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In difesa di 113 anni di storia e di gloria.
In difesa di 29 scudetti.

Perché la Juventus non è stata difesa.
Non è stata difesa da John Elkann. Anzi...
Non è stata difesa da Gabetti. Anzi...
Non è stata difesa da Grande Stevens. Anzi...
Non è stata difesa da Montezemolo. Anzi...
Non è stata difesa dal presidente Gigli. Anzi...
Non è stata difesa da Cesare Zaccone. Anzi...

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Astenersi Moratti, Borrelli, Guido Rossi e simili
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venerdì 24 aprile 2009

Guardiamo avanti


Guardiamo avanti. Questo è il messaggio che viene ripetuto sino alla nausea dai cirigenti ridentini.

Guardiamo avanti. Così disse Cobolli (o era Gigli?) qualche tempo fa ad Alba, in occasione della presentazione del libro di Er go’ de Turone, tra un pugno battuto sul tavolo ed una battuta di dubbio gusto sull’attività sessuale dell'autore del libro. “Lo juventino non pianga il passato, ma guardi con fierezza al futuro, per rispetto della storia della Juve, perché è lo stile Juve che lo impone”. Detto da uno (o l'altro? o due?) che - a proposito di storia della Juve - non sa(nno?) nemmeno cosa sia il 5 maggio, non è male...

Guardiamo avanti. Lo ha ripetuto anche Monsieur Blòn, poco prima della sfida con l'Onesteam, dalle pagine del sito ufficiale www.ridentus.it. “Errori? Quelli li fanno tutti, ma l’importante è muoversi e noi non stiamo fermi. Noi guardiamo avanti, non solo sul campo ma anche dal punto di vista societario". Queste le parole “avanguardiste” dell’amministratore delegato della Ridentus (un toro seduto, in pratica, ma molto meno mobile, vista la difficoltà con cui abbandona il proprio ufficio in sede, se non si tratta di partire per il weekend o le vacanze).

Guardiamo avanti. E’ il messaggio che lascia trapelare anche un altro dei miracolati di Farsopoli - Alessio Secco - con le dichiarazioni rilasciate alla presentazione della Peace Cup (che sia un messaggio subliminale? cari tifosi di Serie C, mettetevi l’animo in pace, eravamo in Serie B, ora godetevi la Ridentus in santa pace!): “Abbiamo una strategia precisa che si basa sulla certezza di possedere i soldi necessari per effettuare grandi acquisti nella prossima estate. Abbiamo buone ragioni per pensare che i nostri tifosi debbano aspettarsi una grandissima prossima stagione. Questa convinzione deriva da quanto di buono fatto negli ultimi due anni”. Sarebbe interessante chiedere all’ex addetto ai cartellini delle sostituzioni (decisamente più a suo agio come motociclista che come direttore sportivo) quali siano le buone ragioni da lui citate e cosa sia stato fatto di buono negli ultimi due anni. Tiago, Andrade, Almiron, Boumsong, Poulsen, Criscito, etc etc etc. Sero tituli dal 2006 (Coppa Zaccone a parte). Che siano queste le buone ragioni che inducono ad uno sfrenato ottimismo il nostro Alessio ? Che siano queste le cose buone fatte negli ultimi due anni? Qualcuno chiami il 118.

Guardiamo avanti. In effetti, è l’unica cosa che possa dire chi, al di là delle parole un po’ stonate di un cantante che sino a poco tempo fa (prima degli ultimi rovesci) straparlava di annata strepitosa, sa bene che la stagione è un totale fallimento e cerca quindi di anestetizzare la rabbia dei tifosi (quelli veri) promettendo mari e monti (leggasi, campioni e successi) per la stagione successiva.

Guardiamo avanti. E’ l’esortazione di chi, ben conoscendo gli squallidi retroscena di Farsopoli, cerca in tutti i modi di cancellare il ricordo di quella vicenda. Meno se ne parla e meglio è. Perché gli scheletri devono restare rinchiusi nell’armadio (parafrasando il “titulo” di un famoso film, nessuno apra quell’armadio).

Guardiamo avanti, allora. Diamo retta al nostro adorato Monsieur Blòn. E cosa si vede, guardando avanti? Si vede una squadra sempre più modesta. Si vedono dei mediocri mestieranti (gente alla Poulsen o alla Tiago, insomma) comprati, a caro prezzo, per sostituire gli ultimi fuoriclasse ereditati dalla precedente dirigenza. Si vedono magari dei capitani coraggiosi che, dopo aver preteso di scendere dalla nave al primo sintomo di tempesta, ora sono pronti a ritornare a bordo pur di mettere in saccoccia ancora qualche milioncino di euro e prepararsi ai mondiali.

Guardiamo avanti. Seguiamo il consiglio di Alessio Secco. E cosa si vede, guardando avanti? Si vedono altre annate strepitose. Come questa. Con gli altri che vincono. E noi a guardare, a distanza siderale. Si vede una tifoseria che si accontenta di conquistare un posto in Champions League. E che vive soprattutto in funzione delle due partite contro l’Onesteam perché vincere quelle partite (o pareggiarle giocando in dieci per parte del secondo tempo) è ormai motivo di grande soddisfazione.

Guardiamo avanti. Facciamo come dicono, all'unisono, i gemelli ridentini. E cosa si vede, guardando avanti? Si vede una società che non conta più nulla e continua a gestire ad minchiam i propri ricorsi (non presentandoli quando servono e presentandoli quando non servono). Si vede una cirigenza che viene sbeffeggiata quando fa la voce grossa e pretende le scuse dagli altri, per poi scodinzolare obbediente e deferente quando la voce grossa arriva da Milano. Si vedono un direttore generale ed un direttore sportivo che non sono in grado di proteggere l’allenatore (chiunque esso sia, un modesto cantante, un grintoso ex capitano dalle idee però un po’ confuse ultimamente, o un CT campione del mondo).

Sapete che vi dico? Non ho propria voglia di guardare avanti. Anche perché mi basta guardare il presente, per capire tante cose. Non serve guardare avanti.

martedì 6 novembre 2007

Analisi sentimentale di una partita di calcio

di Er Go’ de Turone

Niente da fare, alla fine la sento anch’io, come se fosse una partita speciale. Sarà la voglia di rivincita, il desiderio di dimostrarci ancora vivi. La vivo anch’io come un’attesa diversa dalle altre. Forse, a pensarci bene, sarà anche per quei 3 dati che ho letto nel pomeriggio su un giornale (bianco, ovviamente). Le statistiche erano queste.
Ultimo scudetto conteso tra le 2: 2005, Juve sul campo, Inter a tavolino.
Ultima vittoria dell’Inter in quello stadio: 1983, 3-3 sul campo, 0-2 a tavolino.
Vittoria con maggior scarto: 9-1 Juve, Inter in campo con i primavera. Cosa c’entra quest’ultima? Beh, facile. Perchè l’Inter era scesa in campo con i giovani? Per protesta, perchè volevano la vittoria a tavolino, e invece era stata ordinata la ripetizione di una partita sospesa per invasione.
Allora si’, guardo quei dati e un po’ rido, un po’ comincia a salire la tensione.
Arrivo al pub, qui a Bruxelles, alle 20. Sono il primo. Il grande schermo è occupato dal football americano, da non crederci. Ma forse hanno ragione loro, Juve-Inter non ha motivo per essere una partita speciale: in Europa l’Inter non ha lasciato grandi ricordi negli ultimi 40 anni, e di signori anziani che possano ricordare Mazzola e Corso, nel pub ce ne sono proprio pochi.
Vado in una delle sale dove trasmetteranno la partita, ovviamente sono il primo. Pian piano arriva gente, con uno sguardo cerco di capire che tipi sono, per chi tiferanno. Più juventini, direi.
La vediamo con sky, quindi ho modo di vedere l’abbraccio dei tifosi al pullman bianconero, l’augurio della curva (Montero torna per Ibra!), i cori, i fischi. Sale, la tensione, sale.
Il pullman dell’Inter, bloccato dai tifosi juventini, è in ritardo, cosi dicono. La partita comincia in ritardo. Ecco qua, penso io. Vincono a tavolino.
La partita è equilibrata, il fuorigioco è utile ma pericoloso, ed ecco che ne fanno uno, che rischiano di farne un altro. Ma Ibra, troppo tifoso nerazzurro, si emoziona e si fa anticipare a porta vuota.
Secondo tempo, la Juve è calata, quasi assente. Loro rischiano di dilagare in contropiede.
Esce Cruz, uno lento, ma che segna ogni 2 occasioni.
Entra Suazo, uno velocissimo, ma che non segna neanche a porta vuota.
Meglio cosi.
Altra grande intuizione di Mancini. Fuori Figo, dentro Burdisso.
Bravo, l’uomo che vince sempre.
Da noi, invece, entra Camoranesi, unico fuoriclasse in campo tra tutte e due le squadre, fa 3 dribbling in un minuto, cambia la partita.
Palladino, che tanti juventini criticano e io davvero non capisco perchè, da tutta la partita salta Maicon senza problemi, lo frega un’altra volta e mette al centro, poi Iaquinta, Camoranesi…
Gol. Gol, si. Abbiamo segnato. Un anno e mezzo dopo, riecco quella scena.
Si abbracciano tutti.
E’ giusto cosi, visto che loro non hanno allenatore, mentre noi abbiamo meno qualità, ma una tonnellata di carattere in più.
Sono felice. mi spiace solo per Bergomi, lo sento un po’ giù e proprio non capisco perchè.
L’Inter è più forte, niente da dire. Non ha un briciolo del carattere della Juve capelliana, ma è forte. Prova a vincere nonostante il suo allenatore, il che è comunque lodevole.
Sono felice per un pareggio contro l’Inter, e qui chi ha il compito di rifare grande la nostra Juve si fermi magari a leggere queste due righe. Facciano il possibile, al più presto, per riportare le cose al proprio posto.
Perchè Juve-Inter ieri per noi era una partita speciale, mentre nei 100 anni precedenti speciale lo era stata solo per loro, perchè quella domenica affrontavano i più forti.
Perchè ieri, dopo un pareggio in casa, eravamo a festeggiare per un punto guadagnato.
Mentre da quando esiste il calcio, un pareggio in casa contro l’Inter vuol dire solo due punti persi.
Poche chiacchiere, allora, e al lavoro.
Sin da gennaio.
Per ora, accontentiamoci di Moratti e dei suoi arbitri "eccessivamente bravi", del "pareggio ingiusto" di Mancini, delle mani sulla testa di Cambiasso scandalizzato per una decisione arbitrale, ovviamente del tutto corretta.
E teniamoci Ranieri e Molinaro, che non saranno Lippi e Zambrotta, ma hanno fatto togliere un ammonizione a un avversario.
E ci hanno aiutato a ricordare, in una serata dove tutto sembrava essere invertito, che la Juve in fondo è sempre la Juve, e l’Inter è sempre l’Inter.
Al di là del risultato, e di quel punto guadagnato in una partita speciale, che dall’anno prossimo deve tornare ad essere solo due punti persi, in una partita normale.
Forza Juve. I love football.