Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

Per contribuire al blog, scrivete a ilmagodiios@gmail.com

Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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mercoledì 24 settembre 2008

Brutti ma buoni


I brutti ma buoni sono biscotti-croccantini a base di nocciole o mandorle, zucchero e albume.

Sono sgraziati come forma (quindi, brutti), ma assolutamente deliziosi (quindi, buoni).

Praticamente, dei Moratti Bros (vedi foto), solo un po' più tecnici.

Anche i Moratti Bros fanno cagare esteticamente (quindi, brutti), ma sono onesti e generosi (quindi, buoni).

Almeno, così parrebbe.

Brutti sono brutti. E' un dato oggettivo, incontrovertibile (però in compenso hanno sposato delle gran gnocche; per non parlare poi di quel figone della sorella).

Ma sono davvero buoni?

Per il candido ma non troppo (clicca qui) e don ciccio (in) grassia (clicca qui), sono buonissimi.

Dando retta ad altre fonti, invece, i Moratti Bros (soprattutto uno dei due, quello con la faccia più sveglia, sportiva ed onesta) sono degli incalliti gonfiatori di tutto quel che c'è da gonfiare.

Plusvalenze.

Tasche di intermediari che procurano documenti contraffatti.

Portafogli di incalliti pedinatori

Prezzi di collocamento in borsa (clicca qui e qui e ancora qui)

giovedì 22 maggio 2008

La genetica non fa inganni


La genetica non fa inganni.

E' assodato.

Avevo già implicitamente trattato il tema in un mio precedente post (clicca qui), dal titolo significativo, dedicato a Luckino Lukino.

Ma ci sono ben altre conferme che (a sorpresa) confermano la trasmissione di certe caratteristiche genetiche.

Il 16 Aprile 1961 è in programma al Comunale di Torino la sfida tra la Juventus ed i nerassurdi di Moratti padre (assurdi fin da allora, se non da ancora prima).

La sfida è molto importante, perché la Juventus è in testa alla classifica, con quattro punti di vantaggio proprio sui nerassurdi guidati in panchina da Helenio Herrera (il mago ... delle pillole).

Il Comunale è gremito in ogni ordine di posto.

Lo stadio non sembra in grado di contenere tutta quella folla e, alla fine, qualche migliaio di spettatori non trovano altra soluzione che scavalcare le reti e piazzarsi ai bordi del campo.

L'arbitro, il signor Gambarotta di Genova, fa iniziare comunque la partita.

Alla mezzora del primo tempo, con le squadre ancora sullo 0-0, l'arbitro decide però di sospendere il gioco, fino a che la gente non si sia allontanata dal campo.

Dopo una decina di minuti, l'arbitro prova a far riprendere il gioco, ma poco dopo manda le squadre negli spogliatoi.

Alle 17.25 di quel pomeriggio - dopo accese discussioni tra i dirigenti delle due squadre, l'arbitro ed il questore - il Signor Gambarotta sospende definitivamente la partita.

I nerassurdi presentano immediatamente ricorso per ottenere la vittoria a tavolino (toh guarda, i corsi e ricorsi della storia).

Il 26 aprile 1961 il giudice sportivo della Lega, ritenendo la Juventus oggettivamente responsabile di quanto accaduto al Comunale, da ragione all’Inter: vittoria a tavolino per 2-0.

I nerassurdi rialzano la cresta e si convincono di poter conquistare lo scudetto.

Ma la Juventus non ha alcuna intenzione di subire passivamente la decisione del giudice sportivo e fa reclamo alla C.A.F., la commissione d’appello federale.

E' un'epoca in cui i ricorsi si fanno sul serio, non per finta come da recenti e solari usanze cirigenzial/elkazziane.
L'avvocato della Juventus è il giovane (a quei tempi) Vittorio Chiusano.
E quando gli avvocati sono bravi e, soprattutto, non ricevono indicazioni "bizzarre" dalla dirigenza e dalla proprietà, i ricorsi si vincono.

Ed infatti il 3 giugno, alla vigilia dell’ultimo turno di campionato, la C.A.F. cancella la sentenza di primo grado, ritenendo la Juventus non “oggettivamente colpevole” per l’invasione. La C.A.F. cancella la sconfitta a tavolino e dispone la ripetizione della partita.

I nerassurdi vanno fuori di melone (allora come ora, nulla è cambiato).

Contestano la sentenza della C.A.F., tirando in ballo la doppia carica di Umberto Agnelli, presidente Fi.G.C. e presidente della Juve (a proposito di corsi e ricorsi, qualche decennio dopo il conflitto di interessi di tal Guido Rossi non viene certo considerato un problema dai nerassurdi di Infimo Moratti), e le beccano sonoramente dal Catania nell'ultima partita di campionato. Contemporaneamente, la Juve pareggia in casa col Bari e porta il suo vantaggio a tre punti conquistando lo scudetto.

Resta da giocare la ripetizione della partita.

I nerassurdi continuano la polemica contro la Federazione e la Juventus.

Angelo Moratti e Helenio Herrera, sostenendo che quella partita non si sarebbe mai dovuta rigiocare, decidono di schierare una squadra di ragazzini, guidati in panchina da Giuseppe Meazza (Herrera rimane polemicamente a Milano).

I dirigenti della Juve protestano stupiti: «Non possiamo credere ad una tale mancanza di sportività».

Vittorio Pozzo grida tutta la propria indignazione: «C’è una società che, avendo sporto un reclamo ed essendoselo visto respinto, risponde con uno sberleffo che è uno schiaffo in faccia alle autorità costituite, Lega e Federazione per prime».

La partita finisce 9-1 per la Juventus (con 6 go di Sivori ed il gol di Mazzola per i nerassurdi).

Al termine della partita, Boniperti consegna le proprie scarpette al magazziniere («Le metta pure via. Non gioco più») e lascia il calcio giocato.


47 anni dopo, l'onesto figliuolo di cotanto padre, dopo aver conquistato il suo primo scudetto grazie ad una serie incredibile di favori arbitrali (e grazie ancora agli effetti di Farsopoli), indispettito dalle frasi del romanista De Rossi, minaccia di schierare la squadra primavera nella finale di Coppa Italia contro la Roma.

martedì 5 febbraio 2008

Banda di truffatori a chi?


(di Renato La Monica - Magazine Bianconero)


Promemoria per il petroliere ecologista finanziato dallo Stato. Quindi dai cittadini italiani. Campionato 2001/02: Recoba gioca 9 mesi da comunitario grazie ad un passaporto falso. La giustizia sportiva squalifica Recoba e Oriali. L'inter se la cava con una multa ridicola. In sede penale Recoba ed Oriali patteggiano 6 mesi. Banda di truffatori a chi?
Il 22 Ottobre 2003, Kallon, giocatore africano dell'Inter, viene trovato positivo all’antidoping per norandrosterone e noretiocolanolone. L’attaccante viene squalificato per 8 mesi, poi scontati di 2. Banda di truffatori a chi?
L'Inter, oltre ad usufruire della legge salvacalcio, bocciata dall'Unione Europea, ha dichiarato una plusvalenza di 158 milioni a fine 2005 "vendendo" il marchio alla controllata Inter Brand Srl. Ovvero: Moratti, per ridurre le perdite, vende a se stesso. Nessuna sanzione da parte della Giustizia Sportiva. Banda di truffatori a chi?
Falso in bilancio e plusvalenze gonfiate. Secondo la Covisoc, senza questi artifici contabili, l'Inter non avrebbe potuto iscriversi al campionato 2004/05. Inter e Milan vengono salvate in sede penale dalla cosiddetta legge vergogna voluta da Berlusconi. Si attendono le decisioni della Giustizia Sportiva. Banda di truffatori a chi?
Aggiungiamo a queste prodezze i pedinamenti a Vieri, Mutu e all'arbitro De Santis, il caso Nucini, la telefonata a Cragnotti alla vigilia di Lazio-Inter del 2002 (se c'era tutto questo interesse per Nesta, come mai il difensore è stato poi ceduto al Milan?), le preghiere di Materazzi ai giocatori della Lazio ("Io vi ho fatto vincere uno scudetto"....) ed avremo un quadro più o meno completo della "specchiata onestà" del petroliere ecologista. L'uomo che combatteva così tanto il "sistema", ma che si sedeva sempre al fianco di Juve e Milan al momento di spartirsi la torta dei diritti tv.
L'uomo che combatteva così tanto il "sistema" Moggi ma che voleva portare all'Inter l'ex direttore generale della Juve, offrendogli un contratto miliardario.
L'uomo che, dopo Calciopoli, non ha avuto alcun scrupolo (grazie alla compiacenza dei "simpatici" dirigenti bianconeri) a saccheggiare una Juve allo sbando, portando via da Torino Ibrahimovic e Vieira.
L'uomo che ha avuto il coraggio di festeggiare a champagne uno scudetto vinto a tavolino, dopo che la "sua" Inter aveva concluso quel campionato al terzo posto, a distanza siderale dalla Juve.
Prima di accusare qualcuno, caro Moratti - per giunta senza avere in mano uno straccio di prova - apra il suo armadio. Mi raccomando, con cautela. Altrimenti potrebbe essere travolto dagli scheletri che ha saputo produrre in questi anni.

lunedì 4 febbraio 2008

22 o 29?


Il petroliere più ambientalista (ed onesto che ci sia) ha dichiarato ai microfoni di SKYfo, con i giornalisti come al solito adoranti e slinguanti, quanto segue "il 5 maggio se non ci fosse stata quella banda di truffatori avremmo vinto con qualche punto di vantaggio».


Nessuna reazione, al momento, da parte dei fenomeni di Fermo Ferraris.


A questo punto è legittimo concludere che per i fenomeni di Fermo Ferraris (e le cariatidi di Corso Matteotti) Moratti abbia assolutamente ragione. La Juve è stata gestita, per 12 anni, da "una banda di truffatori" (nominata da Umberto Agnelli, con il consenso di Gianni Agnelli).

Bisogna però essere limpidi e coerenti sino in fondo.

E' necessario consegnare a Moratti anche lo scudetto 2001/2002, spiegando ai giocatori di allora che sono ancora alla Juve - in qualità di calciatori (Birindelli, Buffon, Del Piero, Nedved, Trezeguet) o dirigenti (Ferrara, Rampulla, Pessotto) - che quello scudetto è stato vinto solo grazie ai maneggi di una "una banda di truffatori".

Ma c'è di più. Non è possibile limitarsi a restituire lo scudetto 2001/2002.

Infatti, se la Juve per 12 anni è stata gestita da una "una banda di truffatori", allora tutti i trofei conquistati in quel periodo devono essere considerati illegittimi, frutto indebito della truffa. E tutti quei trofei (scudetti e coppe) devono essere restituiti.

Il dibattito, quindi, non è tra 29 e 27 scudetti.

E' tra 22 e 29.

giovedì 20 dicembre 2007

Parlano proprio tutti. Cani e porci compresi

Albertini: "Un anno e mezzo fa è iniziato un lavoro ben preciso, chi ha sbagliato deve pagare e questa deve essere una regola per la vita. Della linea dura si era parlato anche un anno e mezzo fa, ho fiducia nei pm di Napoli, vediamo cosa succederà. Su 'calciopoli 2' le voci circolavano ma certe storie vanno lette in modo approfondito, bisogna capire quanto il calcio sia migliorato, di certo questo scandalo non migliora la nostra immagine all’estero. La vittoria del Mondiale non è bastata. Moratti chiede la revoca dello scudetto del 2002? Non credo che sia possibile, bisogna vedere il lavoro dei pm".
Ruggeri (presidente dell'Atalanta): "E' una vergogna! Le voci su Calciopoli che stesse continuando c'erano, ma nessuno poteva averne la certezza, se non certi personaggi inseriti. Mi aspetto che il presidente Abete prenda decisioni forti nei confronti di alcuni tesserati ed altri presenti in Lega che, come traspare dalle nuove intercettazioni, si permettono di chiamare gente squalificata".
Albertini lo conosciamo bene.
Per Ruggeri, deve evidentemente esserci un problema con quei colori...

mercoledì 19 dicembre 2007

La barzelletta del giorno


(Il cervello di San Massimo da Appiano)



Moratti a Borelli (verbale pubblicato oggi sui giornali)

«Non ho mai dato alcun mandato a Tavaroli per redigere un dossier sull'arbitro De Santis né ho mai visto alcun documento in merito. Ho appreso solo dalla lettura dei giornali dell'esistenza del dossier Ladroni e mi sento di escludere che un simile mandato possa essere stato dato da Facchetti».


Moratti a Beccantini (La Stampa - 22/9/2006), in risposta all'osservazione "eppure faceste pedinare l'arbitro De Santis".

«È ormai un episodio di dominio pubblico. Le rispondo come risposi a Claudio Sabelli Fioretti: un tizio si offrì di farlo. Era in contatto con persone del ministero presso il quale aveva lavorato De Santis. Potevano offrirci delle informazioni. Risultato: zero su tutta la linea. E comunque, c'è un'inchiesta in corso. Meglio attendere gli esiti».

Moratti a Claudio Sabelli Fioretti (Magazine del Corriere della Sera - 31 agosto 2006), in risposta alla domanda "metteste sotto sorveglianza l'arbitro De Santis?"

«Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perché lavoravano al ministero dove aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla».

martedì 6 novembre 2007

Silenzio. Parla San Massimo da Appiano


(Bonarober per http://www.juworld.net/)
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«A Figo hanno fatto male, non si è fatto male da solo. Le cose quindi sono ben diverse. E' stato un fallo molto brutto ed evitabile».

«L’episodio di Cambiasso? Bisognava essere eccessivamente bravi per annullare quel gol».

«Mi spiace tantissimo per l’infortunio capitato a Figo sono cose che fra campioni non dovrebbero succedere, ma evidentemente uno dei due non è un campione».

«Non sono la Juve e non sono al governo del calcio, altrimenti avrei organizzato in maniera diversa la giustizia sportiva».


lunedì 5 novembre 2007

Il petroliere ambientalista se la faceva sotto


(Bonarober per www.juworld.net)
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Peccato che il petroliere più ambientalista che ci sia non sia venuto ieri sera a prendersi la sua meritata razione di insulti.

Evidentemetne se la faceva sotto.

Ma non gli hanno detto che lo stadio è tappezzato di carta igienica rosa?

martedì 2 ottobre 2007

venerdì 28 settembre 2007

Petrolieri ambientalisti e bambini capricciosi

(Bonarober per www.juworld.net)
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martedì 25 settembre 2007

San Massimo da Appiano la sfanga grazie al "de cuius"

Nell'inchiesta sui falsi in bilanci di Inter e Milan, accusate di aver gonfiato le plusvalenze sulla compravendita dei calciatori, sembra che la posizione di San Massimo da Appiano stia per essere stralciata (cioè, archiviata).
San Massimo deve ringraziare santa prescrizione (per il bilancio 2003) e san "de cuius" per il bilancio 2004 (perchè all'epoca presidente della squadra era il defunto Giacinto Facchetti).
Nulla di nuovo sotto il sole (onesto, ça va sans dire) di Appiano Gentile.
Anche nel caso dei pedinamenti San Massimo aveva elegantemetne scaricato tutte le colpe sul morto. E l'archivista Palazzi aveva, con soma gioia, archiviato il procedimento.

sabato 28 luglio 2007

Le prove del complotto

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ROSSI: pronto?
MORATTI: attenti, via!
ROSSI: ehm, Massimo, sono io, Guido…
MORATTI: Sì ho capito, guido anch’io mica facciamo le gare a piedi…
ROSSI: sono GUIDO ROSSI! So che mi hai cercato…
MORATTI: Ah Guido, vecchia volpe giusto te volevo. Te l’hanno detto che ti ho cercato?
ROSSI: Sì appunto, è per questo che ti ho chiamato.
MORATTI: Quando?
ROSSI: Come quando? Massimo, guarda che se è un brutto momento chiamo più tardi
MORATTI: No Guido, chiamami adesso che più tardi ho una riunione di lavoro con Tony Bin
ROSSI: Va bene, allora ti chiamo subito. Pronto?
MORATTI: Sì, chi è?
ROSSI: Come chi è, sono sempre io Massimo…
MORATTI: Anche lei si chiama Massimo?
ROSSI: Ah Mora’, guarda che così facciamo notte… sono GUIDO ROSSI!!!!!!!!!!!!
MORATTI: Ah Guido, vecchia volpe, giusto te volevo. Te l’hanno detto che ti ho cercato?
ROSSI: Ossignore… sì, sì, me l’hanno detto. Cosa volevi?
MORATTI: E’ una questione delicata, bisogna andarci cauti ed agire con discrezione… dobbiamo far fuori Moggi, l’ho già detto anche a Mancini, Tronchetti, Afef e alle letterine di passaparola.
ROSSI: Alla faccia della discrezione. Non è meglio parlarne a quattr’occhi?
MORATTI: Bèh, se vuoi metto gli occhiali…
ROSSI: Intendevo, non è meglio vederci di persona per parlare di queste cose? Sai com’è, per telefono può essere pericoloso…
MORATTI: Perché?
ROSSI: Beh, sai, ci sono le intercettazioni…
MORATTI: Non preoccuparti, ho spento l’apparecchio.
ROSSI: Ah bene, allora dimmi tutto.
MORATTI: Dobbiamo far fuori Moggi.
ROSSI: Sì, questo me l’hai già detto.
MORATTI: Quando?
ROSSI: Senti Massimo, vediamo di arrivare al punto, come facciamo?
MORATTI: A far cosa?
ROSSI: A FAR FUORI MOGGI ACCIDENTI!!!
MORATTI: E a me lo chiedi? Lo sai come finiscono le cose se le fate gestire a me… pensateci tu e Tronchetti ad organizzare il tutto.
ROSSI: Mmmmmmmh… fammi pensare… possiamo mettere su un bel processo se riusciamo ad intercettare un paio di sue telefonate…
MORATTI: Ah per quello non c’è problema ci penso io, basta che riaccendo l’apparecchio che mi ha regalato il Tronchetti per l’anniversario del primo brocco che ho acquistato e posso intercettare chiunque per un raggio di 6 milioni di chilometri…
ROSSI: 6 milioni?? Cos’è, vuoi intercettare pure gli alieni??
MORATTI: Se parlano con Moggi, sì. Possiamo chiamarli a testimoniare poi, no?
ROSSI: Sì vabbè, ho capito. Meglio che ci pensi io, se me lo puoi lasciare per un paio di giorni domattina passo a prenderlo.
MORATTI: Vuoi pure il libretto delle istruzioni? Io non ci capisco niente, ‘sti deficienti le hanno scritte in Italiano…
ROSSI: Appunto. Vabbè Massimi’, io ti saluto, adesso ho proprio da fare…
MORATTI: Anch’io, ho una riunione di lavoro con Tony Bin…
ROSSI: Me l’hai già detto. Ci vediamo domani allora, eh…
MORATTI: Domani? Passi a trovarmi?
ROSSI: Come faremo a non farci scoprire, dico io…

mercoledì 27 giugno 2007

Moratti, che gran signore. Ha scaricato tutte le colpe sul morto


(Bonarober per www.juworld.net)
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Per salvare se stesso, l'Inter (tavolini e comodini compresi), Moratti (da gran signore) ha scaricato tutte le colpe su Giacinto Facchetti.
E Palazzi ha colto subito la palla al balzo per archiviare il caso dei pedinamenti ai danni di Vieri, De Santis, Mutu, Ronaldo, Jugovic e Fabiani.
Il petroliere ambientalista, la cui "capacità di distinguere tra bene e male è pari a quella di un bambino di cinque anni" (così Ostellino), ha accolto con spocchioso trionfalismo l'archiviazione, dichiarando che "per il caso plusvalenze finirà nello stesso modo"
Peccato che "spiare arbitri, calciatori e dirigenti di altre squadre è molto grave, tocca i diritti costituzionali e dovrebbe comportare delle conseguenze" (così l'ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre).
Ed infine, ma Moratti poteva non sapere? No. Non poteva.
Ma a Palazzi non interessa. A Palazzi interessa solo archiviare.

mercoledì 20 giugno 2007

Christian Rocca sugli indossatori

(Bonarober per www.juworld.net)
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Ultime sugli indossatori

La Covisoc dice alla procura di Milano che gli indossatori di onestà altrui non avrebbero potuto iscriversi al campionato 2005-06 e che si sono iscritti solo grazie a plusvalenze fittizie. In tutta onestà, più che vicnere lo scudetto finto, sarebbero dovuti andare in C.
Nel frattempo si sono fatti soffiare Suazo dal Milan, cosa che tecnicamente è un bene per loro, ma non capendo nulla di calcio se ne dispiacciono assai. Moratti ha detto che ha la firma del giocatore, non accorgendosi di aver confessato un reato federale oppure contando sul fatto che già quando i suoi confessarono di aver ricettato una patente, falsificato un passaporto e taroccato le partite in cui fu schierato Recoba la fecero franca, grazie anche al soccorso rosso del commissario della federcalcio e a quello roseo dell'amico Verdelli.
Su Suazo il presidente del Cagliari dice che Moratti ha perso tempo e non rispondeva alle telefonate. Moratti dice che non è vero, che Cellino non l'ha mai cercato.
Cellino risponde con un "porterò i tabulati".
Sempre che non siano stati fatti sparire dagli uomini Telecom.

www.ilfoglio.it/camillo

Minimo Perdatti: "non sono preoccupato, pago miliardi tutti i giorni"

Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo...
«Non siamo preoccupati nella maniera più assoluta per questa inchiesta sui bilanci. Certo, dispiace che ci sia, ma francamente non mi sembra preoccupante».
«Sono certo che le ombre di questa storia verranno presto dissipate. Manca ancora la nostra deposizione che servirà a chiarire definitivamente una vicenda che mi sembra un pò assurda».
«Mi risulta che ci siano anche altri club. Ritengo che da parte nostra la sottocapitalizzazione non esista. Pago miliardi tutti i giorni, proprio questo no. Sono abituato a non sbagliare sui bilanci, però è vero che la valutazione dei giocatori in questo mercato è difficile da comprendere, un giocatore che oggi vale cinque tra un mese può valere 12, e poi magari niente».
«Non pensiamo nella maniera più assoluta a restituire lo scudetto, perché era giusto che lo assegnassero a noi. E poi sembrerebbe quasi una ammissione di colpa».