Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

Per contribuire al blog, scrivete a ilmagodiios@gmail.com

Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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domenica 28 settembre 2008

Baci&Abbracci (2)


Infimo non è solo il petroliere più ambientalista che ci sia

Non è solo un gran signore

Non è solo un vero sportivo

E' anche un presidente che ama il contatto con i propri tifosi

E non si sottrae mai al loro abbraccio.

Che si tratti di tifosi comuni

Oppure di tifosi VIP, come il candido ma non troppo (clicca qui) o i gemelli Cobolli&Gigli (vedi foto)

venerdì 30 novembre 2007

Vergogna continua (2)


Lingua in bocca tra il Candido e LuckyLuke


Pur immerso nei suoi mille impegni, il Luca polivalente si ricorda di una ricorrenza.

Buon segno.

Il telefono squilla di primo mattino, ora piuttosto inconsueta, ma lui sta già imbarcandosi su un aereo diretto a Torino, versante Fiat........

E basta sfiorare il pallone con una semplice battuta perchè il discorso si proietti sulla Juve che resta, anche per Montezemolo, un bene di famiglia, una figlia o, se volete, un'amante dell'Avvocato.

"Sono entusiasta di questa squadra uscita dall'inferno, che lotta senza esasperazioni e senza limiti con un perfetto mix tra anziani e giovani. Una Juventus di persone per bene, guidata da un allenatore che sta rivelandosi ideale per il nuovo ambiente. Dirigenti umili, ma tenaci, che appaiono poco ma acquistano sempre maggiore consapevolezza del loro ruolo in una società che si chiama Juve. Cadere, pagare, risorgere. Esemplare storia di sport e di vita".

Siamo al telefono di dieci minuti:dove è finita la Ferrari? "Non avere paura, la Ferrari resterà per sempre la cosa più importante della mia vita. E' un esempio per l'Italia. L'ultima stagione è stata per noi un insieme di cose belle: la macchina, la lotta contro l'imbroglio, la giustizia che abbiamo ottenuto....".


Sottopongo alla Vostra attenzione, tra le tante str... di questo candido lingua in bocca, la frasetta "una Juventus di persone per bene".... Evidente la sottintesa contrapposizione con i dirigenti che c'erano prima.


Ribadisco.


VERGOGNA

FUORI I MERCANTI DAL TEMPIO

martedì 23 ottobre 2007

Il Buono, il Brutto e il Pentito

(Dr. Zoidberg per www.ju29ro.com)
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17 ottobre 2007, un giorno qualsiasi, un mercoledì qualunque che, quatto quatto, rischia di segnare un decisivo passo avanti nel percorso – quantomai difficile – di presa di coscienza della verità su Calciopoli.
La velenosa quotidianità antijuventina viene infatti scossa da Luciano Moggi che, in un hotel milanese, presenta la sua prima fatica letteraria: un libro (“Un calcio nel cuore”, Tea editore) scritto in collaborazione con i giornalisti Mario D’Ascoli ed Enzo Bucchioni, con il quale l’uomo più etichettato al mondo (dagli acidi “mafioso”, “carbonaro” e “massone” al più tranquillizzante “volpone”) si propone di squarciare il velo degli stereotipi e, già che c’è, di ricacciare in gola le troppe malignità di certe lingue taglienti.
Non si vuole in questa sede svelare contenuti o fornire succose anteprime (con 12 euro il più comune dei mortali può andare in libreria e tornarsene a casa con 250 pagine da sgranocchiare), bensì riportare tre cosette - cui chi scrive ha assistito in prima persona - che hanno animato la assai movimentata conferenza stampa di presentazione. Un meeting invero ben frequentato, con molti volti noti dell’anfiteatro pallonaro, ma ahinoi disertata dai pasdaran del contraddittorio e dagli esegeti da poltrona. Per dirne uno, quel Cannavò Candido che pure l’invito l’aveva ricevuto.
Quindi, in mancanza del suo ideologo principe, il giornale rosa ha dovuto ripiegare su un ragazzetto intraprendente, tale Alessandro Ceniti, che non ha comunque fatto mancare cinque minuti di indignata polemica, serviti più che altro a ricordare cosa ne pensino dalle parti di via Solferino della Juventus precobollita (la Juve ruba! Processateli! le schede svizzere! Serie C! Zaccone!).
Ma, lasciando da parte il “brutto” (inteso come episodio), veniamo al “buono” di giornata, ossia alla presa di coscienza quasi globale di una circostanza che inquieta non poco certa tifoseria juventina e appresso alla quale tutto il mondo giornalistico sportivo gira intorno come quei gruppetti di turisti che fanno finta di non correre per prendere il posto vicino al finestrino. Finora nessuno lo aveva mai voluto dire e c’è voluto il coraggio di un Gino Bacci come-non-lo-si-era-mai-visto, per porre la fatidica domanda: ma non è che, forse, chissà, per caso, Calciopoli l’han voluta gli Agnelli (ovvero quel che ne rimane, ovvero chi per loro)? A seguire sorrisini assortiti, gomitatine al compagno di poltrona, colpetti di tosse e Big Luciano, secondo suo stile, a dribblare la malizia.
Rimane infine il pentito, cioè il piatto forte, cioè la sorpresa. Bisogna sapere che attorno al capocupola (Moggi, per chi lo avesse dimenticato) girano sempre certi giornalisti che non perdono occasione di far sapere che il caro Luciano (lo chiamano per nome) lo conoscono da trent’anni. Tutti trenta, non uno di più, non uno di meno (1977, che anno…). Ebbene, uno di quelli risponde al nome di Franco Rossi, bocca di fuoco di Telenova e censore bianconero dalle parti del Mediaset serale. Il caro Franco (chiamiamolo per nome) era lì, con occhi solo per il suo trentennale amicone e non vedeva l’ora di stringerselo e baciarselo, una volta finito il cerimoniale. E così è stato, con il nostro a scodinzolargli addosso (vedi foto) persino quando, terminata la presentazione, Big Luciano è stato stretto dalla morsa delle telecamere, delle interviste e degli autografari. E pensare che c’era un gran bel buffet, apparecchiato con ogni delizia…Ebbene, per farla breve, si dice che al telefono (tutto passa da lì) di Moggi sia giunta qualche settimana fa la voce contrita dell’eroe di Telenova, annunciante il suo completo ravvedimento e la contemporanea consapevolezza delle troppe castronerie pronunciate sul conto (e su quello della Juve) dell’amico ritrovato.
Tutto molto bello, persino lacrimevole, perché a valori come l’amicizia non si può certo rimanere insensibili. Ma il vero pentimento, osiamo, dovrebbe avvenire anche in altre sedi, dove milioni di persone possano sentire e vedere. I salotti buoni della tv ti aspettano, caro Franco. Noi, intanto, diamo gomitatine e colpetti di tosse in riva al fiume.

martedì 10 luglio 2007

Il candido Cannavò


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di MARCO GIANNATIEMPO
QUANDO Candido Cannavò succedette a Gino Palumbo come direttore responsabile della Gazzetta dello Sport, scranno occupato per 19 interminabili anni, Gianni Brera, in un insano impeto di razzismo all’italiana, alimentò il mito della razza “lumbarda” denunciando l’occupazione dei posti di potere da parte dei meridionali. Come quasi tutti i maestri, detestava il politicamente corretto, bandiva la banalità e brandiva la polemica. Da Gianni Brera, a più di quindici anni dalla sua morte, ereditiamo innumerevoli «breroidi», un patrimonio lessicale divenuto d’uso comune (Abatino, Bonimba, Rombo di Tuono, e poi centrocampista, cursore, goleador, melina, Padania, palla gol, rifinitura, e tanti altri), e l’insegnamento che il giornalismo, anche sportivo, non debba ricercare il già detto, il luogo comune, l’ovvio. Qualità in cui il Candido roseo, titolare delle colonne meno significative della stampa sportiva italiana, eccelle.


E VENIAMO al presente, 22 giugno 2007. Appena due giorni or sono, acquista un’aura di popolarità il caso plusvalenze. E arriva la notte a riprendersi la luce: di venerdì, i magheggi galliano-morattiani sono relegati in un commento ironico di Fabio Capello, nelle parole di Giancarlo Abete e, infine, nell’odierna rubrica del Candido. Tralasciando le scelte editoriali del giornale rosa, carro armato ai tempi di Calciopoli e ferraglia arrugginita dodici mesi più in là, addentriamoci nelle pieghe dell’articolo di Cannavò, intitolato «Plusvalenze: una storiaccia. Ma non facciamo confusioni».E i dubbi affiorano imperiosi. Una storiaccia, come fosse un qualsiasi fatto di cronaca accaduto ieri l’altro. Giusto per informazione – non un pregio dei nostri fogli sportivi, per la verità – dei maquillage di bilancio se ne occupano egregiamente da anni due cronisti semi-sconosciuti, Marco Liguori e Salvatore Napolitano, che nel 2004, non proprio la scorsa mattina, denunciarono nel loro libro-inchiesta “Il pallone nel burrone” anche gli scambi di calciatori tra Inter e Milan (e Roma, Parma, e così via) quale mezzo illecito per ripianare i conti. Libro che ogni giornalista italiano che si occupi di finanza o di calcio avrebbe il dovere morale di leggere, quantomeno prima di sproloquiare. E il Nostro, così sorpreso dalle inchieste milanesi su San Moratti da Bosco Chiesanuova, pare non averlo sfogliato.


NAUSEA. La prima parola che arriva sulla punta delle dita del Candido. Nausea «per i sistemi da suk nordafricano con cui la società campione d’Italia e quella campione d’Europa hanno gestito il caso Suazo, che riguarda non il novello Maradona, ma un simpatico calciatore da sette anni in Italia». Siamo certi, da queste colonne, che il «simpatico calciatore», 94 reti in 255 partite in Serie A con la maglia del Cagliari, ricercato da mezzo mondo tra cui, appunto, la squadra campione d’Europa e quella campione d’Italia, abbia gradito il cortese aggettivo. E che, sfogliando le pagine del primo quotidiano sportivo italiano, si sia sorpreso di quanta ignoranza sull’argomento calcio regni tra coloro che regolarmente se ne occupano.


E ANCORA. «L’idea che l’Inter non potesse rispettare i parametri per l’iscrizione al campionato mi fa semplicemente ridere. Moratti avrebbe provveduto in ogni caso. Qualche esperto cervellone gli ha semplicemente evitato il fastidio di un’operazione ad hoc, uno dei tanti aumenti di capitale ai quali è abituato». Non si può non esser lieti che la notizia di reato susciti ilarità nel Nostro. A una certa età, esercitare il riso non è operazione da destinare alla bocca degli stolti. Che la colpa dei taroccamenti sia di un esperto cervellone, tuttavia, lascia perplessi. E non perché Moratti sia un individualista che fa tutto da sé, ma perché di esperti cervelloni, nelle indagini del Pm di Milano, non vi è traccia. Come lascia supporre il Nostro, il buon Massimo non è altro che una vittima di qualche malintenzionato così affezionato ai risparmi del patron che si prodiga negli artifici contabili più disparati. Per concludere il ragionamento, non lascia adito a dubbi il fatto che Moratti avrebbe provveduto in ogni caso all’aumento di capitale. Tutto il popolo nerazzurro ricorda con le lacrime agli occhi gli acquisti milionari di campioni del calibro di (tenetevi forte) Adani, Angloma, Almeyda, Batistuta, Bergkamp, Bia, Bianchi, Bindi, Blanc, Branca, Brechet, Brocchi, Camara, Caio, Carbone, Carini, Cauet, Centofanti, Choutos, Cirillo, Cinetti, Coco, Colombo, Colonnese, Mirco Conte, Corradi, Cordaz, Davids, Dell’Anno, Di Napoli, Domoraud, Fadiga, Farinos, Favalli, Ferrante, Ferrari, Ferron, Festa, Fresi, Fontana, Frezzolini, Fontolan, Galante, Gamarra, Ganz, Georgatos, Gilberto, Gresko, Guglielminpietro, Hakan Sukur, Helveg, Ince, Jugovic, Kanu, Karagounis, Robbie Keane, Kily Gonzales, Lamouchi, Luciano, Macellari, Manicone, Mazzantini, Mezzano, Milanese, Morfeo, Moriero, Mutu, Okan, Orlandini, Orlando, Orlandoni, Pacheco, Panchev, Padalino, Paganin, Panucci, Pasquale, Paulo Sousa, Pedroni, Peralta, Pistone, Rambert, Recoba, Rivas, Sartor, Seno, Serena, Sergio Conceiçao, Sforza, Shalimov, Silvestre, Simic, Sorondo, Tarantino, Tramezzani, Vampeta, Van der meyde, Ventola, Vivas, West, Winter, Wome, Zanchetta, Ze Elias, Ze Maria.Continua il Nostro, sul passaporto falso di Recoba. «Ha pagato Recoba, ha pagato Oriali, ha sofferto – checché se ne dica – anche l’immagine dell’Inter». Ci tira su il morale, il Candido. E lascia un tarlo agli juventini, che avrebbero probabilmente sofferto volentieri se le pene fossero derubricate ad un mero “danno d’immagine”.


«DEPLORATI gli aspetti morali della vicenda… evitiamo la più disonesta delle mistificazioni: confondere il cancro di “Moggiopoli” con l’infezione delle plusvalenze. Nessuna cortina fumogena può nascondere il potere occulto che ha gestito il pallone, le designazioni arbitrali a comando, le tesserine telefoniche estere consegnate agli arbitri, gli scandali del 1998 e del 2000, i Baldas, i Ceccarini, i De Santis, gli scudetti dirottati a comando». Qui il Candido supera sé stesso, demolendo il record di – chiamiamole così – inesattezze stabilito in precedenza. Punto primo: il cancro di Moggiopoli e l’infezione delle plusvalenze. Si rammenti al Nostro che in tutti i Paesi del mondo, Italia esclusa, il falso in bilancio è un reato, sovente punibile con la detenzione. Secondo punto: il potere occulto che ha gestito il pallone. Le metastasi: le designazioni arbitrali a comando (mai dimostrate da nessuna intercettazione telefonica di cui si è a conoscenza), le tesserine telefoniche estere consegnate agli arbitri (ne riparliamo a processo concluso), gli scandali del 1998 e del 2000 (mai e dico mai sotto indagine da qualsivoglia magistratura ordinaria o sportiva di questo mondo), Baldas (il moviolista che faceva vincere le partite alla Juventus), gli scudetti dirottati al comando (s’usi il singolare: la giustizia sportiva ha preso in esame un solo campionato).

Candido Cannavò: un giornalista, un mito.