giovedì 15 gennaio 2009
O che bel castello marcondirondirondello
O che bel castello marcondirondirondello
o che bel castello marcondirondirondà.
Abbiam tolto una pietra marcondirondirondello
abbiam tolto una pietra marcondirondirondà.
Toglieremo altre pietre marcondirondirondello
toglieremo altre pietre marcondirondirondà.
Crollerà poi tutto marcondirondirondello
crollerà poi tutto marcondirondirondà.
Poi lo bruceremo marcondirondirondello
poi lo bruceremo marcondirondirondà.
Torneran gli scudi marcondirondirondello
torneran gli scudi marcondirondirondà.
Canteremo in Via Bigli marcondirondirondello
canteremo in Via Bigli marcondirondirondà.
Caccerem l'erede marcondirondirondello
caccerem l'erede marcondirondirondà.
Calcinculo al tennista marcondirondirondello
calcinculo al tennista marcondirondirondà.
Se ne van Giò&Van marcondirondirondello
se ne van Giò&Van marcondirondirondà.
TORNERA' LA JUVE MARCONDIRONDIRONDELLO
TORNERA' LA JUVE MARCONDIRONDIRONDA'.
martedì 13 gennaio 2009
Violenza privata ad Appiano Onesto

Mario Balotelli non è stato convocato per la partita di oggi di Coppa Facchetti (Inter Brand vs Genoa).
The Special One ha dichiarato che Balotelli non giocherà fino al giorno di chiusura del mercato. «Niente è cambiato - ha spiegato il tecnico portoghese - non il modo di lavorare di Balotelli, non il suo atteggiamento. Suo fratello ha reso semmai più chiaro che Mario vuole andare in prestito, aspetterò fino a quando chiuderà il mercato e allora capirà che deve rimanere. Forse allora cambierà atteggiamento e tornerà in squadra».
E non è violenza privata questa?
Con l'aggiunta di una venatura razzista?
Palamara, sveglia. Tocca a te.
C'è del lavoro da sbrigare ad Appiano Onesto.
La lunga marcia del 28 e del 29

Ne parliamo dall'estate del 2006.
E continueremo a farlo.
Non fosse altro che per ribattere a coloro che prima hanno operato in un certo modo, poi hanno taciuto per diverso tempo ed infine hanno iniziato a straparlare.
Costoro abitano, operano, parlano e defecano in Fermo Ferraris, anche se sono manovrati da certa gente che abita, opera, parla (poco, ma a volte parla) e defeca a pochi isolati di distanza.
Nell'estate del 2006, grazie all'operato di costoro, gli scudetti 2004 e 2005 (il 28 ed il 29) hanno fatto una brutta fine, scaricati come due pallini di merda (avete presente quando viene la "pupu" a pallini modello capretta?) dal deretano gemellar-presidenziale (non è ancora chiaro se i gemelli siano un animale a due teste ma monoculo oppure se siano gemellari anche nelle parti basse; comunque, poco importa; in un caso, un culo è sufficiente a sparare due pallini; nell'altro caso, un pallino a testa e non se ne parli più).
Uno di quei pallini, scaricato con tale violenza dall'augusto deretano, rimbalza che ti rimbalza è capitato in Via degli Onesti. E li si è fermato, avvolto in una teca di cartone.
Dell'altro pallino invece si sono perse sin da subito le tracce.
Alleggerita e contenta, la biade presidenziale ha seduta stante rimosso gli scudetti 28 e 29, così brillantemente scaricati. Ed infatti il sito web ufficiale ed il primo bilancio approvato nell'era solare e ridens della New Holland FC (fine ottobre 2006) riportavano solo 27 scudetti, senza fare alcun menzione dei poveri 28 e 29.
Dopo un po' di tempo e centinaia di cazzate dette e fatte, la biade presidenziale, probabilmente sollecitata e strattonata a dovere (tramite email ed interventi in assemblea di diversi squadristi sobillatori) ha iniziato a cambiare registro.
Ed un bel giorno, ad Alba, tra un biccchere di vino (più d'uno, direi) ed un caffé, ecco la folgorazione. Il contesto è la manifestazione Vinum, organizzata ad aprile 2008 nel teatro sociale di Alba. La biade presidenziale, scortata dal cantante più camaleontico che ci sia, ha uno scatto di orgoglio. "La juventus non ha 27 scudetti, perché nel suo cuore e nei piedi dei suoi campioni ce ne sono ventinove. E quei due sono stati tolti per colpe che qualcuno ha deciso di attribuirci".
Le dichiarazioni langarole sono state poi ribadite diverse volte nei mesi successivi, sia dai gemelli sia dal tennista. Questo il succo del discorso: gli scudetti nel cuore sono 29, e questo è ciò che conta; non si capisce perché la juventus sia stata così pesantemente sanzionata nel 2006.
E nei documenti ufficiali della società, gli scudetti sono tornati ad essere 29 (con due asterischi).
E veniamo ai giorni nostri.
Dopo la Sentenza GEA, che ha visto la clamorosa bocciatura delle tesi di Palamara (cui la Corte ha solo concesso il gol della bandiera), i gemelli hanno nuovamente affrontato il discorso degli scudetti: "se in futuro constateremo che ci saranno altre assoluzioni o sentenze miti, allora dovremo avere la coscienza che gli scudetti della Juventus sono 29 e non due di meno, che ci sono stati tolti. La giustizia sportiva è una cosa, quella penale un'altra. Quella sportiva è stata costretta a prendere decisioni in un tempo breve, quando c'era anche una campagna negativa nei confronti della Juve, tanto amata ma anche tanto odiata. Alla conclusione del processo penale se gli imputati saranno assolti, sarà difficile tornare indietro e farci ridare quello che la giustizia ci ha tolto, ma lo diremo ad alta voce. Il passato però è passato, deve servirci solo per fare meglio nel futuro".
Nulla di nuovo sotto il sole.
Oramai ci siamo abituati.
Alla New Holland FC usa così.
Un passo avanti e due indietro.
Un giorno si dice bianco, il giorno dopo si dice nero.
Alcune domande sorgono spontanee.
Ma quei due scudetti, così sdegnaosamente abbandonati nel 2006, non erano già tornati nel cuore?
E che razza di passaggio è quello dal cuore alla coscienza?
E perché mai dobbiamo attendere le conclusioni del processo di Napoli per dire che in coscienza abbiamo 29 scudetti?
A quando il passaggio dal cuore (o dalla coscienza) all'albo d'oro?
E, soprattutto, perché non seguite l'esempio di Luca De Meo?
venerdì 9 gennaio 2009
Assolti i Moggi

di Christian Rocca
http://www.camilloblog.it/archivio/2009/01/09/assolti-i-moggi/
Assolti i Moggi. Luciano Moggi e suo figlio Alessandro sono stati assolti dalla decima sezione del Tribunale di Roma. Sì, lo so. I giornali e i telegiornali hanno titolato che i due sono stati condannati. Tecnicamente è vero: al processo contro la Gea, la società che gestiva procure e contratti di molti calciatori, i due Moggi sono stati condannati per minacce private. L’accusa, però, era di associazione a delinquere. L’intera mostrificazione di Luciano Moggi, portata in tribunale dal pubblico ministero Luca Palamara, si basava sul fatto che la Gea fosse un’associazione a delinquere di cui Moggi si serviva per controllare il mercato del calcio.
Bene. La sentenza del Tribunale ha demolito quell’accusa e ha assolto tutti gli imputati, a cominciare dall’amministratore delegato della Gea, Franco Zavaglia, fino al figlio di Marcello Lippi. Ricordate, no? I giustizialisti del bar dello sport, per questa cosa, avrebbero voluto cacciare Lippi dalla guida della Nazionale che poi, con una squadra messa su da Luciano Moggi, ha vinto i campionati mondiali di Germania.
La Gea, dunque, non controllava illegalmente il mercato e la tesi dell’accusa non stava in piedi, se non in una puntata del “Processo del lunedì” che, peraltro, anche a causa di questa accusa sbriciolata da un tribunale serio, è stato cancellato da La.
I Moggi però sono stati ugualmente condannati per aver minacciato privatamente due calciatori a testa. Una tesi, nel caso di Luciano, ancora più ridicola dell’accusa di essere il capo della mafia, ma i giudici che hanno fatto a pezzi l’ipotesi accusatoria dovevano pur concedere qualcosa al pm Luca Palamara (che è pur sempre il presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati). La cosa, vedrete, sarà cancellata in Appello, perché la condanna a Luciano Moggi per aver minacciato Nick Amoruso e Manuele Blasi è così paradossale che se oggi io chiedessi al mio direttore un aumento dello stipendio e lui mi dicesse “scordatelo, ti mando al Riformista” potrei farlo condannare per violenza privata. Moggi, infatti, è stato condannato per non aver ceduto alle richieste di uno che non giocava e di un altro che era appena uscito da una lunga squalifica. Invece che sborsare soldi per due giocatori inutili, li ha venduti a un’altra squadra. Ci fosse ancora la Juventus di una volta, l’aumento di stipendio l’avrebbero dato a Moggi.
Il misero crollo della prima cupola

Ci avevano raccontato che Moggi tramite la GEA condizionava illecitamente il mercato dei calciatori a favore della Juventus. Pretesero l’estromissione di Lippi dalla Nazionale, stracciandosi le vesti, perché suo figlio condizionava le convocazioni (prima di salire sul carro del vincitore dopo il trionfo di Berlino).
Ieri, a Roma, un Tribunale della Repubblica ha stabilito che si trattava solo di chiacchiere, maldicenze, che la fantomatica cupola di Moggi e dei procuratori non è mai esistita, che la GEA non svolgeva attività illecite, né, tantomeno, era il braccio armato per il mercato del DG della Juventus.
Tutti assolti, tranne Luciano e Alessandro Moggi, condannati - a dispetto delle pesanti richieste dell’accusa - solo a un pugno di mesi per “minacce private”, il padre ai danni dei Blasi e Amoruso, il figlio dei semisconosciuti Ilyas Zetulaiev e Victor Budianski. Benché, sulla base di quanto emerso dal dibattimento, anche queste condanne lascino non poche perplessità (e gli avvocati, incuranti del fatto che la pena verrebbe comunque indultata, hanno promesso battaglia all’appello), attendiamo rispettosamente le motivazioni per poter fare un commento nel merito.
Resta il fatto che la giornata di ieri ci racconta una cosa fondamentale su Calciopoli: è crollato il primo dei due grandi teoremi che costituiscono l’architrave del processo sportivo. Due teoremi, quello della GEA e quello della cupola in FIGC, che, si badi bene, sono intrecciati fra loro in maniera quasi inestricabile.
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Processo GEA - Cronaca della giornata

La redazione del Team Ju29ro ha seguito il processo GEA sin dalle prime udienze e ha sempre informato i suoi lettori con un corposo dossier. Non potevamo mancare in aula il giorno della sentenza. Quello che riportiamo è il resoconto dell'udienza finale del processo Gea, tenutasi nella giornata odierna.
L'udienza è iniziata alle ore 09.30 circa. Il Presidente Fiasconaro si accerta della presenza delle parti in causa e chiede loro se è possibile autorizzare le TV presenti in aula ad effettuare le ripresa della lettura del dispositivo. Le parti accettano ed il Presidente ribadisce che nella stessa giornata ci sarà la lettura del dispositivo.
Inizia l'arringa difensiva dell'Avv. Coppi, difensore di Davide Lippi.
L'esordio dell'avvocato è già eloquente: "Mi trovo a battere un calcio di rigore per una squadra già ampiamente in vantaggio!"
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giovedì 8 gennaio 2009
La sconfitta di Palamara
- tutti assolti gli imputati, ad eccezione di Luciano e Alessandro Moggi.
- Luciano ed Alessandro Moggi condannati a, rispettivamente, un anno e sei mesi ed un anno e due mesi, per alcune ipotesi di violenza privata (roba che difficilmente resisterà all'appello degli avvocati difensori, ma un contentino a Palamara, presidente ANM, era quasi scontato)
- destituita di ogni fondamento la presunta (molto presunta) associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza.
Questa è la sconftta di Palamara, che dovrebbe avere il buon senso e l'omestà di dimettersi (da PM, non solo da presidente dell'ANM).
Questa è la sconfitta di un certo modo (falso, tendenzioso, calunnioso) di fare informazione.
Questa è la sconfitta di tutti coloro (forze dell'ordine, magistrati, giornalisti in primis) che contribuiscono a rendere questo paese una repubblica delle banane a forma di stivale.
Per ulteriori notizie ed approndimenti, vi invito a consultare il sito ju29ro.com (clicca QUI)
venerdì 19 dicembre 2008
Bomba o non bomba? Bomba, bomba!

Nuova incredibile ed esclusiva intervista bomba dello Ju29ro Team.
Questa volta abbiamo contattato l'Avv. Maurilio Prioreschi, difensore di Luciano Moggi nel processo di Napoli e di Franco Zavaglia nel processo GEA.
L'intervista, davvero clamorosa e ricca di rivelazioni interessanti su diversi profili dei due processi (dalle schede svizzera alle irregolarità nelle intercettazioni, da AuriccHio a Baldini) sarà pubblicata lunedì 22 dicembre su www.ju29ro.com.
Ma fin da ora, sul sito dello Ju29ro Team è disponibile una succosa anticipazione (clicca QUI).
In pratica viviamo in una repubblica delle banane, financo un po' meno tecnica.
martedì 9 dicembre 2008
La parola alla difesa ... di Moggi. Intervista a Matteo Melandri

Un'associazione a delinquere formata da 3 persone. Due di loro sono padre e figlio. Il figlio è in rapporti di affari con il terzo, Zavaglia. Tra Moggi e Zavaglia, la connessione ipotizzata dai Pm risiede unicamente in un rimbrotto per non avere pagato delle cravatte. Non solo: Zavaglia, al telefono con Leonardi, spiega che con Moggi Luciano non si sente mai e ne critica la gestione delle risorse umane alla Juventus, e di Moggi Alessandro dice che vuole lasciare la GEA appena possibile. E' soltanto una nostra impressione o un'eventuale sentenza di condanna sarebbe un precedente giudiziario pericolosissimo per uno stato di diritto?
Diciamo che la costruzione accusatoria, è un po' più complessa di come l’avete rappresentata, è comunque vero che la disposizione del legislatore con riferimento alla fattispecie prevista dall'art. 416 c.p. è tutt’altra cosa rispetto a ciò che nel corso del dibattimento si è dimostrato essere la Gea World. Peraltro, non si comprende come imputati in questa "fantomatica" associazione possano essere soggetti che non fanno parte della Gea ed invece ne siano estromessi soggetti soci.
Una delle principali accuse mosse da sempre alla GEA è stata quella di aver creato un vero e proprio monopolio delle procure dei calciatori. A sentire in giro, sembra quasi che l'intero mercato dei calciatori professionisti fosse in gran parte in mano ai procuratori GEA. In quale percentuale?
Proprio oggi [4 dicembre, ndr] l’avv. Paolo Rodella, difensore di Alessandro Moggi, ha evidenziato al Tribunale questo dato, i giocatori professionisti in Italia sono quasi 3000 e la Gea dal 2001 al 2005 aveva la procura di 154 giocatori.
Potete leggere il testo completo dell'intervista sul sito dello Ju29ro Team (QUI)
venerdì 5 dicembre 2008
Processo GEA. Quello che i giornali non dicono

I mass-media ovviamente non ne parlano, ma il 2 e il 4 dicembre le difese di, rispettivamente, Luciano Moggi (avvocati Marcello e Matteo Melandri) e Franco Zavaglia (avvocati Prioreschi e Rodella, quest’ultimo anche legale di Alessandro Moggi), hanno confutato alla grandissima le accuse di Palamara, PM del processo GEA e presidente dall'Associazione nazionale Magistrati (povera Italia...).
Lo Ju29ro Team si trova, pertanto, costretto, come al solito, a colmare gli inquietanti vuoti lasciati da coloro che per "mestiere" dovrebbero dare spazio alle tesi contrapposte (vero Paoluccio Mieli?).
Vi invito pertanto a leggere l'articolo "Processo Gea: oltre la reticenza dei media" a cura di Mario Incandenza.
E' un articolo "in progress", nel senso che viene costantemente aggiornato man mano che ci sono novità dal processo GEA.
Il consiglio quindi è sempre lo stesso.
Stay tuned su www.ju29ro.com
Mieli, ma l'hai mai letto il Corriere?

Paolo Mieli, direttore del Corriere della Serva, ha risposto puntuto alle affermazioni di Berlusconi ("i direttori di giornali come La Stampa e il Corriere della Sera dovrebbero cambiare mestiere"), scrivendo un breve corsivo dal titolo "Il Mestiere di un Giornale".
Secondo Mieli, il "mestiere" del Corriere è quello di "informare dando spazio alle tesi contrapposte ma segnalando ogni volta, in modo trasparente, qual è la posizione del giornale su questo argomento" (forse un "quale sia" sarebbe stato meglio del "qual è" paolomielesco...).
Mi sorge il dubbio che Paolo Mieli non abbia mai letto il Corriere. O che lo abbia letto in modo un po' distratto.
Mi chiedo ad esempio che fine abbia fatto lo "spazio alle tesi contrapposte" nel processo GEA.
Magari Mieili non se ne è accorto, ma il suo giornale ha dato ampio spazio al rinvio a giudizio e poi alle richieste di condanna formulate dal PM Palamara, tacendo invece completamente sulle arringhe delle difese.
Nei giorni scorsi infatti hanno parlato sia gli avvocati di Luciano Moggi sia i difensori di Zavaglia.
Ma il Corriere di Mieli ha deciso che il proprio "mestiere" fosse quello di non dedicare neanche un misero rigo alle tesi degli imputati.
lunedì 1 dicembre 2008
La parola alla difesa.... di Moggi. Intervista a Paco D'Onofrio

Ecco uno stralcio dell'intervista (le prime QUATTRO domande), da leggere tutta d'un fiato...
1. Avvocato, due anni e passa per riconoscere un elementare principio di diritto come l'ingiudicabilità di un soggetto non più tesserato per la FIGC e quindi al di fuori dell'ordinamento sportivo. La sentenza d'appello per calciopoli-bis finalmente rende giustizia. Ma com'è stato possibile ignorare un'obiezione tanto semplice e motivata per tutto questo tempo?
Nel sistema della giustizia sportiva ci sono norme volutamente lacunose, nonostante le tante riforme annunciate come risolutive. Talvolta si registrano vere e proprie violazioni dei più elementari principi di rango costituzionale, come nel caso di Moggi: si voleva giudicare e condannare a prescindere dalla presenza dei presupposti per poter agire.
2. Calciopoli-bis: la prima sentenza, invece, quella della pena in continuità per Moggi. Ci può raccontare di "quel pomeriggio di un giorno da cani" in cui le difese degli imputati abbandonarono in massa l'aula. Cosa successe?
Dopo avere discusso in aula e dopo aver illustrato, nel disinteresse totale dei giudici (uno mentre argomentavo rideva e quando gli ho formulato l'invito a cessare quel comportamento mi ha risposto che rideva per altri motivi!), i miei argomenti difensivi, la Commissione Nazionale Disciplinare si è chiusa in camera di consiglio per 4 ore, lasciando noi avvocati per strada con 35° gradi senza sapere quando saremmo potuti rientrare, mentre tutti i rappresentanti della Procura Federale si accomodavano nei loro freschi uffici, dove sarebbero rimasti fino a un minuto prima (veggenti?) di tornare in aula. Tuttavia, durante quelle ore, un impiegato della Procura, violando la segretezza della camera di consiglio, è entrato con un foglio in mano e dopo qualche minuto ne è uscito senza. Al ritorno in aula ho chiesto al Presidente di spiegare il gravissimo episodio e mi è stato risposto che la domanda era irrituale e che non mi avrebbe fornito alcuna spiegazione. Era davvero troppo, poiché in gioco c'era la dignità professionale degli avvocati e quella personale dei deferiti. Ho abbandonato l'aula per protesta seguito da tutti gli altri colleghi e dai deferiti presenti. Hanno continuato l'udienza in una situazione paradossale.
3. La questione delle doppie cariche all'interno della giustizia sportiva e degli organi giurisdizionalmente preposti a revisionarne le sentenze, come Tar del Lazio e Consiglio di Stato. C'è un collegamento con il fatto che i ricorsi alle decisioni FIGC hanno una media di successi spaventosamente inferiore a qualsiasi altro ambito?
Voglio sperare che non sia così. Certo non capisco come mai si sia impedito ai giudici civili e penali di ricoprire cariche federali, mentre resti consentito a quelli amministrativi che poi saranno deputati a decidere sugli eventuali ricorsi amministrativi avverso le decisioni sportive alle quali hanno partecipato. Qual è la logica?
4. Quando è prevista la discussione del ricorso al Consiglio di Stato e quante possibilità ci sono, fatte queste premesse, che venga accolto? Quali saranno i futuri passi nel caso venga rigettato?
Stiamo in attesa della fissazione, ma nutriamo poche speranze. Stiamo valutando di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea.
L'INTERVISTA INTEGRALE CONTINUA QUI



