Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

Per contribuire al blog, scrivete a ilmagodiios@gmail.com

Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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martedì 30 giugno 2009

Ridiamo, ridiamo, ridiamo

(La prima grande performance di Giò&Van)
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Ridiamo. Tre volte.
Tre, per una volta. E non quattro.
Perché tre sono gli anni di gestione ridentina alla Ridentus.
Il 29 giugno di tre anni fa entrava in carica il primo consiglio di amministrazione della Ridentus, società nata poco meno di due mesi prima (il 7 maggio, per la precisione).
Il Progetto ridentino era molto semplice.
Vincere ridendo. Ridere vicendo.
A distanza di tre anni, i ridentini sono riusciti a realizzare il 50% del Progetto.
Ridere. Anzi, far ridere. Tutti quelli che piangevano quando c'era la Juventus, ridono come matti da quando c'è la Ridentus.
E allora ridiamo anche noi.
Festeggiamo insieme questi tre anni di risate.
Con la speranza che queste risate siano solo un anticipo, non particolarmente gustoso, delle risate che speriamo di poterci concedere nel prossimo futuro.
Forza Luciano.
Forza Margherita.
Forza Cardia.

venerdì 5 dicembre 2008

Processo GEA. Quello che i giornali non dicono


I mass-media ovviamente non ne parlano, ma il 2 e il 4 dicembre le difese di, rispettivamente, Luciano Moggi (avvocati Marcello e Matteo Melandri) e Franco Zavaglia (avvocati Prioreschi e Rodella, quest’ultimo anche legale di Alessandro Moggi), hanno confutato alla grandissima le accuse di Palamara, PM del processo GEA e presidente dall'Associazione nazionale Magistrati (povera Italia...).

Lo Ju29ro Team si trova, pertanto, costretto, come al solito, a colmare gli inquietanti vuoti lasciati da coloro che per "mestiere" dovrebbero dare spazio alle tesi contrapposte (vero Paoluccio Mieli?).

Vi invito pertanto a leggere l'articolo "Processo Gea: oltre la reticenza dei media" a cura di Mario Incandenza.
E' un articolo "in progress", nel senso che viene costantemente aggiornato man mano che ci sono novità dal processo GEA.
Il consiglio quindi è sempre lo stesso.
Stay tuned su www.ju29ro.com

mercoledì 19 dicembre 2007

Domandina al garante per la protezione dei dati personali


Ho una domandina (ina ina) da fare al garante per la protezione dei dati personali.

Questo Garante, che sono sicuro frequenti abitualmente i blog e i forum, non dovrebbe magari occuparsi di cose più serie?
Ad esempio, sul sito http://www.repubblica.it/ sono stati pubblicati i verbali delle nuove INTERcettazioni disposte da quei due gran pezzi di P.M. che rispondono ai nomi di Beatrice e Narducci.

Ebbene questi verbali contengono numerosi dati sensibili.

Il numero di cellulare di Moggi, ad esempio.

Oppure il codice del citofono della casa di Moggi a Torino.

O anche l'indirizzo della casa di Moggi al mare.

Ed ancora, il numero di cellulare di Punghellini (con relativo codice IMEI E IMSI).

Per non farsi mancare nulla, il domicilio di Mazzei, Gambelli e Penta.

Ed infine, il numero di cellulare di Abete.


Repubblica ha poi pubblicato una nuova versione dei verbali, ripulendoli probabilmente da alcuni dati sensibili.

Ma io ho la versione originale.

Per cui, caro Garante, se ti servono questi originali, fammi un fischio. Oppure, lascia un commento a questo post.

martedì 6 novembre 2007

La Bignardi e la pipì di Moggi

Vittorio Feltri - Libero, 6 novembre 2007
Al venerdì sera su "La 7" va in onda un programma che a oltre il 97 per cento dei telespettatori non piace; lo si desume dai dati di ascolto. Il titolo è "Le invasioni barbariche" e non ha niente da spartire con gli argomenti trattati, quelli di un qualsiasi contenitore pseudo-giornalistico. La conduttrice è Daria Bignardi, signora di bell'aspetto che ebbe qualche notorietà dirigendo le operazioni del “Grande Fratello”, Canale 5, cioè Berlusconi. Raramente mi è capitato di seguirla, non perché mi sia antipatica, per carità; semplicemente dimentico spesso che esista.

Oggi ne accenno volentieri per un motivo: durante l'ultima puntata era suo ospite Luciano Moggi, collaboratore di “Libero”, del quale mi incuriosisce ogni dichiarazione, trattandosi tra l'altro di personaggio coinvolto nello scandalo denominato Calciopoli. Daria Bignardi e Moggi erano seduti a un tavolo, l'una di fronte all'altro, posizionamento classico per una intervista in cui la giornalista ponga delle domande e l'invitato risponda. Usa così, credo. Ma le cose sono andate diversamente. Nel senso che la brava professionista, che sta al pallone come io sto alla matematica quantistica, pur sforzandosi di mascherare la propria incompetenza, ha voluto a ogni costo incastrare l'interlocutore, quantomeno tentare di esporlo a una brutta figura. Risultato, si è incastrata lei rimediando una topica dopo l'altra. Penso che Daria si rendesse conto di non essere all'altezza, tuttavia, anziché rassegnarsi a dire delle semplici banalità e ovvietà, lanciava dei quesiti che tradivano una supponenza pari soltanto all'impertinenza. Non solo, ma una volta espressi gli interrogativi, invece di attendere le risposte che Moggi, pazientemente, si accingeva a fornire, Daria, in totale confusione di mente, sovrastava con la propria voce quella dell'ex juventino (esterrefatto da tanta maleducazione) allo scopo di contestarlo prima ancora che avesse avuto l'opportunità di spiegarsi. Ne sortiva un effetto surreale. Chi, come me, a casa cercava di ascoltare era stordito da un chiacchiericcio incomprensibile. I giornalisti, fin dall'asilo, imparano che le domande, in un'intervista, servono per avere un responso, un'opinione, un dato. Regola elementare di cui la Bignardi venerdì s'è scordata ricoprendo così due ruoli in commedia: quello dell'inquisitore e quello dell'imputato. In sostanza ha parlato solo lei. Poco male, se almeno avessimo capito alcune frasi. Oddio, nel caos un concetto si è afferrato. La signora ha manifestato stupore per le quattrocento telefonate che Moggi ai bei tempi faceva in un giorno. Spalancando gli occhioni, Daria ha osservato: con tutte le conversazioni nelle quali era impegnato, come si ingegnava a fare pipì? Davanti al quesito, Moggi ha scherzato: questo glielo dico dopo.

E la Bignardi si è infuriata, forse interpretando la battuta quale sintomo di un riprovevole gallismo. Non le è venuto il dubbio che a un quiz di tale cretineria non ci fosse altra replica. Se però alla cara Daria preme davvero di comprendere come sia possibile maneggiare il cellulare mentre si minge, vado ora in suo soccorso: con la sinistra si regge un apparecchio e con la destra si regge il pipino. Comunque ciò che sorprende non è che Moggi fosse in grado di svolgere entrambi gli esercizi contemporaneamente, bensì che la conduttrice per appurarlo si sia spinta fino a invitare Luciano in studio. Non era necessario. Bastava uno squillo. Bisogna però riconoscere alla Bignardi che, dopo l'intervista disastrosa sul pistolino del tecnico calcistico, si è immediatamente ripresa. È arrivata Lilli Gruber (che a differenza di Luciano non è in disgrazia) e Daria con la dignità che la distingue, si è gettata ai suoi piedi siccome zerbino, mai interrompendone la favella progressista.

sabato 3 novembre 2007

Moggi su Libero: "Juve, attenta a Moratti. E vinci!"

Libero del 2 novembre 2007
La solidarietà del patron nerazzurro sul caso Bergonzi non mi convince.
di Luciano Moggi
La Gazzetta non finisce mai di stupire. Qualche giorno fa ha affrontato un tema di alto profilo, a giudicare da uno di quei titoli che ti dovrebbero colpire al cuore: “Umani come noi ”.
Ho cercato la chiave del pezzo, pensando che dovesse essere comunque elevata: sul caso si era scomodato di persona Verdelli, che di solito lascia ad altri la vetrina degli editoriali. “Umani come noi”- ho così scoperto – si riferiva a quei protagonisti del pallone che dall’Olimpo degli stadi scendono in terra per scusarsi con le loro tifoserie, come il caso dello Slavia Praga, battuto per 7-0 dall’Arsenal o – veniamo in casa nostra – le mani giunte di Dida, e anche le scuse di Ranieri a Cannavò che l’aveva rimbrottato per l’atteggiamento tenuto dal tecnico durante Juve-Genoa. Ed è qui che ho capito. Tutta l’impalcatura voleva semplicemente esaltare il “potere” della Gazzetta e la sua forza persuasiva.
La solita confusione tra “Calciopoli” e “Moggiopoli”
Cannavò bacchetta Ranieri, il tecnico si precipita a telefonargli per scusarsi e la Gazzetta dà ovviamente ampio risalto al pentimento dell’allenatore. Verdelli infine lo cita, nella maniera che ho detto, per dimostrare quello che la Rosea può fare. Come si suol dire, se la cantano e se la suonano. Naturalmente, però, Verdelli non poteva fermarsi a questi episodi. Il pezzo sarebbe stato gracile, ed eccolo rispolverare Calciopoli, che lui ha l’impudenza di chiamare ancora e solo Moggiopoli, il termine che la Gazzetta si è vantata di aver coniato e del quale comunque dovrà rispondere nelle sedi opportune. Verdelli ha già sbagliato a suo tempo, ha perseverato e ora si lamenta che “nei lunghi mesi dello scandalo non uno, tra protagonisti e comprimari, si è detto dispiaciuto”. Ma allora, caro Verdelli, se tante sono le persone coinvolte, come si giustifica l’esemplificazione sul nome del sottoscritto?
Tra l’altro è curioso che una precisazione sul perché di quel termine, Verdelli la diede in uno dei suoi (rari) editoriali. Doveva valere forse come scusa, come ognuno può capire. Poi è ripiombato nell’errore, lui, i suoi vice e i suoi opinionisti. Come sono solito dire, così va il mondo.
C’è stato un altro turno di campionato, con quel che segue (ritorno alla vittoria di Juve, Milan, Inter, conferma della Roma, prima vittoria del Livorno) ma i lettori mi scuseranno se torno sul guazzabuglio seguito agli errori di Bergonzi in Napoli-Juve. Credo sia giusto sottolineare che in questa vicenda…. tutti hanno sbagliato. Ha sbagliato il giudice sportivo in primo grado, infliggendo due giornate per una simulazione che non esisteva, ha sbagliato la Corte di Giustizia in secondo grado, annullando la squalifica. L’impressione, chiarissima, è che la sollevazione generale da parte di tutti sulla non equità di quella squalifica ha indotto la Corte a metterci una pezza, sostanzialmente creando un pateracchio e un pericoloso precedente. Poi ci si è messa anche la Corte di Giustizia, che ha bacchettato Tosel, reo di aver fatto considerazioni sulle valutazioni dell’arbitro e sul comportamento etico dei calciatori. Ma che bella famiglia! – mi verrebbe di dire – solo che la questione è più grave e dimostra l’inadeguatezza della nuova organizzazione federale. Tra coloro che hanno sbagliato c’è anche la Gazzetta, che si è pure distinta per gli alti livelli di contraddizione. Il solito Cannavò scrive che “il misfatto di Napoli appartiene a un mostruoso momento di incapacità”, ma subito dopo richiama il fattore a lui tanto caro, la buona fede dell’arbitro, “grande conquista – dice – rispetto a un ben noto passato”. L’opinionista non si accorge che i due concetti configgono e uno dei due c’entra come i cavoli a merenda: il Cannavò fa trenta, ma non arriva a trentuno. Scopre che è tutta una questione di capacità, che gli errori dipendono dal grado di fallibilità, ma poi imperterrito tenta ancora di propinarci la storiella della buona fede, buona per i gonzi. Tutto questo discende dal fatto che i teoremi sono duri a morire, specie se accompagnati dalla volontà di essere prevenuti. E che Cannavò guardi solo in determinate direzioni, può capirlo chiunque. La verità è semplice: la questione arbitrale è più grave di prima, l’operazione Collina è fallita, gli arbitri sbagliano come e più di prima e l’unica differenza è che prima si sapeva a chi dare la colpa, secondo teoremi accuratamente costruiti. Qualcuno dovrebbe vergognarsi.Da qualche tempo non leggevo di Moratti, ma eccolo qui, segno che i pedinatori puntualmente graziati, gli indossatori di scudetti altrui, i dirigenti dell’unica società sordomuta d’Italia (quanto a telefonate intercettate) sono vivi e vegeti, ancora determinati a prenderci in giro. Il presidente dell’Inter è solidale (?) con la Juve per gli errori di Bergonzi e dice : “La cosa importante è che non si veda dietro una trama come c’era invece precedentemente”. A cobolli Gigli dico di stare attento: non prenda per buone quelle attestazioni di (presunta) solidarietà. Moratti vuole prendere in giro la Juve e dietro il velo di solidarietà c’è sicuramente un sorriso di sberleffo. Al patron dell’Inter è chiaro (ma non lo dice) che se quest’anno sta vincendo (come l’anno scorso) ciò accade perché ha la squadra più forte con la ciliegina sulla torta di Ibrahimovic (quello che giocava….nella Juve). Per favore, basta con la confusione sui “valori in campo che allora erano sempre a favore della Juve, perché i bianconeri erano i più forti, mentre ora la più forte è l’Inter: i “teoremi”, i “disegni diabolici”, le “manovre” non c’entrano ora e non c’entravano in passato.
Le dichiarazioni dei nerazzurri e i pensieri di Cobolli Gigli
Un lettore mi parla di Cobolli Gigli e vi trova molta “incoerenza”. A suo parere quando gli si parla degli scudetti revocati, il presidente della Juve dà sempre risposte diverse. In una intervista a “Repubblica” parlò del “sacrificio necessario” avallando sostanzialmente – dice il lettore – lo scippo. Adesso, per fortuna, ha cambiato idea. Nel giorno dell’assemblea dei soci il patron si è fatto più prudente, sottolineando che quegli scudetti li sente suoi, li ha nel cuore. Perché questi pareri ondivaghi ? E’ chiaro, rispondo, che una spiegazione bisognerebbe chiederla all’interessato, però una spiegazione al fatto che lui è arrivato tardi a “sentire come suoi” quegli scudetti posso provare a darla. Quei trionfi non li ha vissuti, non li ha conquistati in prima persona e comprendo quindi come Cobolli Gigli debba sentirsi adesso: nell’occhio del ciclone. Ci sono comunque errori che non dovrà assolutamente ripetere, come quel richiamo insistente alla partitissima con l’Inter che potrebbe aver avuto il potere di distrarre la squadra dai due impegni inframmezzati con Napoli ed Empoli. Ora il presidente della Juve può e deve indirizzare tutti i suoi pensieri alla partita con l’Inter. L’Empoli è dietro le spalle, ma non c’entrano niente le rassicurazioni di Abete del giorno prima. Come ha osservato qualcun altro, direi a Cobolli di non sentirsi affatto rassicurato dalle rassicurazioni di Abete.E nel frattempo vinci Juve, vinci !

venerdì 2 novembre 2007

Stasera il Direttore a Le Invasioni Barbariche

Luciano Moggi sarà ospite di Daria Bignardi a Le Invasioni Barbariche (questa sera, ore 21.30).
Dubito che Daria Bignardi (che comunque tiene famiglia, deve pur mangiare..) consenta che su La7 si spari a zero contro la Vergine della Bicocca (che non è Afef).
Vedremo stasera.

PS Comunque, le vere invasioni barbariche sono state quelle di maggio 2006 con la conquista del fortino di fermo ferraris (all'epoca, Corso Ferraris) da parte di barbari abusivi.

martedì 23 ottobre 2007

Il Buono, il Brutto e il Pentito

(Dr. Zoidberg per www.ju29ro.com)
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17 ottobre 2007, un giorno qualsiasi, un mercoledì qualunque che, quatto quatto, rischia di segnare un decisivo passo avanti nel percorso – quantomai difficile – di presa di coscienza della verità su Calciopoli.
La velenosa quotidianità antijuventina viene infatti scossa da Luciano Moggi che, in un hotel milanese, presenta la sua prima fatica letteraria: un libro (“Un calcio nel cuore”, Tea editore) scritto in collaborazione con i giornalisti Mario D’Ascoli ed Enzo Bucchioni, con il quale l’uomo più etichettato al mondo (dagli acidi “mafioso”, “carbonaro” e “massone” al più tranquillizzante “volpone”) si propone di squarciare il velo degli stereotipi e, già che c’è, di ricacciare in gola le troppe malignità di certe lingue taglienti.
Non si vuole in questa sede svelare contenuti o fornire succose anteprime (con 12 euro il più comune dei mortali può andare in libreria e tornarsene a casa con 250 pagine da sgranocchiare), bensì riportare tre cosette - cui chi scrive ha assistito in prima persona - che hanno animato la assai movimentata conferenza stampa di presentazione. Un meeting invero ben frequentato, con molti volti noti dell’anfiteatro pallonaro, ma ahinoi disertata dai pasdaran del contraddittorio e dagli esegeti da poltrona. Per dirne uno, quel Cannavò Candido che pure l’invito l’aveva ricevuto.
Quindi, in mancanza del suo ideologo principe, il giornale rosa ha dovuto ripiegare su un ragazzetto intraprendente, tale Alessandro Ceniti, che non ha comunque fatto mancare cinque minuti di indignata polemica, serviti più che altro a ricordare cosa ne pensino dalle parti di via Solferino della Juventus precobollita (la Juve ruba! Processateli! le schede svizzere! Serie C! Zaccone!).
Ma, lasciando da parte il “brutto” (inteso come episodio), veniamo al “buono” di giornata, ossia alla presa di coscienza quasi globale di una circostanza che inquieta non poco certa tifoseria juventina e appresso alla quale tutto il mondo giornalistico sportivo gira intorno come quei gruppetti di turisti che fanno finta di non correre per prendere il posto vicino al finestrino. Finora nessuno lo aveva mai voluto dire e c’è voluto il coraggio di un Gino Bacci come-non-lo-si-era-mai-visto, per porre la fatidica domanda: ma non è che, forse, chissà, per caso, Calciopoli l’han voluta gli Agnelli (ovvero quel che ne rimane, ovvero chi per loro)? A seguire sorrisini assortiti, gomitatine al compagno di poltrona, colpetti di tosse e Big Luciano, secondo suo stile, a dribblare la malizia.
Rimane infine il pentito, cioè il piatto forte, cioè la sorpresa. Bisogna sapere che attorno al capocupola (Moggi, per chi lo avesse dimenticato) girano sempre certi giornalisti che non perdono occasione di far sapere che il caro Luciano (lo chiamano per nome) lo conoscono da trent’anni. Tutti trenta, non uno di più, non uno di meno (1977, che anno…). Ebbene, uno di quelli risponde al nome di Franco Rossi, bocca di fuoco di Telenova e censore bianconero dalle parti del Mediaset serale. Il caro Franco (chiamiamolo per nome) era lì, con occhi solo per il suo trentennale amicone e non vedeva l’ora di stringerselo e baciarselo, una volta finito il cerimoniale. E così è stato, con il nostro a scodinzolargli addosso (vedi foto) persino quando, terminata la presentazione, Big Luciano è stato stretto dalla morsa delle telecamere, delle interviste e degli autografari. E pensare che c’era un gran bel buffet, apparecchiato con ogni delizia…Ebbene, per farla breve, si dice che al telefono (tutto passa da lì) di Moggi sia giunta qualche settimana fa la voce contrita dell’eroe di Telenova, annunciante il suo completo ravvedimento e la contemporanea consapevolezza delle troppe castronerie pronunciate sul conto (e su quello della Juve) dell’amico ritrovato.
Tutto molto bello, persino lacrimevole, perché a valori come l’amicizia non si può certo rimanere insensibili. Ma il vero pentimento, osiamo, dovrebbe avvenire anche in altre sedi, dove milioni di persone possano sentire e vedere. I salotti buoni della tv ti aspettano, caro Franco. Noi, intanto, diamo gomitatine e colpetti di tosse in riva al fiume.

Manipolazioni


"Credo che ci possa essere stata qualche manipolazione delle intercettazioni".

Lo ha detto, in una intervista registrata per la puntata di ieri sera di 'Porta a porta', il ministro della Giustizia Clemente Mastella, riferendosi alle intercettazioni utilizzate nell'inchiesta 'Why not' del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris.

Il ministro Guardasigilli ha sottolineato inoltre come le registrazioni di alcuni colloqui telefonici siano state "pubblicate in modo un po' strano".
Pian piano la verità sta venendo a galla.
I sorteggi non erano taroccati (lo dicevano già Reperto e San Dulli, lo ha confermato la Corte d'Appello di Roma).
Le intercettazioni sono manipolabili...
Mi sa che ci sarà da divertirsi a Napoli...
Beatriciopoli? Narducciopoli?

mercoledì 17 ottobre 2007

Il Libro del Direttore. Un calcio nel cuore


da quotidiano.net

Milano, 17 ottobre 2007. - «Un calcio nel cuore». È il titolo di un libro ma è anche il sentimento di Luciano Moggi, che ne è l'autore, dopo Calciopoli.

Moggi, nel libro, racconta la sua verità che non è quella raccontata «dai giornali» ma quella che emerge con il passare del tempo: «Più il tempo passa - scrive Moggi - e più cresce dentro di me la sensazione che tutto quello che è successo dal maggio 2006 in poi abbia prodotto soltanto una finta rivoluzione. Alla folla dei perbenisti, dei benpensanti e degli ingenui sono state date in pasto alcune teste, soprattutto la mia, hanno fatto credere di aver ripulito il calcio dai grandi corruttori per poter ricominciare in modo diverso. Ma non è così».

Nel libro e durante un'affollata conferenza stampa oggi a Milano, Moggi ha raccontato la sua versione e in particolare ha voluto ricordare che i processi «si fanno nelle aule dei tribunali e in quelle aule verranno anche quelli che si sono sostituiti ai tribunali».

L'ex direttore generale della Juventus ha voluto ricordare che «il calcio non è fatto solo di Moggi, ma di 42 squadre, che hanno presidenti e dirigenti», e poi ha aggiunto che i «processi sportivi non erano giusti». E ribadisce: «Noi siamo state le vittime. Nella mia attività ho sempre dato il meglio e i risultati sono lì a darmi ragione. Voglio solo ricordare che in testa alla classifica marcatori ci sono tre miei giocatori. E poi basta guardare la finale dei mondiali a Berlino per capire quanti giocatori miei c'erano in campo».

Moggi se la prende con il numero uno dello sport italiano, il presidente del Coni Gianni Petrucci, «che si permette di condizionare i processi. Può rimanere al suo posto?». A chi gli chiede se ha fatto degli errori, il Big Boss, risponde sereno: «Tutti fanno degli errori, ma se si riferisce all'art.6 (regolamento sportivo), no. Cosa non rifarei? cercherei di vincere meno, così risulterei più simpatico».

Ma ancora. A chi ipotizza un complotto juventino contro di lui, Moggi, torna nei panni del dirigente che risponde e non risponde: «Io non so se volevano rovinarmi. Al bar lo dicono tutti». Sull'incontro tra lui e il presidente del Milan Silvio Berlusconi, quando quest'ultimo era presidente del consiglio, Moggi dice: «Lui mi ha offerto il Milan».

Quello di oggi è un Moggi tutt'altro che rassegnato e per nulla vendicativo. Il suo libro, infatti si conclude così: «Io aspetto sereno e fiducioso. Anche se io non gioco più, ho l'impressione che la partita sia ancora tutta da giocare: aspetto solo il giorno di ritorno».

Vi segnalo il capitolo "i due rami della famiglia"
C'è tutta la spiegazione della genesi di Calciopoli.
C'è John Elkann che dichiara il 7 maggio (Juve - Palermo) "siamo vicini alla squadra e all'allenatore", scaricando e cancellando in un colpo solo la Triade.
C'è la difesa (si fa per dire) di Zaccone.
C'è la campagna stampa guidata dai giornali di famiglia (La Stampa, Corriere e Merdetta).
C'è la svendita dei giocatori a processi ancora in corso.

Il vento però sta cambiando.
Alla presentazione c'era anche Fango Rossi.
Dovevate vedere come scodinzolava dietro al Direttore, ricordando i 30 anni di amicizia.
Si sta evidentemente riposizionando.

sabato 11 agosto 2007

Forza Direttore, picchia anche per noi

LUCCA - "Se Montezemolo avesse difeso la Juventus come ha difeso la Ferrari per il caso di spionaggio, la squadra non sarebbe finita in serie B". Lo ha detto Luciano Moggi durante un intervento al Caffè della Versiliana, dove era intervistato dal vicedirettore del Qn, Enzo Bucchioni e dal padrone di casa, Romano Battaglia. "Io - ha aggiunto Moggi - mi sono dimesso per permettere alla società di difendersi meglio, invece non si è difesa proprio. Se avessi immaginato un atteggiamento simile non mi sarei dimesso". Poi si sofferma sulla gestione della giustizia sportiva e punta il dito contro Gianni Petrucci: "Vediamo ora cosa succede al presidente del Coni. La giustizia sportiva si sta dimostrando quello che è in realtà, se guardiamo i fatti degli ultimi giorni", dice Moggi riferendosi al 'caso Lorbek' e alle presunte interferenze nel procedimento a carico della Benetton Treviso. "Voglio vedere cosa succede a Petrucci", ripete Moggi. "Lo scorso anno -aggiunge ripensando a 'calciopoli'- hanno cercato di distruggere la mia vita e la mia famiglia. Sono rinato dopo venti giorni: una voce mi diceva di andare avanti e mi diceva che chi mi ha fatto del male avrebbe una brutta fine".

martedì 17 luglio 2007

Grande Direttore


venerdì 29 giugno 2007

Bettega indagato per falso in bilancio, che tempismo...

Bettega è indagato nell'ambito dell'inchiesta sui (presunti, molto presunti) falsi in bilancio della Juventus.

Tre commenti:
i) storia vecchia (Moggi e Giraudo erano già indagati da tempo);
ii) che tempismo: scade il contratto del Bobby e zac arriva l'avviso di garanzia;
iii) chi era il presidente che aveva firmato quei bilanci? Come mai non è indagato pure lui?

lunedì 25 giugno 2007

martedì 19 giugno 2007

San Luciano aiutaci tu


Intervista di Davide Camicioli - Torino Cronaca


"Adesso mi diverto a fare l'opinionista e il giornalista lo faccio anche bene", lo dice e sorridendo. "Mi sto divertendo a vedere le cose dall'altra parte della faccia del calcio. Criticare i risultati e le scelte degli altri è più facile".


Nella sua nuova veste ha visto cambiamenti radicali a distanza di un anno nel mondo del calcio?"

Ma quali cambiamenti. Il calcio è sempre lo stesso. Gli arbitri devono avere la licenza di sbagliare: l'errore consente a questo sport di avere qualche polemica, discussione, ma tutti possono sbagliare. Guardate le ultime partite: la Reggina vince con il Milan e si salva, stessa cosa per il Siena che rimonta la Lazio e la Juventus sconfitta in casa con lo Spezia che condanna l'Arezzo di Conte alla C1. Se ci fossi stato io si sarebbe parlato di combine, di gare falsate, comprate, truccate, invece niente. E' normale che le motivazioni, vedi la Juve già in A e lo Spezia in corsa per la salvezza, siano diverse. Ma pensate se ci fossi stato io...Ma sa qual'è la cosa che mi fa più tristezza?"


No, fuori il "rospo".

"E' sentire che gente che sta alla Juventus non può e non deve parlare più con me. Ma com'è? Dopo quello che ho fatto e dato alla società. Abbiamo vinto tutto non spendendo niente".


Poi Lapo che l'accusa di aver mandato i fotografi all'ospedale di Torino, dopo l'overdose di cocaina?

"No, guardi che Lapo ha smentito e poi io non ho mandato nessun fotografo e paparazzo. Avete letto le dichiarazioni di Lapo rilasciate la scorsa settimana al quotidiano Tuttosport? Il sistema doveva trovare un capro espiatorio e il nome da colpire era Moggi. Hanno colpito me perchè ero la persona più in vista e importante che si poteva colpire".


Dica la verità, lei dalla Juventus si aspettava un trattamento diverso. Invece è vietato addirittura nominare il suo nome e chiederle consigli.

"Nel calcio non c'è riconoscenza. Da parte mia cerco di trattenermi per non mettere in difficoltà altre persone. Credo che ci sarebbe tutto da guadagnare. Darei consigli che potrebbero servire. Invece io e Giraudo siamo stati etichettati come la Cupola del calcio. Solo noi due. Io controllavo lui e lui controllava me. Ma non scherziamo e poi vogliamo parlare delle intercettazioni?"


Parliamone.

"Si parla oggi di arroganza, illegalità, dell'uso illegittimo di indagini attraverso le intercettazioni. Di un vero e proprio reato perchè ha colpito il mondo della politica. Ma che bravi! E adesso che fanno? Una bella legge in tutta fretta per tutelarsi. Chi è stato intercettato si difende dicendo: "Ho fatto solo una battuta" e poi attacca la magistratura. Invece l'anno scorso Moggi in prima pagina, la Cupola con Giraudo..."


Non è che Moggi si butta in politica?

"No, mai. Per carità".


Ma lei da che parte sta: centro-destra o centro-sinistra?

"Sono apolitico"


Avrà un'idea, una simpatia. Se dovesse andare a votare domani sceglierebbe Prodi o Berlusconi?

"Non andrei a votare. Se devo dare un giudizio, direi a tutti di non andare a votare per protesta, magari le cose cambiano".


A proposito di Berlusconi. E' vero che lei fu ricevuto a Palazzo Grazioli e uscì con il futuro non più in bianconero, ma in rossonero? Nuovo direttore generale del Milan, poi due settimane dopo vennero pubblicate le intercettazioni e non se ne fece nulla?

"Sì, è vero".


Le manca il mondo del calcio?

"Il mondo del calcio è mio. Mi sento un po' infelice a stare fuori e credo che molta gente si sia messa una mano sulla coscienza e abbia capito il male che hanno fatto a me e alla mia famiglia".


Esiste un erede di Moggi?

"Ha sentito cosa ha detto Italo Cucci nei giorni scorsi sulla Rai? L'erede di Luciano Moggi è solo Luciano Moggi".


Allora a chi lo passa il testimone?

"A nessuno!"


A quando il ritorno?

"...." Sorride, ma non risponde, poi aggiunge: "Adesso è troppo presto".


Allora parliamo di mercato. Quale sarà il colpo grosso dell'estate?

"Non ci saranno tanti colpi, credo che potrebbe arrivare Eto'o, forse al Milan, anche se ai rossoneri io ho consigliato, giornalisticamente s'intende, di prendere Trezeguet".


Ha visto nell'ultima giornata Trezeguet i gesti che ha fatto dopo il gol verso la dirigenza, qualcuno dice che se ci fosse stato lei non sarebbe accaduto.

"Questo è sicuro. Vedi nel mondo del calcio ci vogliono grandi campioni, un bravo allenatore e una società che li faccia sentire tranquilli da tutto quello che gira intorno".


Ma l'attaccante francese rimarrà alla Juve?

"Credo di sì, credo proprio che rimarrà".


Si parla tanto di Ronaldinho, ma alla fine verrà al Milan?

"No, non verrà".


E la Juventus in serie A sarà subito competitiva?

"Dipende dal mercato che farà".


Qual'è il suo colpo di mercato più straordinario?

"Il giocatore più straordinario è stato Maradona che ho avuto, ma non l'ho scoperto io, era già un fenomeno. Due giocatori che ho preso e che mi hanno dato grandi soddisfazioni sono stati Gianfranco Zola e Paolo Rossi. Zola l'ho visto nella Torres ed è diventato un grande campione. Paolo Rossi veniva dal settore giovanile ed è diventato il "Pablito Mondiale".


E che mi dice dell'Inter?

"Sono convinto che l'Inter per tre anni possa continuare a vincere. Ha grandi campioni con un centrocampo incredibile; una difesa che ha subito pochi gol dove Materazzi, dopo un gran mondiale, è stato uno dei migliori. In attacco basta Ibrahimovic per confondere i difensori. Credo che rivincerà, magari non con tutto il distacco che ha accumulato quest'anno. Non ci sono penalizzazioni, ma in confronto al Milan c'è ancora tanto divario. Basta, ho parlato troppo, l'intervista finisce qui".


Un'ultima cosa: li ha più sentiti Bergamo e Pairetto?

"No, non li ho sentiti. Mi ha fatto piacere che Bergamo sia venuto al funerale di mio padre, la settimana scorsa. L'Ho apprezzato molto".


Scusi, della Juventus chi c'era?

"Nessuno, non mi hanno spedito nemmeno un telegramma di condoglianze".


La Juventus dell'Avvocato era un'altra cosa.

"Pensi che l'Avvocato due giorni prima di morire convocò me e Marcello Lippi nella sua casa a Torino. Alla fine della chiacchierata ci disse: "Chissà se potro ancora rivedervi". Un grande stile, un gran signore. Ma lui era l'Avvocato