Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

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Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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giovedì 12 marzo 2009

José Quattrinho


(Queste facce un po' così a Manchester, non vi ricordano qualcosa?)
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Con due belle pere in saccoccia, José Quattrinho e la sua banda se ne tornano a casa.
Nulla di nuovo sotto il sole.
I perdenti vincono solo roba di cartone.
Ma se le pere sono solo due, perché José Quattrinho e non José Duinho?
Per QUATTRO buoni motivi:
1. perché la prima pera è stata raccolta al QUARTO minuto del primo tempo
2. perché la seconda pera è stata raccolta al QUARTO minuto del secondo tempo
3. perché voleva andare ai QUARTI ed invece...
4. perché ha fatto spendere molti QUATTRINI ad Infimo ed altri ne farà spendere in futuro.

martedì 6 maggio 2008

Certe cose non hanno prezzo




Per tutto il resto, c'è la vostra carta di credito preferita (nessuna pubblicità gratuita)

martedì 11 dicembre 2007

Dossier Telecom / 3 - Gli sviluppi della vicenda


(Dossier del Drago di Cheb - http://www.ju29ro.com/)
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Le intuizioni e i concetti costituiscono gli elementi della nostra conoscenza, così non possono esserci concetti senza intuizioni e intuizioni senza concetti.
Immanuel Kant
Prima di continuare a illustrare la storia del caso Telecom è giusto fermarsi un attimo. Nel capitolo precedente abbiamo visto che si è verificato qualcosa di grave e irreparabile, la morte di Adamo Bove, ma è opportuno a questo punto spiegare adeguatamente le varie posizioni.
Innanzitutto è necessario dire che i familiari di Adamo Bove non credono al suicidio, sanno che Adamo soffriva di vertigini e che sospettava di essere pedinato. Bove, inoltre, aveva la certezza che qualcuno, all’interno dell’azienda, volesse scaricare su di lui le responsabilità dello spionaggio Telecom, probabilmente per “salvare” qualcuno di molto potente.
Al contrario la testimonianza della dipendente Telecom, Caterina Plateo, alle autorità giudiziarie («A un certo punto cominciai a nutrire perplessità circa le richieste del dottor Bove su elaborazioni dati, in particolare quelle che mi venivano fatte telefonicamente o su biglietti... per utenze che risultavano poi in contatto con personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport o di enti locali, quali il Banco di Roma») sembra far ricadere ogni responsabilità su Bove stesso. Interessante anche ricordare come, nella sua deposizione, la dott.sa Plateo abbia parlato dell’esistenza di una macchina per le intercettazioni vocali uguale a quelle in uso alle forze dell’ordine: l’RT6000.
Noi vi sono elementi per stabilire se Bove fosse realmente complice del network spionistico di Telecom o se fosse una persona giusta e onesta che aveva intenzione di smantellare il network stesso. Sarà compito dell’autorità giudiziaria scoprire la verità e, fino a quel momento, ci limiteremo a registrare tutte e due le tesi, senza esprimere giudizi di merito.

Fatta questa doverosa premessa possiamo continuare con il nostro racconto.
L’11 Settembre del 2006 Marco Tronchetti Provera rassegna le sue dimissioni dalla presidenza di Telecom, ma questa improvvisa svolta non viene messa in relazione allo scandalo delle intercettazioni e dei dossier illegali, quanto ad una polemica tra Tronchetti e il Governo, nella quale quest’ultimo avrebbe fatto pressioni per convincerlo a cedere il controllo della rete fissa dell’azienda alla Cassa Depositi e Prestiti (ente statale).
Tronchetti Provera, in reazione a queste presunte pressioni governative, parla al Corriere della Sera del cosiddetto “Piano Rovati” (da Angelo Rovati, “consigliere economico” del Presidente del Consiglio), una sorta di Business Plan sulla sostenibilità finanziaria della suddetta operazione. Ma, dietro questa mossa, secondo alcuni, si celerebbero motivazioni diverse.
Pochi giorni dopo (20 di Settembre del 2006), infatti, il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano emette 21 ordinanze di custodia cautelare, per associazione a delinquere finalizzata allo “spionaggio illegale” e alla corruzione. Finiscono in manette un commercialista (accusato di aver organizzato la galassia di finanziarie estere attraverso le quali gli spioni facevano perdere le tracce dei milioni di euro spesi dalla Telecom per i dossier), undici uomini di Guardia di Finanza e Carabinieri, oltre che un dipendente dell’Agenzia delle Entrate di Firenze. Secondo gli inquirenti, questa organizzazione sarebbe stata capeggiata da Giuliano Tavaroli (ex capo della security Telecom e del CNAG), Pierluigi Iezzi (security della Pirelli) ed Emanuele Cipriani (Polis d’Istinto), con la presunta complicità di Marco Mancini, alto esponente del Sismi già indagato in relazione al caso “Abu Omar”.

Qualche mese dopo (*) finiscono in manette anche Fabio Ghioni, un ex giornalista di Famiglia Cristiana, Sasinini, mentre Giuliano Tavaroli, già incarcerato, viene raggiunto da un nuovo ordine di custodia cautelare.
Il primo viene accusato di essere a capo di una speciale struttura di Telecom, denominata Tiger Team, accusata di condurre attacchi informatici a siti di aziende concorrenti (Vodafone, per esempio) e di riuscire a scardinare le difese delle caselle di posta elettronica di personaggi ritenuti scomodi. Il secondo invece, avrebbe avuto il compito di redigere delle analisi su persone precedentemente dossierate dalla Polis d’Istinto di Cipriani.
Nel Novembre 2007 vengono arrestati altri componenti: Alfredo Melloni (del Tiger Team) e Roberto Preatoni.
In seguito anche Angelo Iannone, ex carabiniere e appartenente alla divisione brasiliana di Telecom, finisce nell’occhio della giustizia, aprendo un altro capitolo della vicenda: una “guerra” che vedrebbe contrapposta l’agenzia spionistica americana Kroll (assoldata dal nemico storico di Telecom, Dantes) e la Telecom per il controllo di Telecom Brasil (chi volesse approfondire i risvolti legati a questo episodio può fare riferimento agli articoli del giornalista Davide Giacalone su http://www.davidegiacalone.it/).
Ma chi erano i mandanti di questa gigantesca azione di spionaggi che, secondo la stampa, supererebbe per gravità persino i dossier illegali dell’epoca del Sifar del Gen.De Lorenzo?
Noi non ci azzardiamo a dare giudizi, che potrebbero essere smentiti, essendo l’inchiesta della Non essendoci giudizi certi e definitivi ci limitiamo a menzionare quanto scritto in un’Ordinanza dal Giudice delle Indagini Preliminari, Giuseppe Gennari: «Siamo di fronte a una parte di attività che nulla ha a che fare con gli scopi aziendali e quindi con gli interessi dei soci ai quali è necessario guardare per verificare se il denaro della società venga impiegato da chi ne ha la disponibilità in conformità alle ragioni per le quali il potere stesso e' attribuito». Secondo il Gip, quindi, l’opera di spionaggio avrebbe avuto interessi in gran parte slegati da logiche di tipo concorrenziali/aziendali, trovando invece motivazione negli interessi di singole persone che, essendo a capo della società, avrebbero fatto uso di queste facoltà per scopi privati.
Più avanti, nell’Ordinanza, si legge che «quando si parla di appropriazione indebita la persona offesa è il soggetto giuridico società dietro cui si collocano i soci azionisti che della società sono proprietari e non certo l'amministratore della società e il vertice». In questa ottica, andrebbero nettamente separate le posizioni dell’azienda in quanto tale da quelle dei suoi amministratori: in sostanza, l’azienda (e i suoi azionisti, che non hanno voce in capitolo nella gestione) potrebbe essere considerata vittima del reato di appropriazione indebita, dunque della distrazione di fondi, utilizzati non per fini “istituzionali” ma per perseguire obiettivi addirittura illeciti, dei quali gli autori sarebbero stati pienamente consapevoli.
Gennari chiude accennando ad una pen drive in possesso di Tavaroli, sulla quale sarebbero state memorizzate una serie di comunicazioni intercorse tra funzionari dell’Antitrust, che testimonierebbero lo spionaggio dell’Ente da parte della rete spionistica Telecom. Questo fatto manifesterebbe «l'eccezionale gravita' del comportamento della Security di Telecom, la quale era in grado di mettere nelle mani dell'azienda (perché è ovvio che le notizie prelevate non fossero appunto di utilizzo da parte della Security) elementi di conoscenza potenzialmente in grado di interferire, gravemente e illecitamente, nell'operato di un soggetto istituzionale che dovrebbe essere massima espressione di autonomia come il Garante per il Mercato e la Concorrenza».
Fabio Ghioni, in una recente intervista, ha dichiarato che i vertici aziendali erano, perfettamente al corrente delle azioni illecite commesse in Brasile nell’ambito della “guerra” per il controllo di Telecom Brasil: «Inizialmente sulla vicenda sudamericana la security venne coinvolta solo marginalmente. Le strutture più impegnate erano l’ufficio affari legali internazionali, il top management della Telecom Italia Latino-America, dalla presidenza in giù, il general counsel, l’ufficio legale. Senza dimenticare i vari centri di costo. La security è entrata in gioco successivamente, quando ci è stato richiesto di trovare le prove dell’attività di spionaggio della Kroll e di rispondere. Tavaroli ha capito che era una grande occasione per tutti noi». Insomma, non solo i vertici telecom conoscevano il comportamento della security ma lo incentivavano.

Continua ....

Nota (*):

19 gennaio 2007 alle 16:16 — Fonte: repubblica.it. Caso Telecom, altri quattro arresti. Attaccarono il computer di Colao - Oltre a Tavaroli, in manette o arresti domiciliari Fabio Ghioni e Rocco Lucia, dipendenti del gruppo, e l’ex giornalista di Famiglia Cristiana Guglielmo Sasinini. Accusati di aver tentato di introdursi nel pc dell’amministratore delegato Rcs e in quello di Massimo Mucchetti, giornalista del Corriere della Sera.

23 marzo 2007 alle 10:40 — Fonte: repubblica.it. Dossier illegali Telecom, nuovi arresti - Tredici ordinanze di custodia cautelare notificate a uomini delle forze dell’ordine ed ex manager. Avrebbero ricevuto denaro per raccogliere informazioni riservate raccolte in 30 archivi. Nei guai Tavaroli, Ghioni, Iezzi e l’ex giornalista di Famiglia Cristiana, Sasinini”.

Indice articoli precedenti:

domenica 2 dicembre 2007

I grandi scoop del Mago




In un precedente post, vi avevo promesso che avrei cercato di scoprire che regalo avesse ricevuto Leone El Kann da zia Patty.

E ogni promessa è debito (a patto di non essere un Birigente).

Dopo settimane di lavoro sotto-traccia, di contatti riservati, di indagini a tutto campo, posso mantenere la mia promessa, cari i miei squadristi sobillatori.

In fondo, la soluzione era piuttosto semplice.

Cosa poteva mai ricevere un Leone (seppur El Kann) da zia Patty?

Ma è chiaro.

Una fiammeggiante SEAT Leon!

Sembra però che questo regalo non sia stato per nulla apprezzato dai vertici del gruppo.

Le mie fonti sono infatti concordi nel segnalare la reazione sdegnata di Lucky Luke.

Una sera a cena, seduto allo stesso tavaroli con gli amichetti di sempre - tutta brava gente, dalla Vergine della Bicocca (che non è Afef) allo scarparo marchigiano - Lucky Luke ha commentato in modo molto crudo e sprezzante il leonino regalo di zia Patty: "trovo umiliante che un travestito così eminente e così attento alla Famiglia, regali macchine straniere. E' umiliante per chi lavora alla Fiat e per il nostro Paese. Vorrei vedere che auto regalano i travestiti francesi, tedeschi e inglesi".

giovedì 29 novembre 2007

Manette agli INTERcettatori?


(Buona lettura)
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MILANO (MF-DJ)--"Furono i vertici della Telecom Italia a decidere le nostre intrusioni informatiche".

La afferma a Panorama, in edicola domani, Fabio Ghioni, capo della sicurezza durante la vecchia gestione della societa' telefonica, accusato di intrusione informatica e associazione per delinquere nell'ambito dell'inchiesta sui dossier illegali.
Ghioni racconta la guerra senza esclusione di colpi per il controllo di Brasil Telecom: "Ci e' stato richiesto di trovare le prove dell'attivita' di spionaggio dell'agenzia investigativa Kroll e di rispondere". Per l'ex capo della sicurezza Telecom i vertici aziendali erano informati in tempo reale della controffensiva: "Erano loro a fornirci elementi e parole chiave per analizzare quello che avevamo sottratto dai computer della Kroll. Molti di quelli che, in quei mesi, lavorarono a gomito a gomito con noi sono ancora ai loro posti, mentre io, Giuliano Tavaroli e altri siamo finiti in carcere".
Ghioni parla anche di tangenti: "Mi e' stato riferito di valigie piene di soldi che partivano dall'Italia per il Sud America. Ai Pm ho raccontato un episodio specifico. Ma non ho parlato solo di quello. Mi risulta che fosse coinvolto in queste attivita' anche un ex parlamentare italiano". Red/mur


Dow Jones Newswires
November 29, 2007 11:53 ET (16:53 GMT)

http://www.borsaitaliana.it/bitApp/news.bit?target=NewsViewer&id=385327&lang=it

mercoledì 14 novembre 2007

Dossier Telecom / 1 - Le intercettazioni illegali


(Nella foto, il best seller del quartiere Bicocca e dintorni)
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(Dossier del Drago di Cheb - www.ju29ro.com/)
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Avvertenza per i lettori: questa ricostruzione dello scandalo Telecom-Spy è da considerare come un semplice riassunto di quanto apparso sugli organi di stampa. Non siamo giornalisti e non abbiamo informazioni privilegiate, quanto da noi scritto è facilmente reperibile leggendo i numeri arretrati de Il Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica, L’Espresso, Panorama e di tutti gli altri giornali e settimanali italiani.

La ricostruzione completa conterà di 4 o 5 articoli, che appariranno periodicamente sul sito, con questi titoli:

1) Telecom-spy: la genesi;

2) Telecom-spy: l’evoluzione;

3) Telecom-spy: la situazione attuale dell’inchiesta;

4) Telecom-spy: Le connessioni con il mondo del calcio;

5) Telecom-spy: Gli scandali “telefonici” degli ultimi anni e gli inquietanti interrogativi ad essi collegati


TELECOM-SPY

1° parte: la genesi dell’inchiesta che rischia di sconvolgere l’Italia


"L'Italia - e non solo l'Italia del Palazzo e del potere - è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue "contaminazioni" tra Molière e il Grand Guignol"

Pier Paolo Pasolini, “Lettere Luterane”


Il caso Telecom-spy nasce da una piccola inchiesta, un’indagine riguardante alcune gare d’appalto indette dal Comune di Milano per la “vigilanza privata” dei parchi pubblici.

Una classica storia all'italiana a base di malvessazione e corruttela, ma che nasconde inaspettatamente un inquietante risvolto: il 16 novembre 2003, durante una perquisizione, i Carabinieri scoprono con stupore che il presidente della società vincitrice dell'appalto aveva avuto modo di conoscere in presa diretta le mosse della Procura che, in quel momento, ne stava indagando le mosse.

Era spuntato il germe del dubbio, il sospetto che la Procura della Repubblica di Milano venisse segretamente spiata.

Qualche mese più tardi, il 31 Marzo del 2004, il Presidente di questa società viene arrestato insieme alle sue due insospettabili “talpe”, una cancelliera dell’ufficio dei Gip e (addirittura) un giudice onorario. Al processo le “talpe” si arrendono subito e patteggiano la pena, ma la loro condotta processuale si dimostra quanto mai preziosa per la Procura milanese perché consente ai Magistrati di non svelare tutte le prove che saranno successivamente usate per assestare il primo vero colpo decisivo all’inchiesta.

Il 13 maggio 2004, otto arresti scuotono l’intero gruppo Ivri (Istituti vigilanza Riuniti d’Italia), allora numero uno in Italia nel business della sicurezza privata. Anche in questo caso l’accusa, in sostanza, è quella di corruzione nell’ambito di appalti per la vigilanza. Ma vi è una circostanza che sconvolge i Magistrati: le intercettazioni disposte per far luce sul caso dimostrano come gli indagati fossero assolutamente convinti di poter controllare le mosse della Procura. La storia si ripete e i Magistrati acquisiscono la certezza dell’esistenza di una nuova talpa (ancora oggi non individuata) al Palazzo di Giustizia di Milano.


L’inchiesta a questo punto sembra improvvisamente rallentare (sarà una costante del modo di operare dei giudici di Milano) ma clamorosi colpi di scena sono alle porte.

Il 4 Maggio del 2005 entra infatti in scena il “re delle intercettazioni” Giuliano Tavaroli, ex Carabiniere e capo della security di Telecom Italia. Insieme a lui viene coinvolto anche il suo amico Emanuele Cipriani, massone dichiarato e imprenditore nel settore delle investigazioni private e della security aziendale. Le indagini si infittiscono e vengono perquisiti gli uffici e le abitazioni private dei due, con l’accusa di Associazione a delinquere finalizzata alla violazione del segreto istruttorio.

L’inchiesta, che inizialmente sembrava un affare di secondo piano, comincia ad assumere scottanti ed imprevisti risvolti. Questo soprattutto grazie alla figura di Tavaroli, elemento cardine nell’universo Telecom, ma non solo. L’ex Brigadiere dell’antiterrorismo di Milano, infatti, oltre a dirigere la security di Telecom Italia, ricopre un altro, importantissimo, ruolo: responsabile del Centro Nazionale Autorità Giudiziaria (CNAG), ovvero dell’ente che gestisce tutte le intercettazioni richieste dalla Magistratura. A questo proposito, è assai importante ricordare che fu proprio il Tavaroli a spingere affinché questo delicatissimo incarico gli fosse affidato in prima persona, togliendolo dalla competenza dell’ufficio Legale Telecom di Roma.

Sui fatti, le circostanze e le fonti di prova che hanno portato alla formulazione della grave accusa summenzionata i Magistrati cercano di mantenere il più stretto riserbo ma alcuni giornalisti riescono però a comprendere che, alla base di tutto, c’è qualcosa di molto grosso: una vera e propria centrale di ascolto non autorizzata in grado, quantomeno, di lanciare un allarme “intercettazioni” nel momento in cui l’autorità giudiziaria avesse disposto questo tipo di provvedimento nei confronti di indagati eccellenti. Una sorta di “airbag” a protezione di personaggi di spicco della classe dirigente.

Lo stesso Tavaroli in un'intervista rilasciata a La Stampa di Torino spiega così l’inchiesta della magistratura milanese: «Tutto nasce da un indagine sull’Ivri, un istituto di vigilanza privata. Durante una telefonata intercettata tra un certo Di Ganci, titolare della Sipro (un'altra società di vigilanza privata, ndr), e un suo interlocutore, viene fuori il mio nome, indicato come quello che poteva avvisarli di indagini in corso».

Intanto la Telecom Italia di Marco Tronchetti Provera, alla notizia dell’indagine nei confronti di un suo manager a capo di uno dei settori nevralgici della società, reagisce alquanto ambiguamente: Tavaroli viene rimosso dall’incarico nell’azienda telefonica (con la quale continuerà comunque a svolgere attività di consulenza esterna) ma ne ottiene un altro, sempre internamente al perimetro del gruppo tronchettiano: responsabile della Pirelli in Romania.

Il secondo perno sul quale si volge l’attenzione della Procura milanese è Emanuele Cipriani, proprietario della società investigativa Polis d’Istinto. Il suo coinvolgimento nel caso dipende da due circostanze che hanno dell’incredibile.

Nel settembre del 2004 un grosso rivenditore di pneumatici di Viterbo riceve la “visita” di due finanzieri, che ne rovistano gli uffici e ne controllano i registri contabili. I modi evidentemente inconsueti dell’ispezione suscitano il sospetto del titolare che si mette direttamente in contatto con la Guardia di Finanza, la quale nega l’esistenza di accertamenti sull’azienda. Il successivo e tempestivo intervento della Polizia riesce a bloccare i due finanzieri fasulli che, si scoprirà poi, altro non erano che “incaricati” della Polis d’Istinto, giunti sul luogo per controllare il rivenditore per conto della Pirelli.

Qualche tempo dopo, il pm meneghino Fabio Napoleone ottiene in incarico un’inchiesta giacente da tempo in Procura, riguardante una denuncia sporta da un ex dirigente della Coca-Cola, convinto di essere stato pedinato ed intercettato. La conferma ai suoi sospetti giunge allorché gli viene recapitato un plico con all’interno un Cd-Rom contenente la registrazione (illegale) di molte sue telefonate. Un fatto che si rivelerà cruciale nello svolgimento della vicenda e che sconfessa la strana presa di posizione dell’avvocato Guido Rossi che, dopo aver preso il posto di Tronchetti Provera alla presidenza Telecom (settembre 2006) si affannò a diffidare gli organi di stampa dall’accomunare la vicenda Telecom all’esistenza di intercettazioni abusive (secondo Rossi si sarebbe invece trattato “solo” di un traffico illecito di tabulati).

Nel Marzo del 2006, un altro salto di qualità, con l’entrata in scena della politica: da Milano partono 16 ordini di arresto con l’accusa di corruzione di pubblici ufficiali e spionaggio. Tra i fermati figurano anche due “spioni” di società private romane, incriminati per aver tenuto sotto controllo ben 140 utenze telefoniche private e, soprattutto, per aver l’aver disposto uno spionaggio politico ai danni di Piero Marrazzo (candidato per il Centrosinistra) e di Alessandra Mussolini (candidata per Alternativa Sociale). Per Marrazzo i due avrebbero anche tentato di montare uno scandalo a sfondo sessuale (con tanto di reclutamento di un transessuale). Un intrigo che, per l’accusa, sarebbe servito per favorire il candidato del Centrodestra, Francesco Storace, per le imminenti elezioni della Regione Lazio (questo troncone dell’inchiesta, per competenza territoriale, è stato affidato alla Procura di Roma).


(continua...)

venerdì 9 novembre 2007

E se s'incazza Alierta...

Gli spioni informatici di Pirelli-Telecom sono riusciti a violare anche i computer di Telefonica, il colosso spagnolo delle telecomunicazioni, e delle principali società di telefonia e Internet, come Telmex e la brasiliana Embratel, controllate dal magnate messicano Carlos Slim, considerato l'uomo più ricco del mondo.
È una scoperta giudiziaria di forte impatto economico. Proprio Telefonica, infatti, è il primo socio della cordata di azionisti, riuniti nella Telco con Mediobanca, Intesa, Generali e Benetton, che ha appena perfezionato l'acquisto del pacchetto di controllo di Telecom Italia. Marco Tronchetti Provera ha chiuso l'affare con Telefonica, primo azionista di Telco con il 42,3 per cento, dopo una delicatissima trattativa che aveva portato il manager della Pirelli a un passo dall'accordo con il concorrente messicano.
Questa e altre sorprese sono documentate negli atti che accompagnano l'ordinanza d'arresto eseguita lunedì 5 novembre contro tre presunti responsabili degli attacchi informatici che, tra il 2004 e il 2005, consentirono alla divisione sicurezza del gruppo italiano di stravincere la 'guerra di spie' contro la Kroll, la più grande agenzia investigativa del mondo, che lavorava per i soci-rivali di Telecom in Brasile. Ai magistrati interessano i segreti tuttora custoditi dai tre arrestati: Roberto Rangoni Preatoni, figlio del finanziere creatore di Sharm el-Sheik; Alfredo Melloni, cervello tecnico del Tiger team, cioè della squadra di hacker di Telecom; Angelo Jannone, ex tenente colonnello dei carabinieri, diventato capo della security del gruppo italiano in Brasile, l'unico che ha ottenuto i domiciliari.

Lucky Luke e la Vergine della Bicocca. Seduti allo stesso tavaroli


Panorama, 9 novembre 2007


Nel 2004, durante la corsa per la presidenza della Confindustria, Marco Tronchetti Provera schierò la sua security, guidata da Giuliano Tavaroli, a difesa dell'onorabilità del candidato favorito: Luca Cordero di Montezemolo.

Secondo quel che ha dichiarato ai magistrati Tavaroli, ci sarebbe stata una cordata ostile alla sua elezione pronta a rivangare vecchie vicende giudiziarie.

Che cosa fece la guardia scelta di Tronchetti Provera per proteggere Montezemolo?

Innanzitutto analizò le "criticità" di quella candidatura, attraverso due giornalisti, consulenti dell'azienda milanese.

Il nervo più sensibile risultò una vicenda del 1985, quando Montezemolo fu coinvolto in un'inchiesta sulle tangenti torinesi.

Per essere tranquillizzati sul peso di quelle accuse gli uomini della security contattarono due magistrati piemontesi: uno aveva indagato in passato su Montezemolo e l'altro era vicino a Tronchetti Provera.

Poi tutto andò per il meglio e Montezemolo fu eletto con un plebiscito.

Ma tre anni dopo, interpellato sull'affare Telecom, il presidente della Fiat ha restituito la cortesia: "Tronchetti Provera è un mio amico, è una persona perbene e mi sembra che in questa vicenda sia parte lesa".


Io do una protezione a te

Tu dai uno scudetto e due giocatori a me

L'inchiesta Telecom inguaia gli "onesti": si salvi chi può...


Luciano Moggi - Libero, 9 novembre 2007


Adesso aspetto i "perbenisti" che non ci credevano o non volevanocrederci. L'Inter è sospettata di far parte delle "aziende spione"dell'inchiesta Telecom. Lo dice il Gip Giuseppe Gennari che ha iscritto il club di Moratti (vedi Panorama in edicola) in un elenco che comprende diverse altre aziende. La vicenda è quella arci-nota dei dossier illegali, costruiti dalla "sicurezza" del gruppo Telecom, scoperchiata dalle rivelazioni sul ruolo di Giuliano Tavaroli, di Emanuele Cipriani, dell'agenzia di quest'ultimo ("Polis d'Istinto"), vicenda che ha sconvolto il mondo delle telecomunicazioni, mettendo allo scoperto un vasto spionaggio industriale basato su intercettazioni, spiate, pedinamenti e quant'altro e che ha portato nei giorni scorsi ad altri tre arresti, segno che il pozzo è ancora molto profondo.

In questoquadro il Gip ha iscritto il nome dell'Inter, attribuendole verosimilmente sospetti sulle spiate e i pedinamenti ordinati per Vieri, Mutu, per l'ex arbitro De Santis, per la Figc, per il sottoscritto, per la Juve, ed altri. E' un sospetto che naturalmente dovrà essere comprovato e non sarò certo io, vittima di un becero processo mediatico, a disattendere la conclusione dell'inchiesta. Mi chiedo, però, se si possa parlare di sospetto quando, ad esempio, le spiate per Vieri sono acclarate e l'Inter e la Telecom se le stanno dando di santa ragione per capire a chi toccherà fronteggiare le salate richieste di risarcimento fatte dal calciatore: all'esecutore o molto più opportunamente al mandante?

Sembra passato molto tempo da quando le due aziende erano piùo meno "sorelle": ai vertici dell'Inter si incontravano gli stessi vertici della Telecom (Tronchetti Provera, Buora, per non parlare di Guido Rossi).

Il ritorno del Re




(Dr. Zoidberg per www.ju29ro.com)
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Dopo il grande successo dei primi avvincenti capitoli (La Compagnia del Tranello con i premi Oscar Massimo Moratti, Marco Tronchetti Provera, Carlo Buora e Guido Rossi e Le due Torri con gli irresistibili Giuliano Tavaroli ed Emanuele Cipriani) si conclude finalmente l'incredibile trilogia farce-fantasy che ha tenuto gli italiani con il fiato sospeso per due lunghi anni.


A partire da domani il multisala di via Durini propone in esclusiva l'attesissimo capitolo conclusivo della saga, Il ritorno del Re, che svela tutti i misteri e risponde a tutte le domande lasciate maliziosamente in sospeso.


Ecco una succosa anticipazione da ANSA.it di ieri, giovedì 8 novembre 2007: (attenzione spoiler! di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera)


Durante la ’campagna elettorale’ per la presidenza di Confindustria ’la vecchia security Telecom guidata da Giuliano Tavaroli si preoccupo’ di proteggere il candidato favorito, Luca Cordero di Montezemolo, da eventuali attacchi di un gruppo di industriali contrari alla sua elezione’. Lo scrive Panorama in edicola domani. Nello stesso articolo Panorama si occupa della vicenda che ha portato la security della Telecom vecchia gestione ad impossessarsi, tra il 2004 ed il 2005, del database della piu’ grande agenzia investigativa del mondo’, e cioe’ l’ archivio Kroll.


Cosa aspettate allora? Armatevi di pop-corn e... Buona Visione!


(prima dell'ingresso in sala Vi preghiamo cortesemente di spegnere i telefoni cellulari)