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Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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giovedì 17 luglio 2008

Davide Giacalone intervistato dallo Ju29ro Team



(Leggi la risposta 3. E poi comprati una X3)

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Chi è Davide Giacalone

Davide Giacalone è un giornalista italiano.

Direttore de "La Ragione" e "Smoking", collabora con L'Opinione e Libero.

Dal 1979 ha collaborato con Vincenzo Muccioli insieme al quale scrive "La mia battaglia contro la droga, l'emarginazione e l'egoismo".

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana, dal 1981 al 1982 Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri, dal 1987 al 1991 consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni.

Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l'emittente radiofonica nazionale RTL 102.5, dove ogni mattina dal lunedì al sabato (ore 7.10), durante la rassegna stampa contenuta nel programma "Non stop news", commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro "Diario Civile", edito nel 2005.



L'intervista

1. Dottor Giacalone, lei figura fra i "dossierati" del caso Pirelli/Telecom . Ci può raccontare perchè e quali erano le verità scomode su cui lei indagava e che non dovevano emergere?

Stavo scrivendo un libro, “Razza Corsara”, nel quale racconto le vicende di Telecom Italia in Brasile. La strana storia di una società per acquistare la quale Telecom vuole per forza pagare di più, o di un portale nel quale s’investono centinaia di milioni e che non è mai esistito. Racconto di un loro consulente piuttosto strano, per giunta pagato in contanti, al punto che è poi stato arrestato, ma in relazione agli affari fatti con l’avversario di Telecom. Sono stati gli stessi spioni a dichiarare che quella era la ragione del loro interesse, quello il motivo per cui sono entrati nel mio computer, hanno rubato un sacco di roba ed hanno distrutto il lavoro fin lì fatto. Poi hanno provveduto a creare un dossier che mi riguarda, inserendoci anche informazioni del tutto prive di fondamento, del tipo che sono parente di un mafioso e per suo conto riciclo denaro in un parco marino. Il bello, si fa per dire, è che queste balle (le parentele non sono un'opinione!) sono finite dritte sui giornali, provenienti dalle solite soffiate mirate.

2. Il famoso "Dossier Ladroni" e l'enigmatico "Dossier Como". Moratti disse che di queste cose se ne occupava il defunto Facchetti. Certo il modo meno elegante per uscirne, ma probabilmente efficace. Lei ritiene che il fatto che Moratti (che, parole sue, si è limitato a fare le presentazioni) e Facchetti si siano rivolti a Tavaroli e Cipriani sia un ulteriore indizio che porta al coinvolgimento di Tronchetti Provera oppure no?

Non lo so, osservo che è un sintomo ulteriore dell’oblio morale nel quale scivola l’Italia.

3. Il prof. Guido Rossi è da sempre una figura vicina alla famiglia Agnelli. Ricorderà, ad esempio, la trovata del voto capitario, inserita nel Patto di sindacato di Gemina nell'85, che permise all'Avvocato di tenere le redini di tre quotidiani nazionali. Poi però, dopo la privatizzazione di Telecom, che aveva visto ancora una volta il prof. Rossi e la famiglia Agnelli vicini, qualcosa si spezza per via di una diversa concezione della governance aziendale. Rossi è costretto a dimettersi e gli succede Rossignolo. Oggi abbiamo assistito ad un percorso inverso rispetto a quanto accadde dieci anni fa. C'è un Rossi, ex consulente della famiglia Moratti, che: arriva in FIGC; consegna lo "scudetto degli onesti", che la squadra tanto cara agli amici Gianni e Umberto aveva vinto sul campo; torna in Telecom, dove viene costretto a dimettersi nuovamente, e gli succedono Pistorio prima, Galateri e Bernabè poi. Tre figure anch'esse storicamente legate agli Agnelli. Il resto è storia di quest'anno, il professore torna "a casa" prima come consulente e, notizia di qualche settimana fa, oggi è addirittura il garante della cassaforte di famiglia. E' evidente che stiamo parlando di una favola a lieto fine, ma quant'è costato questo lieto fine ai tifosi della Juventus?

I tifosi normali hanno visto retrocedere la loro squadra per ragioni che sembrano più legate a regolamenti di conti interni alle casseforti lasciate da Gianni Agnelli che ad altro. Non mi pare che lo sport c’entri molto.


giovedì 10 aprile 2008

L'endorsement del Mago. Vota Luciani













Questo è il mio endorsement.

Per saperne di più sul candidato Luciani, clicca qui e qui

mercoledì 19 dicembre 2007

INTERcettati d'Italia, fate così




Siamo tutti INTERcettati.

Oramai è chiaro.

Ma c'è un modo molto semplice per evitare le INTERcettazioni.

Scheda svizzera?

Noooooooooo

Scheda del Lichstenstein (o come cazzo si scrive, 'sto paese è peggio di Salicoso)?

Noooooooooo

Basta infilare nella conversazione alcune parole chiave.

Moratti. Mancini. Saras. Facchetti (a cui valori tutti qui ci ispiriamo).

Ed il software bloccherà immediatamente l'INTERcettazione in corso, cancellando ogni traccia.

martedì 11 dicembre 2007

Dossier Telecom / 3 - Gli sviluppi della vicenda


(Dossier del Drago di Cheb - http://www.ju29ro.com/)
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Le intuizioni e i concetti costituiscono gli elementi della nostra conoscenza, così non possono esserci concetti senza intuizioni e intuizioni senza concetti.
Immanuel Kant
Prima di continuare a illustrare la storia del caso Telecom è giusto fermarsi un attimo. Nel capitolo precedente abbiamo visto che si è verificato qualcosa di grave e irreparabile, la morte di Adamo Bove, ma è opportuno a questo punto spiegare adeguatamente le varie posizioni.
Innanzitutto è necessario dire che i familiari di Adamo Bove non credono al suicidio, sanno che Adamo soffriva di vertigini e che sospettava di essere pedinato. Bove, inoltre, aveva la certezza che qualcuno, all’interno dell’azienda, volesse scaricare su di lui le responsabilità dello spionaggio Telecom, probabilmente per “salvare” qualcuno di molto potente.
Al contrario la testimonianza della dipendente Telecom, Caterina Plateo, alle autorità giudiziarie («A un certo punto cominciai a nutrire perplessità circa le richieste del dottor Bove su elaborazioni dati, in particolare quelle che mi venivano fatte telefonicamente o su biglietti... per utenze che risultavano poi in contatto con personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport o di enti locali, quali il Banco di Roma») sembra far ricadere ogni responsabilità su Bove stesso. Interessante anche ricordare come, nella sua deposizione, la dott.sa Plateo abbia parlato dell’esistenza di una macchina per le intercettazioni vocali uguale a quelle in uso alle forze dell’ordine: l’RT6000.
Noi vi sono elementi per stabilire se Bove fosse realmente complice del network spionistico di Telecom o se fosse una persona giusta e onesta che aveva intenzione di smantellare il network stesso. Sarà compito dell’autorità giudiziaria scoprire la verità e, fino a quel momento, ci limiteremo a registrare tutte e due le tesi, senza esprimere giudizi di merito.

Fatta questa doverosa premessa possiamo continuare con il nostro racconto.
L’11 Settembre del 2006 Marco Tronchetti Provera rassegna le sue dimissioni dalla presidenza di Telecom, ma questa improvvisa svolta non viene messa in relazione allo scandalo delle intercettazioni e dei dossier illegali, quanto ad una polemica tra Tronchetti e il Governo, nella quale quest’ultimo avrebbe fatto pressioni per convincerlo a cedere il controllo della rete fissa dell’azienda alla Cassa Depositi e Prestiti (ente statale).
Tronchetti Provera, in reazione a queste presunte pressioni governative, parla al Corriere della Sera del cosiddetto “Piano Rovati” (da Angelo Rovati, “consigliere economico” del Presidente del Consiglio), una sorta di Business Plan sulla sostenibilità finanziaria della suddetta operazione. Ma, dietro questa mossa, secondo alcuni, si celerebbero motivazioni diverse.
Pochi giorni dopo (20 di Settembre del 2006), infatti, il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano emette 21 ordinanze di custodia cautelare, per associazione a delinquere finalizzata allo “spionaggio illegale” e alla corruzione. Finiscono in manette un commercialista (accusato di aver organizzato la galassia di finanziarie estere attraverso le quali gli spioni facevano perdere le tracce dei milioni di euro spesi dalla Telecom per i dossier), undici uomini di Guardia di Finanza e Carabinieri, oltre che un dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Firenze. Secondo gli inquirenti, questa organizzazione sarebbe stata capeggiata da Giuliano Tavaroli (ex capo della security Telecom e del CNAG), Pierluigi Iezzi (security della Pirelli) ed Emanuele Cipriani (Polis d’Istinto), con la presunta complicità di Marco Mancini, alto esponente del Sismi già indagato in relazione al caso “Abu Omar”.

Qualche mese dopo (*) finiscono in manette anche Fabio Ghioni, un ex giornalista di Famiglia Cristiana, Sasinini, mentre Giuliano Tavaroli, già incarcerato, viene raggiunto da un nuovo ordine di custodia cautelare.
Il primo viene accusato di essere a capo di una speciale struttura di Telecom, denominata Tiger Team, accusata di condurre attacchi informatici a siti di aziende concorrenti (Vodafone, per esempio) e di riuscire a scardinare le difese delle caselle di posta elettronica di personaggi ritenuti scomodi. Il secondo invece, avrebbe avuto il compito di redigere delle analisi su persone precedentemente dossierate dalla Polis d’Istinto di Cipriani.
Nel Novembre 2007 vengono arrestati altri componenti: Alfredo Melloni (del Tiger Team) e Roberto Preatoni.
In seguito anche Angelo Iannone, ex carabiniere e appartenente alla divisione brasiliana di Telecom, finisce nell’occhio della giustizia, aprendo un altro capitolo della vicenda: una “guerra” che vedrebbe contrapposta l’agenzia spionistica americana Kroll (assoldata dal nemico storico di Telecom, Dantes) e la Telecom per il controllo di Telecom Brasil (chi volesse approfondire i risvolti legati a questo episodio può fare riferimento agli articoli del giornalista Davide Giacalone su http://www.davidegiacalone.it/).
Ma chi erano i mandanti di questa gigantesca azione di spionaggi che, secondo la stampa, supererebbe per gravità persino i dossier illegali dell’epoca del Sifar del Gen.De Lorenzo?
Noi non ci azzardiamo a dare giudizi, che potrebbero essere smentiti, essendo l’inchiesta della Non essendoci giudizi certi e definitivi ci limitiamo a menzionare quanto scritto in un’Ordinanza dal Giudice delle Indagini Preliminari, Giuseppe Gennari: «Siamo di fronte a una parte di attività che nulla ha a che fare con gli scopi aziendali e quindi con gli interessi dei soci ai quali è necessario guardare per verificare se il denaro della società venga impiegato da chi ne ha la disponibilità in conformità alle ragioni per le quali il potere stesso e' attribuito». Secondo il Gip, quindi, l’opera di spionaggio avrebbe avuto interessi in gran parte slegati da logiche di tipo concorrenziali/aziendali, trovando invece motivazione negli interessi di singole persone che, essendo a capo della società, avrebbero fatto uso di queste facoltà per scopi privati.
Più avanti, nell’Ordinanza, si legge che «quando si parla di appropriazione indebita la persona offesa è il soggetto giuridico società dietro cui si collocano i soci azionisti che della società sono proprietari e non certo l'amministratore della società e il vertice». In questa ottica, andrebbero nettamente separate le posizioni dell’azienda in quanto tale da quelle dei suoi amministratori: in sostanza, l’azienda (e i suoi azionisti, che non hanno voce in capitolo nella gestione) potrebbe essere considerata vittima del reato di appropriazione indebita, dunque della distrazione di fondi, utilizzati non per fini “istituzionali” ma per perseguire obiettivi addirittura illeciti, dei quali gli autori sarebbero stati pienamente consapevoli.
Gennari chiude accennando ad una pen drive in possesso di Tavaroli, sulla quale sarebbero state memorizzate una serie di comunicazioni intercorse tra funzionari dell’Antitrust, che testimonierebbero lo spionaggio dell’Ente da parte della rete spionistica Telecom. Questo fatto manifesterebbe «l'eccezionale gravita' del comportamento della Security di Telecom, la quale era in grado di mettere nelle mani dell'azienda (perché è ovvio che le notizie prelevate non fossero appunto di utilizzo da parte della Security) elementi di conoscenza potenzialmente in grado di interferire, gravemente e illecitamente, nell'operato di un soggetto istituzionale che dovrebbe essere massima espressione di autonomia come il Garante per il Mercato e la Concorrenza».
Fabio Ghioni, in una recente intervista, ha dichiarato che i vertici aziendali erano, perfettamente al corrente delle azioni illecite commesse in Brasile nell’ambito della “guerra” per il controllo di Telecom Brasil: «Inizialmente sulla vicenda sudamericana la security venne coinvolta solo marginalmente. Le strutture più impegnate erano l’ufficio affari legali internazionali, il top management della Telecom Italia Latino-America, dalla presidenza in giù, il general counsel, l’ufficio legale. Senza dimenticare i vari centri di costo. La security è entrata in gioco successivamente, quando ci è stato richiesto di trovare le prove dell’attività di spionaggio della Kroll e di rispondere. Tavaroli ha capito che era una grande occasione per tutti noi». Insomma, non solo i vertici telecom conoscevano il comportamento della security ma lo incentivavano.

Continua ....

Nota (*):

19 gennaio 2007 alle 16:16 — Fonte: repubblica.it. Caso Telecom, altri quattro arresti. Attaccarono il computer di Colao - Oltre a Tavaroli, in manette o arresti domiciliari Fabio Ghioni e Rocco Lucia, dipendenti del gruppo, e l’ex giornalista di Famiglia Cristiana Guglielmo Sasinini. Accusati di aver tentato di introdursi nel pc dell’amministratore delegato Rcs e in quello di Massimo Mucchetti, giornalista del Corriere della Sera.

23 marzo 2007 alle 10:40 — Fonte: repubblica.it. Dossier illegali Telecom, nuovi arresti - Tredici ordinanze di custodia cautelare notificate a uomini delle forze dell’ordine ed ex manager. Avrebbero ricevuto denaro per raccogliere informazioni riservate raccolte in 30 archivi. Nei guai Tavaroli, Ghioni, Iezzi e l’ex giornalista di Famiglia Cristiana, Sasinini”.

Indice articoli precedenti:

lunedì 10 dicembre 2007

Dossier Telecom /2 - La ragnatela che tutto avvolge


(Dossier del Drago di Cheb - http://www.ju29ro.com/)

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Non è necessario credere in una fonte soprannaturale del male; gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità (Joseph Conrad).
Il clamore dello scandalo “Laziogate” fa passare sotto silenzio un altro rivolo dell’inchiesta sul caso “Telecom”, che risulta invece importantissimo per comprendere pienamente il “garbuglio”.

Laura Danani, ex legale rappresentante della Tom Ponzi Investigazioni e titolare di una piccola agenzia investigativa, viene arrestata con l'accusa di “spionaggio telefonico”. La donna viene addirittura intercettata dai Carabinieri mentre detta ad un suo collaboratore un vero e proprio tariffario legato alle differenti compagnie.Ma la novità sta da un'altra parte: la Danani è sotto inchiesta, insieme a Emanuele Cipriani (Polis d’Istinto), per un'altra falsa verifica fiscale messa in atto dai soliti due marescialli della GdF (di cui già abbiamo dato conto nella prima parte di questa ricostruzione): questa volta a finire nel mirino una società di consulenza pubblicitaria di Milano.

Nell’ambito di questa indagine, durante una perquisizione negli uffici di Cipriani, i Carabinieri scoprono un DVD, il cui contenuto era criptato e protetto da una serie incredibile di password, nel quale sono memorizzati migliaia di dossier su uomini appartenenti al gotha economico, finanziario, politico e, addirittura, sportivo. La prova, in pratica, che molti degli uomini di potere italiani venivano dossierati.Dai giornali si apprende dell'esistenza di dossier su Corrado Passera (Banca Intesa), Cesare Geronzi (Capitalia e, ora, Mediobanca) e le sue figlie (una giornalista Mediaset, l’altra dirigente Figc), Franco Carraro (Presidente Figc e Medio Credito Centrale), Lorenzo Cesa (segretario UDC), Aldo Brancher (personaggio di spicco del partito “Forza Italia”), Roberto Calderoli (Lega Nord), Vincenzo Pozzi (Presidente ANAS).

Oltre agli uomini di potere (l'elenco di cui sopra è parziale), gli spioni hanno esteso il “dossieraggio” anche a "voci" ritenute scomode, quali quelle del comico Beppe Grillo e dei giornalisti Marco Travaglio e Davide Giacalone. Ma la cosa forse più strabiliante è il ritrovamento di fascicoli riguardanti calciatori (Bobo Vieri, Adrian Mutu e Vladimir Jugovic), arbitri (Massimo De Santis) e dirigenti, sempre del mondo del calcio, quali Luciano Moggi e il ds del Messina, Mariano Fabiani.
Lo spionaggio giunge al parossismo quando a finire sotto "osservazione" è un semplice pensionato, il quale aveva minacciato di manifestare il suo malumore all'assemblea degli azionisti Telecom, dopo i ripetuti capricci della sua linea ADSL che, nonostante le ripetute richieste, non era mai stata riparata.

Ormai lo scandalo è di proporzioni enormi. Ed il gioco, infatti, diventa mortale.Ai primi di giugno, Telecom compie un’ispezione interna (internal audit) la quale appura che i sistemi per acquisire legalmente i tabulati telefonici garantiscono anche l'anonimità degli accessi. All’interno di Telecom, insomma, c’era chi poteva spiare i numeri chiamati dai clienti senza lasciare traccia. L’audit è firmato dal responsabile del controllo interno, Fabio Ghioni. Ghioni era il vice della security, quindi, vice di Tavaroli prima e di Bracco poi. Ghioni, successivamente, finirà in carcere con l’accusa di aver capeggiato il cosiddetto “Tiger Team”, dedito a spionaggio e controspionaggio (il tiger team è un gruppo di specialisti della security. A differenza degli altri "addetti alla sicurezza", il tiger team è quello che può accedere a tutte le aree dell'azienda, in tutte le sedi e a tutti i sistemi).

Successivamente si apprende che la procedura che permette di introdursi indisturbati nella banca dati del traffico telefonico ha due nomi: Circe e Radar, il primo dedicato alla magistratura e il secondo all'antifrode. Sistemi particolari poiché consentivano l'accesso incontrollato a dati riservati. Nomi che vengono accompagnati anche da quelli di altri sofisticati cervelloni in grado di svolgere lo stesso lavoro, quali il famoso S2OC.La Telecom stessa a questo punto sporge regolare denuncia, senza tuttavia fornire indicazioni su chi abbia potuto farne utilizzo.Di questa denuncia rende conto il settimanale “L’Espresso” che indica in Adamo Bove (capo sicurezza TIM) la persona che ha deciso di fare piena luce sulla vicenda vuotando il sacco di fronte ai Magistrati.

Ma chi era Adamo Bove? Difficile rispondere a questa domanda, di sicuro si può dire che era un ex dirigente della DIGOS che, nel 1998, aveva deciso di mettere la propria esperienza a disposizione di aziende private.Per comprendere a fondo il rischioso lavoro che questa persona svolgeva è illuminante un episodio: Bove (che gestiva il contratto coperto da segreto di Stato sui cellulari Telecom del Sismi) nell'aprile 2006, dietro regolare richiesta della Magistratura, fornisce alla Digos di Milano i numeri telefonici riservati di Mancini e degli altri funzionari del servizio, indagati per il caso del sequestro Abu Omar (gli sviluppi di questa inchiesta condurranno Mancini in carcere).Ormai, la partita è pericolosissima e Bove viene indicato come il responsabile dello spionaggio. Notizia poi ripresa da alcuni quotidiani come Il Sole24Ore che, il 10 giugno, parla di Bove come del Dominus della rete spionistica.

A detta di familiari e amici, da quel momento, Bove si sarebbe sentito vittima di un raggiro nel quale avrebbe dovuto fungere da “agnello sacrificale” per la salvaguardia di qualcuno più potente di lui.Il 21 luglio 2006 Adamo Bove muore, precipitando da un viadotto della tangenziale di Napoli.


(continua…)



Indice articoli:
Dossier Telecom/1 - Le intercettazioni illegali
Dossier Telecom/2: la ragnatela che tutto avvolge

martedì 4 dicembre 2007

Cosa aspetti? Passa a TIM


TIM, LO SCUDETTO CON I PUNTI DEGLI ALTRI!

giovedì 29 novembre 2007

Manette agli INTERcettatori?


(Buona lettura)
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MILANO (MF-DJ)--"Furono i vertici della Telecom Italia a decidere le nostre intrusioni informatiche".

La afferma a Panorama, in edicola domani, Fabio Ghioni, capo della sicurezza durante la vecchia gestione della societa' telefonica, accusato di intrusione informatica e associazione per delinquere nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali.
Ghioni racconta la guerra senza esclusione di colpi per il controllo di Brasil Telecom: "Ci e' stato richiesto di trovare le prove dell'attivita' di spionaggio dell'agenzia investigativa Kroll e di rispondere". Per l'ex capo della sicurezza Telecom i vertici aziendali erano informati in tempo reale della controffensiva: "Erano loro a fornirci elementi e parole chiave per analizzare quello che avevamo sottratto dai computer della Kroll. Molti di quelli che, in quei mesi, lavorarono a gomito a gomito con noi sono ancora ai loro posti, mentre io, Giuliano Tavaroli e altri siamo finiti in carcere".
Ghioni parla anche di tangenti: "Mi e' stato riferito di valigie piene di soldi che partivano dall'Italia per il Sud America. Ai Pm ho raccontato un episodio specifico. Ma non ho parlato solo di quello. Mi risulta che fosse coinvolto in queste attivita' anche un ex parlamentare italiano". Red/mur


Dow Jones Newswires
November 29, 2007 11:53 ET (16:53 GMT)

http://www.borsaitaliana.it/bitApp/news.bit?target=NewsViewer&id=385327&lang=it

mercoledì 14 novembre 2007

Dossier Telecom / 1 - Le intercettazioni illegali


(Nella foto, il best seller del quartiere Bicocca e dintorni)
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(Dossier del Drago di Cheb - www.ju29ro.com/)
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Avvertenza per i lettori: questa ricostruzione dello scandalo Telecom-Spy è da considerare come un semplice riassunto di quanto apparso sugli organi di stampa. Non siamo giornalisti e non abbiamo informazioni privilegiate, quanto da noi scritto è facilmente reperibile leggendo i numeri arretrati de Il Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica, L’Espresso, Panorama e di tutti gli altri giornali e settimanali italiani.

La ricostruzione completa conterà di 4 o 5 articoli, che appariranno periodicamente sul sito, con questi titoli:

1) Telecom-spy: la genesi;

2) Telecom-spy: l’evoluzione;

3) Telecom-spy: la situazione attuale dell’inchiesta;

4) Telecom-spy: Le connessioni con il mondo del calcio;

5) Telecom-spy: Gli scandali “telefonici” degli ultimi anni e gli inquietanti interrogativi ad essi collegati


TELECOM-SPY

1° parte: la genesi dell’inchiesta che rischia di sconvolgere l’Italia


"L'Italia - e non solo l'Italia del Palazzo e del potere - è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue "contaminazioni" tra Molière e il Grand Guignol"

Pier Paolo Pasolini, “Lettere Luterane”


Il caso Telecom-spy nasce da una piccola inchiesta, un’indagine riguardante alcune gare d’appalto indette dal Comune di Milano per la “vigilanza privata” dei parchi pubblici.

Una classica storia all'italiana a base di malvessazione e corruttela, ma che nasconde inaspettatamente un inquietante risvolto: il 16 novembre 2003, durante una perquisizione, i Carabinieri scoprono con stupore che il presidente della società vincitrice dell'appalto aveva avuto modo di conoscere in presa diretta le mosse della Procura che, in quel momento, ne stava indagando le mosse.

Era spuntato il germe del dubbio, il sospetto che la Procura della Repubblica di Milano venisse segretamente spiata.

Qualche mese più tardi, il 31 Marzo del 2004, il Presidente di questa società viene arrestato insieme alle sue due insospettabili “talpe”, una cancelliera dell’ufficio dei Gip e (addirittura) un giudice onorario. Al processo le “talpe” si arrendono subito e patteggiano la pena, ma la loro condotta processuale si dimostra quanto mai preziosa per la Procura milanese perché consente ai Magistrati di non svelare tutte le prove che saranno successivamente usate per assestare il primo vero colpo decisivo all’inchiesta.

Il 13 maggio 2004, otto arresti scuotono l’intero gruppo Ivri (Istituti vigilanza Riuniti d’Italia), allora numero uno in Italia nel business della sicurezza privata. Anche in questo caso l’accusa, in sostanza, è quella di corruzione nell’ambito di appalti per la vigilanza. Ma vi è una circostanza che sconvolge i Magistrati: le intercettazioni disposte per far luce sul caso dimostrano come gli indagati fossero assolutamente convinti di poter controllare le mosse della Procura. La storia si ripete e i Magistrati acquisiscono la certezza dell’esistenza di una nuova talpa (ancora oggi non individuata) al Palazzo di Giustizia di Milano.


L’inchiesta a questo punto sembra improvvisamente rallentare (sarà una costante del modo di operare dei giudici di Milano) ma clamorosi colpi di scena sono alle porte.

Il 4 Maggio del 2005 entra infatti in scena il “re delle intercettazioni” Giuliano Tavaroli, ex Carabiniere e capo della security di Telecom Italia. Insieme a lui viene coinvolto anche il suo amico Emanuele Cipriani, massone dichiarato e imprenditore nel settore delle investigazioni private e della security aziendale. Le indagini si infittiscono e vengono perquisiti gli uffici e le abitazioni private dei due, con l’accusa di Associazione a delinquere finalizzata alla violazione del segreto istruttorio.

L’inchiesta, che inizialmente sembrava un affare di secondo piano, comincia ad assumere scottanti ed imprevisti risvolti. Questo soprattutto grazie alla figura di Tavaroli, elemento cardine nell’universo Telecom, ma non solo. L’ex Brigadiere dell’antiterrorismo di Milano, infatti, oltre a dirigere la security di Telecom Italia, ricopre un altro, importantissimo, ruolo: responsabile del Centro Nazionale Autorità Giudiziaria (CNAG), ovvero dell’ente che gestisce tutte le intercettazioni richieste dalla Magistratura. A questo proposito, è assai importante ricordare che fu proprio il Tavaroli a spingere affinché questo delicatissimo incarico gli fosse affidato in prima persona, togliendolo dalla competenza dell’ufficio Legale Telecom di Roma.

Sui fatti, le circostanze e le fonti di prova che hanno portato alla formulazione della grave accusa summenzionata i Magistrati cercano di mantenere il più stretto riserbo ma alcuni giornalisti riescono però a comprendere che, alla base di tutto, c’è qualcosa di molto grosso: una vera e propria centrale di ascolto non autorizzata in grado, quantomeno, di lanciare un allarme “intercettazioni” nel momento in cui l’autorità giudiziaria avesse disposto questo tipo di provvedimento nei confronti di indagati eccellenti. Una sorta di “airbag” a protezione di personaggi di spicco della classe dirigente.

Lo stesso Tavaroli in un'intervista rilasciata a La Stampa di Torino spiega così l’inchiesta della magistratura milanese: «Tutto nasce da un indagine sull’Ivri, un istituto di vigilanza privata. Durante una telefonata intercettata tra un certo Di Ganci, titolare della Sipro (un'altra società di vigilanza privata, ndr), e un suo interlocutore, viene fuori il mio nome, indicato come quello che poteva avvisarli di indagini in corso».

Intanto la Telecom Italia di Marco Tronchetti Provera, alla notizia dell’indagine nei confronti di un suo manager a capo di uno dei settori nevralgici della società, reagisce alquanto ambiguamente: Tavaroli viene rimosso dall’incarico nell’azienda telefonica (con la quale continuerà comunque a svolgere attività di consulenza esterna) ma ne ottiene un altro, sempre internamente al perimetro del gruppo tronchettiano: responsabile della Pirelli in Romania.

Il secondo perno sul quale si volge l’attenzione della Procura milanese è Emanuele Cipriani, proprietario della società investigativa Polis d’Istinto. Il suo coinvolgimento nel caso dipende da due circostanze che hanno dell’incredibile.

Nel settembre del 2004 un grosso rivenditore di pneumatici di Viterbo riceve la “visita” di due finanzieri, che ne rovistano gli uffici e ne controllano i registri contabili. I modi evidentemente inconsueti dell’ispezione suscitano il sospetto del titolare che si mette direttamente in contatto con la Guardia di Finanza, la quale nega l’esistenza di accertamenti sull’azienda. Il successivo e tempestivo intervento della Polizia riesce a bloccare i due finanzieri fasulli che, si scoprirà poi, altro non erano che “incaricati” della Polis d’Istinto, giunti sul luogo per controllare il rivenditore per conto della Pirelli.

Qualche tempo dopo, il pm meneghino Fabio Napoleone ottiene in incarico un’inchiesta giacente da tempo in Procura, riguardante una denuncia sporta da un ex dirigente della Coca-Cola, convinto di essere stato pedinato ed intercettato. La conferma ai suoi sospetti giunge allorché gli viene recapitato un plico con all’interno un Cd-Rom contenente la registrazione (illegale) di molte sue telefonate. Un fatto che si rivelerà cruciale nello svolgimento della vicenda e che sconfessa la strana presa di posizione dell’avvocato Guido Rossi che, dopo aver preso il posto di Tronchetti Provera alla presidenza Telecom (settembre 2006) si affannò a diffidare gli organi di stampa dall’accomunare la vicenda Telecom all’esistenza di intercettazioni abusive (secondo Rossi si sarebbe invece trattato “solo” di un traffico illecito di tabulati).

Nel Marzo del 2006, un altro salto di qualità, con l’entrata in scena della politica: da Milano partono 16 ordini di arresto con l’accusa di corruzione di pubblici ufficiali e spionaggio. Tra i fermati figurano anche due “spioni” di società private romane, incriminati per aver tenuto sotto controllo ben 140 utenze telefoniche private e, soprattutto, per aver l’aver disposto uno spionaggio politico ai danni di Piero Marrazzo (candidato per il Centrosinistra) e di Alessandra Mussolini (candidata per Alternativa Sociale). Per Marrazzo i due avrebbero anche tentato di montare uno scandalo a sfondo sessuale (con tanto di reclutamento di un transessuale). Un intrigo che, per l’accusa, sarebbe servito per favorire il candidato del Centrodestra, Francesco Storace, per le imminenti elezioni della Regione Lazio (questo troncone dell’inchiesta, per competenza territoriale, è stato affidato alla Procura di Roma).


(continua...)

domenica 11 novembre 2007

Bufale. Patacche. Tarocchi

Le ultime notizie dalle procure e dai tribunali sono le seguenti: gli indossatori di scudetti altrui sono in un elenco ufficiale di società che avrebbero chiesto alla sicurezza Telecom di spiare propri tesserati, arbitri, dirigenti federali e di altre squadre. Indossatori e Telecom, in tribunale, giocano a rimpiattino (avete spiato voi, sì ma ce l'avete chiesto voi) nella vicenda Vieri. Mentre pare che Tavaroli, cioè il capo della sicurezza Telecom, avesse "protetto" Luca Cordero di Montezemolo da attacchi non meglio specificati di cordate industriali concorrenti. Ecco, in pochi atti giudiziari, spiegata la bufala di calciopoli.

venerdì 9 novembre 2007

E se s'incazza Alierta...

Gli spioni informatici di Pirelli-Telecom sono riusciti a violare anche i computer di Telefonica, il colosso spagnolo delle telecomunicazioni, e delle principali società di telefonia e Internet, come Telmex e la brasiliana Embratel, controllate dal magnate messicano Carlos Slim, considerato l'uomo più ricco del mondo.
È una scoperta giudiziaria di forte impatto economico. Proprio Telefonica, infatti, è il primo socio della cordata di azionisti, riuniti nella Telco con Mediobanca, Intesa, Generali e Benetton, che ha appena perfezionato l'acquisto del pacchetto di controllo di Telecom Italia. Marco Tronchetti Provera ha chiuso l'affare con Telefonica, primo azionista di Telco con il 42,3 per cento, dopo una delicatissima trattativa che aveva portato il manager della Pirelli a un passo dall'accordo con il concorrente messicano.
Questa e altre sorprese sono documentate negli atti che accompagnano l'ordinanza d'arresto eseguita lunedì 5 novembre contro tre presunti responsabili degli attacchi informatici che, tra il 2004 e il 2005, consentirono alla divisione sicurezza del gruppo italiano di stravincere la 'guerra di spie' contro la Kroll, la più grande agenzia investigativa del mondo, che lavorava per i soci-rivali di Telecom in Brasile. Ai magistrati interessano i segreti tuttora custoditi dai tre arrestati: Roberto Rangoni Preatoni, figlio del finanziere creatore di Sharm el-Sheik; Alfredo Melloni, cervello tecnico del Tiger team, cioè della squadra di hacker di Telecom; Angelo Jannone, ex tenente colonnello dei carabinieri, diventato capo della security del gruppo italiano in Brasile, l'unico che ha ottenuto i domiciliari.

L'inchiesta Telecom inguaia gli "onesti": si salvi chi può...


Luciano Moggi - Libero, 9 novembre 2007


Adesso aspetto i "perbenisti" che non ci credevano o non volevanocrederci. L'Inter è sospettata di far parte delle "aziende spione"dell'inchiesta Telecom. Lo dice il Gip Giuseppe Gennari che ha iscritto il club di Moratti (vedi Panorama in edicola) in un elenco che comprende diverse altre aziende. La vicenda è quella arci-nota dei dossier illegali, costruiti dalla "sicurezza" del gruppo Telecom, scoperchiata dalle rivelazioni sul ruolo di Giuliano Tavaroli, di Emanuele Cipriani, dell'agenzia di quest'ultimo ("Polis d'Istinto"), vicenda che ha sconvolto il mondo delle telecomunicazioni, mettendo allo scoperto un vasto spionaggio industriale basato su intercettazioni, spiate, pedinamenti e quant'altro e che ha portato nei giorni scorsi ad altri tre arresti, segno che il pozzo è ancora molto profondo.

In questoquadro il Gip ha iscritto il nome dell'Inter, attribuendole verosimilmente sospetti sulle spiate e i pedinamenti ordinati per Vieri, Mutu, per l'ex arbitro De Santis, per la Figc, per il sottoscritto, per la Juve, ed altri. E' un sospetto che naturalmente dovrà essere comprovato e non sarò certo io, vittima di un becero processo mediatico, a disattendere la conclusione dell'inchiesta. Mi chiedo, però, se si possa parlare di sospetto quando, ad esempio, le spiate per Vieri sono acclarate e l'Inter e la Telecom se le stanno dando di santa ragione per capire a chi toccherà fronteggiare le salate richieste di risarcimento fatte dal calciatore: all'esecutore o molto più opportunamente al mandante?

Sembra passato molto tempo da quando le due aziende erano piùo meno "sorelle": ai vertici dell'Inter si incontravano gli stessi vertici della Telecom (Tronchetti Provera, Buora, per non parlare di Guido Rossi).

Il ritorno del Re




(Dr. Zoidberg per www.ju29ro.com)
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Dopo il grande successo dei primi avvincenti capitoli (La Compagnia del Tranello con i premi Oscar Massimo Moratti, Marco Tronchetti Provera, Carlo Buora e Guido Rossi e Le due Torri con gli irresistibili Giuliano Tavaroli ed Emanuele Cipriani) si conclude finalmente l'incredibile trilogia farce-fantasy che ha tenuto gli italiani con il fiato sospeso per due lunghi anni.


A partire da domani il multisala di via Durini propone in esclusiva l'attesissimo capitolo conclusivo della saga, Il ritorno del Re, che svela tutti i misteri e risponde a tutte le domande lasciate maliziosamente in sospeso.


Ecco una succosa anticipazione da ANSA.it di ieri, giovedì 8 novembre 2007: (attenzione spoiler! di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera)


Durante la ’campagna elettorale’ per la presidenza di Confindustria ’la vecchia security Telecom guidata da Giuliano Tavaroli si preoccupo’ di proteggere il candidato favorito, Luca Cordero di Montezemolo, da eventuali attacchi di un gruppo di industriali contrari alla sua elezione’. Lo scrive Panorama in edicola domani. Nello stesso articolo Panorama si occupa della vicenda che ha portato la security della Telecom vecchia gestione ad impossessarsi, tra il 2004 ed il 2005, del database della piu’ grande agenzia investigativa del mondo’, e cioe’ l’ archivio Kroll.


Cosa aspettate allora? Armatevi di pop-corn e... Buona Visione!


(prima dell'ingresso in sala Vi preghiamo cortesemente di spegnere i telefoni cellulari)

mercoledì 7 novembre 2007

Quando quando quando?

di Davide Giacalone
Quando le raccontavamo noi, le avventure brasiliane di Telecom Italia, sembrava che la cosa non dovesse interessare a nessuno, con la grande stampa pronta a non prestare orecchio od a porgere la pagina al più ricco investitore pubblicitario. Ora le stesse cose emergono dall’inchiesta giudiziaria, pezzo dopo pezzo, ed a me sembra che lo scandalo più evidente è il menefreghismo di allora, l’inesistenza di validi controlli sulle società quotate in Borsa.
Prendiamo il caso di Naji Nahas. Documentammo, carte alla mano, che questo finanziere, brasiliano d’origine libanese, agiva quale uomo di fiducia di Marco Tronchetti Provera, e raccontammo che mentre il suo dante causa lo indicava come interlocutore affidabile ed accreditato l’ufficio legale di Telecom ne negava anche solo l’esistenza. Il che non era da annettersi ad un difetto di comunicazione interna, ed era rilevante in quanto Nahas era pagato con soldi della Telecom. Tutta roba scritta nel 2003. Ora sappiamo che anche il capo della sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli, lo considera uno spregiudicato, ma che Tronchetti e Buora vollero utilizzarlo perché “per trattare con un bandito, ci vuole un bandito”.
L’altro bandito era Daniel Dantas, capo del fondo Opportunity, il quale, se lo riterrà, potrà querelarli, ma la cosa qui interessante è un’altra: i soldi della Telecom s’indirizzavano verso quello che i dirigenti di quella società consideravano un bandito. E c’è di più: siccome, come raccontammo, il buon Nahas era pagato in contanti, per decine di milioni di dollari, il che non s’è mai visto nel mondo civile e non banditesco, un dirigente Telecom operante in Brasile, Bonera, ne dedusse che con quei soldi si pagavano delle tangenti.
Su tutto questo che, ripeto, è stato scritto anni fa, nessuna autorità di controllo mosse un dito, sebbene, all’evidenza, le ricadute sull’attendibilità del bilancio di Telecom non erano trascurabili.
S’è mossa la magistratura penale, con i suoi tempi non proprio fulminanti. S’è scoperto un giro di spioni che si sarebbero dedicati anche a me, con indagini economiche e personali. Saranno rimasti nauseati dalla monotonia, al punto che giunsero ad inventarsi parentele mafiose inesistenti, nell’intento generoso di movimentarmi l’esistenza. Sul punto ho solo da dire che ho presentato denuncia e difendo la presunzione d’innocenza. Quindi staremo a vedere.
Quel che, invece, è chiaro come la luce del sole è che i tigrotti spioni non agivano per proprio conto, ma su mandato di chi li aveva scelti: Tronchetti Provera e Buora. Il primo ha avuto modo d’intascare i soldi ed il secondo è ancora al suo posto. E’ bislacca assai l’idea che gli uomini della sicurezza e gli spioni agissero mentre gli altri restavano all’oscuro di tutto. Ma se erano informati erano e sono anche responsabili. Quanti ettolitri di veleno devono ancora scorrere prima che si giunga a prendere atto dell’evidenza?

lunedì 5 novembre 2007

Quelle verità su Telecom che LIBERO aveva scritto


di Davide Giacalone

Libero - 4 novembre 2007



Con una tempistica inquietante, il malaffare di Telecom Italia s'avvicina lentamente a quello che descrivemmo. Attenti, adesso, a quel che succede. Il protagonista è sempre Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza, uomo di fiducia di Marco Tronchetti Provera, solo che questa volta è lui a prendere l'iniziativa. Dovrà difendersi da accuse penali, e per quelle l'unica sede è il tribunale. Qui mi limito a ripetere che la presunzione d'innocenza non ammette eccezioni. Tavaroli precisa: non ho mai agito per mio tornaconto, ho sempre lavorato per l'azienda, ho sempre avuto un capo, «ogni pratica aveva un committente interno. Non c'è pratica che non venisse data integralmente a chi la richiedeva». È quello che abbiamo scritto, immaginandolo fin dal primo giorno.

Inizia il chiarimento anche sulle faccende brasiliane: Telecom pagò delle tangenti, Tavaroli conferma. Il contratto di consulenza con Naji Nahas, libanese che lavora in Brasile, in contatto costante con Tronchetti Provera, «serviva a giustificare il primo pagamento e quelli successivi». Lo dice Marco Bonera, responsabile sicurezza di Telecom in Brasile. Noi raccontammo sia la singolare figura di Nahas, sia gli anomali spostamenti di pacchi di denaro contante. È tutto ne "Il grande intrigo", pubblicato da Libero. Dunque: a) Tavaroli agiva su ordinazione, riferendo tutto; b) con soldi aziendali, irregolarmente distratti, si pagavano tangenti all'estero; c) anche in questo caso eseguendo ordini aziendali. Chi governava l'azienda? Risposta: Tronchetti Provera e Carlo Buora.

La società è quotata, ma nessuna autorità di garanzia ha mai chiesto spiegazioni sulle cose che scrivemmo. È arrivata la magistratura penale, ma la lentezza congenita s'è accompagnata ai lunghi mesi assorbiti dal passaggio di proprietà, il tutto a dirigenza immutata.

La struttura di vertice è ancora la stessa che governava il settore sicurezza ed operava in Brasile. Considerato che da lì è passato anche l'avvocato Rossi, sarà il caso di misurare l'opacità del nostro mercato e l'inesistenza di controlli, anche semplicemente contabili. Tavaroli lamenta d'essere stato definito "mascal zone", il che gli ricorda il "mariuolo" rivolto a Chiesa. Craxi la pagò cara. Tronchetti Provera ha incassato. Da non dimenticare, quando si parla di "poteri".



www.davidegiacalone.it

Caso Vieri. Volano gli stracci tra Onesti e Telecom


E adesso Telecom e Inter si accapigliano a causa di Christian Vieri.
Normale, in fondo: ballano 25 milioni di euro e lo scontro diventa inevitabile.
Com´è noto il calciatore, assistito dall´avvocato Danilo Buongiorno, dopo aver scoperto di avere avuto il telefono sotto controllo e di essere stato pedinato da uomini Telecom (la Polis d´Istinto di Cipriani) su mandato dell´Inter, ha citato in giudizio il suo vecchio club (richiesta di risarcimento: 13 milioni) e la stessa Telecom (chiesti 12 milioni) per "danni morali, esistenziali, di immagine, patrimoniali e biologici".
Le due cause sono state accorpate dal giudice.
Telecom di recente ha sostenuto che non è tenuta a pagare nulla: la responsabilità è dell´Inter, sostengono i legali dell´azienda, perché è stato il club a chiedere i tabulati telefonici di Vieri, dando mandato a Telecom di produrli. A testimonianza Telecom ha presentato anche le fatture di pagamento da parte dell´Inter.
Ma il club ha eccepito, facendo presente che Telecom ha effettuato i controlli ed è quindi tenuta a pagare lei stessa il risarcimento. Quanto alla richiesta di 13 milioni, l´Inter nei mesi scorsi ha sostenuto che è eccessiva perché Vieri ormai è un calciatore a fine carriera, di scarsa importanza, e in tal senso è stato presentato come prova il suo contratto con l´Atalanta, al minimo sindacale, da 1500 euro al mese. Ma le cose stanno cambiando: Vieri è tornato a segnare, le sue prestazioni con la Fiorentina, da cui ha avuto un contratto vero, sono ottime e dunque la linea difensiva interista vacilla.
Intanto il legale di Vieri sta cercando di far riaprire anche il procedimento presso la giustizia sportiva, già archiviato. E oltre alla causa civile in corso contro Telecom e Inter, pare si stia preparando anche una causa penale. Vieri vuole andare fino in fondo.
Alcune considerazioni:
1. Telecom cerca di tirarsi fuori con una linea processuale difficile (ma è l'unica percorribile per la società). Molla i suoi amministratori, che erano anche amministratori dell'inter, per sostenere che hanno agito abusivamente e in conflitto di interessi, facendo gli interessi (ed agendo al servizio) dell'Inter ed agendo al servizio di questa. Per tutti i casi analoghi di calciopoli indicheranno l'Inter come mandante delle condotte illecite di Telecom (by Clodoveo su j1897.com);
2. immagino poi che Telefonica non veda l'ora di togliersi Buora dagli zibibbi. E la strategia processuale sul caso Vieri potrebbe consentire di cogliere due piccioni con una fava...