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In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

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Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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martedì 25 settembre 2007

San Massimo da Appiano la sfanga grazie al "de cuius"

Nell'inchiesta sui falsi in bilanci di Inter e Milan, accusate di aver gonfiato le plusvalenze sulla compravendita dei calciatori, sembra che la posizione di San Massimo da Appiano stia per essere stralciata (cioè, archiviata).
San Massimo deve ringraziare santa prescrizione (per il bilancio 2003) e san "de cuius" per il bilancio 2004 (perchè all'epoca presidente della squadra era il defunto Giacinto Facchetti).
Nulla di nuovo sotto il sole (onesto, ça va sans dire) di Appiano Gentile.
Anche nel caso dei pedinamenti San Massimo aveva elegantemetne scaricato tutte le colpe sul morto. E l'archivista Palazzi aveva, con soma gioia, archiviato il procedimento.

mercoledì 11 luglio 2007

Ch'io deceda se recedo (2)


martedì 10 luglio 2007

I bilanci della Triade - Roberto Beccantini

8/7/2007
I bilanci della Triade

ROBERTO BECCANTINI
Nell’intervista che John Elkann ha rilasciato al «Corriere della Sera» il 3 luglio scorso, c’è un passo che sollecita una riflessione: «Le spese di Moggi e Giraudo erano insostenibili, avevano supplito con le plusvalenze ma non si poteva continuare così. Noi puntiamo ad avere un funzionamento sano dell’attività sportiva e nello stesso tempo tornare in Champions League. Per l’ambizione e per rendere sostenibile il business». Premesso che i frequentatori del «Sassolino» conoscono il mio pensiero sulla sentenza che ha spedito in B e amputato di due scudetti la Juventus della Triade (dura, ma tutt’altro che immotivata e/o scandalosa), ero rimasto a dodici anni di bilanci fra i più rigorosi di tutta la serie A, con tanto (quasi sempre) di dividendi agli azionisti. E sino a Procura contraria non cambio idea. Allargando il discorso, dell’ipotesi di falso che pende sui conti di Moratti non ho mai scritto prima che fosse il procuratore Nocerino a fornirmi lo spunto. A ognuno il suo mestiere. Nell’uscita del giovane Elkann ho colto uno spirito maramaldo che mi ha disturbato. Non dubito che lui ne sappia più di me (ci vuole pochissimo) e che, in particolare, sia a conoscenza dei movimenti finanziari della vecchia Juventus sino all’ultimo euro. Per questo, parlarne adesso, in quel tono e in quei termini, suona male anche alle orecchie del sottoscritto, che nostalgico della Triade proprio non è. Vero, Giraudo, Moggi e Bettega facevano tutto loro. Dubito, però, che - almeno a livello di giro d’affari - gli Agnelli e i Gabetti ne ignorassero il piglio e il taglio. Mi si potrà obiettare che curiosamente, in Fiat e in Ifil, nessuno ha pianto quando è esplosa Calciopoli. Resta il fatto che sparare oggi sulla Croce Rossa, anche se è un’ambulanza molto ma molto sui generis, assomiglia tanto, troppo, al gesto di prendere a pedate un’auto già ritirata dal mercato. Non è assolutamente il caso, per sponsorizzare il nuovo corso, infierire sul vecchio oltre i verdetti della giustizia sportiva. I tifosi della Juventus vanno ricompattati senza offrire pretesti all’ala dura che, nonostante tutto, alla Triade farebbe un monumento. O si tirano fuori i misfatti, uno per uno, o si glissa. Gli archivi sono zeppi di «fellatio» ai mercati di Moggi e alle plusvalenze di Giraudo. Parlare a metà non aiuta a capire. E quanto a un altro scampolo dell’intervista, quello in cui si parla del Manchester United come modello di riferimento, attenzione. La differenza fondamentale, al di là della riduzione del costo del lavoro, risiede nello stadio di proprietà. Questa sì sarebbe un’eccellente idea da sviluppare. Ci stava provando Giraudo. Lo scandalo e la perdita degli Europei 2012 hanno mandato tutto all’aria. Il Delle Alpi appartiene alla Juventus. Coraggio, ingegner Elkann: ci provi lei.

giovedì 21 giugno 2007

Tavolini & tarocchi

C’è una brutta sorpresa per l’Inter nell’avviso di chiusura delle indagini sui falsi in bilancio, depositato ieri dal pubblico ministero Carlo Nocerino. Sta in una realzione della Covisoc, la commissione di vigilanza per le società calcistiche, allegata al documento. Vi si legge infatti: «L’equilibrio finanziario sarebbe saltato se la società avesse evidenziato le perdite connesse alle plusvalenze fittizie, e l’Inter non avrebbe superato i parametri richiesti per l’iscrizione al campionato 2005-2006». Detta in parole semplici, secondo la Covisoc l’Inter non avrebbe avuto i requisiti per partecipare al torneo che, come si sa, non è stato proprio un campionato qualsiasi: alla squadra nerazzurra venne assegnato «a tavolino» lo scudetto vinto e poi revocato alla Juventus, dopo uno scandalo che aveva travolto il calcio italiano. Pronta la replica dell’Inter: «Mai appostato plusvalenze fittizie», scrive la società in un comunicato. Aggiungendo di aver «già presentato necessaria e completa documentazione tecnica a dimostrazione che è sempre stato garantito pieno rispetto dei dovuti equilibri finanziari», in particolare tramite «sistematici» aumenti di capitale. Anche per il Milan, società coinvolta assieme all’Inter nell’inchiesta, c’è la stessa «sorpresa», cioè l’estensione dell’indagine ai bilanci «propedeutici» all’ammissione al campionato 2005-2006 (e non soltanto a quello 2004-2005 come sembrava all’inizio delle indagini) ma le conseguenze, sul piano sportivo, appaiono meno gravi. Per il resto è pressochè identica l’accusa formulata dal pm: l’aver compiuto un falso in bilancio attraverso la «falsa esposizione derivata dalle operazioni di compravendita dei diritti alle prestazioni pluriennali di calciatori e delle compartecipazioni»; erano prezzi di cessione e/o acquisto fittizi «in quanto artatamente incrociati a tavolino». Questi «fatti non rispondenti al vero» avrebbero «determinato il superamento delle soglie del cinque per cento del risultato economico e dell’un per cento del patrimonio netto, nonché l’alterazione sensibile della situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società». Il documento di Nocerino parla esplicitamente di «operazioni incrociate» tra Inter e Milan. E per i nerazzurri aggiunge anche «la compravendita con la Lazio dei diritti relativi ai calciatori Corradi e Crespo (ipervalutati per un importo almeno pari a 6 milioni e 669mila euro)». Si chiude così, a Milano, un’inchiesta cominciata alla fine dell’anno scorso; partita dalla procura di Roma e con diramazioni anche a Genova e Torino. Gli indagati, oltre alle due società in quanto tali, sono il vice presidente e ad del Milan, Adriano Galliani, e, per l’Inter, Massimo Moratti, Mauro Gambaro e Rinaldo Ghelfi. Per tutti loro, vista la «durezza» della nota del pm, la richiesta del rinvio a giudizio sembra scontata. In particolare il patron e gli amministratori dell’Inter sono accusati di aver praticato «alterazioni di bilancio» tali di comportare «l’esposizione di un maggior patrimonio netto pari a 32milioni e 459mila euro» e ciò «ha indotto l’organo di vigilanza Covisoc a chiedere un ripianamento patrimoniale inferiore a quello dovuto». Cifre, quelle citate dal pm, frutto di una perizia effettuata dal consulente della procura: Luigi Magistro, colonnello della Finanza e già capo audit all’Agenzia delle entrate. Da esperto ha spulciato i bilanci delle squadre e con i risultati delle sue indagine si è rivolto alla Covisoc, chiedendo se le cifre esposte sarebbero stati «compatibili» con l’iscrizione al campionato: per l’Inter no, è stata la risposta.