Benvenuti!

In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

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Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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mercoledì 28 febbraio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 10

Sono trascorsi ormai quasi 9 mesi da quel 7 maggio 2006 in cui è stato dato sostanzialmente il calcio d’inizio a Farsopoli. Allo Stadio Delle Alpi di Torino si giocava Juventus-Palermo, dopo una settimana di veleni per la pubblicazione delle prime INTERcettazioni sul giornalaccio rosa. Tre immagini di quel giorno sono scolpite nella memoria e nel cuore di tutti noi. La scelta di campo di Andrea Agnelli, sceso con orgoglio sul prato del Delle Alpi a fianco dei dirigenti scelti da suo padre nel lontano 1994 per rilanciare la Juventus e portarla sul tetto del mondo. Non a caso, la finale di Berlino del 9 luglio è stata definita Juve d’Italia contro Juve de France…Le lacrime di Roberto Bettega, vera bandiera bianconera. La dichiarazione ("siamo vicini alla squadra e all’allenatore") di chi ha deciso di cancellare, mentre la squadra stava lottando per conquistare il 29° titolo, dodici anni di trionfi e di gloria, dando il là agli eventi successivi. E sappiamo tutti fin troppo bene cos’è successo dopo quel 7 maggio. Le dimissioni forzate della Triade e la nomina del nuovo CDA, tanto ricco di comitati quanto povero di competenze calcistiche. La pena congrua. La retrocessione e la revoca dei due scudetti. L’assegnazione del Tavolino 2005/2006 al petroliere ambientalista, ad opera dei suoi due compagni di merende nerazzurre Rossi e Nicoletti. Ma c’è un’altra immagine di questi nove mesi che mi colpisce, forse ancora più delle precedenti. Tutte le volte che vado al Comunale, infatti, non posso fare a meno di voltarmi a guardare verso la tribuna. Le poltroncine riservate ad Allegra e Andrea Agnelli sono sempre li, malinconicamente vuote. Quelle poltroncine sono la "prova provata" (quella che Reperto e San Dulli non hanno mai trovato, ma forse neanche cercato) che i tempi sono purtroppo cambiati. Il passato oramai non si può più modificare (forse). Fare le vedove inconsolabili non serve a granché ed è quindi necessario pensare al futuro (anche se certe ferite sono comunque difficili da rimarginare). Tutti ci auguriamo, ovviamente, che il 2007 sia davvero l’anno della svolta e dell’orgoglio bianconero e che la Juve possa tornare al ruolo che storicamente le compete. Vincere. E da questo punto di vista i prossimi due mesi sono cruciali. Entro marzo, infatti, dovrebbe essere finalmente approvato il piano sportivo e concluso il contratto con il nuovo sponsor. E’ probabile (ed auspicabile) che venga proposto - e deliberato in tempi brevi - un congruo aumento di capitale. Questa è infatti una condizione imprescindibile per poter rafforzare la squadra e dare quindi un messaggio positivo ai campioni che stanno decidendo il loro futuro. Infine, il 18 aprile, data in cui l’UEFA assegnerà gli Europei 2012, si decide il destino del progetto per il nuovo stadio (da costruire al posto del montezemoliano Delle Alpi). Vedrò quindi le prossime partite al Comunale con un occhio rivolto al futuro. Solo uno, però (e neanche troppo fiducioso). L’altro sarà sempre rivolto verso quelle due poltroncine vuote. Con la speranza che Allegra ed Andrea Agnelli tornino ad occupare i loro posti allo stadio. Solo così, voltandomi verso la tribuna, avrei finalmente la certezza che l’incubo è davvero finito.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 10 del 28/2/07

Plusvalenze, uno scandalo tutto italiano. Cosa sarebbe accaduto senza il decreto salvacalcio? Il Mago di Ios

Con il decreto salva – calcio, il legislatore ha consentito alle società (sostanzialmente tutte, tranne Juventus e Sampdoria) di manipolare per l’ennesima volta i bilanci, nascondendo gli effetti contabili generati dallo scoppio della bolla speculativa delle plusvalenze fittizie ed evitando l’adozione immediata dei provvedimenti previsti dagli articoli 2446 e 2447 del codice civile. L’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha espresso un giudizio fortemente critico sul decreto, precisando che "la norma in questione costituisce una deviazione dai principi generali della disciplina del bilancio di cui agli articoli 2423 e seguenti del codice civile, nonché dal disposto delle direttive contabili comunitarie. Inoltre, essa non è in linea con i principi contabili nazionali e con i principi contabili internazionali". Il decreto salva – calcio è stato comunque bocciato dalla Commissione Europea, che lo ha giudicato in contrasto con le direttive contabili e con la normativa sugli aiuti di stato. Per effetto di questa bocciatura, le norme incriminate sono state abrogate e le società di calcio - che nel bilancio 2003 avevano svalutato il parco giocatori, contando di poter spalmare l’effetto economico della svalutazione su dieci anni - si trovano a dover invece "scaricare" a conto economico l’importo residuo della svalutazione entro giugno 2007. "Nell’ultimo bilancio [cioè, quello al 30 giugno 2006], l’Inter ha stanziato 111,8 milioni di ammortamenti per assorbire il 35% della svalutazione calciatori fatta con la legge salvacalcio (per 319,4 milioni totali). Dovrà assorbire i residui 111,8 milioni con il bilancio corrente, al 30 giugno 2007" (Gianni Dragoni, Il Sole 24 Ore del 10 gennaio 2007). E nella medesima situazione si trovano anche Milan, Roma e Lazio. Come fare ad assorbire questi costi straordinari, senza dover mettere mano al portafoglio per coprire le perdite e ricapitalizzare la società? Semplice. Con delle altre plusvalenze fittizie. E’ cambiato solo l’asset su cui realizzare la plusvalenza. Dai calciatori ai marchi. E anche questa volta il petroliere ambientalista è riuscito ad essere un assoluto protagonista. L’Inter, infatti, ha ceduto il proprio marchio alla società Inter Brand (controllata al 100%) realizzando una plusvalenza (fittizia, ça va sans dire) di 158 milioni di euro. Il Milan questa volta ha superato, seppure di poco, i cugini, rilevando una plusvalenza di 186 milioni di euro sulla cessione del marchio alla propria controllata Milan Entertainment. Leggermente inferiori (ma comunque significativi), invece, i "risultati" ottenuti dalla Roma (127 milioni di plusvalenza) e Lazio (95 milioni). Ma la storia della contabilità creativa delle società di calcio non finisce certo qui. Le dichiarazioni di Matarrese della scorsa settimana ("la situazione dei bilanci è catastrofica, ci sono tanti club in difficoltà e stiamo pensando a come modificare i parametri della Covisoc per evitare i problemi che potrebbero venire a crearsi con le iscrizioni") fanno intravedere nuovi sviluppi "creativi".

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 10 del 28/2/07

mercoledì 21 febbraio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 9

Poco più di nove mesi fa iniziava Farsopoli, con le prime INTERcettazioni pubblicate sul giornalaccio rosa. In questo periodo abbiamo avuto la fortuna di conoscere un caravanserraglio di personaggi che, a vario titolo, si sono occupati dei progetti “Juventus in Serie B” e “Tavolini in Via Durini”. Conigli di amministrazione, reperti giuridici, santi patroni, onesti spioni, carimastici leocani. Ma in questo circo barnum di personaggi in cerca di autore, ci sono alcune figure che spiccano. Guido e Paolo, massimi esponenti del cupolone interista in federazione. E Giovanna.
Guido è, ovviamente, Guido Rossi, ovvero il Pallone (gonfiato) Nerazzurro. Nei pochi mesi di permanenza al vertice della FIGC, oltre ad aver trascinato gli azzurri alla conquista del Mondiale, ha portato a termine i due progetti che gli erano stati affidati (da chi?). La Juventus, infatti, nonostante la strenua ed indefessa difesa dell’Avv. Zaccone (Patteggialo, per gli amici), è in Serie B, con il palmares (ed il portafoglio) alleggerito. Mentre l’Inter si appresta a vincere il secondo Tavolino della sua storia. Ed è solo un caso fortuito che l’Inter e Moratti occupino una parte importante del cuore di Guido Rossi. “La sua passione per lo sport e l’amicizia personale con Massimo Moratti lo portano a ricoprire per quattro anni la carica di consigliere nel Consiglio d’Amministrazione dell’Inter” (http://www.wikipedia.it/). Milly Moratti, moglie del petroliere più ambientalista che ci sia, descrive Rossi come un tifoso interista “passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo”. De gustibus…
Paolo è Paolo Nicoletti, ovvero il Vice-Pallone (gonfiato) Nerazzurro. Allievo prediletto e collaboratore in passato di Guido Rossi, è stato vice-commissario della FIGC da metà 2006 fino allo scorso settembre, quando si è dimesso assieme al suo nume tutelare. Nicoletti è stato anche avvocato dell’Inter in alcune occasioni calde. “Le cronache dell’estate ‘97 ricordano il complicato lavoro per portare a Milano il «Fenomeno» Ronaldo, un trasferimento da 52 miliardi al quale lavora anche Paolo Nicoletti, allora alle dipendenze dello studio Rossi” (Corriere della Sera del 17 maggio 2006 e del 10 febbraio 2007). Ed infatti, nel luglio 1997 la delegazione nerazzurra alla riunione di Zurigo - convocata dalla FIFA per dirimere la querelle tra Inter e Barcellona sul trasferimento di Ronaldo – comprendeva anche gli avvocati Guido Rossi e Paolo Nicoletti (Corriere della Sera del 21 luglio 1997). Non è dato sapere se Nicoletti abbia mai baciato ed abbracciato Massimo Moratti. Ma comunque è un assiduo frequentatore della tribuna Vip di San Siro quando giocano gli onesti.
Giovanna, infine, è Giovanna Melandri, ovvero la Ministra Riscaldata (come è stata definita da un arguto giornalista). La sua (in)competenza è pari solo alla sua (in)tolleranza. Dopo aver starnazzato a più riprese per la presenza di Moggi in televisione (al pari di Severgnini, anima candida e nerazzurra), ha chiesto (ed ottenuto) l’esclusione di Maurizio Zamparini – che aveva osato criticarla - dalla puntata di Porta a Porta del 5 febbraio scorso (dedicata ai tragici fatti di Catania). Infine, l’apoteosi keniota. Probabilmente ancora sotto choc per il delicatissimo coro con cui era stata accolta negli spogliatoi dai campioni del mondo (a proposito, cosa cercava negli spogliatoi?), ha giurato e spergiurato di non aver mai frequentato la Maison Briatore in quel di Malindi. Ma è stata sbugiardata dal settimanale “Chi”, che ha pubblicato alcune foto che ritraggono la nostra Ministra Delle Balle impegnata in danze sfrenate. A Malindi. A Capodanno. Da Briatore.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 9 del 21/2/07

Il calcio gonfiato andrebbe sanzionato. Il Mago di Ios

La bolla speculativa delle plusvalenze fittizie ha gonfiato a dismisura il valore contabile del parco giocatori delle società di calcio, generando oneri per ammortamenti crescenti e, alla lunga, insostenibili. Questo circolo vizioso ad un certo punto si è interrotto e le società si sono trovate a dover necessariamente svalutare il costo dei giocatori, ormai iscritti in bilancio a valori completamene irrealistici.
In base alle ordinarie regole di contabilità, questa svalutazione – frutto, si badi bene, delle plusvalenze creative degli anni precedenti - avrebbe dovuto essere imputata a Conto Economico, con un conseguente impatto drammatico sul risultato d’esercizio e sul patrimonio netto delle società coinvolte. Si tratta di un aspetto particolarmente delicato. Infatti, l’art. 2447 del codice civile dispone che quando il patrimonio netto scende, per effetto di perdite, al di sotto del minimo legale, la società deve essere necessariamente ricapitalizzata. L’alternativa è la messa in liquidazione.
Il famoso decreto salva-calcio ha dato un’ennesima, anche se temporanea, boccata di ossigeno alle società di calcio, consentendo di spalmare la svalutazione su dieci anni. La maggior parte delle società di Serie A ha approfittato di questo decreto, svalutando il proprio patrimonio calciatori nel bilancio al 30 giugno 2003.
Ora, tutte le società che hanno utilizzato il decreto salva-calcio avrebbero avuto, in assenza dell’agevolazione contabile prevista dal decreto, un patrimonio netto negativo (con l’unica eccezione della Lazio, che era già sott’acqua anche pre-decreto…). Un patrimonio netto negativo (quindi, per definizione al di sotto del minimo di legge) avrebbe determinato automaticamente l’applicazione dell’art. 2447 del codice civile, imponendo ai soci una “indigesta” ricapitalizzazione.
L’importo delle svalutazioni effettuate ai sensi del decreto salva-calcio è davvero impressionante. E rende bene l’idea di come la pratica delle plusvalenza fittizie avesse raggiunto livelli folli. L’Inter, con 319,3 milioni di euro, primeggia nel campionato delle svalutazioni (un altro titolo vinto meritatamente dagli onesti di Via Durini). Ma anche le altre big si sono difese egregiamente. Milan: 242 milioni di euro. Lazio: 191,6 milioni di euro. Roma 133,6 milioni di euro.
Il decreto salva-calcio ha reso particolarmente interessanti, sotto il profilo del maquillage di bilancio, la vendita dei giocatori svalutati. Infatti, la svalutazione viene ripartita su dieci anni, mentre la plusvalenze realizzata sulla cessione è rilevata subito ed integralmente a Conto Economico. Anche in questo caso, la società di Via Durini si rivela imbattibile. La vicenda di Crespo, infatti, è molto istruttiva. Il valore contabile dell’attaccante argentino nel bilancio dell’Inter al 30 giugno 2002 era di 38 milioni di euro. L’anno successivo, la società del petroliere ambientalista si è avvalsa, come visto in precedenza, del decreto salva-calcio. Il valore di Crespo è stato portato da 38 a 4,45 milioni di euro, con una svalutazione quindi di oltre 33 milioni (da ripartire su dieci anni). Pochi mesi dopo, Crespo viene ceduto al Chelsea per 24 milioni di euro, con conseguente maxi-pusvalenza di quasi 20 milioni… Anche con Cannavaro gli onesti di Via Durini hanno utilizzato il medesimo schema, svalutando il calciatore per poi cederlo (alla Juventus, nell’ambito del famoso scambio alla pari con Carini) con una meritata plusvalenza.
E la Juve dei diavoli Moggi e Giraudo? Non si è avvalsa (così come la Sampdoria) del decreto salva-calcio. Per un motivo molto semplice. Non avendo sostanzialmente partecipato al campionato delle plusvalenze fittizie, la società non si è trovata a dover “fronteggiare”, a differenza di altre squadre dalla specchiata onestà, un parco giocatori contabilmente dopato.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 9 del 21/2/07

mercoledì 14 febbraio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 8

esperienza italiana ed inglese a confronto".
E’ il titolo di un convegno che si è tenuto a Roma a fine settembre 2005, organizzato dall’Ambasciata britannica e dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). L’obiettivo principale del convegno era "quello di accrescere in Italia, sulla scia del confronto con l’esperienza maturata in Inghilterra, la conoscenza e la consapevolezza tra i dirigenti sportivi, gli addetti ai lavori, ma anche gli organi di informazione e il grande pubblico del calcio, sulle più efficaci modalità di intervento contro il fenomeno della violenza negli stadi". Geoffrey Thompson, Presidente della Football Association, nel suo discorso di apertura ha illustrato le azioni intraprese in Inghilterra dopo la strage dell’Heysel e la conseguente esclusione dei club inglesi dalle competizioni europee per un periodo di cinque anni. Le misure adottate in Inghilterra hanno consentito nel tempo di ridurre la violenza dei cosiddetti hooligans (in patria, perché quando vanno in trasferta spesso e volentieri si scatenano). Sono stati riconosciuti come reati diversi comportamenti pericolosi per la sicurezza negli stadi. Entrare allo stadio in stato di ebbrezza; gettare oggetti in campo o verso i settori destinati al pubblico; invadere il campo di gioco; intonare canti razzisti; praticare il bagarinaggio. Coloro che si rendono responsabili di reati connessi ad una partita di calcio ricevono un ordine di espulsione dagli stadi, per un periodo variabile di tempo, e devono presentarsi ad un comando di polizia in concomitanza con ogni partita disputata dalla propria squadra. Ogni club deve garantire la presenza di un responsabile per la gestione della sicurezza negli stadi, steward professionali, telecamere a circuito chiuso ed un sistema integrato di video controllo e radiocomunicazione tra il centro operativo, gli steward e la polizia sugli spalti, che consenta un intervento immediato in caso di necessità. E, ovviamente, tutti i posti devono essere a sedere. Come si vede, le misure adottate in Inghilterra non sono molto diverse dai provvedimenti d’urgenza che vengono periodicamente approvati in Italia. Ci sono però alcune fondamentali differenze. In Gran Bretagna le regole vengono applicate con rigore. Noi invece siamo il Paese delle deroghe e delle proroghe: tolleranza zero a parole, casa di tolleranza nei fatti. In Inghilterra hanno una cultura sportiva che da noi manca completamente. E non soltanto tra i tifosi. Si pensi alla violenza verbale che contraddistingue le tramissioni e i giornali sportivi. L’Italia è infatti il Paese delle moviole, dei Pistocchi e dei Cannavò, degli Zuliani e dei Franco Rossi. Last but not least, come direbbero gli hooligans inglesi, da noi è completamente assente il rispetto per le istituzioni. Tant’è che negli stadi non mancano mai i cori contro la polizia ed i carabinieri, ma i soloni "televisivi o cartacei" non se ne curano. Difficile comunque instillare nei tifosi il rispetto per le forze dell’ordine quando in Parlamento c’è una sala intitolata a Carlo Giuliani…

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 8 del 14/2/07

Plusvalenze fittizie, un malcostume italiano - Il Mago di Ios

Ad onor del vero, il fenomeno delle plusvalenze incrociate e fittizie non riguarda solo Milan ed Inter. Anche Roma, Lazio e Parma sono state infatti assolute protagoniste del sistema. Nell’estate del 2001, Roma e Parma stabiliscono un canale privilegiato, scambiandosi sei giocatori – Sergej Gurenko, Amedeo Mangone e Paolo Poggi (da Roma a Parma); Saliou Lassisi, Raffaele Longo e Diego Fuser (da Parma a Roma) – per una plusvalenza di circa 50 miliardi (del vecchio conio) a società. L’anno successivo, la Roma farà ancora di meglio, realizzando una plusvalenza di circa 95 milioni di euro grazie alla cessione di 20 giovani e sconosciuti calciatori a società di secondo piano (Ancona, Cagliari, Cittadella, Cesena, Cosenza, Lecce, Livorno, Messina, Napoli, Palermo, Piacenza, Reggiana, Salernitana e Torino). Trattandosi di plusvalenze necessariamente incrociate, la Roma ha contestualmente acquistato dalle medesime società, ad un prezzo equivalente a quello incassato, altrettanti giocatori sconosciuti. Ugualmente proficui sono stati gli affari tra Lazio e Parma. Nel corso degli anni, infatti, le due società hanno concluso operazioni per centinaia di milioni di euro, scambiandosi giocatori del calibro di Veron, Crespo, Almeyda e Conceiçao. Tutte queste operazioni incrociate sono evidentemente volte solo ad evidenziare plusvalenze fittizie che consentano di "puntellare" bilanci che altrimenti avrebbero dovuto esporre perdite di importo tale da comportare l’applicazione degli articoli 2447 e 2448 del codice civile (con la necessaria ricapitalizzazione della società da parte degli azionisti, pena la messa in liquidazione). Il miglioramento dei conti economici, tuttavia, è solo apparente, perché ad una plusvalenza fittizia si accompagnano sempre maggiori costi (ammortamenti) futuri. In altri termini, gli scambi incrociati, pur consentendo di gonfiare i risultati di bilancio nell’esercizio di realizzazione dell’operazione, hanno determinato il cumularsi nel corso degli anni successivi di crescenti pesanti oneri per ammortamenti. Con la conseguente necessità di generare in continuazione nuove plusvalenze per assorbire questi maggiori costi. E’ una sorta di circolo vizioso, di bolla speculativa destinata a scoppiare. Ed infatti ad un
certo punto il sistema è diventato insostenibile. Ed il legislatore è prontamente intervenuto, approvando il famoso decreto "salva calcio" per consentire alle società di imbellettare ancora una volta i bilanci in deroga alle ordinarie regole di contabilità.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 8 del 14/2/07

mercoledì 7 febbraio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 7

Mi chiamo Brunelli. Simone Brunelli. E, a differenza di Piano (anzi,
Fermo) Industriale, esisto davvero. Eccomi. In carne, ossa e plusvalenza.
Che mestiere faccio? Sono (anzi, ero) un calciatore. Portiere, per la precisione. Guadagno 2500 euro al mese (sino al 2008). Giocavo nella primavera del Milan. Ma poi, qualche anno fa, sono stato ceduto ai cugini dell’Inter. Sono due società fantastiche. Molto organizzate. E coccolano i loro giocatori. Pensa, non ti disturbano neppure quando serve la tua firma su un contratto. Fanno tutto loro. Firme e controfirme. E poi ti spediscono
i contratti direttamente a casa. Non è una leggenda metropolitana. E’
la realtà. Nell’estate del 2003, mentre io mi godevo le vacanze in Sardegna, a Milano hanno sistemato tutte le carte per il trasferimento. Senza rompermi le scatole. Non una telefonata. Non un’email. Neanche la rottura di dover aprire una missiva o un telegramma. E non hanno disturbato neppure il mio procuratore. Dei veri professionisti. Quando sono tornato a casa ho trovato nella buca delle lettere tutti i contratti già firmati da me. Il rinnovo con il Milan. La cessione all’Inter. E il nuovo accordo con la società di Via Durini.
Se sono stato strapagato? Non penso proprio. L’Inter ha pagato il mio cartellino tre milioni di euro. Una bazzecola per il petroliere più ambientalista che ci sia. Solo milleduecento volte il mio stipendio mensile. Solo cento volte il mio stipendio annuale. E’ un prezzo di mercato.
Anzi, secondo me l’Inter ha fatto un affare. D’altronde, non sono dei fessi.
Mangiano pane e volpe a colazione. E te lo posso anche dimostrare. Molto
facilmente. Conosci Marco Varaldi? E’ un portiere, come me. E’ bravo, come me. E’ famoso, come me. Ha più o meno la mia stessa età. E nel giugno 2003 è stato ceduto dall’Inter al Milan. Per 3,5 milioni di euro. Ben mezzo milione di euro in più di quanto sono costato io. Come volevasi dimostrare.
Se ho mai giocato nell’Inter? No, certo che no. Mi hanno subito girato in prestito alla Pro Sesto, per farmi fare (giustamente) esperienza. Al secondo allenamento però mi sono fatto male alla spalla. Poi, sono passato alla Vis Pesaro. Sempre in prestito. Ma la spalla ha continuato a dare problemi. Mi sono dovuto operare più volte. Probabilmente non potrò più tornare a giocare. Ma anche qui l’Inter si è dimostrata una grande società. Mi hanno lasciato libero di scegliere e pagare i migliori medici. Non hanno fatto alcuna pressione.
Se ho mai vinto qualcosa? Si, certo. Un Viareggio con la primavera del Milan. E poi, la scorsa estate, il Tavolino dell’Onestà con l’Inter. E’ il titolo di cui vado più orgoglioso. Dovevi vedere com’era contento il presidente.
Quando ha vinto il Tavolino ha chiamato ad uno ad uno tutti i giocatori.
Me compreso. Era con sua sorella Bedy. Urlavano a squarciagola. “Solo noi. Solo noi. Il Tavolino l’abbiamo noi”. E poi “Guido Rossi alè alè, Guido Rossi alè alè”. Sono contento per lui. Se lo merita proprio. Con tutte le plusvalenze che ha dovuto fare. Con tutti i passaporti che ha dovuto rinnovare. Con tutte le patenti che ha dovuto riciclare. Con tutti i marchi che ha dovuto cedere. Con tutte le persone che ha dovuto pedinare. E’
il giusto riconoscimento.
Ti lascio. Mi è scaduto il passaporto. E devo andare in sede a ritirare il nuovo documento. Ha fatto tutto Oriali. E anche in questo caso, non ho dovuto firmare nulla. Ah, che grande società.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 7 del 7/2/07

Plusvalenze di sera, bel tempo si spera

La cessione di Tizio per acquistare, ad un prezzo sostanzialmente equivalente, la fotocopia Caio è il meccanismo più semplice, dal punto di vista concettuale, per realizzare una plusvalenza ed “imbellettare” così il bilancio. Questo sistema, tuttavia, presenta alcune pecche. Innanzitutto, per massimizzare “l’effetto plusvalenza” è necessario cedere un giocatore
importante, che abbia un’elevata quotazione di mercato ma un basso valore
contabile (perché acquistato a poco o perché quasi completamente ammortizzato). E già questo requisito rappresenta di per sé un ostacolo. Soprattutto per una squadra come l’Inter del petroliere ambientalista, che spesso e volentieri ha comprato bidoni a caro prezzo. Non bisogna neppure trascurare un altro aspetto. Se non si vuole impoverire la rosa, Tizio deve essere sostituito con un giocatore di pari valore. Quindi, un giocatore
costoso, con il conseguente impatto in termini di maggiori ammortamenti
futuri (ma questa è un circolo vizioso comune a tutti i sistemi di generazione delle plusvalenze contabili). E poi, sotto il profilo prettamente sportivo, questa sostituzione potrebbe anche non essere “digerita”, con un conseguente impatto negativo sull’economia della squadra.
Con il meccanismo degli scambi incrociati viene risolta buona parte dei problemi. Non è più, infatti, necessario avere in rosa un giocatore “plusvalente” (vale a dire, con elevato valore di mercato e basso valore
contabile). La plusvalenza, infatti, viene realizzata in un altro modo. Gonfiando, artatamente ed in modo spropositato, il valore dei giocatori scambiati. L’operazione, quindi, può essere effettuata con qualsiasi giocatore in rosa. Di solito, si tratta di calciatori di medio livello. Se non,
addirittura, di veri e proprio sconosciuti. Riducendo così anche il rischio di “crisi di rigetto”.
Un esempio concreto vale più di mille parole. Nell’estate 2002, Francesco Coco è stato ceduto dal Milan all’Inter per 29 milioni di euro (circa 56 miliardi del vecchio conio). Contemporaneamente, l’Inter ha venduto
Seedorf per la stessa cifra al Milan. Le due squadre si sono così assicurate una congrua plusvalenza, senza alcun impatto finanziario (perché i crediti e debiti reciproci si compensano). Anche per i calciatori non è cambiato granché. Coco, in particolare, ha continuato a frequentare il privé dell’Hollywood. E’ appena il caso di notare come, nello scambio tra cugini, il Milan abbia comprato un buon giocatore, rifilando un bel bidone
all’Inter. D’altronde, la competenza non si trova sugli scaffali del supermercato.
Francesco Coco, Andrea Pirlo, Clarence Seedorf, Andrés Guglielminpietro, Dario Simic, Cyril Domoraud, Christian Brocchi. Tutti questi giocatori hanno un comun denominatore. Hanno cambiato squadra, restando sempre a Milano e lasciando in eredità una consistente plusvalenza.
Nell’estate del 2003, le due società meneghine hanno concluso un altro mega-scambio incrociato di giocatori. I rossoneri hanno ceduto ai nerazzurri Simone Brunelli, Matteo Deinite, Matteo Giordano e Ronny Toma. In cambio, i nerazzurri hanno dato ai rossoneri Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi. Il prezzo pattuito per ciascun “quartetto” è stato di circa 14 milioni di euro. Non male per dei giocatori sconosciuti.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 7 del 7/2/07

mercoledì 31 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 6

Mi chiamo Industriale. Fermo Industriale. Sino a poche settimane
fa il mio nome era diverso. Mi chiamavo Piano. Ma poi ho deciso di cambiarlo. Piano era troppo ottimista. Fermo invece è realista.
Se sono stato assunto alla Juventus? No, è tutto fermo. E sono Fermo anche io. Tutto quadra, quindi. Come sai, zio Jean-Claude vorrebbe farmi diventare responsabile del mercato. Al posto di quel babbeo che comprava giocatori a 7 e li rivendeva a soli 120 (miliardi di lire). Difficile fare di peggio. Però la mia nomina deve essere ratificata dal nonno Gianlugi.
Se ci sono dei problemi? Si, eccome. Non riesco più a parlare con il nonno. Non lo vedo da quella volta in cui discettava di spirito partecipativo e sportivo. Mi dicono che sia arrabbiato con me. Pare mi abbia sentito canticchiare “che fretta c’era, maledetta assemblea”. E poi la poltrona del nonno non è proprio saldissima. C’è un certo Luca Liberaebella che vuole prendere il suo posto. E’ un famosissimo collezionista. Di poltrone
(non solo Frau). E’ tifoso del Bologna. E odia la Juventus. Forse perché gli
ricorda un bruciante fallimento.
Perché non ne parlo con John? John chi? Ah, ho capito. Lo smilzo. Mi sembra una perdita di tempo. L’ho visto una volta sola. Non ha potere decisionale. E neppure carisma. E poi, alla larga dagli assistenti del nonno. Ieri ne ho conosciuto un altro. Si chiama Lapo. Capelli lunghi, borse sotto gli occhi e basettoni. Dovresti vederlo. Uno spettacolo. Nel suo genere. L’ho soprannominato Commissario Lapettoni. E’ un tipo molto strano. Vuole sembrare indipendente. Ma è esattamente l’opposto. Molto fumo e poco arrosto. Mi ha fracassato gli zibibbi con la storia di tre suoi ex amici. Antonio, Luciano e Roberto. “Quei tre mi ricordano Caino e Babele”, si è sfogato. Poi, ha cercato di rifilarmi un paio di occhiali. A 1.007 euro. Peggio di un vu-cumprà. Una cosa comunque mi è chiara. Al nonno la Juventus non interessa. E lo stesso vale per John e Lapo, i suoi due assistenti. Ecco perché non mi stanno a sentire.
Cosa ne penso di tutta questa vicenda? Sono perplesso. Sempre più perplesso. Vado spesso alla sede della Juventus, in Cammino Ferraris a Torino. Accompagno lo zio. Si avverte un’aria di precarietà. Sembra che
stiano smantellando tutto. Pensa che in sette mesi non sono ancora riusciti
a riunire il comitato sportivo. Lo zio non è riuscito a spiegarmi a cosa serva
‘sto comitato. Ma visto che c’è, tanto vale che si riunisca. Almeno una volta.
Il problema è che sono spariti due membri (su quattro). Marco e Gian
Paolo. Non si sono mai visti in sede. E neppure a Vinovo. Sembra che Gian
Paolo sia in giro per il mondo, a seguire gare di pallavolo. Marco, invece, si fa gli affari suoi. Va in televisione. Scrive lettere aperte sui giornali. Lo zio è
disperato. Sta addirittura pensando di rivolgersi a “Chi l’ha visto?” Che dire? Chi li ha visti, stia zitto. Non sento la mancanza di Marco e Gian Paolo.
Ti lascio. Devo andare in università. Sto seguendo un corso di contabilità
creativa. La lezione di oggi è sulle plusvalenze. Vengono dei visiting professor dalla International University. Sembra siano molto bravi. Ci saranno anche due esercitazioni pratiche. Una sul caso Simone Brunelli, l’altra su Inter Brand Srl. Domani invece ho un seminario sulla prescrizione nel diritto sportivo. Ci sarà nientepopodimenoche il Prof.
Catapecchie da Roma. Un luminare della prescrizione. Specie se di rito
ambrosiano.
Ah, un’ultima cosa. Mi sono fidanzato. Con Sconsolata. Ci sposiamo la prossima settimana. Fermo e Sconsolata Industriale. Suona bene, no? Questa sera vado a cena da lei. Devo ricordarmi di comprarle dei fiori. Non
le piacciono i gigli. Neanche a me.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 6 del 31/1/07

Plusvalenze ci sono, meglio è - Il Mago di Ios

Per comprendere le vicende della Plusvalenzopoli nerazzurra è necessario
fare una veloce panoramica su alcune regole di contabilità.
Il Conto Economico è uno dei documenti che compongono il bilancio di una società (assieme allo Stato Patrimoniale e alla Nota Integrativa).
Nel Conto Economico si registrano i ricavi ed i costi e – per differenza – si
rileva l’utile o la perdita dell’esercizio sociale.
Concentriamo l’attenzione su due voci particolari del Conto Economico. L’ammortamento del costo d’acquisto dei calciatori. E le plusvalenze.
Il costo per l’acquisto di un calciatore ha un’utilità pluriennale (a condizione che, ovviamente, la società acquirente non stipuli con il professionista un contratto di un solo anno). Deve essere quindi “capitalizzato” (vale a dire, registrato come attività nello Stato Patrimoniale) e “spalmato” lungo la durata del contratto con la procedura d’ammortamento: ogni anno, viene rilevato a Conto Economico solo una parte del costo del cartellino (la quota di ammortamento, determinata dividendo il costo per il numero di anni del contratto) e si riduce, del medesimo importo, il valore contabile del giocatore iscritto nello Stato Patrimoniale.
Le plusvalenze (e le minusvalenze) derivanti dalla cessione dei diritti alle prestazioni dei calciatori sono determinate come differenza tra il prezzo concordato per la cessione ed il valore contabile residuo del giocatore (cioè, il costo originario di acquisto, al netto delle quote di ammortamento
già contabilizzate). Queste plusvalenze e minusvalenze sono rilevate a Conto Economico (rispettivamente come ricavi e come costi) nell’esercizio in cui viene formalizzato il trasferimento.
Riassumendo. Ogni anno, nel Conto Economico viene rilevato un costo, pari alla quota di ammortamento del prezzo di acquisto del giocatore. A parità di durata del contratto, tanto più è alto (gonfiato?) il costo di acquisto, tanto più elevata diventa la quota di ammortamento. La cessione del calciatore può generare un ricavo (plusvalenza) od un costo (minusvalenza), a seconda che il prezzo di cessione sia più alto o più basso del valore contabile residuo attribuito al giocatore in questione.
I vincitori del Tavolino 2005/2006 hanno sistematicamente sfruttato il meccanismo delle plusvalenze per sistemare il bilancio d’esercizio, riducendo in modo artificioso le perdite realizzate sotto l’illuminata direzione del petroliere ambientalista.
Ed è proprio questa motivazione contabile che spiega diverse operazioni di mercato che con il calcio – e lo sport – non hanno nulla a che fare. Il meccanismo, nella sua forma più semplice è il seguente. Poniamo che l’Inter abbia acquistato il calciatore Tizio ad un prezzo di 1000, facendogli
un contratto di cinque anni. La quota annuale di ammortamento è quindi di 200 (1000 diviso 5). L’anno successivo, Tizio viene ceduto a un prezzo di 3000. Si realizza così una plusvalenza di 2200 - pari alla differenza tra prezzo di vendita (3000) ed il valore non ammortizzato del calciatore (1000 – 200 = 800) - che viene iscritta tra i ricavi del Conto Economico. Contemporaneamente viene acquistato, sempre per 3000, il calciatore Caio, equivalente (per ruolo ed abilità) a Tizio. Dal punto di vista sportivo, queste due operazioni di mercato (la cessione di Tizio per acquistare la sua fotocopia Caio), non hanno probabilmente particolare senso. In questo modo, però, il bilancio dell’Inter è migliorato (apparentemente), grazie alla plusvalenza di 2200. E sotto il profilo finanziario, non succede alcunché di particolare. L’uscita di 3000 per l’acquisto di Caio è compensata dall’incasso, sempre di 3000, derivante dalla vendita di Tizio. Si tratta – è bene dirlo - di un’operazione perfettamente lecita.
Il meccanismo, però, è stato ulteriormente perfezionato, diventando, come vedremo, molto più creativo.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 6 del 31/1/07

mercoledì 24 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 5

Gli Indossatori di Scudetti Altrui si apprestano a vincere il loro secondo titolo a tavolino. Anche questo – come il precedente – un gentile omaggio di Guido Rossi (e di chi non ha saputo e voluto difendere la Juventus). Se la matematica non inganna, il totale fa quindici. Tredici scudetti vinti (forse) sul campo. Due titoli vinti (sicuramente) a tavolino. Vale la pena ripercorrere velocemente la storia del Tavolino 2005/2006. La Juventus stravince il 29° scudetto. Ruperto (prima) e San Dulli (poi) cancellano però i risultati del campo. Nel mezzo del cammin dei processi, Guido Rossi nomina un’apposita commissione di tre saggi - Gerard Aigner, Roberto Pardolesi e Massimo Coccia - chiedendo loro "di esprimere parere consultivo in ordine al noto tema della eventuale assegnazione dello scudetto in caso di modifica della classifica finale di campionato, a seguito di illecito disciplinare". La commissione apre e chiude i battenti in pochissimi giorni (nominata il 20 luglio, consegna il proprio parere il 24), senza neanche attendere la conclusione dei processi di fronte alla Corte Federale di San Dulli (che pronuncerà la propria sentenza il 25 luglio). Secondo i tre saggi, la normativa federale – in caso di sanzioni che comportino modificazioni di classifica - prevede l’automatica acquisizione del titolo di campione d’Italia per la squadra che risulti prima classificata, tenuto conto delle sanzioni. "Gli organi federali possono tuttavia intervenire con un apposito provvedimento di non assegnazione – si legge nel parere - quando ricorrono motivi di ragionevolezza e di etica sportiva, ad esempio quando ci si renda conto che le irregolarità sono state di numero e portata tale da falsare l’intero Campionato, ovvero che anche squadre non sanzionate hanno tenuto comportamenti poco limpidi". Il 26 luglio, l’Argonauta decide di assegnare il Tavolino 2005/2006 all’Inter. Non si tratta di una decisione automatica presa sulla scorta del parere reso dai tre saggi. Tutt’altro. "Il Commissario straordinario Guido Rossi - si legge infatti in una nota della FIGC - ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l’adozione di provvedimenti per la non assegnazione del titolo di campione d’Italia per il 2005-06 alla squadra prima classificata all’esito dei giudizi disciplinari". L’assegnazione del Tavolino all’Inter, dunque, è il frutto di una valutazione discrezionale di Guido Rossi, ex consigliere di amministrazione della società nerazzurra. In Via Durini si stappano bottiglie di champagne. Tutti festeggiano il Tavolino "frutto della correttezza e del rispetto delle regole". Questo Tavolino dell’Onestà ha tre gambe. Anzi, quattro. Il suicidio processuale della Juventus, proseguito poi nei mesi successivi, con le vicende TAR e TAS (gamba numero 1). Le sentenze Ruperto e San Dulli (gamba numero 2). Il comportamento limpido – a giudizio di Guido Rossi – dell’Inter (gamba numero 3). Concentriamoci su questa terza gamba, quella più traballante e conflittuale. Patenti (ricettate). Passaporti (falsi). Patteggiamenti (di Oriali e Recoba per concorso in falso e ricettazione). Dollari (80.000, pagati dall’Inter per il passaporto falso di Recoba). Cene (con Bergamo). Telefonate (con Bergamo, Pairetto e la zarina Fazi). Pedinamenti (De Santis, Vieri). Rapporti ambigui con gli arbitri (Nucini). Doping amministrativo (plusvalenze "creative" su marchi e giocatori). Falso in bilancio (reato per cui Massimo Moratti è attualmente indagato dalla Procura di Milano, assieme al compagno di merende contabili Adriano Galliani). Milioni di euro (13,8 quelli pagati dal Milan all’Inter nel 2003 per i famosissimi giocatori della primavera nerazzurra Livi, Ticli, Ferraro e Varaldi; 12 quelli pagati dall’Inter al Milan – sempre nel 2003 – per gli altrettanto famosi giovani rossoneri Brunelli, Deinite, Toma e Giorda). Parametri (quelli per l’iscrizione al campionato, che l’Inter avrebbe rispettato – questa l’ipotesi della procura – ricorrendo al doping amministrativo). Perdite di bilancio ("solo" 31,14 milioni di euro quelle del bilancio civilistico, grazie ad un artificio contabile: la vendita del marchio a Inter Brand Srl – società controllata al 100% - con una plusvalenza fittizia di 158 milioni; addirittura 181,5 milioni di euro la perdita nel bilancio consolidato, dove la plusvalenza fittizia è stata eliminata). Questi sono i limpidi comportamenti dell’Inter. "Il paradossale titolo di Cavaliere dell’Onestà – scrive Christian Rocca su Il Foglio del 18 gennaio, riferendosi a Massimo Moratti - pare francamente una definizione guadagnata a tavolino". Il Tavolino nerazzurro è piuttosto malfermo, ma ha potuto contare sino ad ora sulla quarta gamba. Il letargo di Francesco Saverio Borrelli e, soprattutto, di Stefano Palazzi. Ma la primavera si avvicina. E l’inverno non è poi così rigido. Forse a Roma qualcuno si sta risvegliando. Uno scatto di orgoglio bianconero da parte dei nuovi dirigenti juventini, oltre ad essere assolutamente doveroso, potrebbe aiutare il risveglio.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 5 del 24/1/07

La Juve ha finito la benzina (3) - Il Mago di Ios

La Juventus inizia il primo campionato di Serie B della sua storia. Sempre con il marchio Tamoil sulle maglie, ma senza lo scudetto. L’esordio non è dei più brillanti. Un pareggio a Rimini per 1-1, contro una squadra in inferiorità numerica dal 24’ del secondo tempo. Poi però i bianconeri cambiano registro. E tra settembre ed ottobre cancellano la penalizzazione di 17 punti (poi ridotta a nove in sede di arbitrato). Il 26 ottobre si svolge un’infuocata assemblea degli azionisti. Una maratona di quasi sette ore, durante la quale i nuovi vertici bianconeri (e l’Avvocato Zaccone) sono duramente contestati dagli azionisti-tifosi. In assemblea viene anche affrontato l’argomento Tamoil. Cobolli Gigli e Blanc si dimostrano ottimisti sulla possibilità di rinnovare l’accordo di sponsorizzazione. Le cose, però, andranno diversamente. Mentre la squadra continua il suo inseguimento alla testa della classifica, tutto tace sul fronte Tamoil. Finché, dopo oltre un mese di silenzi, il 7 dicembre Saif al Islam Gheddafi, figlio del colonnello libico, dichiara che dalla Juventus "è meglio ritirarsi il prima possibile" perché "non è un investimento strategico nè remunerativo". Gheddafi Jr si riferisce alla partecipazione Lafico nel capitale della Juventus. Ma questa dichiarazione non lascia presagire nulla di buono per il rinnovo della sponsorizzazione. Ed infatti il 22 dicembre la Juventus comunica che si sono conclusi senza successo i colloqui con Oilinvest. Le due società non hanno raggiunto un’intesa per la stipula di un nuovo contratto. Si conclude così definitivamente il rapporto di sponsorizzazione, anche se Juventus e Oilinvest concordano amichevolmente che fino al termine della stagione la Juventus conservi il marchio Tamoil sulla maglia. Non viene tuttavia resa nota la somma pagata da Tamoil per l’anno 2006/2007. Sulla conclusione anticipata del rapporto di sponsorizzazione hanno inciso diversi fattori. La circostanza che Oilinvest abbia deciso di mettere in vendita le attività europee del Gruppo Tamoil (anche se tempi e modi di questa vendita continuano ad essere avvolti da un alone di mistero). La rivoluzione juventina dello scorso giugno, quando sono stati allontanati i dirigenti storici (e vincenti) - Moggi e Giraudo - e Roberto Bettega è stato purtroppo relegato ad un ruolo di secondo piano. La pesante incertezza che grava sui piani futuri della nuova Juventus. Comunque sia, la Juventus è alla ricerca di un nuovo main sponsor. In una recente intervista a Tuttosport, l’amministratore delegato Jean-Claude Blanc ha tracciato l’identikit del nuovo partner: "Aziende italiane con bacino di utenza internazionale, o internazionali che puntano forte anche sul mercato italiano". La ricerca non si preannuncia facile. A meno che non sia vera l’indiscrezione di questi ultimi giorni sulla Fiat nuovo sponsor bianconero. Non lo ha negato Blanc nella sua intervista ("Fiat è e resta un importante gruppo internazionale, con visione sul futuro. E siccome nel mondo sportivo restano poche opportunità..."). Non lo ha negato neppure Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, che ha dato una risposta sibillina ai giornalisti che lo interrogavano sul tema ("per il momento non ho nulla da dire"). Il gruppo Fiat, tra l’altro, sembra molto impegnato sul fronte delle sponsorizzazioni sportive. L’Iveco, infatti, sponsorizzerà nei prossimi quattro anni la formazione neozelandese di rugby degli All Blacks. L’annuncio è stato dato a Montecarlo lo scorso 16 gennaio, in sede di presentazione della nuova strategia della società torinese, alla presenza di Marchionne e di una
La Juventus inizia il primo campionato di Serie B della sua storia. Sempre con il marchio Tamoil sulle maglie, ma senza lo scudetto. L’esordio non è dei più brillanti. Un pareggio a Rimini per 1-1, contro una squadra in inferiorità numerica dal 24’ del secondo tempo. Poi però i bianconeri cambiano registro. E tra settembre ed ottobre cancellano la penalizzazione di 17 punti (poi ridotta a nove in sede di arbitrato). Il 26 ottobre si svolge un’infuocata assemblea degli azionisti. Una maratona di quasi sette ore, durante la quale i nuovi vertici bianconeri (e l’Avvocato Zaccone) sono duramente contestati dagli azionisti-tifosi. In assemblea viene anche affrontato l’argomento Tamoil. Cobolli Gigli e Blanc si dimostrano ottimisti sulla possibilità di rinnovare l’accordo di sponsorizzazione. Le cose, però, andranno diversamente. Mentre la squadra continua il suo inseguimento alla testa della classifica, tutto tace sul fronte Tamoil. Finché, dopo oltre un mese di silenzi, il 7 dicembre Saif al Islam Gheddafi, figlio del colonnello libico, dichiara che dalla Juventus "è meglio ritirarsi il prima possibile" perché "non è un investimento strategico nè remunerativo". Gheddafi Jr si riferisce alla partecipazione Lafico nel capitale della Juventus. Ma questa dichiarazione non lascia presagire nulla di buono per il rinnovo della sponsorizzazione. Ed infatti il 22 dicembre la Juventus comunica che si sono conclusi senza successo i colloqui con Oilinvest. Le due società non hanno raggiunto un’intesa per la stipula di un nuovo contratto. Si conclude così definitivamente il rapporto di sponsorizzazione, anche se Juventus e Oilinvest concordano amichevolmente che fino al termine della stagione la Juventus conservi il marchio Tamoil sulla maglia. Non viene tuttavia resa nota la somma pagata da Tamoil per l’anno 2006/2007. Sulla conclusione anticipata del rapporto di sponsorizzazione hanno inciso diversi fattori. La circostanza che Oilinvest abbia deciso di mettere in vendita le attività europee del Gruppo Tamoil (anche se tempi e modi di questa vendita continuano ad essere avvolti da un alone di mistero). La rivoluzione juventina dello scorso giugno, quando sono stati allontanati i dirigenti storici (e vincenti) - Moggi e Giraudo - e Roberto Bettega è stato purtroppo relegato ad un ruolo di secondo piano. La pesante incertezza che grava sui piani futuri della nuova Juventus. Comunque sia, la Juventus è alla ricerca di un nuovo main sponsor. In una recente intervista a Tuttosport, l’amministratore delegato Jean-Claude Blanc ha tracciato l’identikit del nuovo partner: "Aziende italiane con bacino di utenza internazionale, o internazionali che puntano forte anche sul mercato italiano". La ricerca non si preannuncia facile. A meno che non sia vera l’indiscrezione di questi ultimi giorni sulla Fiat nuovo sponsor bianconero. Non lo ha negato Blanc nella sua intervista ("Fiat è e resta un importante gruppo internazionale, con visione sul futuro. E siccome nel mondo sportivo restano poche opportunità..."). Non lo ha negato neppure Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, che ha dato una risposta sibillina ai giornalisti che lo interrogavano sul tema ("per il momento non ho nulla da dire"). Il gruppo Fiat, tra l’altro, sembra molto impegnato sul fronte delle sponsorizzazioni sportive. L’Iveco, infatti, sponsorizzerà nei prossimi quattro anni la formazione neozelandese di rugby degli All Blacks. L’annuncio è stato dato a Montecarlo lo scorso 16 gennaio, in sede di presentazione della nuova strategia della società torinese, alla presenza di Marchionne e di una delegazione degli All Blacks. Si parla anche insistentemente di un accordo tra la Fiat e la Yamaha di Valentino Rossi. Tornando alla Juventus, l’ipotesi che la Fiat possa diventare il nuovo main sponsor della squadra è indubbiamente suggestiva. Se e quando sarà dato l’annuncio ufficiale, tuttavia, la nuova partnership dovrà essere giudicata sulla base dei dati concreti. Durata del contratto (medio/lungo termine oppure accordo-ponte di due anni, in attesa che la Juventus torni in Champions League?) e, soprattutto, importo della sponsorizzazione. Lasciando da parte suggestioni e romanticismi.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 5 del 24/1/07

mercoledì 17 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 4

Mi chiamo Industriale. Piano Industriale. E, fedele al mio nome di battesimo, procedo pian pianino. D’altronde, che fretta c’è? Dove abito? E’ un periodo un po’ così, di transizione. Non posso permettermi una casa tutta mia, perché sono ancora disoccupato. E allora approfitto dell’ospitalità di mio zio Jean-Claude. E’ francese e abita in una bella palazzina in zona Crocetta. Sai, è amministratore delegato della Juventus. Mica pizza e fichi. Qui a Torino, poi, c’è anche mio nonno Gianluigi. Abita in Corso Matteotti. E’ ancora più importante dello zio. E’ presidente di IFIL Investments SpA. Cosa penso di fare da grande? Beh, non ho ancora le idee molto chiare. Anzi, devo essere sincero. Ho poche idee, ma confuse. E non ho neanche bevuto. Zio Jean-Claude vorrebbe portarmi alla Juventus. Dice che ci sono molte opportunità per un giovane sveglio e brillante come me (forse mi ha confuso con un altro nipote, ma non importa). Potrei occuparmi di calciomercato. Qualche mese fa si è dimesso il responsabile del settore, un totale incapace a sentire i racconti di mio zio. Pensa che è riuscito a scambiare, alla pari, Carini con Cannavaro (all’Inter stanno ancora ridendo adesso). La posizione è vacante e questa potrebbe davvero essere una grande occasione per me. Però… Se c’è qualcosa che mi trattiene? In effetti, qualcosa c’è. Anzi, qualcuno. Giovanni, il capo di mio zio. Non mi è per nulla simpatico. E poi non mi sembra un grande esperto di calcio (beh, a dirla proprio tutta anche mio zio non è che ci becchi molto). La prima volta che l’ho incontrato, diceva di essere appena rientrato dalla trasferta a Caltagirone. Chissà che partita era andato a vedere. Ha poi una teoria tutta sua sulla carriera dei calciatori. Secondo lui un giocatore di 28 anni (mi parlava di Cannavaro, ad esempio) ha al massimo ancora due anni di professione. Mi dicono anche che non prenda alcuna decisione senza consultare prima il suo grande amico. Un certo Massimo di Milano. Cosa ne pensa mio nonno? Sinceramente non lo so. Ho quasi l’impressione che il mio futuro non lo appassioni più di tanto. Sono andato in ufficio da lui per chiedere consiglio. La prima volta si è messo a fare dei discorsi strani, fumosi. Continuava a ripetere che sono troppo attaccato ai soldi e che dovrei invece cercare di sviluppare il mio spirito partecipativo e sportivo. La seconda volta non mi ha neppure ricevuto. Mi ha fatto parlare con il suo assistente, un certo John. E’ un ragazzo alto alto, magro magro, timido timido. Certamente, non un leone. Che tempi mi sono dato per prendere una decisione? Te l’ho già detto, non ho alcuna fretta. Certe scelte vanno ponderate per bene. Ci sono alcune cose che non mi convincono. Su Giovanni, il capo di mio zio, mi sono già espresso. E poi in fondo ha ragione mio nonno. Io sono uno venale. Voglio guadagnare tanti soldi, avere successo, essere un vincente. Lo spirito partecipativo e sportivo non fa proprio per me. Sai, se fai una scelta sbagliata, poi la paghi. E non è mai facile girare definitivamente la pagina dell’espiazione delle proprie colpe.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 4 del 17/1/07

La Juve ha finito la benzina (2) - Il Mago di Ios

Intanto la Juve di Capello, dopo aver vinto lo scudetto 2004/2005 battendo il Milan a San Siro nello scontro diretto decisivo (e nessun guidorossicesarerupertopierosandulli potrà mai cancellare dal mio cuore la rovesciata di Alex ed il gol di David), si appresta a dominare anche il campionato successivo. Con il logo del nuovo "jersey sponsor" Tamoil sulla maglia. Ed il tricolore sul petto, ça va sans dire. La Juventus sembra destinata ad un futuro sempre più vincente (in campo e fuori), con la possibilità concreta di diventare il primo club di calcio al mondo. "Vogliamo creare risorse permanenti che permettano alla Juventus non solo di finanziarsi al suo interno nel tempo, grazie al formidabile marchio commerciale che rappresenta, ma di avere una squadra sempre più forte e di livello mondiale", avrebbe dichiarato Antonio Giraudo in un’intervista rilasciata a Repubblica il 1° aprile 2006 (con il senno di poi, forse era meglio scegliere un’altra data…). Le cose andranno diversamente, purtroppo. Con una sequenza di eventi che ha dell’incredibile, infatti, lo scenario cambia radicalmente. Procediamo con ordine e torniamo indietro nel tempo, a fine 2005, quando la famiglia Gheddafi decide di mettere in vendita le attività europee del Gruppo Tamoil, affidando il mandato di advisor alla banca d’affari francese BNP Paribas. La lista dei possibili pretendenti è, almeno all’inizio, molto lunga. E comprende importanti operatori del settore (la spagnola, Repsol, la francese Total, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell, l’Indian Oil Company, i russi della Gazprom e della Lukoil) ed alcuni fondi di private equity. Ma il dossier Tamoil viene studiato con interesse anche da alcuni operatori italiani. L’API della famiglia Brachetti. La Erg dei Garrone. E, udite udite, la Saras di Massimo Moratti. La possibilità che Moratti diventi il main sponsor della Juventus suscita, all’epoca, una certa ilarità. A Torino i dirigenti della Juve fanno sapere di essere tranquilli: "Gli accordi scritti non possono essere stracciati, e comunque, eventualmente, gli faremmo (a Moratti ndr) assaporare il gusto della vittoria". Una cosa è certa. L’oneroso contratto di sponsorizzazione con la Juventus non agevola la vendita di Tamoil. Purtroppo per i libici, gli accordi sono pienamente vincolanti e non possono essere stracciati. A condizione che la Juventus partecipi al campionato di Serie A. Già. Farsopoli capita a proposito. La Triade è costretta alle dimissioni e la Juventus viene retrocessa in Serie B. Il 6 settembre 2006, pochi giorni dopo il ritiro del ricorso al TAR deliberato dal consiglio di amministrazione (atto che sancisce in maniera definitiva la condanna della società alla retrocessione, posto che in sede di arbitrato si sarebbe poi discusso solo di una riduzione dei punti di penalizzazione), Oilinvest attiva la clausola di rescissione dandone comunicazione alla società. Contestualmente, la Juventus comunica che sono iniziati i colloqui per la stipula di un nuovo accordo e che pertanto la squadra conserva il logo Tamoil sulla maglia.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 4 del 17/1/07

mercoledì 10 gennaio 2007

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 3

Buffon, Trezeguet e Camoranesi sono stati chiari.
Sono disponibili a restare (chi più, Buffon; chi meno, Trezeguet; chi non si sa, Camoranesi), ma vogliono la garanzia di poter giocare in una squadra di vertice. “Essere una pietra miliare di una Juve che arriva dodicesima non mi interessa molto”, così Buffon in una recente intervista. E’ ragionevole ritenere che i nostri campioni non si accontentino delle parole in libertà di Cobolli, secondo cui “vincere lo scudetto 2007/2008 è per la Juve un obiettivo categorico. Ci riusciremo di certo” (intervista a Sky del 14 novembre).
Dopo tante, troppe dichiarazioni a vanvera (da parte di tutti, dirigenti e giocatori), è giunta l’ora di far parlare i fatti concreti. A cominciare dal nuovo piano industriale, che dovrebbe essere finalmente ufficializzato nei prossimi giorni (ma il condizionale è d’obbligo). Nel piano industriale saranno indicati ricavi, spese ed investimenti (per rafforzare la prima
squadra, nel settore giovanile, per la ristrutturazione dello stadio,…) dei prossimi cinque anni. Nonché – ed è questo un aspetto particolarmente delicato – le modalità di copertura del fabbisogno finanziario della
società. A questo proposito, Cobolli Gigli e Blanc hanno più volte fornito rassicurazioni circa la volontà dell’IFIL di sostenere la ricostruzione della squadra. E nel verbale dell’assemblea di fine ottobre questa volontà
viene in qualche modo formalizzata (non senza una certa dose di ambiguità): “l’azionista di maggioranza IFIL, attraverso la persona dell’amministratore delegato Barel di Sant’Albano … in recenti riunioni di consiglio [Sant’Albano infatti è anche consigliere della Juventus] ha affermato che, se sarà necessario, sarà vicino alla Società, tenendo conto non solo delle indicazioni del budget 2006/2007 ma anche del piano industriale in corso di valutazione”.
Ci sono però molti segnali che vanno nella direzione opposta, suggerendo come la Juventus, a dispetto delle ripetute dichiarazioni ottimistiche del presidente e dell’amministratore delegato, debba continuare a camminare con le proprie gambe (come d’altronde ha fatto nei dodici anni di gestione
della Triade…).
Il carismatico Ing. John Elkann, vicepresidente FIAT e IFIL, in un’intervista rilasciata a Repubblica l’11 novembre scorso così rispondeva al giornalista che gli chiedeva se fosse pronto a firmare un assegno come faceva suo nonno per comprare un fuoriclasse: “Viviamo altri tempi. Oggi mi piace di più pensare a un nuovo Bettega, ai ragazzi del vivaio. Oppure ai nostri giovani giocatori che già si stanno facendo valere in prima squadra... L’ambizione è allevare campioni, però serve tempo e non è detto che costi poco, anzi. Tu cresci tanti ragazzi e poi magari li perdi per strada, oppure nessuno emerge, però la via maestra è questa. Non è un caso che abbiamo
deciso di sfruttare l’attrattività mondiale della Juve puntando sui giovani, e c’è la possibilità di costruire scuole di calcio in Inghilterra e in America. E anche in Italia abbiamo in mente un grosso lavoro con le scuole”. Una risposta piuttosto arzigogolata, che ha un solo significato: la Juventus deve autofinanziarsi. Una bella doccia gelata sulle attese di tifosi, squadra
e sponsor…
E la doccia gelata è continuata con le dichiarazioni del Dott. Gabetti (presidente IFIL) che a fine novembre, chiacchierando con i giornalisti poco prima di partecipare alla riunione annuale dei soci dell’accomandita Giovanni Agnelli & C, dichiarava “Investire nella squadra? Non è solo una questione di investimenti. Oggi c’è uno spirito partecipativo e sportivo e si cresce anche in questo modo”. Molto De Coubertin. Chapeau. Però, con gli spiriti – partecipativi, sportivi e di De Coubertin – non si costruisce una squadra in grado di competere ai massimi livelli e, quindi, non si trattengono i (pochi) campioni scampati ai saldi estivi della nuova dirigenza.
Per quello che vale, anche l’ultima esternazione del 2006 di Cobolli e Gigli (per ora non è stata smentita ed è quindi plausibile che si tratti di una dichiarazione a presidenti unificati) non è certo incoraggiante: “se arriveranno grandi campioni? Non servono i nomi roboanti per trovare la classe, i nostri giocatori dovranno garantire grandi prestazioni … in questo senso dovranno essere grandi”.
Tutto molto bello, ma a meno di un intervento di Harry Potter, dubito che Boumsong possa mai garantire prestazioni alla Cannavaro (versione bianconera, ça va sans dire).
A breve, comunque, tutti i nodi verranno al pettine.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 3 del 10/1/07

La Juve ha finito la benzina (1) - Il Mago di Ios

In data 25 marzo 2005, la Juventus della Triade e di Romy Gai firma con
la società “libico-olandese” Oilinvest (Netherlands) B.V. un contratto di
sponsorizzazione ufficiale per tutte le competizioni della durata di cinque anni (a decorrere dal 1° luglio 2005 e fino al 30 giugno 2010). Oilinvest, società che fa capo alla Libyan Arab Foreign Investment Company della famiglia Gheddafi (LAFICO, secondo azionista Juventus dopo l’IFIL), controlla il Gruppo Tamoil, il cui marchio ancora oggi (e fino al termine della presente stagione) appare sulle maglie da gioco.
L’accordo del marzo 2005 consolida il precedente rapporto di sponsorizzazione ufficiale - limitato alle competizioni U.E.F.A., alla Coppa Italia e alla Supercoppa Italiana (mentre per il campionato, lo sponsor ufficiale, sino al termine della stagione 2004/2005, era Sky Sport) - estendendo la sponsorizzazione a tutte le competizioni.
In base all’accordo, per il periodo sino al 30 giugno 2010 Oilinvest avrebbe dovuto corrispondere per la sponsorizzazione un controvalore di €102 milioni. Oilinvest ha inoltre acquisito per €18 milioni il diritto di (i) prorogare il contratto per ulteriori cinque anni (e pertanto fino a tutto il 30 giugno 2015), per un corrispettivo complessivo di €130 milioni, e (ii) prorogare il contratto di ulteriori cinque anni (e pertanto fino al 30 giugno 2020), a condizioni da stabilire comparabili con quelle previste per il periodo 1 luglio 2010 –30 giugno 2015.
Antonio Giraudo, allora amministratore delegato della Juventus, commentando a caldo l’accordo aveva manifestato la propria “soddisfazione
per aver sottoscritto il più importante contratto di sponsorizzazione nel mondo del calcio”.
Poche settimane dopo la firma del contratto, Saadi Gheddafi (figlio del leader libico Muammar e famoso per la sua “brillante”carriera di calciatore nel campionato di Serie A), mette tuttavia in discussione l’accordo, a causa di presunte “opposizioni da parte di ambienti tradizionalisti all’interno del governo del paese nord africano”(così sul Financial Times del 26 aprile 2005).
Una dichiarazione che suscita all’epoca non poche perplessità se non altro in considerazione del ruolo “onnipotente”della famiglia Gheddafi in Libia. Con un comunicato stampa, la Juventus ribadisce immediatamente la piena validità del contratto stipulato con Oilinvest. “Siamo soddisfatti e sereni”–questa la replica di Giraudo –“dell’ccordo stipulato qualche settimana fa con la società olandese Oilinvest, controllante di Tamoil. La Juventus ha un rapporto forte e stabile da molti anni con Oilinvest e il contratto dello scorso marzo è pienamente vincolante”.
Il contratto viene comunque parzialmente rinegoziato nel mese di novembre 2005, con un esito piuttosto soddisfacente (almeno così si riteneva all’epoca) per la Juventus.
L’unica modifica di rilievo concessa ad Oilinvest è infatti una (apparentemente) innocua clausola di recesso anticipato, attivabile dallo sponsor in caso di mancata partecipazione della Juventus al campionato di Serie A ed in caso di condanna della società per gravi violazioni della normativa…

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 3 del 10/1/07

venerdì 29 dicembre 2006

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 2

Sta per chiudersi l’anno 2006. L’anno dei Mondiali di calcio vinti dall’Italia. Grazie ai giocatori, ai tecnici e ai massaggiatori della Juventus. L’anno del Pallone d’Oro dominato da due campioni bianconeri. Buffon e Cannavaro. E l’ordine (il mio ordine) non è certo casuale. L’anno di Farsopoli e dell’Argonauta. L’anno della "pena congrua" e delle sentenze (incongrue) anticipate "a mezzo Gazzetta". L’anno dei ricorsi al TAR, depositati e poi ritirati. L’anno dei ricorsi al TAS, mai presentati. L’anno delle Olimpiadi invernali di Torino. L’anno delle Rupertiadi e Sandulliadi estive di Roma. L’anno in cui abbiamo finalmente capito che "è concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara" (Ruperto docet). E se lo scrive un Presidente emerito della Corte Costituzionale…
L’anno in cui ci è stato spiegato come per condannare la Juventus sia sufficiente riferirsi alla "opinione di tutti coloro che gravitavano nel mondo del calcio, e cioè il condizionamento del settore arbitrale da parte della dirigenza della Juventus" (Ruperto-bis). Nella patria del diritto, è giusto che la vox populi abbia il peso che merita….
L’anno in cui la Juventus è stata retrocessa in Serie B per illecito sportivo. L’anno in cui i giudici hanno però ammesso che "non era possibile parlare di illecito conclamato" e che "non c’era la prova provata dell’illecito come viene inteso nella scrittura del codice di giustizia sportiva". Anzi, il campionato 2004/2005 "non è stato falsato", era regolare (pillole varie di San Dulli). E se lo dice un luminare del diritto…
L’anno in cui un giudice della Corte Federale ha candidamente spiegato i motivi per cui solo la Juventus è stata condannata alla Serie B. "L’atteggiamento perdonista? Nasce da quello che è successo nelle ultime due settimane, dalla vittoria dell’Italia ai Mondiali, poi le rivolte di piazza, i sindaci che appoggiano le squadre colpite [tutti tranne Chiamparino], il dibattito sul perdono. I delitti li abbiamo accertati confermando l’impianto della Caf, abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo, ascoltando la gente comune [o leggendo la Gazzetta?] e provando a metterci sulla stessa lunghezza d’onda [del Candido ma non troppo?]" (così il poco serio giudice Mario Serio).
L’anno in cui il nostro Presidente ha partecipato alla cerimonia in cui è stata consegnata a Moratti la Coppa-scudetto. Lo scudetto stravinto dalla Juve sul campo. Lo scudetto revocato da Ruperto & San Dulli. Lo scudetto assegnato all’Inter da una commissione di saggi (?) indipendenti (?). "Chi era in sala giura che al momento della premiazione il presidente bianconero non ha lesinato applausi al collega interista" (così La Stampa del 19 dicembre). Forse siamo su Scherzi a Parte.
L’anno in cui Gigi Buffon, Alex Del Piero, Pavel Nedved e Didier Deschamps hanno dimostrato di che pasta (bianconera) sono fatti. E non è certo necessario spiegare il perché. Grazie ragazzi. Grazie mister. Davvero.
L’anno del dramma di Pessottino. L’anno, purtroppo, in cui sono tragicamente scomparsi Alessio Ferramosca e Riccardo Neri. Due ragazzi della Berretti che stavano inseguendo il sogno di tutti noi: giocare a calcio con la maglia della Juventus. L’anno in cui se n’è andato anche Francesco Romeo, il magazziniere più scudettato d’Italia.
L’anno vecchio è finito ormai ed è giusto cominciare ad interrogarsi sull’anno che verrà. Senza dimenticare fatti e misfatti, dolori e conquiste del recente passato. A prescindere.
"L’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va…"

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO n2. 2 del 29/12/06

Il gioco dei perché - Il Mago di Ios

Scriveva Gianni Rodari: "Il gioco dei perché è il più vecchio del mondo. Prima ancora di imparare a parlare l’uomo doveva avere nella testa un grande punto interrogativo; ma di punti interrogativi sono tuttora pieni il cielo e la terra. Il bambino spara i suoi perché come una mitragliatrice. Le sue domande - serie, buffe, strane, divertenti, commoventi - piovono sulla testa dei genitori fitte come la grandine".
Anch’io, che pure bambino non sono più, ho una mitragliatrice carica di "perché". Ma so già che nessuno si prenderà la briga di rispondermi.
Perché la Juventus ha deciso di affidarsi – nell’ambito di un procedimento di fronte alla giustizia (si fa per dire) sportiva - proprio all’Avvocato Cesare Zaccone? Perché è stato scelto un professionista che, per sua stessa ammissione, è un esperto di diritto penale ma non di diritto sportivo? Zaccone ha dichiarato in assemblea che "non occorre conoscere il diritto sportivo, ma occorre conoscere il diritto ed avere esperienza di diritto". Non è proprio così. Le conoscenze ed esperienze specifiche sono fondamentali. In tutti i campi. Se devo operarmi ad una spalla, scelgo un ortopedico. Non certo un dentista. Se devo presentare un ricorso al Tar, scelgo un avvocato amministrativista. Non certo un matrimonialista (a meno che io non abbia già deciso di ritirare quel ricorso ... nel qual caso il professionista conta davvero poco). Analogamente, se devo (e voglio sul serio) difendermi di fronte alla giustizia sportiva, scelgo un avvocato che conosca già la differenza tra illecito sportivo e (eventuale) violazione dei doveri di lealtà. Non certo un avvocato penalista, totalmente digiuno della materia. A maggior ragione, considerando che l’Argonauta aveva drasticamente ridotto i tempi processuali e risulta quindi ancora meno comprensibile la scelta di affidarsi ad un "apprendista" del diritto sportivo.
Perché l’Avv. Cesare Zaccone era presente all’assemblea degli azionisti di fine ottobre? A che titolo ha partecipato a quell’assemblea il paladino della pena congrua? Perché Guido Rossi, commissario straordinario pro-tempore della FIGC nonché ex consigliere di amministrazione dell’Inter, ha rivoluzionato (arbitrariamente, ma questo è un altro discorso) tempi, gradi e protagonisti della giustizia sportiva, lasciando però al proprio posto il carrariano San Dulli (santo protettore dei milanisti in Champions League)? Perché nessuno riconosce a Guido Rossi, ed alla sua sciarpa azzurra, l’indubbio merito di aver conquistato il mondiale di calcio in Germania? Perché John Elkann ha cercato, per mari e per monti, un "grande juventino del passato" da nominare nel nuovo CDA, per poi ripiegare sul commentatore televisivo Marco Tardelli? Eppure il "grande juventino del passato" era già in casa. E che juventino. Bobby Gol, vera bandiera bianconera!
Perché nessuno si è complimentato con Massimo Moratti per la vittoria nel Tour de France, assegnato all’Inter da una commissione di saggi dopo la squalifica per doping del vincitore Landis?
Perché alcuni presidenti di B vogliono avere la garanzia assoluta di non essere promossi in Serie A ingaggiando Zdenek Zeman? Tanti perché. Nessuna risposta. C’è da restare INTERdetti.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 2 del 29/12/06

mercoledì 20 dicembre 2006

San Dulli - MAGAZINE BIANCONERO 1

La scorsa estate si è compiuto il delitto perfetto. Juventus in Serie B, con due scudetti revocati e penalizzazione in classifica. Tutte le altre squadre coinvolte, invece, in Serie A (il Milan addirittura in Champions), con penalizzazioni varie. Mai delitto fu più perfetto, con la vittima designata che simpaticamente appoggia il collo sulla ghigliottina ed invita il boia a sciogliere la fune che trattiene la lama. In prima fila ad assistere al lieto evento, esultanti per il risultato ottenuto, un vero parterre de roi. L’illustre presidente onorario Franzo Grande Stevens, giustamente premiato con tale simbolico riconoscimento per aver dato l’esempio ai calciatori con la sua richiesta di non essere confermato nel nuovo CDA, dando il via alla grande fuga. Il rappresentante dell’azionista di maggioranza, Ing. John Elkann, in fremente attesa di poter leggere con voce flebile le proprie (???) dichiarazioni sui comportamenti riprovevoli della Juventus. Il bravissimo avvocato Cesare Zaccone, che ha brillantemente sostenuto l’accusa nelle varie fasi del processo. I giornalisti (Liguori, Ziliani, Luna, Sconcerti, Cannavò, Palombo, Arturi,…) che maggiormente si sono distinti nel denunciare Juventopoli, appoggiando lo sforzo di rinnovamento del calcio italiano. Il Commissario Straordinario pro-tempore Guido Rossi, ex consigliere di amministrazione dell’Inter, con in mano il provvedimento di assegnazione all’Inter dello scudetto 2005/2006. Un tizio che dice di essere il Presidente della CAF e continua a ripetere a tutti i presenti che "è concettualmente ammissibile l’assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall’alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara". Il presidente della Corte Federale, Piero Sandulli, con al guinzaglio due studenti juventini, portati ad assistere alla più importante lezione della loro carriera universitaria. Il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, di granata vestito. I rappresentanti del calcio nuovo e pulito nato dalla ghigliottina. Berlusconi, Galliani, Moratti, Oriali, Sensi, Agnolin, Lotito, Della Valle, Zamparini, Cellino, Spinelli, Preziosi, Matarrese. Dal fondo della sala, un signore scravattato, alzando il pugno minaccioso, grida: "E’ inaudito!". E’ Giovanni Cobolli Gigli, attorniato dagli altri membri del CDA, tutti professionisti (si pensi a Montali e a Tardelli) che si dedicano al 150% alla Juventus. Subito dopo, Cobolli Gigli si accomoda in prima fila, a fiancodel presidente onorario, che si complimenta con lui.

Pubblicato su MAGAZINE BIANCONERO nr. 1 del 20/12/06

martedì 25 luglio 2006

Il delitto perfetto

Oggi (o al più tardi domani) sarà completato il delitto perfetto. Juventus in B, con una penalizzazione di 15/18 punti. Tutte le altre molto probabilmente in A, con penalizzazioni varie. Mai delitto fu più perfetto, con la vittima designata che simpaticamente appoggia il collo sulla gigliottina ed invita il boia a sciogliere la fune che trattiene la lama.
Tra poche ore la testa della Juventus rotolerà nella cesta e potrà essere esposta alla folla in delirio.
In prima fila ad assistere al lieto evento, esultanti per il risultato ottenuto, un vero parterre de roi:
- l'illustre presidente onorario Franzo Grande Stevens, giustamente premiato con la presidenza onoraria pera ver dato l'esempio ai calciatori con la sua richiesta di non essere confermato nel nuovo CDA, dando il viaalla grande fuga;
- il degnissimo rappresentante dell'azionista di maggioranza Ing. John Elkann, in fremente attesa di poter leggere con voce flebile le proprie (???)dichiarazioni sui comportamenti riprovevoli della Juventus;
- il bravissimo avvocato Cesare Zaccone, che ha brillantemente sostenuto l'accusa nelle varie fasi delprocesso;
- i giornalisti (Liguori, Luna, Sconcerti, Cannavò, Palumbo, Arturi e Beccantini) che maggiormente si sono distinti nel denunciare Juventopoli, appoggiando lo sforzo di rinnovamento del calcio italiano;
- il Commissario Straordinario Guido Rossi, ex consigliere di amministrazione dell'Inter, con in mano il provvedimento - datato giugno 2006 - di assegnazione all'Inter dello scudetto 2005/2006;
- un tizio che dice di essere il Presidente della CAF e si complimenta con se stesso per la finezza giuridica e sportiva della tesi secondo cui "è concettualmente ammissibile l'assicurazione di un vantaggio in classifica che prescinda dall'alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola gara";
- il presidente della Corte Federale, Piero Sandulli, con al guinzaglio due studenti juventini, portati ad assistere alla più importante lezione della loro carriera universitaria;
- il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, di granata vestito;
- i rappresentanti del calcio nuovo e pulito che nasce dalla ghigliottina. Berlusconi, Galliani, Moratti, Oriali, Sensi, Agnolin, Lotito, Della Valle, Zamparini, Cellino, Spinelli, Preziosi, Matarrese.
Dal fondo della sala, un signore scravattato, alzando il pugno minaccioso, grida: "è inaudito!". E' Giovanni Cobolli Gigli, attorniato dagli altri membri del CDA, tutti professionisti (si pensi a Montali e a Tardelli) che si sono dedicati al 150% alla Juventus.
Subito dopo, Cobolli Gigli si accomoda in prima fila, a fianco del presidente onorario, che si complimenta con lui.
A questo punto cala il sipario. E' giunta l'ora degli"arrivederci e grazie" (per citare l'illustre giornalista Roberto Beccantini).
Arrivederci e grazie ad una proprietà che ha saputo e voluto difendere 109 anni di storia e di gloria e la memoria di Giovanni ed Umberto Agnelli. Arrivederci e grazie all'Avvocato Franzo Grande Stevens, che da vero capitano coraggioso è rimasto sino all'ultimo sulla tolda del Titanic. Arrivederci e grazie all'Ing. John Elkann, che con carisma e personalità rappresenta 14 milioni di tifosi bianconeri e ci rende fiduciosi in un futuro di successi e di simpatia.
Arrivederci e grazie all'Avvocato Cesare Zaccone, le cui capacità giuridiche hanno consentito di raggiungere il risultato voluto.
Arrivederci e grazie a Guido Rossi, Cesare Ruperto e Piero Sandulli, che con imparzialità e rispetto (dei propri ruoli, delle regole, del diritto, degli imputati) hanno portato a conclusione il giusto processo.
Arrivederci e grazie al Sindaco Chiamparino, che ha giustamente difeso il diritto della città ad un futuro da Serie B.
Arrivederci e grazie a tutti quei giornalisti che hanno denunciato e raccontato Juventopoli con distacco ed obiettività.
Arrivederci e grazie, infine, ai giornalisti de La Stampa, che, senza fare sconti a nessuno, hanno sostenuto ed incoraggiato l'opera di disinfestazione del calcio dal virus bianconero.
A prescindere, una cosa è certa.Io a Frosinone ci sarò, sempre fedele alla maglia e ai colori bianconeri.
Grande Stevens e John Elkann penso (e spero) proprio dino.