si sarebbero andati a collocare anche degli juventini. Non solo, scrivendo juventino si sarebbe data l’idea di una faziosità che non abbiamo bisogno di mettere in campo per fare valere le nostre ragioni, tanto sono cristalline, lineari e lampanti. E senza volerci vestire dell'aureola di coloro che detengono la Verità, ci siamo permessi di autodefinirci sostenitori della realtà.

"Lezione" è da intendersi nell’accezione del tipo "ricevere una lezione, ricevere una bella lezione" se ci si riferisce al misitificatore, e ciò perché egli verrà messo a tacere senza via di scampo. Mentre "lezione" può essere intesa nell’accezione scolastica, se chi legge lo fa per imparare come mettere a tacere il suo interlocutore.

Chiunque sia in grado di smentire la definizione che ci autoattribuiamo si faccia avanti.
Una bella lezione è già pronta per costui.

Le prime due "lezioni" sono pubblicate oggi sul sito www.ju29ro.com.
Il manuale verrà aggiornato costantemente: ogni settimana infatti aggiungeremo 2 pagine con altrettante lezioni.

Clicca QUI per leggere il manuale.

lunedì 1 dicembre 2008

La parola alla difesa.... di Moggi. Intervista a Paco D'Onofrio


Ecco uno stralcio dell'intervista (le prime QUATTRO domande), da leggere tutta d'un fiato...

1. Avvocato, due anni e passa per riconoscere un elementare principio di diritto come l'ingiudicabilità di un soggetto non più tesserato per la FIGC e quindi al di fuori dell'ordinamento sportivo. La sentenza d'appello per calciopoli-bis finalmente rende giustizia. Ma com'è stato possibile ignorare un'obiezione tanto semplice e motivata per tutto questo tempo?
Nel sistema della giustizia sportiva ci sono norme volutamente lacunose, nonostante le tante riforme annunciate come risolutive. Talvolta si registrano vere e proprie violazioni dei più elementari principi di rango costituzionale, come nel caso di Moggi: si voleva giudicare e condannare a prescindere dalla presenza dei presupposti per poter agire.

2. Calciopoli-bis: la prima sentenza, invece, quella della pena in continuità per Moggi. Ci può raccontare di "quel pomeriggio di un giorno da cani" in cui le difese degli imputati abbandonarono in massa l'aula. Cosa successe?
Dopo avere discusso in aula e dopo aver illustrato, nel disinteresse totale dei giudici (uno mentre argomentavo rideva e quando gli ho formulato l'invito a cessare quel comportamento mi ha risposto che rideva per altri motivi!), i miei argomenti difensivi, la Commissione Nazionale Disciplinare si è chiusa in camera di consiglio per 4 ore, lasciando noi avvocati per strada con 35° gradi senza sapere quando saremmo potuti rientrare, mentre tutti i rappresentanti della Procura Federale si accomodavano nei loro freschi uffici, dove sarebbero rimasti fino a un minuto prima (veggenti?) di tornare in aula. Tuttavia, durante quelle ore, un impiegato della Procura, violando la segretezza della camera di consiglio, è entrato con un foglio in mano e dopo qualche minuto ne è uscito senza. Al ritorno in aula ho chiesto al Presidente di spiegare il gravissimo episodio e mi è stato risposto che la domanda era irrituale e che non mi avrebbe fornito alcuna spiegazione. Era davvero troppo, poiché in gioco c'era la dignità professionale degli avvocati e quella personale dei deferiti. Ho abbandonato l'aula per protesta seguito da tutti gli altri colleghi e dai deferiti presenti. Hanno continuato l'udienza in una situazione paradossale.

3. La questione delle doppie cariche all'interno della giustizia sportiva e degli organi giurisdizionalmente preposti a revisionarne le sentenze, come Tar del Lazio e Consiglio di Stato. C'è un collegamento con il fatto che i ricorsi alle decisioni FIGC hanno una media di successi spaventosamente inferiore a qualsiasi altro ambito?
Voglio sperare che non sia così. Certo non capisco come mai si sia impedito ai giudici civili e penali di ricoprire cariche federali, mentre resti consentito a quelli amministrativi che poi saranno deputati a decidere sugli eventuali ricorsi amministrativi avverso le decisioni sportive alle quali hanno partecipato. Qual è la logica?

4. Quando è prevista la discussione del ricorso al Consiglio di Stato e quante possibilità ci sono, fatte queste premesse, che venga accolto? Quali saranno i futuri passi nel caso venga rigettato?
Stiamo in attesa della fissazione, ma nutriamo poche speranze. Stiamo valutando di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea.

L'INTERVISTA INTEGRALE CONTINUA QUI

venerdì 28 novembre 2008

La parola alla difesa

L'avvocato Paco D'Onofrio, docente di Diritto Sportivo presso l'Università di Bologna, titolare dell'omonimo studio legale ed autore di numerose pubblicazioni sulla materia, è il legale di Lucianone nostro in alcuni processi sportivi (Farsopoli e dintorni).
Il Team Ju29ro ha realizzato una lunga intervista con l'avvocato D'Onofrio, di prossima pubblicazione su www.ju29ro.com.
Nel frattempo, gustatevi un recente intervento di Paco D'Onofrio alla trasmissione "La Juve è sempre la Juve", in onda su T9 (canale 877 di Sky) ogni giovedì.




Vi segnalo anche l'articolo "L'avvocato D'Onofrio: chi difende la Juve?" (clicca QUI), scritto da Inunmondoche del Team Ju29ro

giovedì 17 luglio 2008

Davide Giacalone intervistato dallo Ju29ro Team



(Leggi la risposta 3. E poi comprati una X3)

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Chi è Davide Giacalone

Davide Giacalone è un giornalista italiano.

Direttore de "La Ragione" e "Smoking", collabora con L'Opinione e Libero.

Dal 1979 ha collaborato con Vincenzo Muccioli insieme al quale scrive "La mia battaglia contro la droga, l'emarginazione e l'egoismo".

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana, dal 1981 al 1982 Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri, dal 1987 al 1991 consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni.

Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l'emittente radiofonica nazionale RTL 102.5, dove ogni mattina dal lunedì al sabato (ore 7.10), durante la rassegna stampa contenuta nel programma "Non stop news", commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro "Diario Civile", edito nel 2005.



L'intervista

1. Dottor Giacalone, lei figura fra i "dossierati" del caso Pirelli/Telecom . Ci può raccontare perchè e quali erano le verità scomode su cui lei indagava e che non dovevano emergere?

Stavo scrivendo un libro, “Razza Corsara”, nel quale racconto le vicende di Telecom Italia in Brasile. La strana storia di una società per acquistare la quale Telecom vuole per forza pagare di più, o di un portale nel quale s’investono centinaia di milioni e che non è mai esistito. Racconto di un loro consulente piuttosto strano, per giunta pagato in contanti, al punto che è poi stato arrestato, ma in relazione agli affari fatti con l’avversario di Telecom. Sono stati gli stessi spioni a dichiarare che quella era la ragione del loro interesse, quello il motivo per cui sono entrati nel mio computer, hanno rubato un sacco di roba ed hanno distrutto il lavoro fin lì fatto. Poi hanno provveduto a creare un dossier che mi riguarda, inserendoci anche informazioni del tutto prive di fondamento, del tipo che sono parente di un mafioso e per suo conto riciclo denaro in un parco marino. Il bello, si fa per dire, è che queste balle (le parentele non sono un'opinione!) sono finite dritte sui giornali, provenienti dalle solite soffiate mirate.

2. Il famoso "Dossier Ladroni" e l'enigmatico "Dossier Como". Moratti disse che di queste cose se ne occupava il defunto Facchetti. Certo il modo meno elegante per uscirne, ma probabilmente efficace. Lei ritiene che il fatto che Moratti (che, parole sue, si è limitato a fare le presentazioni) e Facchetti si siano rivolti a Tavaroli e Cipriani sia un ulteriore indizio che porta al coinvolgimento di Tronchetti Provera oppure no?

Non lo so, osservo che è un sintomo ulteriore dell’oblio morale nel quale scivola l’Italia.

3. Il prof. Guido Rossi è da sempre una figura vicina alla famiglia Agnelli. Ricorderà, ad esempio, la trovata del voto capitario, inserita nel Patto di sindacato di Gemina nell'85, che permise all'Avvocato di tenere le redini di tre quotidiani nazionali. Poi però, dopo la privatizzazione di Telecom, che aveva visto ancora una volta il prof. Rossi e la famiglia Agnelli vicini, qualcosa si spezza per via di una diversa concezione della governance aziendale. Rossi è costretto a dimettersi e gli succede Rossignolo. Oggi abbiamo assistito ad un percorso inverso rispetto a quanto accadde dieci anni fa. C'è un Rossi, ex consulente della famiglia Moratti, che: arriva in FIGC; consegna lo "scudetto degli onesti", che la squadra tanto cara agli amici Gianni e Umberto aveva vinto sul campo; torna in Telecom, dove viene costretto a dimettersi nuovamente, e gli succedono Pistorio prima, Galateri e Bernabè poi. Tre figure anch'esse storicamente legate agli Agnelli. Il resto è storia di quest'anno, il professore torna "a casa" prima come consulente e, notizia di qualche settimana fa, oggi è addirittura il garante della cassaforte di famiglia. E' evidente che stiamo parlando di una favola a lieto fine, ma quant'è costato questo lieto fine ai tifosi della Juventus?

I tifosi normali hanno visto retrocedere la loro squadra per ragioni che sembrano più legate a regolamenti di conti interni alle casseforti lasciate da Gianni Agnelli che ad altro. Non mi pare che lo sport c’entri molto.


giovedì 10 luglio 2008

Piero Ostellino (parte seconda)




(Leggi un po' che dice Piero, e poi comprati un'Avéo)

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Risponde Piero Ostellino - Parte seconda


19. Luca Cordero di Montezemolo nei giorni caldi di calciopoli rispondeva infastidito "Non mi occupo della Juventus". Perché poi se ne sarebbe occupato, stando a quanto dichiarato dal Presidente della Fifa Blatter, che ha pubblicamente ringraziato Montezemolo per aver convinto la Juventus a ritirare il ricorso al TAR nell'agosto del 2006?

Montezemolo è un uomo di straordinarie capacità relazionali, un grande uomo di comunicazione, uno straordinario uomo di comunicazione. Però, essendo uno straordinario uomo di comunicazione, tende a privilegiare più l'apparenza che la sostanza ... e quindi ho l'impressione che nella circostanza si sia comportato esattamente allo stesso modo.

Poi, se dovessi fare il maligno, e me ne scuso (non voglio certo accreditare questa tesi, ma faccio un'ipotesi dell'assurdo), ho l'impressione che ci fossero anche degli interessi della Fiat, magari interessi a tenersi buono il governo, e di conseguenza la federazione, che in qualche modo è espressione del governo, e quindi che siano stati sacrificati gli interessi della Juventus a favore degli interessi della Fiat.

20. Lei avrebbe affidato la difesa ad un penalista, pur quotato, come Zaccone, e non ad un avvocato specializzato in diritto sportivo? E quella difesa con richiesta di serie B, quel patteggiamento con Ruperto, la considerò un'astuzia processuale?

Innanzitutto dipende dal mandato che si dà all'avvocato. L'avvocato della Juventus è sicuramente un grande avvocato: gli si è dato il mandato di consentire di mandare la Juventus in serie B, perché evidentemente c'erano degli interessi, anche dal punto di vista societario, che questo avvenisse. Per lo meno, questa è l'ipotesi diffusa, e l'avvocato si è comportato di conseguenza: io non darei la colpa all'avvocato, lui fa quello che gli dice il cliente. Se il cliente gli dice "Non ti opporre al fatto che la Juventus vada in serie B, anzi, di’ addirittura che è ancora una punizione minore, perché forse meriterebbe ancora di più" ..., beh, l'avvocato lo dice.
D'altra parte questa è una cosa che succedeva solo nella Cina Popolare, dove l'avvocato difensore, se il pubblico ministero chiedeva trent'anni, chiedeva la pena di morte ... ma era la Cina di Mao Tse-Tung: che sia successo in Italia, da parte di un avvocato torinese, è abbastanza paradossale.

21. All'assemblea degli azionisti di aprile 2007, Zaccone disse "Le carte erano da serie C, c'erano almeno quattro illeciti".Recentemente, il presidente Cobolli Gigli ha dichiarato "C'è il rischio che tutto si risolva in una bolla di sapone, siamo stati puniti per una serie di peccati veniali". Cosa è cambiato secondo lei?

Cobolli è un galantuomo, ed è un funzionario Fiat, come mentalità, e quindi un soldato dell'esercito.

C'è stato qualche generale che ha detto all'avvocato di comportarsi in qualche modo, in “quel certo” modo, e oggi c'è probabilmente qualche generale che, non dico che abbia suggerito a Cobolli di dare la risposta che ha dato, ma che ha creato un clima che consente a Cobolli di dire quello che dice.

Sotto quest'aspetto, bisogna tenere conto di due cose: io sono piemontese, sono torinese, quindi credo di poterlo dire legittimamente: noi piemontesi siamo stati governati da sempre dai militari, ed educati dai gesuiti. È sufficiente questa risposta per capire?

22. Per anni Guido Rossi è stato considerato vicino alla famiglia Agnelli. Ora svolge il ruolo di "garante" nella Giovanni Agnelli & C. Sapa, quindi, è nuovamente vicino alla Famiglia. Nel 2006 il vero conflitto d'interesse di Rossi era quello con l'Inter o quello con il Gruppo Fiat?

Guido Rossi è uomo che ha scritto dei magnifici libri contro il conflitto di interessi; come teorico della giurisprudenza, come professore della filosofia del diritto, è un grande analista del conflitto di interessi.

Come persona, cioè come avvocato societario, e come partecipe dell'establishment costituito in Italia, è inevitabile che anche lui cada sotto la mannaia del conflitto di interessi: non ne farei una questione morale, né tanto meno moralistica. Sono le contraddizioni di questo nostro paese, e lui, probabilmente, rispecchiando queste due figure, di grande studioso e contemporaneamente di grande avvocato, riflette questa contraddizione.

23. Uno degli effetti post-calciopoli è l'allontanamento dal calcio di molti tifosi. Crede che il calcio possa in futuro continuare a rappresentare quell’importante veicolo di aggregazione e crescita sociale che è stato in passato per il nostro paese, oppure si sta trasformando in qualcosa di radicalmente diverso?

Io non do delle valenze di tipo sociologico così importanti al calcio. Dico semplicemente che il calcio è tifo, la gente va allo stadio a tifare. Forse ci va un pochino meno perché lo vede alla televisione, basta che si abboni a Sky e poi le partite le vede, e quindi il calo di interesse e di spettatori negli stadi è dovuto probabilmente soltanto a quello, quindi non credo che sia dovuto a calciopoli e a quello che è successo ... semplicemente, è il mondo che cambia. (...)

lunedì 7 luglio 2008

Risponde Piero Ostellino (prima parte)



(Alla larga dal Doblò, molto meglio un Berlingò)

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La prima parte dell'intervista del Team Ju29ro a Piero Ostellino è on line

32 domande e 32 risposte di un grande Giornalista Juventino

Oggi le risposte alle prime diciotto domande

Giovedì 10 luglio, la seconda parte con le altre quattordici


Chi è Piero Ostellino

Piero Ostellino, editorialista di punta del Corriere della Sera e penna tra le più apprezzate del panorama giornalistico odierno, è stato direttore del quotidiano milanese tra il 1984 e il 1987.

Scrive per il Corriere da ormai 41 anni.

Corrispondente da Mosca e Pechino, durante gli anni della Guerra Fredda, è un profondo conoscitore dei sistemi politici comunisti.

Di orientamento liberale, ha fondato nel 1963 il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi di Torino, di cui è ora presidente onorario.

Ha diretto dal 1990 al 1995 l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) di Milano. Autore di numerose pubblicazioni, è stato insignito del premio Campione d'Italia e del premio Saint-Vincent.

Ma, soprattutto, è uno Ju29ro. Un collega, insomma.

Rancoroso al punto giusto.

Ovviamente, tifoso di Serie C, secondo la classificazione del presidente (facente funzioni di Franzo) più gemellare che ci sia.

Ecco alcuni suoi interventi a gamba tesa sul bananeto calcistico (clicca sul titolo per andare all'articolo):




4. Ha scritto assieme a Christian Rocca la prefazione al libro di Pasta e Sironi "Juventus, il processo farsa", di cui vi avevo parlato in un precedente post (clicca qui).


Le prime 18 domande (con relative risposte)

1. Cosa significa per lei la Juve?

Diciamo che è il primo amore, perché sono diventato Juventino quando avevo sei o sette anni, quando nella Juventus giocavano ancora Vycpalek, Depetrini, Rava, Korostolev, il primo Boniperti, Parola, insomma, diciamo così, la vecchia Juventus.

Quindi è stato per me il primo amore, prima ancora di avere, come dire, un amore di natura affettiva e sentimentale.

2. Ricorda perché è diventato Juventino e può rievocare il primo ricordo bianconero?

Io credo che Juventini si nasca, credo che lo dicano persino San Tommaso o Sant'Agostino, dicendo che l'uomo è toccato dalla grazia divina: ha la fede se è toccato dalla grazia divina.

Io sono Juventino, perché sono stato toccato dalla grazia divina.

3. Qual è la gioia più grande che le ha regalato la Juve e quale la maggiore tristezza?

La gioia più grande: tutti gli scudetti, uno dopo l'altro.
La più grande tristezza è l’ingiustizia perpetrata da una giuria creata ad hoc, che ha emesso una sentenza che interpretava un diffuso sentimento popolare, cioè una sentenza fatta al bar sport invece che in un tribunale. Una cosa che può succedere solo in questo paese.

4. Lei che ha conosciuto da vicino l'Avvocato e suo fratello, cosa ci può raccontare della loro passione per la Juventus? Era veramente così profonda ed esclusiva come appariva a noi tifosi?

Era una passione vera, profonda, forte, esattamente come la mia, con la sola differenza che loro ci mettevano i soldi ed io soltanto il tifo.

Ma era una passione vera e profonda: l'Avvocato Agnelli era un autentico tifoso, ma non solo un tifoso, e così il Dottor Umberto. Dei grandi conoscitori del calcio, amavano il calcio, e per questo erano tifosi della Juventus.

5. Qual è, invece, il grado di Juventinità di John Elkann, l'erede designato dall'avvocato, al quale vanno l'onore e l'onere di gestire anche la squadra più amata dagli italiani?

Beh, io ho simpatia per questo ragazzo, perché nei suoi confronti tendo ad adottare, almeno per quello che riguarda la Juventus, quel famoso detto napoletano, "a fessa in man’ a 'e creature" ... Io ho l'impressione che la Juventus sia una cosa troppo grande, nella sua storia, nelle sue dimensioni popolari, nella sua forza, per essere gestita da un ragazzo intelligente, per bene, ma sicuramente "una creatura", come direbbero i napoletani.

6. Quando ha letto e ascoltato le intercettazioni di Luciano Moggi, cosa ha provato? In quei nastri c'era solo quello che c'era da aspettarsi intercettando un alto dirigente di una squadra di serie A, o altro?

Moggi faceva quello che io ho poi scritto anche sul Corriere della Sera, era un uomo di relazioni.

Lei crede che il capo delle relazioni esterne della Fiat, della Vodafone, o di qualche altro grande gruppo internazionale, non si comporti allo stesso modo?Cioè, crea una rete di relazioni. Questa rete di relazioni, e questo modo di fare relazioni, è persino studiato nelle università americane.

Io Moggi l'avrei fatto presidente della FIGC: così, al successo dei Campionati del Mondo di due anni fa, Blatter sarebbe venuto a premiare gli italiani, invece di non venire.

7. Allo scoppio di Calciopoli, poche voci di Juventini autorevoli, tra cui la sua, si levarono a difesa della Juventus. Per contro, nessun non-Juventino ha avvertito l'esigenza morale di dissociarsi dal clima di linciaggio di quei giorni. Qual è il motivo?

Perché siamo un popolo di conformisti, perché ci adagiamo sul conformismo, sul politicamente corretto (si diceva questo) e, siccome il moralismo prevale sulle regole del gioco, tutti hanno aderito ad una formula moralistica, in funzione anti-Juventina, per odio viscerale nei confronti della Juventus o anche soltanto per imbecillità.(...)

venerdì 4 luglio 2008

Pietro Ostellino


(Sei amico di Travaglio? Viaggia pure con la Palio)

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Pietro Ostellino, editorialista del Corriere della Sera, è uno Ju29ro (un Cobolli, se mi consentite, ma un po' meno integralista).

Squadrista, incazzato, sobillatore.

Un perfetto tifoso di Serie C.

Uno dei pochi tifosi cosiddetti VIP, se non l'unico, che abbia difeso la Juventus e Moggi.

Lo Ju29ro Team ha intervistato "il collega", facendogli una trentina di domande (e ricevendo, a sorpresa, altrettante risposte).

L'intervista sarà pubblicata la prossima settimana, in due parti.

Volete sapere chi ha scelto Guido Rossi?

Vi viene il dubbio che il conflitto di interessi di Guido Rossi fosse diverso da quello apparente?

Vi interessa un confronto tra la passione bianconera dei fratelli Agnelli e quella di John El Kan?

Vi incuriosisce un giudizio autorevole sulla magistratura e sui giornalisti?

Vi chiedete a cosa servano le intercettazioni?

Non avete ancora capito da cosa sia nata Calciopoli?

Etc etc etc

Se avete risposto SI ad una o più delle domande precedenti, non vi resta che aspettare la pubblicazione dell'intervista.

Se avete risposto NO a tutte le domande precedenti, non vi resta che andare a fare in culo.

mercoledì 2 luglio 2008

Con il Renzo Castagnini, se ne vendon di Fiorini (2)


(Ti senti un highlander? Viaggia in Freelander)

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In un precedente post (clicca qui) vi avevo promesso qualche chicca sul solare passato del nuovo ciri-osservatore della Nuova Juventus 2006 FC SpA, Renzo Castagnini (che fa vendere i Fiorini).

Sul sito http://www.ju29ro.com/, il mio amico dominiobianconero (che però dovrebbe modificare il suo nickname, per renderlo più adeguato al presente; straziobianconero o sfasciobianconero potrebbero andare bene) ha pubblicato un INTERessante articolo (clicca qui per leggerlo) sul Renzo Castagnini (che fa vendere i Fiorini).

Un personaggino niente male, che telefona a Caino e a Babele (cit.) per farsi raccomandare all'Arezzo.

Un personaggino dalle amicizie poco raccomandabili.

Un personaggino che cerca di farsi benevolere dalle parti del CAP 20122.

Chissà che ne dice il fantasmagorico codice etico della Nuova Juventus 2006 FC SpA?

E' anche vero che questo mirabolante codice etico funziona un po' a singhiozzo.

Moggi, si

Baldini, no

Giraudo, si

Castagnini, no

Ceravolo, si

Grande Stevens, no