Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

Per contribuire al blog, scrivete a ilmagodiios@gmail.com

Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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mercoledì 3 dicembre 2008

Dialoghi su Farsopoli


Ovvero, come mettere a tacere il calciopolaro convinto

Una nuova incredibile esclusiva ju29ro.com

Sul fatto che calciopoli (o Moggiopoli come alcuni esaltati sono arrivati a chiamarla) sia stata un’immensa farsa messa in atto sulla scena del Carro di Tespi mediatico, ormai nessun essere dotato della facoltà di ragionare in modo autonomo nutre alcun dubbio.

Nonostante ciò, la maggioranza dei non juventini (e, duole dirlo, anche parte della tifoseria juventina) continua a sostenere la validità di quella vicenda. Se in molti casi ciò è semplicemente attribuibile a mancanza di informazione, è pur vero che sarebbe riduttivo non prendere in esame altri aspetti alla base di certe “convinzioni”.

I Dialoghi su Farospoli si snodano attraverso la disamina di tutta una serie di situazioni legate a Calciopoli, che prenderemo in esame una per una ed in ordine sparso. Ad ognuna di queste situazioni corrisponde una lezione.

Ogni singola lezione sarà presentata sotto forma di dialogo tra il mistificatore (M) ed il sostenitore (S) della realtà. Perché la scelta di quei nomi? Avremmo più semplicemente potuto scrivere antijuventino e juventino, ma abbiamo visto che tra gli antijuventini si sarebbero andati a collocare anche degli juventini. Non solo, scrivendo juventino si sarebbe data l’idea di una faziosità che non abbiamo bisogno di mettere in campo per fare valere le nostre ragioni, tanto sono cristalline, lineari e lampanti. E senza volerci vestire dell'aureola di coloro che detengono la Verità, ci siamo permessi di autodefinirci sostenitori della realtà.

"Lezione" è da intendersi nell’accezione del tipo "ricevere una lezione, ricevere una bella lezione" se ci si riferisce al misitificatore, e ciò perché egli verrà messo a tacere senza via di scampo. Mentre "lezione" può essere intesa nell’accezione scolastica, se chi legge lo fa per imparare come mettere a tacere il suo interlocutore.

Chiunque sia in grado di smentire la definizione che ci autoattribuiamo si faccia avanti.
Una bella lezione è già pronta per costui.

Le prime due "lezioni" sono pubblicate oggi sul sito www.ju29ro.com.
Il manuale verrà aggiornato costantemente: ogni settimana infatti aggiungeremo 2 pagine con altrettante lezioni.

Clicca QUI per leggere il manuale.

martedì 13 maggio 2008

Le domande imbarazzanti dei bimbi


I bimbi, si sa, a volte mettono in imbarazzo i genitori con le loro domande.

Sul sesso o su altri argomenti.

Ed anche la domanda del pargoletto di Infimo deve aver messo non poco in imbarazzo l'augusto ed attapirato genitore

venerdì 9 maggio 2008

Biri, grazie di tutto!


Alessandro Birindelli ha annunciato ieri sera a Juventus Channel l'addio alla maglia che lo ha visto protagonista per 11 anni.

"Questo è il mio ultimo mese da giocatore della Juventus. Sono arrivato a Torino che avevo 22 anni, ero sposato da dieci giorni, per me iniziava un nuovo corso. Qui sono cresciuto, ho imparato valori come professionalità e attaccamento alla maglia. Qui sono diventato un uomo, sono maturato. Dopo così tanto tempo non ci sono soltanto legami calcistici, ma si creano rapporti e amicizie anche fuori dal campo.

Il momento più significativo della mia carriera è stato quando ho firmato il contratto con la Juventus, la squadra di cui ero tifoso da bambino. A dire la verità però non pensavo di restarci undici anni. La maggior delusione sportiva è stata la sconfitta nella finale di Champions a Manchester, a livello personale invece l'amarezza che più fa male è stata la retrocessione in B perchè ho visto svanire tutti i sacrifici di una stagione. Noi sappiamo quello che abbiamo lottato per vincere quei due scudetti, e lo sanno anche dall'altra parte. Però loro devono dire l'opposto per giustificare il motivo per cui non vincevano mai: la ragione in realtà è una sola, noi eravamo più forti. E lo sapevano benissimo. Anzi, l'abbiamo dimostrato pure quest'anno battendoli a San Siro. Non so quale sarà il mio destino. Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto tornare ad Empoli, la società che mi ha lanciato nel calcio che conta. Quando smetterò mi piacerebbe lavorare con i ragazzi, è un progetto che mi affascina perchè loro rappresentano il domani del calcio".

Biri, grazie di tutto.

Grazie per quel fantastico gol contro il Deportivo (qui il filmato)

Grazie anche, se non sopratutto, per le frasi evidenziate in rosso.

mercoledì 7 maggio 2008

L'ora dei ricorsi contro il grande bluff


di Cirdan per Ju29ro.com


Anno domini 2006, mese di agosto, giorno 24.

La Juventus F.C. deposita il ricorso al Tar chiedendo, nelle 50 pagine articolate in due parti, la riammissione della squadra nel massimo campionato nazionale e il risarcimento, ai danni della Figc, di circa 70 milioni di euro (in caso di serie A) e di circa 130 milioni di euro (in caso di serieB) per il trattamento di disuguaglianza ottenuto dalla società stessa nei processi di giustizia sportiva.

Anno domini 2006, mese di agosto, giorno 31.

Il CdA della Juventus ha deliberato all'unanimità di ritirare il ricorso presentato nei giorni scorsi al Tar del Lazio. Tale decisione è stata presa, secondo il presidente bianconero Giovanni Cobolli Gigli, per il bene delle persone che sono vicine alla Juventus, della Juventus stessa e dell'intero mondo del calcio.La società ha inoltre ribadito la piena fiducia negli organi di giustizia sportiva e la volontà di collaborare in prima linea per il miglioramento del calcio italiano.

Facciamo un ragionamento e, con il senno di poi unito a quello che avevamo in "mano" in quei giorni su processi e sentenze, diciamo che le eventuali frodi sportive avrebbero avuto fondamento se si fosse provato che le partite erano truccate.

Scriveva Enzo Bucchioni del Quotidiano Nazionale il 14 aprile 2007:
"La giustizia sportiva, la peggior giustizia possibile per gli accusati, ha comunque accertato che non c’è stato alcun illecito sportivo eppure la Juve è finita in B, soltanto Fiorentina, Reggina, Milan e Lazio hanno pagato più o meno duramente. Numerosi dirigenti prima messi alla gogna, poi sono stati quasi scagionati. Gli arbitri (escluso De Santis e non si capisce il perché) tutti assolti. Ora, con la fine dell’inchiesta di Napoli ci risiamo. Ma i processi sportivi sono stati celebrati con i documenti della stessa procura di Napoli. E nel leggerli aumentano le perplessità. Anche noi abbiamo sorteggiato gli arbitri a Coverciano e le cose non andavano come descritto dai giudici. Vien da sorridere al solo pensiero che la straordinaria Juve di Capello avesse bisogno di far squalificare Mesto o Simone Inzaghi. Con tutto il rispetto. E’ curioso scoprire che Paparesta chiuso in uno spogliatoio per punizione da Moggi (ammesso sia vero) in realtà è un arbitro-Juve. Neanche Fregoli. Lo stesso vale per Bertini di Arezzo. Ha favorito i bianconeri (0-0) contro il Milan nel 2004? L’anno dopo i rossoneri vinsero 3 a 1 e fu la Juve a urlare contro lo stesso arbitro toscano. Troppe cose non tornano. Per credere nella giustizia e nel lavoro dei giudici, dalle carte dell’inchiesta ora deve saltar fuori qualcosa di più concreto di un’ammonizione o di un rigore negato."


Puoi continuare a leggere l'articolo sul sito dello Ju29ro Team (clicca qui)

martedì 6 maggio 2008

Sono 4, chiaro?


JUVErvista del Beck a Cannavaro - La Stampa 6 maggio 2008


Fabio Cannavaro, quanti sono?
«Quattro, modestamente. Quattro scudetti consecutivi. Due a Torino, il ventottesimo e il ventinovesimo della Juventus. Due a Madrid, il trentesimo e il trentunesimo del Real».

Quelli della Juve, in verità...
«Sempre in testa, per due stagioni, dalla prima all’ultima giornata. Faccia lei».

Scusi, ma le sentenze di Calciopoli?
«Ancora con ’sta storia... Io rispetto i giudici, i giudici rispettino i miei sentimenti».
Rimpianti, rimorsi?
«Da Madrid, mi sento di dire solo una cosa: la Juve è arrivata terza senza Ibra, Mutu, Zambrotta, Thuram, Emerson, Vieira e il sottoscritto. Con tutta quella gente, normale che arrivasse prima, perché gridare allo scandalo?».

Grande Fabio!

Io, comunque, non rispetto quei giudici. Non rispetto il consulente dell'IFIL Guido Rossi che li ha nominati (o confermati, nel caso di Sandulli). Non rispetto chi ha consentito questa vergogna. Non rispetto chi non ha difeso la Juventus.
Solo disprezzo questa gentaglia.

venerdì 14 marzo 2008

Fiducia


Ciuffolo: "volevo sentire fiducia. Io credo che un allenatore dopo un po’ di tempo abbia la necessità di sentire se la fiducia in lui è sempre la stessa: ogni tanto bisogna accertarsi se tutto è come prima".

Ma se è solo questo il problema, mangiati un vasetto di Bel Paese Galbani... [nota di precisazione casearia del Mago di Ios: data la sua consistenza, il Bel Paese tradizionale non si presta ad essere venduto in vasetti; c'è però il "Bel Paese Crema Più", 150g di crema di formaggio a base di crescenza e mozzarella, che invece è proprio confezionato in comodi e pratici vasetti di plastica]

martedì 20 novembre 2007

Sempre più Farsopoli


(Andy54 per www.ju29ro.com)
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Navigando in internet troviamo, sul sito fiorentinanews, una intervista del pm Narducci rilasciata al quotidiano sportivo milanese. L'articolo ricorda che il 15 dicembre è il giorno dell'udienza preliminare, a porte chiuse, sulle richieste di rinvio a giudizio dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci nei confronti di Luciano Moggi e altre 36 persone.

Dopo un breve profilo del pm, il quotidiano scrive:

"Ama il calcio e tifa Bologna. Quanto segue è tutto quello che, in questo delicato momento, poteva dirci. Uno sfogo amaro, fatto di disillusione ma anche di fiducia. Nel «suo» processo.

Dottor Narducci, è da 39 mesi dentro l'inchiesta. Che idea ha oggi del calcio italiano?

«Un quadro desolante. Bisognerebbe avere il coraggio e la capacità di non seguire più il calcio professionistico. Può sembrare una provocazione, ma le persone sensate dovrebbero abbandonare questo calcio. Poi, però, prevale la passione che ci fa andare contro la logica».

Perché è pessimista?

«Quando si guarda il mondo del calcio dall'interno, come capita a chi fa il mio mestiere, si scopre che si tratta di una realtà molto diversa da quella che è nell'immaginario di tutti. Ci troviamo di fronte a interessi di ogni tipo che nulla hanno a che fare coi principi dello sport. La realtà è peggiore di quello che si possa immaginare. Occorrerebbe una grossa opera di demistificazione: scoprire l'inganno che c'è dietro».

Allora crede che nulla sia cambiato?

«Poco o nulla. Resta il valore di questa inchiesta, ma indagini penali e processi non possono da soli cambiare la situazione. Un discorso che vale anche per la violenza negli stadi. È un problema che riguarda tutti i momenti della vita italiana, non solo quelli dello sport: indagare sui fenomeni degenerati non può cambiarli. Ci vuole altro».

Tipo?

«Non credo che lo Stato possa disinteressarsi, in nome di un'autonomia del mondo dello sport, di alcuni aspetti essenziali. Penso all'ordine pubblico, ai diritti tv, alla giustizia sportiva. Aspetti che riguardano la collettività e lo Stato dovrebbe intervenire direttamente e decidere: lo sport non può da solo darsi le soluzioni. Occorre che lo Stato riprenda l'iniziativa. Coi diritti tv se non fosse intervenuto lo Stato non si sarebbe arrivati alla definizione. E sono di vitale importanza per i club di cui si decide vita e morte».

Ha parlato anche di giustizia sportiva.

«È un tema apertissimo. Bisogna avere il coraggio di dire che interessa tutti: milioni di persone che seguono gli avvenimenti fanno affidamento sul rigore, la trasparenza, la correttezza delle decisioni della giustizia sportiva. A questi lo Stato chiede soldi attraverso i concorsi pronostici e le scommesse e lo Stato deve quindi garantire anche questo. Come? Dando autonomia e indipendenza alla giustizia sportiva evitando che faccia parte degli stessi organismi sui quali deve giudicare».

Sembra difficile.

«Mica tanto. Una struttura esterna alla quale si accede - come per la magistratura - per concorso. O con titoli di studio qualificanti. Creare un "mestiere" di giudice sportivo. Significa avere dei costi, ma deve diventare una professione con possibilità di carriera e retribuzioni adeguate. Utopia? In fondo basta solo avere il coraggio di provare a pensarci».

Preoccupato per quello che la aspetta?

«No. Abbiamo fatto un buon lavoro. E' un'inchiesta solida. Nata per smantellare quel grumo di potere che ha governato il calcio nei primi anni duemila».


COMMENTO.

Per prima cosa restiamo sempre sorpresi quando un pm rilascia interviste inerenti un'indagine o un processo che lo vede attore e, in questo caso, alla vigilia dell'udienza. Sfuggono all'intervistatore, che evita di "approfondire", alcuni aspetti che suonano come evidenti contraddizioni. Sui forum sono stati ampiamente dibattuti. Vediamoli:

Narducci prima dice che è cambiato "poco o nulla" per poi concludere che l'inchiesta è solida e che lui e Beatrice hanno indagato e smantellato la cupola "dei primi anni duemila".

Allora è lecito chiedersi: se i due pm hanno individuato e colpito la "cupola che governava il calcio", essenzialmente individuata in Moggi, Giraudo, Mazzini, Bergamo, Pairetto e De Santis che sono stati allontanati dal mondo del calcio, come mai sarebbe cambiato poco o, addirittura, nulla?

Solo due possibili risposte:

1. Non era quella la "vera cupola" o, perlomeno, non la sola dato che una parte consistente del "sistema", un'altra "cupola" non sfiorata, potrebbe agire ancora indisturbata. Ci chiediamo, a questo punto, se a "governare il calcio" potesse essere una coalizione più ampia. Se così fosse stato, gli altri partiti non sarebbero stati indagati, ascoltati, perseguiti. Il processo, se si farà, risulterebbe "monco di una parte del "sistema".

2. Quel "grumo di potere" potrebbe essere stato, allora, prontamente sostituito da un "Nuovo grumo di potere" sul quale non si ha notizia di indagini.


In ogni caso, ci piacerebbe ascoltare il parere degli attuali vertici del calcio italiano alla domanda che sorge spontanea, dopo le dichiarazioni di Narducci: "è vero che non siamo in presenza di "un calcio pulito" e che è cambiato "poco o nulla" rispetto a quando il calcio è stato definito "sporco"? Non lo diciamo noi, lo dice un pm: quale trasparenza e rigore ci offrite in cambio del finanziamento al calcio che ci chiedete e vi offriamo?".

Chi ha raccolto l'intervista questa domanda non se la pone.

Perchè? Forse perchè "scomoda" e dovrebbe costringerli a rivedere quanto scritto o ammettere che "il nuovo calcio pulito", il "venticello nuovo", è solo una trovata pubblicitaria slegata dalla realtà?

E' sfuggito all'intervistatore che se il calcio fosse stato davvero mondato dai suoi peccati il pm Narducci avrebbe dovuto esultare: "Abbiamo sconfitto il marcio" ed invece DENUNCIA che "poco o nulla è cambiato". Se avessimo vestito i panni del giornalista, avremmo posto un quesito naturale al pm: "State indagando anche sull'attuale sistema, visto che è cambiato poco o nulla?". Ma forse non c'era interesse a fare una domanda che facesse chiarezza.

Sulla parte in cui il pm Narducci si spende in consigli su come migliorare il sistema sorvoliamo. Certo anche Narducci, come Borrelli prima, si interessa dei diritti televisivi e gli attribuisce un "ruolo chiave", elogiando il Governo per l'intervento effettuato. Non si dimentichi che il Governo che è intervenuto è uguale a quello che aveva liberalizzato i diritti TV e che questo nuovo provvedimento è ad alto rischio di incostituzionalità, come dichiarato dal presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre.

Anche questa possibile ed interessante domanda ad un uomo di legge, sul parere di un altro uomo di legge, è rimasta in canna al giornalista del quotidiano milanese.


A proposito di domande che ci sarebbe piaciuto leggere rivolte al pm napoletano annoveriamo, tra le più gettonate dal popolo dei forum, le seguenti:

1. A che punto sono le indagini per scoprire il "servitore infedele" che ha divulgato le intercettazioni dandole alla stampa?

2. Perchè atti di una indagine ancora in corso sono stati dati a Borrelli che, ascoltato in Commissione Giustizia al Senato (14 settembre 2006), porta il Senatore MANZIONE ad affermare: "Lei ci ha detto che la richiesta non era stata ancora inoltrata e ancor più che non aveva nemmeno assunto le funzioni, quindi non era in condizione di presentare la richiesta. A volte la forma diventa sostanza"?


Ma queste sono domande di un altro giornalismo ... quello di Enzo Biagi, che non ha lasciato eredi.


P.S. Giunge la prima reazione di "uno dei vertici" del calcio alle parole di Narducci. Parla Matarrese: «Non mi aspettavo parole del genere. Narducci ha fatto un ottimo lavoro, spero non lo disperda così. Ma da queste parole non emerge il magistrato che conoscevo. Sembra quasi voglia auto-denigrarsi». E alla domanda se Narducci ha sbagliato risponde: «Forse gli è sfuggita di mano la situazione. Forse non sa che il calcio oggi è cambiato. Se chiedesse qualche informazione a me, oppure ad Abete, potremmo informarlo meglio». Sull'«inganno che c'è dietro il calcio» Matarrese risponde «Spiace, è andato fuori strada. Denigrare non è il modo migliore per dare una mano, soprattutto in giorni nei quali avevamo bisogno di concentrazione per l'Europeo. Ma questo non cambia la mia stima per lui: fin dall'inizio delle indagini ho sempre apprezzato il suo coraggio».

Giova ricordare che proprio grazie a quelle indagini, Matarrese ha potuto recuperare un ruolo di primo piano nel mondo del calcio dopo anni e dopo che tutti chiedevano a gran voce un rinnovamento del calcio italiano.

domenica 11 novembre 2007

Bufale. Patacche. Tarocchi

Le ultime notizie dalle procure e dai tribunali sono le seguenti: gli indossatori di scudetti altrui sono in un elenco ufficiale di società che avrebbero chiesto alla sicurezza Telecom di spiare propri tesserati, arbitri, dirigenti federali e di altre squadre. Indossatori e Telecom, in tribunale, giocano a rimpiattino (avete spiato voi, sì ma ce l'avete chiesto voi) nella vicenda Vieri. Mentre pare che Tavaroli, cioè il capo della sicurezza Telecom, avesse "protetto" Luca Cordero di Montezemolo da attacchi non meglio specificati di cordate industriali concorrenti. Ecco, in pochi atti giudiziari, spiegata la bufala di calciopoli.

mercoledì 16 maggio 2007

Juventus, il processo farsa

Introduzione di Piero Ostellino e Christian Rocca

...Pasta e Sironi si sono letti la sentenza sportiva che ha condannato la Juventus alla serie B e hanno scoperto che al Bar dello Sport non avrebbero saputo fare di meglio. Il risultato della loro lettura è clamoroso, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello giuridico e civile: la Juventus è stata condannata per non aver commesso il fatto, per non aver comprato né aggiustato né taroccato nessuna partita di campionato. Nemmeno una. I due autori sono juventini, ma i fatti no.

I giudici hanno scritto che nel calcio italiano non c'era nessuna cupola, che il sistema Moggi era un'invenzione, che i sorteggi non erano truccati, che la balla delle ammonizioni mirate per favorire preventivamente la Juventus era, appunta, una balla. Gli arbitri sono stati assolti tutti, tranne due, ma i due condannati non sono stati puniti per le partite della Juventus.

Insomma, il cosiddetto più grande scandalo sportivo di tutti i tempi, che ex post ha fatto vibrare di indignazione un militante civile come Candido Cannavò, semplicemente non c'era. Era una chiccherata da curva sud. La teoria della cospirazione moggiana elaborata nei centri studi della Gazzetta dello Sport e messa in atto da menti raffinate come Guido Rossi, Francesco Saverio Borrelli ed Elio Corno non ha retto alla prova dello stesso processo, chiamiamolo così, organizzato per operare più da plotone di esecuzione che da amministratore di giustizia. Pasta e Sironi, leggendo la sentenze, hanno spiegato che l'illecito sportivo contestato alla Juventus non esisteva nei codici, ma che è stato creato ad hoc, trasformando geneticamente in illeciti sportivi tre comportamenti "di per sé", come dice il dispositivo, non configuranti l'illecito. E siccome non stava in piedi nemmeno questa mostruosità giuridica del 3X1, i giudici hanno elaborato anche una formidabile interpretazione del codice sportivo definita, bontà loro, "concettualmente ammissibile". La Juve del diabolico Luciano Moggi - incupolato con il solo Antonio Giraudo e senza l'ausilio di arbitri e federazione - avrebbe ottenuto "vantaggi in classifica" diversi dagli unici vantaggi in classifica conosciuti in natura, cioè quelli ottenibili attraverso tentativi di alterare lo svolgimento delle partite...

Perché la proprietà della juventus non si è difesa da accuse che le stesse sentenze hanno dimostrato di essere prive di fondamento? E ancora, perché non ha fiatato quando le sono stati tolti due scudetti, compreso uno conquistato in un campionato non oggetto di inchiesta né della magistratura ordinaria né di quella sportiva?

Le risposte e i dubbi sono parecchi. Abbiamo visto tutti che la Juventus non s'è difesa. Abbiamo visto tutti la liquidazione degli uomini di Umberto Agnelli. Abbiamo visto tutti che la società ha chiesto di essere condannata malgrado non ci fosse "uno straccio" di prova, come aveva scritto la procura di Torino al momento della richiesta di archiviazione dell'inchiesta. Abbiamo visto tutti come è stata fatta cassa, smantellando la migliore squadra degli ultimi quindici anni. Abbiamo visto tutti la rinuncia al TAR e poi anche al TAS e poi a qualsiasi altra cosa potesse servire a ristabilire la verità sportiva, cioè che la Juventus quegli scudetti li aveva vinti regolarmente e meritatamente sul campo. Insomma c'è il sospetto concreto che il ruolo della Juventus in Calciopoli sia stato più dalla parte delle guardie che tra i ladri, che la proprietà volesse disfarsi di due dirigenti troppo intraprendenti che lavoravano a diluire il peso specifico di parte della famiglia Agnelli. Fino a prova contraria non è così, ovviamente. Ma il fatto che per gestire la vicenda Calciopoli sia stato scelto un avvocato d'affari come Guido Rossi, invece che un luminare di diritto sportivo, non fa che aumetnare l'inquietudine. Che Rossi sia stato membro del Consiglio di Amministrazione e consulente legale della squadra beneficiata dallo scandalo è un ulteriore elemento di riflessione, così come il suo ritorno al settore privato subito dopo il fuoco del plotone d'esecuzione. Che questo settore privato, poi, sia proprio la società coinvolta nello scandalo delle intercettazioni illegali e l'azienda con solidi legami azionari con la squadra di calcio beneficiatadalle sentenze di Calciopoli, non fa che segnalare un formidabile salto di qualità nella casistica italian dei conflitti di interessi. D'altra parte, se la proprietà di una società quotata in borsa avesse deciso di non difendersi, anzi di alimentare "il sentimento collettivo" della "gente comune", arrecando quindi irreparabili danni finanziari e sportivi agli azionisti, in un paese normale avrebbe commesso un reato finanziario...

Se volete leggere il resto, comprate il libro!!

http://www.internetbookshop.it/code/9788883359033/PASTA-MARIO-SIRONI-MARIO/JUVENTUS-PROCESSO-FARSA-INCHIESTA-VERITA-SU-CALCIOPOLI.html

martedì 8 maggio 2007

Juventus, il processo farsa


Juventus il processo farsa / Inchiesta verità su Calciopoli (Guerini e Associati, pagg. 144, 12,50 euro) di Mario Pasta e Mario Sironi.

Dal 3 maggio in edicola

Pasta, laureato in giurisprudenza, lavora per una azienda di credito. Sironi, laurea in economia, si occupa di finanza e private banking. I due autori si definiscono "non addetti ai lavori" ma semplicemente juventini. Il loro amore per la "vecchia signora" li ha spinti a scavare tra le carte del processo per capire perché la Juventus è stata retrocessa in serie B e privata di due scudetti dalla giustizia sportiva. Gli autori hanno lavorato "pressoché esclusivamente sui documenti ufficiali del processo alla Juventus" e sostengono che "la vicenda Juve passa attraverso tre momenti cruciali, dalla cultura del sospetto, al processo mediatico, al processo in aula". "Pasta e Sironi - scrivono Piero Ostellino e Christian Rocca nell'introduzione - si sono letti la sentenza sportiva che ha condannato la Juventus alla serie B e hanno scoperto che al Bar dello Sport non avrebbero saputo fare di meglio. Il risultato della loro lettura è clamoroso, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello giuridico e civile: la Juventus è stata condannata per non aver commesso il fatto, per non aver comprato né aggiustato né taroccato nessuna partita di campionato"."I giudici - scrivono ancora i due autorevoli giornalisti - hanno scritto che nel calcio italiano non c'era nessuna cupola, che il sistema Moggi era un'invenzione, che i sorteggi non erano truccati, che la balla delle ammonizioni mirate per favorire preventivamente la Juventus era, appunto, una balla. (...) Pasta e Sironi, leggendo la sentenza, hanno spiegato che l'illecito sportivo contestato alla Juventus non esisteva nei codici, ma che è stato creato ad hoc, trasformando geneticamente in illeciti sportivi tre comportamenti 'di per sé', come dice il dispositivo, non configuranti l'illecito". "La tesi colpevolista della sentenza - spiegano i due giornalisti nell'introduzione al libro - è questa: i rapporti stretti tra i dirigenti della Juventus e i designatori arbitrali hanno creato 'un'atmosfera inquinata, una insana temperie avvolgente il campionato di serie A' per cui sono state lese la terzietà, l'autonomia e l'indipendenza del settore arbitrale. (...) Il problema è che questo reato nel codice sportivo non esiste"."Nessuno conosce il contenuto, accertato in un processo che ha saltato a pie' pari il dibattimento, oltre che un grado di giudizio, e che è cominciato direttamente con la formulazione delle richieste da parte del procuratore, come neanche in Unione Sovietica". L'ultimo interrogativo venuto ai due giornalisti e agli autori del volume: perché la proprietà della Juventus non s'è difesa? "C'è il sospetto concreto che il ruolo della Juventus in Calciopoli sia stato più dalla parte delle guardie che tra i ladri, che la proprietà volesse disfarsi di due dirigenti troppo intraprendenti che lavoravano a diluire il peso specifico di parte della famiglia Agnelli".