Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

Per contribuire al blog, scrivete a ilmagodiios@gmail.com

Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
---------------------------------------------------------
Visualizzazione post con etichetta San Dulli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta San Dulli. Mostra tutti i post

giovedì 15 gennaio 2009

O che bel castello marcondirondirondello



O che bel castello marcondirondirondello
o che bel castello marcondirondirondà.

Abbiam tolto una pietra marcondirondirondello
abbiam tolto una pietra marcondirondirondà.

Toglieremo altre pietre marcondirondirondello
toglieremo altre pietre marcondirondirondà.

Crollerà poi tutto marcondirondirondello
crollerà poi tutto marcondirondirondà.

Poi lo bruceremo marcondirondirondello
poi lo bruceremo marcondirondirondà.

Torneran gli scudi marcondirondirondello
torneran gli scudi marcondirondirondà.

Canteremo in Via Bigli marcondirondirondello
canteremo in Via Bigli marcondirondirondà.

Caccerem l'erede marcondirondirondello
caccerem l'erede marcondirondirondà.

Calcinculo al tennista marcondirondirondello
calcinculo al tennista marcondirondirondà.

Se ne van Giò&Van marcondirondirondello
se ne van Giò&Van marcondirondirondà.

TORNERA' LA JUVE MARCONDIRONDIRONDELLO
TORNERA' LA JUVE MARCONDIRONDIRONDA'.

mercoledì 1 ottobre 2008

Lo stile New Holland FC


(Il cantante mentre da i numeri)

--------------------------

Un cantante in forma sempre più strepitosa (ma con qualche problema con i congiuntivi) entra a gamba tesa su Nick TomTom.

"Intollerabile quello che è successo. Se Ni­cola stava male, doveva buttarsi a terra, chiamare i soccorsi e la macchinina per darci il tempo di fare il cambio con tran­quillità. Non è possibile che accadono cose del genere. A noi è costato un gol".

Forse Nick Tom Tom non aveva con se il numero della centrale radiotaxi di Minsk per chiamare la macchinina...

Scherzi a parte, quel che è davvero intollerabile è che i giocatori si debbano sgolare dal campo per sollecitare un cambio causa infortunio. Questa sollecitazione delle corde vocali non sarebbe certo necessaria se il napoleone della panchina non dormisse in piedi come un cavallo.

Ed è altrettanto intollerabile che un camaleonte si permetta di sputtanare un proprio giocatore davanti a tutti. C'era una volta lo stile Juve. Ora c'è lo stile New Holland FC. ..

Comodo questo continuo scaricabarile.

Una volta è colpa del campo.

Una volta è colpa di Legrottaglie.

Una volta (anzi, più di una....) è colpa degli avversari, che sono troppo bravi, troppo forti, troppo in forma.

E' sempre colpa di qualche fattore più o meno esterno.

Il cantante, invece, è sempre solare, soddisfatto e con la coscienza a posto.

Fa battutine.

Si congratula con gli avversari.

Polemizza con lo Special Pirla.

Dichiara di aver paura di Pieri.

La faccenda invece è decisamente meno intricata.

Perché il calcio, come disse qualcuno che mi sta profondamente sui boniek, non è un'operazione a cuore aperto.

La colpa non è del campo. Non è di Nick Tom Tom. Non è degli avversari. Men che meno lo è di Pieri.

Questo sfascio indegno porta impresso il marchio di quest'allegra brigata di guasconi che da un po' di tempo a questa parte ci tiene compagnia.

C'è il marchio del cantante, che dovrebbe accendere tutti i giorni un cero a San Dulli & Friends. Perché è solo grazie a quel che è successo nell'estate del 2006 che un simile incompetente può scrivere sul proprio biglietto da visita "allentatore della New Holland FC".

C'è il marchio dei Cirigenti, che hanno scelto il cantante e ne assecondano le richieste di mercato.

C'è il marchio dell'IFIL, che ha scelto i Cirigenti.

E, alla fine della fiera, c'è anche purtroppo il marchio di un avvocato di panna montata che negli ultimi anni della sua vita ha toppato tutto quel che si poteva toppare. Dalla scelta del management FIAT alla designazione dell'erede universale.

giovedì 24 maggio 2007

Il miglior giocatore del Milan nella Champions League di quest'anno


Il Milan conquista ad Atene la Champions League grazie a due gol di Pippo Inzaghi ma, soprattutto, grazie al contributo fondamentale di San Dulli

mercoledì 28 febbraio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 10

Sono trascorsi ormai quasi 9 mesi da quel 7 maggio 2006 in cui è stato dato sostanzialmente il calcio d’inizio a Farsopoli. Allo Stadio Delle Alpi di Torino si giocava Juventus-Palermo, dopo una settimana di veleni per la pubblicazione delle prime INTERcettazioni sul giornalaccio rosa. Tre immagini di quel giorno sono scolpite nella memoria e nel cuore di tutti noi. La scelta di campo di Andrea Agnelli, sceso con orgoglio sul prato del Delle Alpi a fianco dei dirigenti scelti da suo padre nel lontano 1994 per rilanciare la Juventus e portarla sul tetto del mondo. Non a caso, la finale di Berlino del 9 luglio è stata definita Juve d’Italia contro Juve de France…Le lacrime di Roberto Bettega, vera bandiera bianconera. La dichiarazione ("siamo vicini alla squadra e all’allenatore") di chi ha deciso di cancellare, mentre la squadra stava lottando per conquistare il 29° titolo, dodici anni di trionfi e di gloria, dando il là agli eventi successivi. E sappiamo tutti fin troppo bene cos’è successo dopo quel 7 maggio. Le dimissioni forzate della Triade e la nomina del nuovo CDA, tanto ricco di comitati quanto povero di competenze calcistiche. La pena congrua. La retrocessione e la revoca dei due scudetti. L’assegnazione del Tavolino 2005/2006 al petroliere ambientalista, ad opera dei suoi due compagni di merende nerazzurre Rossi e Nicoletti. Ma c’è un’altra immagine di questi nove mesi che mi colpisce, forse ancora più delle precedenti. Tutte le volte che vado al Comunale, infatti, non posso fare a meno di voltarmi a guardare verso la tribuna. Le poltroncine riservate ad Allegra e Andrea Agnelli sono sempre li, malinconicamente vuote. Quelle poltroncine sono la "prova provata" (quella che Reperto e San Dulli non hanno mai trovato, ma forse neanche cercato) che i tempi sono purtroppo cambiati. Il passato oramai non si può più modificare (forse). Fare le vedove inconsolabili non serve a granché ed è quindi necessario pensare al futuro (anche se certe ferite sono comunque difficili da rimarginare). Tutti ci auguriamo, ovviamente, che il 2007 sia davvero l’anno della svolta e dell’orgoglio bianconero e che la Juve possa tornare al ruolo che storicamente le compete. Vincere. E da questo punto di vista i prossimi due mesi sono cruciali. Entro marzo, infatti, dovrebbe essere finalmente approvato il piano sportivo e concluso il contratto con il nuovo sponsor. E’ probabile (ed auspicabile) che venga proposto - e deliberato in tempi brevi - un congruo aumento di capitale. Questa è infatti una condizione imprescindibile per poter rafforzare la squadra e dare quindi un messaggio positivo ai campioni che stanno decidendo il loro futuro. Infine, il 18 aprile, data in cui l’UEFA assegnerà gli Europei 2012, si decide il destino del progetto per il nuovo stadio (da costruire al posto del montezemoliano Delle Alpi). Vedrò quindi le prossime partite al Comunale con un occhio rivolto al futuro. Solo uno, però (e neanche troppo fiducioso). L’altro sarà sempre rivolto verso quelle due poltroncine vuote. Con la speranza che Allegra ed Andrea Agnelli tornino ad occupare i loro posti allo stadio. Solo così, voltandomi verso la tribuna, avrei finalmente la certezza che l’incubo è davvero finito.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 10 del 28/2/07

mercoledì 21 febbraio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 9

Poco più di nove mesi fa iniziava Farsopoli, con le prime INTERcettazioni pubblicate sul giornalaccio rosa. In questo periodo abbiamo avuto la fortuna di conoscere un caravanserraglio di personaggi che, a vario titolo, si sono occupati dei progetti “Juventus in Serie B” e “Tavolini in Via Durini”. Conigli di amministrazione, reperti giuridici, santi patroni, onesti spioni, carimastici leocani. Ma in questo circo barnum di personaggi in cerca di autore, ci sono alcune figure che spiccano. Guido e Paolo, massimi esponenti del cupolone interista in federazione. E Giovanna.
Guido è, ovviamente, Guido Rossi, ovvero il Pallone (gonfiato) Nerazzurro. Nei pochi mesi di permanenza al vertice della FIGC, oltre ad aver trascinato gli azzurri alla conquista del Mondiale, ha portato a termine i due progetti che gli erano stati affidati (da chi?). La Juventus, infatti, nonostante la strenua ed indefessa difesa dell’Avv. Zaccone (Patteggialo, per gli amici), è in Serie B, con il palmares (ed il portafoglio) alleggerito. Mentre l’Inter si appresta a vincere il secondo Tavolino della sua storia. Ed è solo un caso fortuito che l’Inter e Moratti occupino una parte importante del cuore di Guido Rossi. “La sua passione per lo sport e l’amicizia personale con Massimo Moratti lo portano a ricoprire per quattro anni la carica di consigliere nel Consiglio d’Amministrazione dell’Inter” (http://www.wikipedia.it/). Milly Moratti, moglie del petroliere più ambientalista che ci sia, descrive Rossi come un tifoso interista “passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo”. De gustibus…
Paolo è Paolo Nicoletti, ovvero il Vice-Pallone (gonfiato) Nerazzurro. Allievo prediletto e collaboratore in passato di Guido Rossi, è stato vice-commissario della FIGC da metà 2006 fino allo scorso settembre, quando si è dimesso assieme al suo nume tutelare. Nicoletti è stato anche avvocato dell’Inter in alcune occasioni calde. “Le cronache dell’estate ‘97 ricordano il complicato lavoro per portare a Milano il «Fenomeno» Ronaldo, un trasferimento da 52 miliardi al quale lavora anche Paolo Nicoletti, allora alle dipendenze dello studio Rossi” (Corriere della Sera del 17 maggio 2006 e del 10 febbraio 2007). Ed infatti, nel luglio 1997 la delegazione nerazzurra alla riunione di Zurigo - convocata dalla FIFA per dirimere la querelle tra Inter e Barcellona sul trasferimento di Ronaldo – comprendeva anche gli avvocati Guido Rossi e Paolo Nicoletti (Corriere della Sera del 21 luglio 1997). Non è dato sapere se Nicoletti abbia mai baciato ed abbracciato Massimo Moratti. Ma comunque è un assiduo frequentatore della tribuna Vip di San Siro quando giocano gli onesti.
Giovanna, infine, è Giovanna Melandri, ovvero la Ministra Riscaldata (come è stata definita da un arguto giornalista). La sua (in)competenza è pari solo alla sua (in)tolleranza. Dopo aver starnazzato a più riprese per la presenza di Moggi in televisione (al pari di Severgnini, anima candida e nerazzurra), ha chiesto (ed ottenuto) l’esclusione di Maurizio Zamparini – che aveva osato criticarla - dalla puntata di Porta a Porta del 5 febbraio scorso (dedicata ai tragici fatti di Catania). Infine, l’apoteosi keniota. Probabilmente ancora sotto choc per il delicatissimo coro con cui era stata accolta negli spogliatoi dai campioni del mondo (a proposito, cosa cercava negli spogliatoi?), ha giurato e spergiurato di non aver mai frequentato la Maison Briatore in quel di Malindi. Ma è stata sbugiardata dal settimanale “Chi”, che ha pubblicato alcune foto che ritraggono la nostra Ministra Delle Balle impegnata in danze sfrenate. A Malindi. A Capodanno. Da Briatore.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 9 del 21/2/07

mercoledì 14 febbraio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 8

esperienza italiana ed inglese a confronto".
E’ il titolo di un convegno che si è tenuto a Roma a fine settembre 2005, organizzato dall’Ambasciata britannica e dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). L’obiettivo principale del convegno era "quello di accrescere in Italia, sulla scia del confronto con l’esperienza maturata in Inghilterra, la conoscenza e la consapevolezza tra i dirigenti sportivi, gli addetti ai lavori, ma anche gli organi di informazione e il grande pubblico del calcio, sulle più efficaci modalità di intervento contro il fenomeno della violenza negli stadi". Geoffrey Thompson, Presidente della Football Association, nel suo discorso di apertura ha illustrato le azioni intraprese in Inghilterra dopo la strage dell’Heysel e la conseguente esclusione dei club inglesi dalle competizioni europee per un periodo di cinque anni. Le misure adottate in Inghilterra hanno consentito nel tempo di ridurre la violenza dei cosiddetti hooligans (in patria, perché quando vanno in trasferta spesso e volentieri si scatenano). Sono stati riconosciuti come reati diversi comportamenti pericolosi per la sicurezza negli stadi. Entrare allo stadio in stato di ebbrezza; gettare oggetti in campo o verso i settori destinati al pubblico; invadere il campo di gioco; intonare canti razzisti; praticare il bagarinaggio. Coloro che si rendono responsabili di reati connessi ad una partita di calcio ricevono un ordine di espulsione dagli stadi, per un periodo variabile di tempo, e devono presentarsi ad un comando di polizia in concomitanza con ogni partita disputata dalla propria squadra. Ogni club deve garantire la presenza di un responsabile per la gestione della sicurezza negli stadi, steward professionali, telecamere a circuito chiuso ed un sistema integrato di video controllo e radiocomunicazione tra il centro operativo, gli steward e la polizia sugli spalti, che consenta un intervento immediato in caso di necessità. E, ovviamente, tutti i posti devono essere a sedere. Come si vede, le misure adottate in Inghilterra non sono molto diverse dai provvedimenti d’urgenza che vengono periodicamente approvati in Italia. Ci sono però alcune fondamentali differenze. In Gran Bretagna le regole vengono applicate con rigore. Noi invece siamo il Paese delle deroghe e delle proroghe: tolleranza zero a parole, casa di tolleranza nei fatti. In Inghilterra hanno una cultura sportiva che da noi manca completamente. E non soltanto tra i tifosi. Si pensi alla violenza verbale che contraddistingue le tramissioni e i giornali sportivi. L’Italia è infatti il Paese delle moviole, dei Pistocchi e dei Cannavò, degli Zuliani e dei Franco Rossi. Last but not least, come direbbero gli hooligans inglesi, da noi è completamente assente il rispetto per le istituzioni. Tant’è che negli stadi non mancano mai i cori contro la polizia ed i carabinieri, ma i soloni "televisivi o cartacei" non se ne curano. Difficile comunque instillare nei tifosi il rispetto per le forze dell’ordine quando in Parlamento c’è una sala intitolata a Carlo Giuliani…

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 8 del 14/2/07

mercoledì 7 febbraio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 7

Mi chiamo Brunelli. Simone Brunelli. E, a differenza di Piano (anzi,
Fermo) Industriale, esisto davvero. Eccomi. In carne, ossa e plusvalenza.
Che mestiere faccio? Sono (anzi, ero) un calciatore. Portiere, per la precisione. Guadagno 2500 euro al mese (sino al 2008). Giocavo nella primavera del Milan. Ma poi, qualche anno fa, sono stato ceduto ai cugini dell’Inter. Sono due società fantastiche. Molto organizzate. E coccolano i loro giocatori. Pensa, non ti disturbano neppure quando serve la tua firma su un contratto. Fanno tutto loro. Firme e controfirme. E poi ti spediscono
i contratti direttamente a casa. Non è una leggenda metropolitana. E’
la realtà. Nell’estate del 2003, mentre io mi godevo le vacanze in Sardegna, a Milano hanno sistemato tutte le carte per il trasferimento. Senza rompermi le scatole. Non una telefonata. Non un’email. Neanche la rottura di dover aprire una missiva o un telegramma. E non hanno disturbato neppure il mio procuratore. Dei veri professionisti. Quando sono tornato a casa ho trovato nella buca delle lettere tutti i contratti già firmati da me. Il rinnovo con il Milan. La cessione all’Inter. E il nuovo accordo con la società di Via Durini.
Se sono stato strapagato? Non penso proprio. L’Inter ha pagato il mio cartellino tre milioni di euro. Una bazzecola per il petroliere più ambientalista che ci sia. Solo milleduecento volte il mio stipendio mensile. Solo cento volte il mio stipendio annuale. E’ un prezzo di mercato.
Anzi, secondo me l’Inter ha fatto un affare. D’altronde, non sono dei fessi.
Mangiano pane e volpe a colazione. E te lo posso anche dimostrare. Molto
facilmente. Conosci Marco Varaldi? E’ un portiere, come me. E’ bravo, come me. E’ famoso, come me. Ha più o meno la mia stessa età. E nel giugno 2003 è stato ceduto dall’Inter al Milan. Per 3,5 milioni di euro. Ben mezzo milione di euro in più di quanto sono costato io. Come volevasi dimostrare.
Se ho mai giocato nell’Inter? No, certo che no. Mi hanno subito girato in prestito alla Pro Sesto, per farmi fare (giustamente) esperienza. Al secondo allenamento però mi sono fatto male alla spalla. Poi, sono passato alla Vis Pesaro. Sempre in prestito. Ma la spalla ha continuato a dare problemi. Mi sono dovuto operare più volte. Probabilmente non potrò più tornare a giocare. Ma anche qui l’Inter si è dimostrata una grande società. Mi hanno lasciato libero di scegliere e pagare i migliori medici. Non hanno fatto alcuna pressione.
Se ho mai vinto qualcosa? Si, certo. Un Viareggio con la primavera del Milan. E poi, la scorsa estate, il Tavolino dell’Onestà con l’Inter. E’ il titolo di cui vado più orgoglioso. Dovevi vedere com’era contento il presidente.
Quando ha vinto il Tavolino ha chiamato ad uno ad uno tutti i giocatori.
Me compreso. Era con sua sorella Bedy. Urlavano a squarciagola. “Solo noi. Solo noi. Il Tavolino l’abbiamo noi”. E poi “Guido Rossi alè alè, Guido Rossi alè alè”. Sono contento per lui. Se lo merita proprio. Con tutte le plusvalenze che ha dovuto fare. Con tutti i passaporti che ha dovuto rinnovare. Con tutte le patenti che ha dovuto riciclare. Con tutti i marchi che ha dovuto cedere. Con tutte le persone che ha dovuto pedinare. E’
il giusto riconoscimento.
Ti lascio. Mi è scaduto il passaporto. E devo andare in sede a ritirare il nuovo documento. Ha fatto tutto Oriali. E anche in questo caso, non ho dovuto firmare nulla. Ah, che grande società.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 7 del 7/2/07

mercoledì 31 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 6

Mi chiamo Industriale. Fermo Industriale. Sino a poche settimane
fa il mio nome era diverso. Mi chiamavo Piano. Ma poi ho deciso di cambiarlo. Piano era troppo ottimista. Fermo invece è realista.
Se sono stato assunto alla Juventus? No, è tutto fermo. E sono Fermo anche io. Tutto quadra, quindi. Come sai, zio Jean-Claude vorrebbe farmi diventare responsabile del mercato. Al posto di quel babbeo che comprava giocatori a 7 e li rivendeva a soli 120 (miliardi di lire). Difficile fare di peggio. Però la mia nomina deve essere ratificata dal nonno Gianlugi.
Se ci sono dei problemi? Si, eccome. Non riesco più a parlare con il nonno. Non lo vedo da quella volta in cui discettava di spirito partecipativo e sportivo. Mi dicono che sia arrabbiato con me. Pare mi abbia sentito canticchiare “che fretta c’era, maledetta assemblea”. E poi la poltrona del nonno non è proprio saldissima. C’è un certo Luca Liberaebella che vuole prendere il suo posto. E’ un famosissimo collezionista. Di poltrone
(non solo Frau). E’ tifoso del Bologna. E odia la Juventus. Forse perché gli
ricorda un bruciante fallimento.
Perché non ne parlo con John? John chi? Ah, ho capito. Lo smilzo. Mi sembra una perdita di tempo. L’ho visto una volta sola. Non ha potere decisionale. E neppure carisma. E poi, alla larga dagli assistenti del nonno. Ieri ne ho conosciuto un altro. Si chiama Lapo. Capelli lunghi, borse sotto gli occhi e basettoni. Dovresti vederlo. Uno spettacolo. Nel suo genere. L’ho soprannominato Commissario Lapettoni. E’ un tipo molto strano. Vuole sembrare indipendente. Ma è esattamente l’opposto. Molto fumo e poco arrosto. Mi ha fracassato gli zibibbi con la storia di tre suoi ex amici. Antonio, Luciano e Roberto. “Quei tre mi ricordano Caino e Babele”, si è sfogato. Poi, ha cercato di rifilarmi un paio di occhiali. A 1.007 euro. Peggio di un vu-cumprà. Una cosa comunque mi è chiara. Al nonno la Juventus non interessa. E lo stesso vale per John e Lapo, i suoi due assistenti. Ecco perché non mi stanno a sentire.
Cosa ne penso di tutta questa vicenda? Sono perplesso. Sempre più perplesso. Vado spesso alla sede della Juventus, in Cammino Ferraris a Torino. Accompagno lo zio. Si avverte un’aria di precarietà. Sembra che
stiano smantellando tutto. Pensa che in sette mesi non sono ancora riusciti
a riunire il comitato sportivo. Lo zio non è riuscito a spiegarmi a cosa serva
‘sto comitato. Ma visto che c’è, tanto vale che si riunisca. Almeno una volta.
Il problema è che sono spariti due membri (su quattro). Marco e Gian
Paolo. Non si sono mai visti in sede. E neppure a Vinovo. Sembra che Gian
Paolo sia in giro per il mondo, a seguire gare di pallavolo. Marco, invece, si fa gli affari suoi. Va in televisione. Scrive lettere aperte sui giornali. Lo zio è
disperato. Sta addirittura pensando di rivolgersi a “Chi l’ha visto?” Che dire? Chi li ha visti, stia zitto. Non sento la mancanza di Marco e Gian Paolo.
Ti lascio. Devo andare in università. Sto seguendo un corso di contabilità
creativa. La lezione di oggi è sulle plusvalenze. Vengono dei visiting professor dalla International University. Sembra siano molto bravi. Ci saranno anche due esercitazioni pratiche. Una sul caso Simone Brunelli, l’altra su Inter Brand Srl. Domani invece ho un seminario sulla prescrizione nel diritto sportivo. Ci sarà nientepopodimenoche il Prof.
Catapecchie da Roma. Un luminare della prescrizione. Specie se di rito
ambrosiano.
Ah, un’ultima cosa. Mi sono fidanzato. Con Sconsolata. Ci sposiamo la prossima settimana. Fermo e Sconsolata Industriale. Suona bene, no? Questa sera vado a cena da lei. Devo ricordarmi di comprarle dei fiori. Non
le piacciono i gigli. Neanche a me.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 6 del 31/1/07

mercoledì 24 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 5

Gli Indossatori di Scudetti Altrui si apprestano a vincere il loro secondo titolo a tavolino. Anche questo – come il precedente – un gentile omaggio di Guido Rossi (e di chi non ha saputo e voluto difendere la Juventus). Se la matematica non inganna, il totale fa quindici. Tredici scudetti vinti (forse) sul campo. Due titoli vinti (sicuramente) a tavolino. Vale la pena ripercorrere velocemente la storia del Tavolino 2005/2006. La Juventus stravince il 29° scudetto. Ruperto (prima) e San Dulli (poi) cancellano però i risultati del campo. Nel mezzo del cammin dei processi, Guido Rossi nomina un’apposita commissione di tre saggi - Gerard Aigner, Roberto Pardolesi e Massimo Coccia - chiedendo loro "di esprimere parere consultivo in ordine al noto tema della eventuale assegnazione dello scudetto in caso di modifica della classifica finale di campionato, a seguito di illecito disciplinare". La commissione apre e chiude i battenti in pochissimi giorni (nominata il 20 luglio, consegna il proprio parere il 24), senza neanche attendere la conclusione dei processi di fronte alla Corte Federale di San Dulli (che pronuncerà la propria sentenza il 25 luglio). Secondo i tre saggi, la normativa federale – in caso di sanzioni che comportino modificazioni di classifica - prevede l’automatica acquisizione del titolo di campione d’Italia per la squadra che risulti prima classificata, tenuto conto delle sanzioni. "Gli organi federali possono tuttavia intervenire con un apposito provvedimento di non assegnazione – si legge nel parere - quando ricorrono motivi di ragionevolezza e di etica sportiva, ad esempio quando ci si renda conto che le irregolarità sono state di numero e portata tale da falsare l’intero Campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi". Il 26 luglio, l’Argonauta decide di assegnare il Tavolino 2005/2006 all’Inter. Non si tratta di una decisione automatica presa sulla scorta del parere reso dai tre saggi. Tutt’altro. "Il Commissario straordinario Guido Rossi - si legge infatti in una nota della FIGC - ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l’adozione di provvedimenti per la non assegnazione del titolo di campione d’Italia per il 2005-06 alla squadra prima classificata all’esito dei giudizi disciplinari". L’assegnazione del Tavolino all’Inter, dunque, è il frutto di una valutazione discrezionale di Guido Rossi, ex consigliere di amministrazione della società nerazzurra. In Via Durini si stappano bottiglie di champagne. Tutti festeggiano il Tavolino "frutto della correttezza e del rispetto delle regole". Questo Tavolino dell’Onestà ha tre gambe. Anzi, quattro. Il suicidio processuale della Juventus, proseguito poi nei mesi successivi, con le vicende TAR e TAS (gamba numero 1). Le sentenze Ruperto e San Dulli (gamba numero 2). Il comportamento limpido – a giudizio di Guido Rossi – dell’Inter (gamba numero 3). Concentriamoci su questa terza gamba, quella più traballante e conflittuale. Patenti (ricettate). Passaporti (falsi). Patteggiamenti (di Oriali e Recoba per concorso in falso e ricettazione). Dollari (80.000, pagati dall’Inter per il passaporto falso di Recoba). Cene (con Bergamo). Telefonate (con Bergamo, Pairetto e la zarina Fazi). Pedinamenti (De Santis, Vieri). Rapporti ambigui con gli arbitri (Nucini). Doping amministrativo (plusvalenze "creative" su marchi e giocatori). Falso in bilancio (reato per cui Massimo Moratti è attualmente indagato dalla Procura di Milano, assieme al compagno di merende contabili Adriano Galliani). Milioni di euro (13,8 quelli pagati dal Milan all’Inter nel 2003 per i famosissimi giocatori della primavera nerazzurra Livi, Ticli, Ferraro e Varaldi; 12 quelli pagati dall’Inter al Milan – sempre nel 2003 – per gli altrettanto famosi giovani rossoneri Brunelli, Deinite, Toma e Giorda). Parametri (quelli per l’iscrizione al campionato, che l’Inter avrebbe rispettato – questa l’ipotesi della procura – ricorrendo al doping amministrativo). Perdite di bilancio ("solo" 31,14 milioni di euro quelle del bilancio civilistico, grazie ad un artificio contabile: la vendita del marchio a Inter Brand Srl – società controllata al 100% - con una plusvalenza fittizia di 158 milioni; addirittura 181,5 milioni di euro la perdita nel bilancio consolidato, dove la plusvalenza fittizia è stata eliminata). Questi sono i limpidi comportamenti dell’Inter. "Il paradossale titolo di Cavaliere dell’Onestà – scrive Christian Rocca su Il Foglio del 18 gennaio, riferendosi a Massimo Moratti - pare francamente una definizione guadagnata a tavolino". Il Tavolino nerazzurro è piuttosto malfermo, ma ha potuto contare sino ad ora sulla quarta gamba. Il letargo di Francesco Saverio Borrelli e, soprattutto, di Stefano Palazzi. Ma la primavera si avvicina. E l’inverno non è poi così rigido. Forse a Roma qualcuno si sta risvegliando. Uno scatto di orgoglio bianconero da parte dei nuovi dirigenti juventini, oltre ad essere assolutamente doveroso, potrebbe aiutare il risveglio.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 5 del 24/1/07

mercoledì 17 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 4

Mi chiamo Industriale. Piano Industriale. E, fedele al mio nome di battesimo, procedo pian pianino. D’altronde, che fretta c’è? Dove abito? E’ un periodo un po’ così, di transizione. Non posso permettermi una casa tutta mia, perché sono ancora disoccupato. E allora approfitto dell’ospitalità di mio zio Jean-Claude. E’ francese e abita in una bella palazzina in zona Crocetta. Sai, è amministratore delegato della Juventus. Mica pizza e fichi. Qui a Torino, poi, c’è anche mio nonno Gianluigi. Abita in Corso Matteotti. E’ ancora più importante dello zio. E’ presidente di IFIL Investments SpA. Cosa penso di fare da grande? Beh, non ho ancora le idee molto chiare. Anzi, devo essere sincero. Ho poche idee, ma confuse. E non ho neanche bevuto. Zio Jean-Claude vorrebbe portarmi alla Juventus. Dice che ci sono molte opportunità per un giovane sveglio e brillante come me (forse mi ha confuso con un altro nipote, ma non importa). Potrei occuparmi di calciomercato. Qualche mese fa si è dimesso il responsabile del settore, un totale incapace a sentire i racconti di mio zio. Pensa che è riuscito a scambiare, alla pari, Carini con Cannavaro (all’Inter stanno ancora ridendo adesso). La posizione è vacante e questa potrebbe davvero essere una grande occasione per me. Però… Se c’è qualcosa che mi trattiene? In effetti, qualcosa c’è. Anzi, qualcuno. Giovanni, il capo di mio zio. Non mi è per nulla simpatico. E poi non mi sembra un grande esperto di calcio (beh, a dirla proprio tutta anche mio zio non è che ci becchi molto). La prima volta che l’ho incontrato, diceva di essere appena rientrato dalla trasferta a Caltagirone. Chissà che partita era andato a vedere. Ha poi una teoria tutta sua sulla carriera dei calciatori. Secondo lui un giocatore di 28 anni (mi parlava di Cannavaro, ad esempio) ha al massimo ancora due anni di professione. Mi dicono anche che non prenda alcuna decisione senza consultare prima il suo grande amico. Un certo Massimo di Milano. Cosa ne pensa mio nonno? Sinceramente non lo so. Ho quasi l’impressione che il mio futuro non lo appassioni più di tanto. Sono andato in ufficio da lui per chiedere consiglio. La prima volta si è messo a fare dei discorsi strani, fumosi. Continuava a ripetere che sono troppo attaccato ai soldi e che dovrei invece cercare di sviluppare il mio spirito partecipativo e sportivo. La seconda volta non mi ha neppure ricevuto. Mi ha fatto parlare con il suo assistente, un certo John. E’ un ragazzo alto alto, magro magro, timido timido. Certamente, non un leone. Che tempi mi sono dato per prendere una decisione? Te l’ho già detto, non ho alcuna fretta. Certe scelte vanno ponderate per bene. Ci sono alcune cose che non mi convincono. Su Giovanni, il capo di mio zio, mi sono già espresso. E poi in fondo ha ragione mio nonno. Io sono uno venale. Voglio guadagnare tanti soldi, avere successo, essere un vincente. Lo spirito partecipativo e sportivo non fa proprio per me. Sai, se fai una scelta sbagliata, poi la paghi. E non è mai facile girare definitivamente la pagina dell’espiazione delle proprie colpe.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 4 del 17/1/07

mercoledì 10 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 3

Buffon, Trezeguet e Camoranesi sono stati chiari.
Sono disponibili a restare (chi più, Buffon; chi meno, Trezeguet; chi non si sa, Camoranesi), ma vogliono la garanzia di poter giocare in una squadra di vertice. “Essere una pietra miliare di una Juve che arriva dodicesima non mi interessa molto”, così Buffon in una recente intervista. E’ ragionevole ritenere che i nostri campioni non si accontentino delle parole in libertà di Cobolli, secondo cui “vincere lo scudetto 2007/2008 è per la Juve un obiettivo categorico. Ci riusciremo di certo” (intervista a Sky del 14 novembre).
Dopo tante, troppe dichiarazioni a vanvera (da parte di tutti, dirigenti e giocatori), è giunta l’ora di far parlare i fatti concreti. A cominciare dal nuovo piano industriale, che dovrebbe essere finalmente ufficializzato nei prossimi giorni (ma il condizionale è d’obbligo). Nel piano industriale saranno indicati ricavi, spese ed investimenti (per rafforzare la prima
squadra, nel settore giovanile, per la ristrutturazione dello stadio,…) dei prossimi cinque anni. Nonché – ed è questo un aspetto particolarmente delicato – le modalità di copertura del fabbisogno finanziario della
società. A questo proposito, Cobolli Gigli e Blanc hanno più volte fornito rassicurazioni circa la volontà dell’IFIL di sostenere la ricostruzione della squadra. E nel verbale dell’assemblea di fine ottobre questa volontà
viene in qualche modo formalizzata (non senza una certa dose di ambiguità): “l’azionista di maggioranza IFIL, attraverso la persona dell’amministratore delegato Barel di Sant’Albano … in recenti riunioni di consiglio [Sant’Albano infatti è anche consigliere della Juventus] ha affermato che, se sarà necessario, sarà vicino alla Società, tenendo conto non solo delle indicazioni del budget 2006/2007 ma anche del piano industriale in corso di valutazione”.
Ci sono però molti segnali che vanno nella direzione opposta, suggerendo come la Juventus, a dispetto delle ripetute dichiarazioni ottimistiche del presidente e dell’amministratore delegato, debba continuare a camminare con le proprie gambe (come d’altronde ha fatto nei dodici anni di gestione
della Triade…).
Il carismatico Ing. John Elkann, vicepresidente FIAT e IFIL, in un’intervista rilasciata a Repubblica l’11 novembre scorso così rispondeva al giornalista che gli chiedeva se fosse pronto a firmare un assegno come faceva suo nonno per comprare un fuoriclasse: “Viviamo altri tempi. Oggi mi piace di più pensare a un nuovo Bettega, ai ragazzi del vivaio. Oppure ai nostri giovani giocatori che già si stanno facendo valere in prima squadra... L’ambizione è allevare campioni, però serve tempo e non è detto che costi poco, anzi. Tu cresci tanti ragazzi e poi magari li perdi per strada, oppure nessuno emerge, però la via maestra è questa. Non è un caso che abbiamo
deciso di sfruttare l’attrattività mondiale della Juve puntando sui giovani, e c’è la possibilità di costruire scuole di calcio in Inghilterra e in America. E anche in Italia abbiamo in mente un grosso lavoro con le scuole”. Una risposta piuttosto arzigogolata, che ha un solo significato: la Juventus deve autofinanziarsi. Una bella doccia gelata sulle attese di tifosi, squadra
e sponsor…
E la doccia gelata è continuata con le dichiarazioni del Dott. Gabetti (presidente IFIL) che a fine novembre, chiacchierando con i giornalisti poco prima di partecipare alla riunione annuale dei soci dell’accomandita Giovanni Agnelli & C, dichiarava “Investire nella squadra? Non è solo una questione di investimenti. Oggi c’è uno spirito partecipativo e sportivo e si cresce anche in questo modo”. Molto De Coubertin. Chapeau. Però, con gli spiriti – partecipativi, sportivi e di De Coubertin – non si costruisce una squadra in grado di competere ai massimi livelli e, quindi, non si trattengono i (pochi) campioni scampati ai saldi estivi della nuova dirigenza.
Per quello che vale, anche l’ultima esternazione del 2006 di Cobolli e Gigli (per ora non è stata smentita ed è quindi plausibile che si tratti di una dichiarazione a presidenti unificati) non è certo incoraggiante: “se arriveranno grandi campioni? Non servono i nomi roboanti per trovare la classe, i nostri giocatori dovranno garantire grandi prestazioni … in questo senso dovranno essere grandi”.
Tutto molto bello, ma a meno di un intervento di Harry Potter, dubito che Boumsong possa mai garantire prestazioni alla Cannavaro (versione bianconera, ça va sans dire).
A breve, comunque, tutti i nodi verranno al pettine.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 3 del 10/1/07

venerdì 29 dicembre 2006

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 2

Sta per chiudersi l’anno 2006. L’anno dei Mondiali di calcio vinti dall’Italia. Grazie ai giocatori, ai tecnici e ai massaggiatori della Juventus. L’anno del Pallone d’Oro dominato da due campioni bianconeri. Buffon e Cannavaro. E l’ordine (il mio ordine) non è certo casuale. L’anno di Farsopoli e dell’Argonauta. L’anno della "pena congrua" e delle sentenze (incongrue) anticipate "a mezzo Gazzetta". L’anno dei ricorsi al TAR, depositati e poi ritirati. L’anno dei ricorsi al TAS, mai presentati. L’anno delle Olimpiadi invernali di Torino. L’anno delle Rupertiadi e Sandulliadi estive di Roma. L’anno in cui abbiamo finalmente capito che "è concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara" (Ruperto docet). E se lo scrive un Presidente emerito della Corte Costituzionale…
L’anno in cui ci è stato spiegato come per condannare la Juventus sia sufficiente riferirsi alla "opinione di tutti coloro che gravitavano nel mondo del calcio, e cioè il condizionamento del settore arbitrale da parte della dirigenza della Juventus" (Ruperto-bis). Nella patria del diritto, è giusto che la vox populi abbia il peso che merita….
L’anno in cui la Juventus è stata retrocessa in Serie B per illecito sportivo. L’anno in cui i giudici hanno però ammesso che "non era possibile parlare di illecito conclamato" e che "non c’era la prova provata dell’illecito come viene inteso nella scrittura del codice di giustizia sportiva". Anzi, il campionato 2004/2005 "non è stato falsato", era regolare (pillole varie di San Dulli). E se lo dice un luminare del diritto…
L’anno in cui un giudice della Corte Federale ha candidamente spiegato i motivi per cui solo la Juventus è stata condannata alla Serie B. "L’atteggiamento perdonista? Nasce da quello che è successo nelle ultime due settimane, dalla vittoria dell’Italia ai Mondiali, poi le rivolte di piazza, i sindaci che appoggiano le squadre colpite [tutti tranne Chiamparino], il dibattito sul perdono. I delitti li abbiamo accertati confermando l’impianto della Caf, abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo, ascoltando la gente comune [o leggendo la Gazzetta?] e provando a metterci sulla stessa lunghezza d’onda [del Candido ma non troppo?]" (così il poco serio giudice Mario Serio).
L’anno in cui il nostro Presidente ha partecipato alla cerimonia in cui è stata consegnata a Moratti la Coppa-scudetto. Lo scudetto stravinto dalla Juve sul campo. Lo scudetto revocato da Ruperto & San Dulli. Lo scudetto assegnato all’Inter da una commissione di saggi (?) indipendenti (?). "Chi era in sala giura che al momento della premiazione il presidente bianconero non ha lesinato applausi al collega interista" (così La Stampa del 19 dicembre). Forse siamo su Scherzi a Parte.
L’anno in cui Gigi Buffon, Alex Del Piero, Pavel Nedved e Didier Deschamps hanno dimostrato di che pasta (bianconera) sono fatti. E non è certo necessario spiegare il perché. Grazie ragazzi. Grazie mister. Davvero.
L’anno del dramma di Pessottino. L’anno, purtroppo, in cui sono tragicamente scomparsi Alessio Ferramosca e Riccardo Neri. Due ragazzi della Berretti che stavano inseguendo il sogno di tutti noi: giocare a calcio con la maglia della Juventus. L’anno in cui se n’è andato anche Francesco Romeo, il magazziniere più scudettato d’Italia.
L’anno vecchio è finito ormai ed è giusto cominciare ad interrogarsi sull’anno che verrà. Senza dimenticare fatti e misfatti, dolori e conquiste del recente passato. A prescindere.
"L’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va…"

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO n2. 2 del 29/12/06

mercoledì 20 dicembre 2006

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 1

La scorsa estate si è compiuto il delitto perfetto. Juventus in Serie B, con due scudetti revocati e penalizzazione in classifica. Tutte le altre squadre coinvolte, invece, in Serie A (il Milan addirittura in Champions), con penalizzazioni varie. Mai delitto fu più perfetto, con la vittima designata che simpaticamente appoggia il collo sulla ghigliottina ed invita il boia a sciogliere la fune che trattiene la lama. In prima fila ad assistere al lieto evento, esultanti per il risultato ottenuto, un vero parterre de roi. L’illustre presidente onorario Franzo Grande Stevens, giustamente premiato con tale simbolico riconoscimento per aver dato l’esempio ai calciatori con la sua richiesta di non essere confermato nel nuovo CDA, dando il via alla grande fuga. Il rappresentante dell’azionista di maggioranza, Ing. John Elkann, in fremente attesa di poter leggere con voce flebile le proprie (???) dichiarazioni sui comportamenti riprovevoli della Juventus. Il bravissimo avvocato Cesare Zaccone, che ha brillantemente sostenuto l’accusa nelle varie fasi del processo. I giornalisti (Liguori, Ziliani, Luna, Sconcerti, Cannavò, Palombo, Arturi,…) che maggiormente si sono distinti nel denunciare Juventopoli, appoggiando lo sforzo di rinnovamento del calcio italiano. Il Commissario Straordinario pro-tempore Guido Rossi, ex consigliere di amministrazione dell’Inter, con in mano il provvedimento di assegnazione all’Inter dello scudetto 2005/2006. Un tizio che dice di essere il Presidente della CAF e continua a ripetere a tutti i presenti che "è concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara". Il presidente della Corte Federale, Piero Sandulli, con al guinzaglio due studenti juventini, portati ad assistere alla più importante lezione della loro carriera universitaria. Il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, di granata vestito. I rappresentanti del calcio nuovo e pulito nato dalla ghigliottina. Berlusconi, Galliani, Moratti, Oriali, Sensi, Agnolin, Lotito, Della Valle, Zamparini, Cellino, Spinelli, Preziosi, Matarrese. Dal fondo della sala, un signore scravattato, alzando il pugno minaccioso, grida: "E’ inaudito!". E’ Giovanni Cobolli Gigli, attorniato dagli altri membri del CDA, tutti professionisti (si pensi a Montali e a Tardelli) che si dedicano al 150% alla Juventus. Subito dopo, Cobolli Gigli si accomoda in prima fila, a fiancodel presidente onorario, che si complimenta con lui.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 1 del 20/12/06