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In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
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Perché la Juventus non è stata difesa.
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Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
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Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
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Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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mercoledì 16 maggio 2007

Juventus, il processo farsa

Introduzione di Piero Ostellino e Christian Rocca

...Pasta e Sironi si sono letti la sentenza sportiva che ha condannato la Juventus alla serie B e hanno scoperto che al Bar dello Sport non avrebbero saputo fare di meglio. Il risultato della loro lettura è clamoroso, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello giuridico e civile: la Juventus è stata condannata per non aver commesso il fatto, per non aver comprato né aggiustato né taroccato nessuna partita di campionato. Nemmeno una. I due autori sono juventini, ma i fatti no.

I giudici hanno scritto che nel calcio italiano non c'era nessuna cupola, che il sistema Moggi era un'invenzione, che i sorteggi non erano truccati, che la balla delle ammonizioni mirate per favorire preventivamente la Juventus era, appunta, una balla. Gli arbitri sono stati assolti tutti, tranne due, ma i due condannati non sono stati puniti per le partite della Juventus.

Insomma, il cosiddetto più grande scandalo sportivo di tutti i tempi, che ex post ha fatto vibrare di indignazione un militante civile come Candido Cannavò, semplicemente non c'era. Era una chiccherata da curva sud. La teoria della cospirazione moggiana elaborata nei centri studi della Gazzetta dello Sport e messa in atto da menti raffinate come Guido Rossi, Francesco Saverio Borrelli ed Elio Corno non ha retto alla prova dello stesso processo, chiamiamolo così, organizzato per operare più da plotone di esecuzione che da amministratore di giustizia. Pasta e Sironi, leggendo la sentenze, hanno spiegato che l'illecito sportivo contestato alla Juventus non esisteva nei codici, ma che è stato creato ad hoc, trasformando geneticamente in illeciti sportivi tre comportamenti "di per sé", come dice il dispositivo, non configuranti l'illecito. E siccome non stava in piedi nemmeno questa mostruosità giuridica del 3X1, i giudici hanno elaborato anche una formidabile interpretazione del codice sportivo definita, bontà loro, "concettualmente ammissibile". La Juve del diabolico Luciano Moggi - incupolato con il solo Antonio Giraudo e senza l'ausilio di arbitri e federazione - avrebbe ottenuto "vantaggi in classifica" diversi dagli unici vantaggi in classifica conosciuti in natura, cioè quelli ottenibili attraverso tentativi di alterare lo svolgimento delle partite...

Perché la proprietà della juventus non si è difesa da accuse che le stesse sentenze hanno dimostrato di essere prive di fondamento? E ancora, perché non ha fiatato quando le sono stati tolti due scudetti, compreso uno conquistato in un campionato non oggetto di inchiesta né della magistratura ordinaria né di quella sportiva?

Le risposte e i dubbi sono parecchi. Abbiamo visto tutti che la Juventus non s'è difesa. Abbiamo visto tutti la liquidazione degli uomini di Umberto Agnelli. Abbiamo visto tutti che la società ha chiesto di essere condannata malgrado non ci fosse "uno straccio" di prova, come aveva scritto la procura di Torino al momento della richiesta di archiviazione dell'inchiesta. Abbiamo visto tutti come è stata fatta cassa, smantellando la migliore squadra degli ultimi quindici anni. Abbiamo visto tutti la rinuncia al TAR e poi anche al TAS e poi a qualsiasi altra cosa potesse servire a ristabilire la verità sportiva, cioè che la Juventus quegli scudetti li aveva vinti regolarmente e meritatamente sul campo. Insomma c'è il sospetto concreto che il ruolo della Juventus in Calciopoli sia stato più dalla parte delle guardie che tra i ladri, che la proprietà volesse disfarsi di due dirigenti troppo intraprendenti che lavoravano a diluire il peso specifico di parte della famiglia Agnelli. Fino a prova contraria non è così, ovviamente. Ma il fatto che per gestire la vicenda Calciopoli sia stato scelto un avvocato d'affari come Guido Rossi, invece che un luminare di diritto sportivo, non fa che aumetnare l'inquietudine. Che Rossi sia stato membro del Consiglio di Amministrazione e consulente legale della squadra beneficiata dallo scandalo è un ulteriore elemento di riflessione, così come il suo ritorno al settore privato subito dopo il fuoco del plotone d'esecuzione. Che questo settore privato, poi, sia proprio la società coinvolta nello scandalo delle intercettazioni illegali e l'azienda con solidi legami azionari con la squadra di calcio beneficiatadalle sentenze di Calciopoli, non fa che segnalare un formidabile salto di qualità nella casistica italian dei conflitti di interessi. D'altra parte, se la proprietà di una società quotata in borsa avesse deciso di non difendersi, anzi di alimentare "il sentimento collettivo" della "gente comune", arrecando quindi irreparabili danni finanziari e sportivi agli azionisti, in un paese normale avrebbe commesso un reato finanziario...

Se volete leggere il resto, comprate il libro!!

http://www.internetbookshop.it/code/9788883359033/PASTA-MARIO-SIRONI-MARIO/JUVENTUS-PROCESSO-FARSA-INCHIESTA-VERITA-SU-CALCIOPOLI.html

martedì 8 maggio 2007

Juventus, il processo farsa


Juventus il processo farsa / Inchiesta verità su Calciopoli (Guerini e Associati, pagg. 144, 12,50 euro) di Mario Pasta e Mario Sironi.

Dal 3 maggio in edicola

Pasta, laureato in giurisprudenza, lavora per una azienda di credito. Sironi, laurea in economia, si occupa di finanza e private banking. I due autori si definiscono "non addetti ai lavori" ma semplicemente juventini. Il loro amore per la "vecchia signora" li ha spinti a scavare tra le carte del processo per capire perché la Juventus è stata retrocessa in serie B e privata di due scudetti dalla giustizia sportiva. Gli autori hanno lavorato "pressoché esclusivamente sui documenti ufficiali del processo alla Juventus" e sostengono che "la vicenda Juve passa attraverso tre momenti cruciali, dalla cultura del sospetto, al processo mediatico, al processo in aula". "Pasta e Sironi - scrivono Piero Ostellino e Christian Rocca nell'introduzione - si sono letti la sentenza sportiva che ha condannato la Juventus alla serie B e hanno scoperto che al Bar dello Sport non avrebbero saputo fare di meglio. Il risultato della loro lettura è clamoroso, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello giuridico e civile: la Juventus è stata condannata per non aver commesso il fatto, per non aver comprato né aggiustato né taroccato nessuna partita di campionato"."I giudici - scrivono ancora i due autorevoli giornalisti - hanno scritto che nel calcio italiano non c'era nessuna cupola, che il sistema Moggi era un'invenzione, che i sorteggi non erano truccati, che la balla delle ammonizioni mirate per favorire preventivamente la Juventus era, appunto, una balla. (...) Pasta e Sironi, leggendo la sentenza, hanno spiegato che l'illecito sportivo contestato alla Juventus non esisteva nei codici, ma che è stato creato ad hoc, trasformando geneticamente in illeciti sportivi tre comportamenti 'di per sé', come dice il dispositivo, non configuranti l'illecito". "La tesi colpevolista della sentenza - spiegano i due giornalisti nell'introduzione al libro - è questa: i rapporti stretti tra i dirigenti della Juventus e i designatori arbitrali hanno creato 'un'atmosfera inquinata, una insana temperie avvolgente il campionato di serie A' per cui sono state lese la terzietà, l'autonomia e l'indipendenza del settore arbitrale. (...) Il problema è che questo reato nel codice sportivo non esiste"."Nessuno conosce il contenuto, accertato in un processo che ha saltato a pie' pari il dibattimento, oltre che un grado di giudizio, e che è cominciato direttamente con la formulazione delle richieste da parte del procuratore, come neanche in Unione Sovietica". L'ultimo interrogativo venuto ai due giornalisti e agli autori del volume: perché la proprietà della Juventus non s'è difesa? "C'è il sospetto concreto che il ruolo della Juventus in Calciopoli sia stato più dalla parte delle guardie che tra i ladri, che la proprietà volesse disfarsi di due dirigenti troppo intraprendenti che lavoravano a diluire il peso specifico di parte della famiglia Agnelli".