Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

Per contribuire al blog, scrivete a ilmagodiios@gmail.com

Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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lunedì 7 luglio 2008

Marisopoli


(Non sei fermo al '93? Compra subito una X3)

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Tuttosport di ieri.

Intervista a Marisa.

Domanda (del cazzo): "C’è nella storia in bianco­nero un cono d’ombra ne­gli anni della Triade e il buco nero".

Risposta (adeguata alla domanda): "Quegli anni, dodici, non li voglio ricordare, non mi ap­partengono. La B subita con orgoglio e vinta come se fosse stato uno scudetto co­munque è una ferita, uno sfregio, resterà".

Certo che per essere uno che si definisce il più juventino di tutti, assomiglia molto (troppo) ad uno Ziliani o ad un Moratti.

giovedì 13 marzo 2008

La strambata del bi-Paolo


INTER UN CASO CLINICO

PAOLO DE PAOLA
Direttore di Struzzosport

Se pensiamo che dietro la farsa dell’addio rientra­to di Mancini c’è anche il medico dell’Inter, Combi, siamo davvero in presenza di un caso clinico. Con tan­to di complicazioni. In que­sta vicenda non ci convince proprio nessuno. Moratti, con le sue contraddizioni, non fa altro che aggiungere confusione in una società che, invece, avrebbe biso­gno di chiarezza.In questi ultimi mesi ab­biamo assistito a un vero e proprio festival. Frasi infe­lici sull’onestà, feste esage­rate e inopportune ( visti poi i risultati), buonismo profuso a piene mani, at­teggiamenti politicamente ( s) corretti. Per favore. La vita, quella vera, ci insegna altro. Non abbiamo la pre­sunzione di censurare gli altri, ma non se ne può più di questa facciata parau­manitaria che nasconde so­lo un fiume di soldi spesi per una passione persona­le. Beato lui che può per­metterselo grazie anche ai soldi del padre. Ma Morat­ti ci liberi dalle sue propo­ste di rettitudine, dai mo­delli di vita, dai duetti con Celentano e anche da Oli­viero Toscani.Ci permettiamo di dargli un suggerimento. Vuole fa­re qualcosa di veramente popolare per lui e per la sua Inter? Restituisca subito quello scudetto di cartone che gli fu consegnato, con­tro il parere di una com­missione di esperti, da Gui­do Rossi. Fino a qualche anno fa c’era una squadra nerazzurra che faceva sim­patia e sulla quale era fio­rita persino una piacevole letteratura. Quella squadra non c’è più e con lei è spa­rito il sorriso di chi la guar­dava anche senza esserne tifoso. A quale prezzo si de­vono pagare certe vittorie e certe sconfitte?Non ci è piaciuto Mancini. Da un uomo che guadagna oltre cinque milioni di euro all’anno ci saremmo aspet­tati un atteggiamento più serio. E non è un discorso demagogico. C’è un cam­pionato in corso. Ci sono giocatori che lottano per un obiettivo e tifosi che vanno rispettati. Reazioni a caldo come la sua non hanno sen­so e ci convince poco il rav­vedimento (un po’ infanti­le) dopo il colloquio con Moratti. Una pace di fac­ciata e proprio per questo ancora più pericolosa.


Il commento tecnico del Mago


Questa strambata del bi-Paolo, che ora parla addirittura di scudetto di cartone regalato ai Pezzenti da Guido Rossi contro il parere degli esperti, ha dell'incredibile.

Potenza del calo delle vendite!

mercoledì 13 febbraio 2008

E se il bi-paolo se ne tornasse da dove è venuto?


Paolo de Paola, il gazzettato direttore di Struzzosport, ha scritto ieri un editoriale dal titolo "e se tornassimo a parlare di calcio?"


Vi riporto alcune massime del pensiero depaolesco del bi-paolo, con i miei commenti.


E’ molto più facile distruggere che costrui­re. Nel calcio è or­mai la prassi: basta scegliere un bersaglio e fare fuoco. La Juve, purtroppo, ne sa qualcosa.

Verissimo. Peccato che in prima linea a far fuoco contro la Juve ci sia stato e ci sia ancora, caro il mio bi-paolo, quel giornale color rosa marcio che si trova solo (sempre meno) sui banconi dei gelati dei bar e che viene regalato a destra (stadio comunale di Torino, su tutti i sedili) e a manca (in omaggio con altri quotidiani).

E, caro il mio bi-paolo, Lei non lavorava per caso proprio per quel giornalaccio?


Eppure basterebbe essere seri e dire le co­se come stanno. Invece si preferisce aggre­dire, andare contro, agitare il sospetto (re­gistriamo la diversità di vedute fra Rosella Sensi e Francesco Totti), ravanare nel tor­bido, mortificare successi altrui (anche in questo caso la Juve ne sa qualcosa).

Si riferisce per caso, caro il mio bi-paolo, al titolo della Cazzata dello Sport dopo Bologna-Juve di Serie B? Si riferisce per caso a quel "Juve, così no!" per un gol/non gol di Zalayeta (che poi alle moviole sarebbe risultato gol, ma questo è un dettaglio che alla Cazzata dello Sport non interessa).

Si riferisce per caso, caro il mio bi-paolo, al continuo ravanare nel torbido e al continuo mortificare i successi bianconeri da parte della Cazzata dello Sport (prima, durante e dopo Farsopoli)?

E, caro il mio bi-paolo, Lei non lavorava per caso proprio per quel giornalaccio?


Questa si chiama disinformazione e crea nella gen­te la sindrome del complotto, che fa sentire accerchiati, che rende tutti più piccoli, che impedisce di andare allo stadio serenamen­te come avviene, invece, normalmente negli altri Paesi europei.Purtroppo è la squallida fotografia di ciò che avviene attorno al calcio.

Si riferisce per caso, caro il mio bi-paolo, alla sistematica opera di disinformazione anti-juve e pro-onesti da parte della Cazzata dello Sport? Si riferisce per caso, caro il mio bi-paolo, alla disinformazione di giornalisti (si fa per dire) del calibro di Cannavò, Verdelli, Palombo, Arturi?

E, caro il mio bi-paolo, Lei non lavorava per caso proprio per quel giornalaccio? Non era collega proprio di Cannavò, Verdelli, Palombo, Arturi e allegra compagnia disinformante?


Crediamo che sia ora di dire basta a un modo odioso di prendere in giro i tifosi. Lo vogliamo dire con forza e con chiarezza: questo tipo di (dis) informazione non ci appartiene. Ne facciamo una scelta di campo e una que­stione distintiva: prendiamo le distanze dal­le bugie, dai veleni e dalle assolute meschi­nità che hanno contribuito a creare in Ita­lia un clima insopportabile.

La (dis)informazione che non Le appartiene, caro il mio bi-paolo, non è proprio quella operata dalla Cazzata dello Sport (prima, durante e dopo Farsopoli)?

Le bugie, i veleni, le assolute meschinità da cui prende le distanze, caro il mio bi-paolo, non sono proprio quelle tipiche della Cazzata dello Sport (prima, durante e dopo Farsopoli)?

E, caro il mio bi-paolo, Lei non lavorava per caso proprio per quel giornalaccio (dis)informante, bugiardo, velenoso, assolutamente meschino?


Ci teniamo a dire con nettezza il nostro punto di vista. Si può parlare di qualunque argomento con calore e con passione per sviscerare ogni aspetto, ma senza avere una verità precostituita in tasca, una verità che offenda, che giudichi, che condanni a pre­scindere perché qualcuno ritiene di poter influenzare gli altri. Sarebbe ora di finirla di urlare alla luna per fare incazzare i tifo­si. Che si torni a parlare davvero di calcio: gli argomenti (veri) non mancano. A noi no, di sicuro.

Si riferisce per caso, caro il mio bi-paolo, alle verità precostituite in tasca della Cazzata dello Sport? Si riferisce per caso alle verità che offendono, che condannano a prescindere per influenzare gli altri secondo il più tipico stile della Cazzata dello Sport?

E, caro il mio bi-paolo, Lei non lavorava per caso proprio per quel giornalaccio?

Ma come può, caro il mio bi-paolo, fare la morale proprio Lei, che proviene da un giornale che ha come tratti distintivi la disinformazione, le verità precostituite in tasca, le bugie, i veleni, la meschinità assoluta, il ravanare nel torbido, il moritifcare i successi bianconeri, etc?


La cosa migliore, caro il mio bi-paolo, è che Lei se ne torni da dove è venuto. Quello è il suo habitat naturale. Dove sguazzano nella melma i Cannavò, i Verdelli, i Palombo, gli Arturi.

martedì 22 gennaio 2008

SIlenzio! Si lecca


(Bonarober per http://www.juworld.net/)

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Notare il dettaglio dello scudetto, ficcato proprio là dove diceva lo striscione dei milanisti

Da Tuttosport a Struzzosport. La voce del silenzio




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Dal 9 gennaio Tuttosport ha cambiato direttore sostituendo Padovan con uno dei tanti vice della Gazzetta dello Sport: Paolo De Paola.

Del fatto ci siamo occupati già all'interno dell'articolo "Tutti in coro, fuori i 3 solisti".

Per oltre dieci giorni abbiamo monitorato quali cambiamenti vi fossero nella linea editoriale del giornale. Di sicuro abbiamo visto che la posta dei lettori ha uno spazio marginale (è stata pubblicata una sola volta in questi giorni) come, siamo certi, avranno meno spazio Associazioni come quella del Professor Bertinetti o "Giù le mani dalla Juve", lo prova questo articolo di Giuseppe Belviso sul sito dell'Associazione.

Sappiamo anche di tanti lettori che hanno sollecitato Tuttosport a trattare altri temi come i bilanci truccati dell'Inter. L'invito non può certamente essere accolto da chi ha sostituito Padovan che, forse, ha avuto il torto di trattare di tanto in tanto questo ed altri temi di vantaggi concessi a chi si è autonominato "onesto".

I nostri sospetti sul perchè si sostituisca il direttore di un quotidiano in costante crescita di vendite trovano conferma nella prima pagina di ieri. In un lunedì in cui persino i giornali non sportivi non possono esimersi dal fare un titolo sulla scandalosa conduzione della partita Inter-Parma, nel giorno in cui persino la casa-madre da cui proviene De Paola capisce che non si può negare l'evidenza, Tuttosport si mostra nella sua nuova filosofia: quella dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia.
Unico giornale a nascondere il problema all'interno. L'Inter in prima c'è ma non per i tanti troppi favori che riceve, solo favori e mai un torto, bensì per l'interessamento a Ronaldinho.
La scelta editoriale di De Paola, quella di trasformare Tuttosport in Struzzosport, è sfociata da ieri, sul web, in una protesta che ha coinvolto tutti i forum juventini al punto da essere tanto intasati da risultare difficilmente navigabili. Discussioni di tutti i tipi ed un unanime sentimento di repulsione per la nuova line editoriale, sfociato nell'invio di moltissime mail tanto al direttore quanto all'editore di Tuttosport.

Editore che, se non ricompensato in altro modo, come potrebbe essere la promessa di maggiori introiti pubblicitari, farà presto i conti con i risultati di vendita figli della sua scelta.

Molti sul web, davanti al silenzio della prima pagina odierna di Tuttosport, si chiedevano come avrebbe titolato e scritto Padovan.

Noi, che pure non ne abbiamo mai condiviso totalmente il pensiero, continuiamo ad avvalorare l'ipotesi che sia caduto vittima di chi vuole zittire le "voci scomode" ed inculcarci per via mediatica l'idea che questo sia davvero un calcio diverso e pulito. Impresa comunque improba visto quello che combinano gli arbitri in campo oppure Collina, Palazzi ed Abete nello svolgere i loro compiti di designazione, giustizia e controllo del calcio. Riportiamo, comunque, l'editoriale di Padovan del 10 dicembre 2007. Una denuncia superata da fatti ancora peggiori accaduti dopo quell'editoriale, che molti facilmente identificabili non avranno gradito.


L’ACCUSA VIENE DAI NUMERI

GIANCARLO PADOVAN - 10 dicembre 2007

In ritardo – lo ammetto – ma abbiamo capito tutto: lo scudetto sarà vinto dal­l’Inter perché, ove non bastasse la sua for­za fisica e tecnica, a spianare la strada ver­so il successo parziale, magari in gare dif­ficili e rognose come quelle della settima­na appena conclusa, provvedono i calci di rigore. Numeri non parole: un rigore con­tro la Lazio (mercoledì sera) molto dubbio (forse il fallo era addirittura da invertire); un altro (ieri pomeriggio), contro il Tori­no, del tutto inesistente (palla piena e net­ta di Comotto su Ibrahimovic). Conta po­co, anzi nulla, che l’Inter abbia dilagato. L’ha fatto dopo, non prima, ché anzi, sul­lo 0-0 e fino al rigore di Ibra, aveva ri­schiato di subire ( ah Ventola, Ventola), perfino su un cross sbagliato di Comotto (mai che un tiro storto si raddrizzi cam­min facendo!).Abbiamo capito tutto: la lobby dell’Inter è così estesa e ramificata che oggi non si di­scutono più le opinioni del suo allenatore, le si accettano e basta, senza nessuna ca­pacità critica. Anzi – quel che è peggio – senza alcuna volontà critica. Che Manci­ni scambi il razzismo per sfottò (e si tac­cia); che tratti il medico dell’Inter e la ca­tegoria dei medici sportivi come sprovve­duti, se non peggio (e si taccia); che se ne freghi ( letteralmente) della relativa ri­chiesta di deferimento (e si taccia), va be­ne tutto. Può essere sgradevole ma è com­prensibile. In fondo, nessuno di noi, pove­ri scribacchini, è in grado di dare lezioni di cultura lessicale, competenza sanitaria e rispetto delle norme regolamentari ad un allenatore che tanto ha studiato, esperito, conosciuto e verificato per esprimersi con tale saccenza e sicumera. Ma che costui sostenga la legittimità dei calci di rigore lucrati alla Lazio e al Torino in meno di quattro giorni, questo no, non si può per­mettere, né si può tacere. Al contrario, mi piacerebbe conoscere il pensiero di qualche collega, magari della scuola romana (la più controversa e con­fusa dopo Calciopoli, stretta com’è tra il bisogno di dire che il calcio è cambiato perché non c’è più Moggi e il dispetto per la constatazione che il potere ha trasferito altrove le sue attenzioni), di fronte alla ta­bellina dei rigori concessi e subìti, che pubblichiamo in prima pagina. Com'è possibile che l'Inter, la quale ha segnato 33 reti contro le 31 della Roma e le 30 del­la Juventus, abbia avuto cinque rigori a favore e solo uno a sfavore? E perché, se Juve e Roma frequentano le aree avversa­rie almeno quanto l'Inter, hanno un saldo negativo di meno 1 (la Roma) e di meno 2 (la Juve)? Strano che i più attenti com­pulsatori di cifre non abbiano rilevato questa anomalia. Altro dato significativo riguarda Lazio, Reggina, Udinese e Tori­no: non hanno mai beneficiato di calci di rigore. Peggio: il Toro ne ha avuti quattro contro, come il Genoa. Nessuno, però, se ne è visti fischiare sei come la Juve. E che dire del Milan? Strano che avendo realiz­zato solo venti reti - cioé non sviluppando una straordinaria fase offensiva - abbia ottenuto 5 rigori pro e 1 contro, proprio come l'Inter, guarda un po'; le combina­zioni. Abbiamo capito tutto. La Juve, in classifi­ca sempre lontana 8 punti dall'Inter, ha rosicchiato due punti alla Roma, fermata a Livorno. Tuttavia a De Rossi è stato annullato il gol, regolarissimo, del 2-1 giallo­rosso a poco più di dieci minuti dalla fine. Così la Roma adesso è già staccata di cin­que lunghezze dall'Inter. L'importante, ol­tre ai risultati, è ricordare come arrivano.


Sul medesimo argomento, vi consiglio di leggere:

lunedì 21 gennaio 2008

Lettera al Presidente


Lettera al Presidente della Juventus

di Giuseppe Belviso

20 gennaio 2008


La presente lettera giace ormai sulla scrivania del neo direttore di Tuttosport - l’ultimo giornale che ha concesso scampoli di democrazia fino all’era Padovan - da oltre una settimana.

È del tutto evidente come la nuova linea editoriale sia caratterizzata dalla necessità di smorzare gli entusiasmi dei tanti che continuano a gridare ancora a gran voce la propria sete di giustizia. È necessario riportare l’attenzione sulle questioni legate al campo tentando di nascondere il ruolo primario svolto da taluni giornali durante calciopoli.

GiùlemanidallaJuve non ci sta!!!

Se anche Tuttosport dovesse proseguire l’opera mistificatoria prodotta da altre “testate” ci impegniamo, fin da subito, a porre in atto tutte le azioni necessarie per far divenire questo sito internet la prima testata giornalistica online a difesa di una fede, la nostra amata Juventus!!!

Di seguito il testo inviato all’ex giornale democratico:



Gli ultimi diciotto mesi, da quando cioè si è insediato il nuovo gruppo dirigente, hanno visto la Juventus trasformarsi da un modello di organizzazione, invidiato ed addirittura ammirato e studiato in tutto il mondo, ad uno in cui si può dire e fare tutto ed il contrario di tutto.

La partenza, di certo, non ci aveva fatto ben sperare per un roseo futuro. Ricorderete tutti l’avvocato Zaccone, unico esempio nella storia di principe del foro che avallava una condanna dei propri assistiti, su input dei maggiori azionisti di riferimento della Juventus FC Spa, complice l’ineffabile Montezemolo!

L’input – che noi riteniamo suicida – ha avuto una conferma clamorosa da Blatter nelle dichiarazioni rese alla stampa il 23 dicembre 2007 del seguente preciso tenore: “credo sia passato abbastanza tempo per poterne parlare – spiega Blatter - quando scoppio calciopoli, nel 2006, Luca Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. È in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo”.

Tale scellerata gestione del processo ebbe un costo legale per la Juventus e per i suoi azionisti, non dimentichiamolo mai, di circa 800 mila euro di cui ben 507 mila al solo studio Zaccone. Senza dimenticare, poi, i ben più gravi danni economici provocati dalla retrocessione.

I segni della trasformazione da potente club calcistico in armata Brancaleone sono divenuti in seguito tangibili attraverso le eloquenti esternazioni, a volte di giocatori (vedi Trezeguet nell’ultima di campionato in serie cadetta) ed altre volte di dirigenti (memorabili le affermazioni sui valori di Facchetti e sulle scuse che dovevamo al Calcio italiano), che evidenziavano, se mai ce ne fosse bisogno, l’incapacità di gestire un gruppo ed una storia di nome Juventus.

Nella scorsa estate, per la prima volta nella sua storia, la Juventus partiva, inoltre, con il dichiarato obiettivo di raggiungere una posizione in classifica sufficiente a disputare la Champions Leaugue senza alcuna ambizione di vittoria del titolo nazionale.

Questo è, di fatto, quanto dichiarato a più riprese da dirigenti e calciatori. Alcuni penseranno sia un segno di coerenza e concretezza; siamo invece convinti che tale atteggiamento rappresenta un chiaro segnale di mediocrità, di pressappochismo e testimonianza reale del ridimensionamento in atto.

Sono passati diciotto mesi, diciotto mesi in cui sono stati acquistati “autentici campioni” (vedi Boumsoung, Andrade, Almiron, Tiago, ecc…) oggi tutti, o quasi, già in vendita a prezzi ovviamente inferiori a quanto sperperato con i danari di quell’aumento di capitale sostenuto anche dai piccoli azionisti.

A tal proposito è opportuno ricordare come il gruppo che ancora oggi consente alla Juve di frequentare la parte alta della classifica è costituito da giocatori acquistati dalla famigerata Triade.

Sia le sentenze sportive che quelle già giunte a compimento nell’ambito della giustizia ordinaria attestano, di fatto, che nessuna partita era truccata e che nessun illecito sportivo è stato mai commesso. Ad oggi.

Proprio per tale motivo non comprendevamo il motivo per il quale il nuovo gruppo dirigente non mettesse in atto ogni azione utile alla restituzione dei nostri legittimi scudetti od in alternativa, ritenendo che degli illeciti fossero stati commessi, non decidesse un’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori. Avevamo chiesto proprio questo in un’assemblea degli azionisti non ottenendo ovviamente alcun tipo di risposta.

Non abbiamo dovuto attendere comunque molto. In una intervista di alcun giorni fa rilasciata a quel giornale rosa che tanto ha contribuito alle nostre disgrazie, il Presidente ci ha ancora una volta sorpresi con l’ennesima perla di saggezza e di coerenza.

Rispondendo ad una domanda relativa all’eccessivo attendismo per una eventuale azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori, ammetteva: “Perchè vogliamo vedere come finiscono i processi. Perchè c'è il RISCHIO che si risolva tutto in un cumulo di peccati veniali....”.

Evidentemente ci sono voluti diciotto mesi per comprendere, finalmente, quello che noi sosteniamo fin dall’estate di calciopoli (farsopoli).

Ma allora cosa attende ancora il Sig. emerito Giovanni Cobolli Gigli a reclamare il maltolto? Con i peccati veniali, caro Presidente, non si distrugge la storia ed il blasone di uno dei più grandi club al mondo.

Resta inspiegabile, per di più, il motivo per il quale non si è voluto tentare, restando nell’ambito della giustizia sportiva, la via del TAS di Losanna per riportare a casa quei due scudetti legittimamente conquistati sul campo.

Sia pur confortati da intensa giurisprudenza a noi favorevole, non sappiamo se il prossimo 15 maggio il TAR Lazio avrà il coraggio e l’autonomia per smascherare la più grande farsa dell’ultimo secolo. Sappiamo, tuttavia, che grazie agli oltre 3000 soci che ad oggi compongono GiùlemanidallaJuve riusciremo - si chiami TAR, Consiglio di Stato, Commissione Europea o Corte dei Diritti dell’uomo - a portare a termine la lotta per la restituzione di titoli ed onore che, oggi, è divenuta soprattutto un’importante battaglia di civiltà e democrazia. Siamo certi che prima o poi arriverà il giorno in cui qualcuno ci dovrà spiegare il motivo di tanto immobilismo e remissività.

Una piccola nota, infine, sulla futura casa della Juventus. Diciotto mesi fa esisteva un grande progetto stadio. Oggi, sia pur a seguito di un sostanzioso aumento di capitale, non ci è dato ancora sapere in quale struttura la Juventus potrà festeggiare (speriamo) i prossimi trofei.

Per tutto quanto sopra esposto l’Associazione chiede ancora una volta a Lei, signor Presidente, e a tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione, di prendere in considerazione le dimissioni quale estremo gesto di correttezza nei confronti dei tifosi, degli azionisti e di quei gloriosi colori che solcano i cieli della storia del calcio nel mondo.

Un estremo gesto che consenta, con tempestività, di riavviare un vero progetto di crescita a medio termine e di procedere alla nomina di un management “indipendente” che possa finalmente avere responsabilità strategiche dirette a creare valore per gli azionisti e per la Juventus stessa.



mercoledì 9 gennaio 2008

Tuttofoxy


Da oggi, tuttosport è diretto da un giornalista (???) proveniente nientepopodimenoche dal nostro commercial partner, tal Paolo De Paola (beh, complimenti ai genitori per la fantasia).

Adieu, tuttosport.

Fanculo, tuttofoxy.

mercoledì 19 dicembre 2007

Comprare? No, meglio vendere


(Bonarober per http://www.juworld.net/)

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Comprare? No, meglio vendere

19 Dicembre 2007

Tuttosport



La Juventus dibatte se sia meglio investire nello stadio o nella squadra. No, grazie. La Juventus fa entrambe le cose, sennò è l’Udinese. Se la proprietà non può comprare campioni veri, allora è meglio che venda. E che venda a qualcuno che, come Gianni e Umberto Agnelli, non si accontenta di vivacchiare e di considerare un grande risultato il piazzamento attuale. Il terzo posto può sempre capitare, ovvio. Ma essere una squadra da terzo posto non è da Juve, semmai di chi poi si bea di poter indossare scudetti altrui.

Caro direttore, visto che ci sono, permettimi anche una chiosa al tuo editoriale di lunedì intitolato “La verità è in campo”. Tu scrivi che a fronte del pesante coinvolgimento nello scandalo del calcio, il Milan non avrebbe dovuto partecipare alla Champions che poi ha vinto e, di conseguenza, nemmeno al torneo mondiale di Tokyo. Come sai, non sono d’accordo. Anche le sentenze di condanna dicono che non c’è stata nessuna partita taroccata, nessun sorteggio truccato, nessun arbitro corrotto, con l’improbabile eccezione di un Lecce-Parma arbitrato da De Santis.Malgrado la tua convinzione sull’ingiusta partecipazione del Milan alle competizioni internazionali, riconosci che i rossoneri hanno esibito “qualità, capacità, intelligenza, continuità, coraggio” tali poi da meritarsi sul campo la vittoria. Non posso che essere d’accordo, è una squadra formidabile. Ma la tua riflessione mi porta a farti una domanda: credi che l’altra squadra coinvolta nello scandalo del calcio, senza peraltro avere a suo carico nemmeno una telefonata compromettente con i guardalinee, abbia mostrato la medesima “qualità, capacità, intelligenza, continuità, coraggio” nel difendersi dalla montagna di accuse non provate, anzi poi smentite dalle sentenze? La risposta è nella vittoria rossonera della Coppa dei Campioni e in quella juventina del campionato di B, ma non sottovaluterei nemmeno l’impresa che i Cobolli boys hanno agevolato agli indossatori di scudetti altrui, consentendogli di vincere tre scudetti in due soli anni grazie alla svendita del più devastante calciatore del mondo, Zlatan Ibrahimovic, a un prezzo quasi pari a quello di Almiron e Tiago.

La vittoria internazionale del Milan serve a non far dimenticare che cosa è successo in questi due anni. La società che, insieme alla Juventus, avrebbe condizionato i campionati ma che, a differenza della Juventus, è stata graziata dalla Federcalcio e dalla Uefa per il semplice fatto di essersi difesa, evidentemente non era così aiutata dagli arbitri se qualche mese dopo la condanna a ferimento ha fornito alla nazionale, ancora una volta con la Juventus, l’ossatura della squadra che ha vinto i mondiali. Non manipolava le bandierine se, poi, ha vinto tre coppe internazionali in sei mesi e un Pallone d’Oro.

La Juventus di Claudio Ranieri, nel suo irriguardoso piccolo, sta facendo altrettanto bene, malgrado sia inferiore alle prime e inguardabile senza i giocatori della precedente gestione, a cominciare da Zinedine Zanetti. Per carità di patria, evito di affrontare il tema della cessione di Antonio Nocerino, bloccata in autostrada da Luciano Moggi (sempre sia lodato).

Aggiungo però una cosa: il Tar. L’establishment italiano ormai è abituato a regolare i conti interni con decisioni esecutive da far rabbrividire anche uno studente al primo anno di giurisprudenza. Poi però arriva il Tar e spesso, dalla Rai alla Guardia di Finanza, ristabilisce un minimo di stato di diritto. Sarebbe successo così anche nel calcio, come avevano lasciato intuire fior di giuristi. Tanto che quando, in un impeto di coraggio durato una mezz’oretta, la Juventus ha minacciato di ricorrere al Tar, c’è stata la mobilitazione del Palazzo che poi ha portato alla riduzione della pena. Eppure la Juventus ha ritirato il ricorso e rinunciato anche all’ultima possibilità di difesa.

Il risultato di questa scelleratezza è il Milan sul tetto del mondo e la Juve del campionato cadetto. “La verità è in campo”, dice l’editoriale di lunedì. Ne sono arciconvinto. Ma in questo caso la verità è anche in Corso Galileo Ferraris 32.

Christian Rocca

martedì 13 novembre 2007

Sostieni la Cazzetta, vota il sondaggio


C'è un sondaggio in corso sul blog (in alto, sulla destra; appena sotto la dotta dissertazione su quanti siano per Johnny B Good gli scudi della Juve).

Qual è il peggior quotidiano sportivo italiano?

Questo il titolo del sondaggio.

Tre le possibili risposte (perché, a gran sorpresa, tre sono i quotidiani sportivi italiani):

1. Il nostro magnifico partner commerciale (quello che si trova, sempre meno, unto e bisunto, sul bancone dei gelati nei bar più infimi e purtridi delle città). la Cazzetta dello Sport

2. Tuttosport.

3. Corriere dello Sport.


Circa 100 persone hanno già votato il sondaggio.

E, incredibile a dirsi, il nostro partner commerciale è saldamente in testa, con l'89% dei voti.

Vota anche tu.

Aiutiamo la Cazzetta a raggiungere quota 90.


martedì 30 ottobre 2007

Cara Juve, stai allegra. Se piangi dai fastidio


(Bonarober per www.juworld.net)
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Piero Valesio

Tuttosport - 29 ottobre 2007

Sempre allegri bisogna stare che il troppo piangere fa male al re. Anche al ricco e al cardi­nale, se è per questo. Ma la do­manda è: chi è il re? Chi è che si turba e viene colto da vam­pate di cattivo umore se qual­cuno osa sostenere che i due ri­gori concessi da Bergonzi sa­bato sera al San Paolo sono stato un perfetto esempio di an­ticalcio e hanno completamen­te falsato l’esito del match? Ci deve essere, questo re. E deve es­sere in buoni rapporti con Mas­simo Mauro. Il quale è stato il più convinto, durante il dopo­partita di Napo­li-Juve andato in onda su Sky, nel ribattere al­la furiose parole di sdegno pro­nunciate da quel noto pole­mista che ri­sponde al co­gnome di Cobol­li Gigli. Il presi­dente biancone­ro aveva osato lasciarsi andare ad affermazioni pesanti del tipo: speriamo che qualcuno nel Palazzo abbia visto cosa è suc­cesso in campo. Il commentato­re di Sky non ha gradito: come osa il responsa­bile di un’azien­da sportiva sot­tolineare che è stato danneggiato sul campo? Erano lacrimucce, non un vero pianto come nella canzone di Jannacci e Fo: ma Mauro si è inalberato lo stesso. Che sia forse perché la Juve non ha l’u­mile diritto di sottolineare, tra l’altro con un atteggiamento low profile, molto subalpino, che quello che era successo era al limite del comprensibile? Forse il re senza volto ma con corona aveva già iniziato a stranirsi? Fabio Caressa e Bep­pe Bergomi, in sede di telecro­naca, avevano offerto una pre­gevolissima esibizione di sere­nità di commento («Serata ne­rissima dell’arbitro Bergonzi» ha detto il Caressa dopo il se­condo rigore farlocco: compli­menti) cercando, come si deve fare in questi casi, di sottoli­neare ciò che è giusto senza per questo indispettire le tifoserie dei vincitori. A maggior ragio­ne l’inalberarsi di Mauro è parso fuori luogo.Tutto sommato ha stupito me­no, poco dopo su Rai 2, che un altro ex giocatore abbia messo in scena una sua personalissi­ma (e rispettabile, figuriamoci) visione della realtà sostenendo con una certa pervicacia che il secondo rigore, quello scaturito dal scambio di sguardi fra Buffon e Zalayeta, era in realtà un rigore che andava concesso. Qui l’ottimo Co­bolli, con quel volto che pare sempre così estraneo ai livo­ri e alle urla del grande (anzi: grosso) carroz­zone calcistico, ha tirato fuori a sua volta la sua indole da palco­scenico ed ha ri­sposto: «Sì, Mazzola». Una frase breve che è parsa degna, per efficacia, di certi assensi ci­nematografici di Totò o meglio, viste le origini, di Macario. «Sì, Mazzola» dice­va Cobolli: e mai espressione fu più efficace. E chissà che a qualcun altro non sia venuto in mente cosa successe in tv molti molti anni fa quando un certo Iuliano Mark intervenne su un certo Ronaldo che, in quell’epoca an­cestrale, gestiva a una maglia a strisce nerazzurre verticali: l’urlo di dolore di coloro i qua­li non portavano (allora) l’er­mellino regale a causa del pre­sunto torto subito occupò i me­dia per settimane se non per mesi, coinvolgendo la vita so­ciale e politica italiana ai mas­simi livelli. Stavolta si ha come la sensazione che non succe­derà. Il che certamente sarà un bene visto che il low profile del­la dirigenza juventina certo non chiede che s’inneschino in­terminabili processi televisivi. Ma resta un dubbio: fra il pre­sunto re della prima repubbli­ca calcistica e il supposto re della seconda chi è il più po­tente?


mercoledì 10 ottobre 2007

Padovan su tennisti, gemelli, nipoti (e tutori sullo sfondo)



(Lucky Luke quando si vede allo specchio)
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L’EDITORIALE del 9 ottobre 2007


DECIDETEVI!


GIANCARLO PADOVAN


Il caso Del Piero deflagra in un silenzio rassegnato e colpevole. Dop­pia, e perciò doppiamente grave, la responsabilità: da una parte il giocatore, che ha troppe pretese rispetto alla considerazione della con­troparte contrattuale (quando si chiede è importante capire fino a do­ve sia possibile spingersi con la domanda), dall’altra la società: disim­pegnata per parte degli Elkann (non un gesto, né una parola); renitente e reticente in Blanc (ha già sbagliato cedendo Vieira e, soprattutto, Ibrahimovic all’Inter, forse una maggiore cautela rispetto a conse­guenze di non facile gestione sarebbero consigliabili); inopportuna quando Secco ammette che «Effettivamente il rischio di perdere Del Piero c’è» (a meno che qualcuno glielo abbia suggerito e, allora, il di­rettore sportivo non ha colpa, se non quella di farsi mandare allo sba­raglio); grottesca nella comunicazione se dice che Secco è stato stru­mentalizzato dai giornalisti (quella di Secco era una frase limpidissi­ma, inequivocabile, immodificabile e, soprattutto, rilasciata durante una trasmissione tv); dedita all’equilibrismo, in cui primeggia il pre­sidente Giovanni Cobolli Gigli, il migliore presidente possibile in una situazione di cui Blanc è il tessitore occulto. Cobolli Gigli tampona e riparte con leggerezza, in un anno e mezzo ha fatto più di quanto gli venga ascritto e riconosciuto, ma sul caso-Del Piero da lui mi aspetta­vo una diversa determinazione. Anche perché, sul piano dell’immagi­ne, la dirigenza non aveva certo fatto una bella figura a farsi manda­re a quel paese da Trezeguet e poi, priva di alternative, a rinnovargli il contratto come se nulla fosse accaduto.


La realtà la sanno tutti e i Del Piero (Alessandro e il fratello manager) la conoscono meglio di qualsiasi altro: Blanc, in primis, non vuole più Del Piero, Secco neppure. Gli Elkann evitano di intervenire, forse per­ché la pensano come i loro manager o forse perché la Juve non è affar loro nonostante ne detengano la proprietà (strano, ma il capitalismo italiano è anche questo); Ranieri di Del Piero farebbe, o farà presto, volentieri a meno e da domenica gli è pure scappato.Aquesto punto basterebbe che tutti lo ammettessero, senza quella pa­tina di ipocrisia tanto cara all’ambiente del calcio. Basterebbe avere il coraggio di affrontare l’umore della sterminata platea di clienti, chia­mati tifosi. Non c’è dubbio che spesso essi rappresentino la pancia nel­la variegata tribù del pallone. Tuttavia senza di loro non esisterebbe lo spettacolo perché – lo dico a beneficio dell’amministratore Blanc – non esisterebbero i consumatori, gli stadi da fare, rifare, riempire, le televisioni cui abbonarsi per vedere l’evento sportivo e dalle quali ri­cevere tanti quattrini per sanare i bilanci, assicurare una squadra competitiva e via elencando. Ebbene, cari dirigenti della Juve, questa moltitudine inquieta e arrabbiata vi chiede di porre fine alla questio­ne- Del Piero nel più breve tempo possibile perché essa sta danneg­giando – senza che qualcuno ancora se ne sia accorto, ma quando ac­cadrà sarà tardi – la squadra, i suoi delicati circuiti interni, l’allena­tore e un calciatore che, fino a prova contraria, è stato determinante sempre, ma più di ogni volta nell’anno della serie B, quando c’era chi scappava, chi tentennava e pochi che lavorassero per salvare il salva­bile, segnando tanto (Del Piero, appunto) in una squadra ricca di cam­pioni ma povera di gioco, visto l’allenatore che la guidava (altra scel­ta infelice con strappo finale mortificante).


Carissimo Cobolli, caro Blanc, stimato Secco, ricordate che senza Del Piero – e senza quelli che sono rimasti anche per lui – la Juve avrebbe rischiato di impantanarsi nella mediocrità, di prolungare l’inferno della B e di consegnare la vostra, pur volonterosa esperienza di gran­di dirigenti, ad uno dei fallimenti più gravi della storia del club. Non volete più Del Piero: agite. Lo volete ancora: firmate.




Padovan sostiene che la Juve non è affare degli Elkann, nonostante ne detengano la proprietà.


E allora?


Allora la Juve è affare dei tutori.


I Gemelli Equity Swap (più swap che equity, in realtà).


E, soprattutto, Lucky Luke. L'ex compagno di quel gran pezzo dell'Ubalda (tutta nuda e tutta calda). L'ex direttore generale del comitato organizzatore di Italia '90 (sperpero di migliaia di miliardi per la costruzione di stadi ora già fatiscenti). L'ex vice-presidente della Juventus di Maifredi, Luppi e De Marchi (fuori dalle coppe, per la prima volta dopo circa trent'anni). Grande amico di Moratti ("Sono amico di Massimo Moratti, gli voglio bene. E’ una persona per bene") e della vergine della Bicocca (che non è Afef; "io non entro mai nelle vicende delle singole aziende, voglio solo dire che Marco Tronchetti Provera è un mio amico, è una persona perbene, è un vicepresidente di Confindustria e mi sembra che in questa vicenda sia parte lesa").




Peggio di questa gente non ci poteva capitare.


Fuori i mercati dal tempio. Via i tutori (ed i tutelati) dalla Juventus

lunedì 25 giugno 2007

L'ultima perla di Cobolli&Gigli


Cobolli&Gigli non perdono un'occasione per dimostrare la loro grande conoscenza del calcio. D'altronde è proprio per questo che sono stati scelti da John El Kazz, Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti.
Nel DVD su Bettega di Tuttosport i gemelli di Fermo Ferraris esaltano il carattere, la piemontesità, etc. di Bobby Gol.
E poi chiudono con una chicca memorabile: "non potremo mai dimenticare – dicono i gemelli – quella partita contro l’Argentina e quel gran gol di testa ai mondiali del '78".
Gol di testa che videro solo loro (così come la partita Caltagirone-Juve di quest'anno).